domenica 24 maggio 2026

Immobile scorre il tempo

Giornata calma, mi imbatto in un'immagine del vicoletto in cui sono cresciuto.
Pigro, pare non sia cambiato nulla; pietre stanche, stesso verde, stesse tinte attorno.

Il balcone di mia nonna tra le case sullo sfondo, e l'edera che ricopre le maglie di ferro che recintano il giardino. Da sempre logore, basteranno i fiori che regalerà l'estate a donargli una grazia quasi sfarzosa.

Mi sono fermato per qualche attimo a contemplare il tutto. Capricci della mente, mi aspettavo di veder spuntare ad un tratto me bambino, scendere, correndo giù per la discesa.

Eppure è solo malinconia; quell'albero che copre la scalinata, allora non c'era, e le macchine lassù in alto son diverse, altro gusto, altre velocità, rispetto ai tempi andati. Così come andato sono pure io. Sperso per il mondo.

venerdì 22 maggio 2026

Informazione

Nella seconda metà dello scorso secolo, l'Italia è stata un paese fortunato sotto molti aspetti, non ultima la qualità della sua stampa. Tale fatto però, non era dovuto alla bravura dei nostri giornalisti, benché giornalisti di valore ai tempi non mancassero, ma alle contingenze storiche che avevano fatto sì che il blocco avversario a quello di cui facevamo parte godesse anche da noi, di una discreta influenza. Ciò permise che potessimo godere sui vari mezzi di informazione una pluralità di vedute come mai prima di allora. 


Non che i giornali fortemente polarizzati e la propaganda non esistessero già a quei tempi, ma destreggiandosi tra un giornale e l'altro, grosso modo, uno, se voleva, riusciva a farsi un'idea abbastanza aderente alla realtà di come andassero le cose. 


Oggi, con la fine della divisione del mondo in blocchi e un grado sempre maggiore di omogeneizzazione delle élite, comprese quelle culturali, tutto questo non c'è più. Benché all'apparenza certe dinamiche sembrino essere ancora valide, in realtà in un po' tutto l'Occidente, adesso il confronto avviene dentro lo stesso blocco egemonico: quello uscito vincitore dalla guerra fredda. Qui da noi nessuno propone più alternative al quadro ideologico in essere, la discussione, per così dire, si è spostata sulla "sintonia fine" del sistema; le differenze tra le varie correnti riguardano sfumature interne a questo paradigma, qualcuno vorrebbe spingere più su una direzione, qualcun altro invece verso l'altra. Ma i punti cardinali ormai sono stati definiti. Ciò fa sì che la prospettiva che viene offerta sul mondo esterno resti sempre la stessa. 

Nel mio piccolo mi sono reso conto di ciò leggendo le opinioni di persone che conosco e stimo, e sulla cui preparazione non nutro dubbi, su argomenti come la Russia, la guerra in Ucraina, la globalizzazione o altre tematiche simili. Benché appunto le opinioni di queste persone, fossero comunque intelligenti e talvolta brillanti, mi davano tutte l'impressione che partissero da premesse sbagliate, o di parte, ma trattate in quei pezzi, come verità acclarate. 


La cosa più frustrante in queste situazioni è che, per poter smontare tali premesse, ho capito di avere solo due possibilità. La prima: citare fonti meno autorevoli, quando non considerate addirittura faziose o complottiste. La seconda: introdurre chiavi di lettura, che l'interlocutore non possiede, e senza le quali i fatti che cito rischiano di apparire sconnessi o irrilevanti. Con la concreta possibilità di suscitare dall'altra parte un atteggiamento di chiusura: ciò, perché non padroneggiando i concetti introdotti, la tentazione è quella di percepirli o come inutili tecnicismi, o come espedienti retorici per sviare dai fatti nudi e crudi.


