vabbè! Pensai allora: siamo in Sicilia, una spiegazione del perché la mia terra sta scivolando nel terzo mondo doveva pur esserci. A essere onesti, per migliorare la mia autostima di siciliano, subito dopo pensai che l'allora sindaco non poteva davvero essere così capra da credere veramente in queste cose, probabilmente ha scelto questa castrazione tecnologica per motivi di bieca politica.
Nel piccolo comune dove abito adesso, qui in Lombardia, una multinazionale ha espresso interesse per comprare nelle campagne circostanti l'area di un insediamento produttivo ormai dismesso, per trasformarlo, ampliandolo, in un immenso data center. Leggo oggi che il comune ha espresso parere sfavorevole. Con le scuole intercomunali costruite "a soli" un paio di km di distanza è un progetto troppo rischioso, per non parlare del consumo di tutto quel suolo, adesso ecologicamente impiegato nella produzione intensiva di grano turco.
Cos'altro posso dire: siamo un paese in guerra senza quartiere col futuro, convinto di tirare avanti mettendola nel culo al prossimo. Adesso, potrei fare un discorso sulla competenza, di come, oggigiorno, anche per gestire un paesino nel culo del mondo servono delle nozioni minime. Ma in realtà non è davvero questo il male, la competenza chi la vuole se la crea, non si chiede che siano i burocrati a progettare queste strutture, basta che siano in grado di valutarne il rapporto costi/benefici (ritorni elettorali esclusi).
Il fatto vero è che la nostra nazione odia il futuro, che questo sia rappresentato dalle nuove generazioni, ed infatti siamo il paese con le percentuali di natalità tra le più basse al mondo, o dalle tecnologie, poco cambia. La riprova: sempre nel paese dove vivo adesso, qualche decina di anni fa, una precedente amministrazione ha consentito un impianto di trattamento liquami senza problemi. Ok, si parla di un'altra amministrazione, di altro colore politico per giunta, ma cristo di Dio, siamo mille e trecento anime, l'umore generale è quello. La merda sì, i dati no.
Non voglio fare l'idiota entusiasta, né atteggiarmi a quello che la sa più lunga, so benissimo che dietro quei no ci sono anche delle problematicità reali, l'inquinamento elettromagnetico, il consumo di suolo, l'energia, eccetera. Però, il fatto è che il lavoro fa schifo, le industrie inquinano, deprimono e tutto quel mondo sporca. Non Stiamo parlando di costruire giardini o aree protette e perciò, sarebbe bello che queste cose venissero costruite distanti da noi.
Ma come dicevano i latini: “Navigare necesse est, vivere non est necesse.” noi siamo diventati il paese dei no:
No al nucleare,
No agli inceneritori,
No alle pale eoliche,
No all'alta velocità,
No alle acciaierie,
E adesso, no ai data center. E questo circolo vizioso non è un problema di classe dirigente, i due no ai referendum sul nucleare, e i vari comitati no-qualcosa, dimostrano chiaramente che il popolo in questa lotta contro la modernità è perfettamente allineato a chi lo rappresenta.
Nel mentre ci si lamenta che le condizioni di vita peggiorano, gli stipendi non aumentano, tutto si fa più duro. Ma per cosa pretendete che vi paghino? Per le vostre brutte facce?
Un paese di santi, di poeti, di navigatori, di notai, commercialisti e sindaci, ai quali, forse troppo sazi, importa poco di tenere il passo, pretendendo o illudendosi che a pagare loro le pensioni e a mantenerli nell'attuale stile di vita, saranno gli immigrati clandestini pagati tre euro l'ora per raccogliere pomodori.
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