Per tentare di spiegarmi meglio, proverò a fare qualche esempio reale restando dentro l'ambito della geopolitica, un argomento che, specifico, non esaurisce la discussione, e che ho scelto perché ritengo di conoscere abbastanza bene: con i pochi mezzi di informazione a mio supporto, faccio fatica a ribattere, se non a livello logico argomentativo a chi parla di disfatta russa, citando le stime di un milione e mezzo tra morti e feriti per la Russia contro il mezzo milione di cui "solo" centomila uccisi per l'Ucraina. Posso ben rispondere che per quello che il campo di battaglia lascia trapelare, e soprattutto analizzando gli scambi di prigionieri e cadaveri, i numeri dichiarati, appaiono al quanto irrealistici, che in questo genere di cose la nebbia della guerra e la propaganda di ambo i lati rendano scientificamente inattendibile qualsiasi cifra attuale. Ma al momento in cui, come hanno fatto loro, mi si chiederà una qualche fonte autorevole a suffraggio della mia tesi, possibilmente occidentale, ho dalla mia parte davvero poche cartucce da sparare.




Un altro esempio lampante di questo stato di cose, è la narrazione che si è data qui da noi, dei viaggi diplomatici in Cina,  rispettivamente del presidente statunitense e del suo omologo Russo, che si sono svolti in questi giorni. La visita di Trump in oriente considerando soprattutto la quantità di accordi raggiunti è stata per molti versi deludente. In ciò, un po' tutti i media, chi più, chi meno, sono stati fondamentalmente onesti nel riportare l'esito dell'incontro. 

Per contro però, subito dopo Trump e stata la volta di Putin di visitare la Cina, e stavolta i mezzi di informazione hanno saputo offrire il peggio di sé. Leggevo un giornalista su X, che definiva questo incontro addirittura un atto di vassallaggio da parte dei russi. La maggior parte degli articoli, per compensare il magro bottino americano, si concentrava sul fatto che non ci sono ancora accordi definitivi per la realizzazione del Power of Siberia 2.


Stranamente nessuno di questi organi di informazione si è domandato cosa diavolo sia andato a fare Putin in Cina, portandosi dietro mezzo governo, con un colpo di stato imminente. Era questa la notizia che un po' tutti i giornali a inizio maggio, davano per certa, ricordate? 


Intanto però mentre qui da noi si parla di sudditanza russa, io vedo che il documento fondamentale che regola i rapporti sino-russi, il Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole, è stato rinnovato senza modificare nemmeno una virgola, rispetto al 2001, l'anno in cui fu stipulato per la prima volta. Possibile che i cinesi che a quanto si dice ormai, fanno il bello e cattivo tempo a Mosca, non abbiano sentito l'esigenza di modificare nulla a loro vantaggio?  Forse già all'epoca della prima stipula, i russi si erano avvassallati alla Cina, e quindi il documento era già perfetto così? 

Qualche esperto potrebbe obiettare che i trattati quadro hanno un linguaggio volutamente generico e paritario, per non umiliare a livello internazionale il partner di minoranza. Mentre le asimmetrie e le disparità tra gli stati, si vedono nei singoli trattati bilaterali. Ma se è  così, il fatto che la Russia abbia ancora una certa libertà decisionale, lo provano proprio tutte le lungaggini e le difficoltà di un accordo per il Power of Siberia 2.

Anche riguardo al protocollo della visita, alcuni fanno notare che per molti versi a Trump è stato riservato un trattamento migliore rispetto a quello riservato al collega Russo. Per esempio ad accogliere il presidente Trump c'era il vicepresidente cinese Han Zheng, mentre ad aspettare Putin c'era ""soltanto" il ministro degli esteri. In realtà queste differenze sono giustificate dalla natura delle due visite di stato: più istituzionale e burocratica, quella americana, più di coordinamento politico, quella russa.  Ma senza addentrarci in aspetti tecnici, per capire la pretestuosità di queste argomentazioni, basta sapere che nonostante il ruolo istituzionale che ricopre, Han Zheng oggi in Cina è solo un personaggio di rappresentanza, senza un vero peso politico. Mentre il ministro degli esteri Wang Yi, nonostante l'apparente ruolo minore è in realtà uno degli uomini forti di Pechino. 



Lo stesso meccanismo fin qui descritto lo vediamo nella copertura su Iran, Turchia, Cina interna, e potremmo continuare. Ma il punto non è accumulare esempi, il punto è un altro: in un sistema dove il paradigma ideologico è unico e la sua messa in discussione marginale, l'autorevolezza delle fonti o la diversificazione delle stesse, di per sé non garantisce la correttezza di ciò che si apprende, possiamo leggere anche dieci testate diverse ma se tutte partono dalle stesse premesse, tutte ci indirizzeranno verso le stesse conclusioni.


Perciò sviluppare un ragionamento, dando per scontato che le informazioni di partenza siano neutrali perché le fonti di provenienza sono il Corriere della sera o il New York Times, non farà altro che recintare quel ragionamento dentro un quadro ideologico stabilito, dove tutte le mosse di Putin saranno gravi errori tattici o strategici, che avvicinano ogni giorno di più la Russia al disastro e al completo asservimento alla Cina. La Cina a sua volta, un paese autoritario e dispotico che limita ogni giorno di più le libertà dei suoi cittadini eccetera. 



sabato 16 maggio 2026

Di Tucidide in Cina

È divertente leggere sui giornali, così come nelle pagine personali, i giudizi impietosi sul confronto tra il presidente Trump e il suo omologo cinese. Non prendetela col povero Trump: che il presidente Xi fosse un uomo di discreta erudizione, ne aveva già dato dimostrazione in una visita di Stato proprio qui in Italia. Anche allora se ne uscì con una citazione di un autore classico, dando così prova di conoscere bene la nostra cultura. Per gli americani invece, beh, io ricorderò sempre la visita degli Obama al cenacolo vinciano: era da poco scaduto il suo mandato presidenziale ed era venuto a Milano insieme alla sua famiglia per l'occasione di una conferenza. Visto il calibro del personaggio, l'amministrazione pensò bene di organizzare per gli ospiti una visita privata a Santa Maria delle Grazie. Naturalmente, quando l'ex presidente terminò la visita, i giornalisti si precipitarono sia per le consuete foto di rito, sia per cogliere l'occasione per porre qualche domanda. Fu così che quando un giornalista gli chiese cosa pensasse dell'immortale opera di Leonardo, il presidente rispose con un conciso "Beautiful".



Sarebbe semplice adesso partire da questi aneddoti e uscirsene con un pistolotto su come è facile far sembrare colto uno e superficiale un altro con due episodi scelti ad arte, non sarebbe in fin dei conti un discorso del tutto sbagliato, perché è indubbio che uno dei mali peggiori della nostra epoca sia proprio il fatto che i leader si scelgano per l'immagine e non per la sostanza. 

Però sono cose trite e ritrite, piuttosto mi è parso interessante tentare di capire i motivi del perché in questa occasione sia stato proprio tale episodio quello che ha indignato di più i molti. Bene, secondo me il motivo è che ci siamo sentiti defraudati da parte di Xi, il quale si è permesso di citare autori greci con davanti un Trump incapace di rivendicarne l'eredità. Insomma, Trump, non solo non è stato capace di ribattere, menzionando a sua volta un autore della tradizione classica cinese, ma nemmeno di riprendere la citazione di Xi e ampliarla rivendicandola così alla nostra tradizione.


Eppure ci sarebbe poco per cui agitarsi, dato che noi della civiltà greco-romana, in realtà siamo gli usurpatori non i figli. In un certo senso forse i cinesi hanno più diritto di noi a citare Tucidide, loro almeno lo hanno conosciuto. Ma in verità non sarebbe corretto nemmeno questo quadro interpretativo, se noi, discendendo dai barbari, abbiamo "rubato" qualcosa, lo abbiamo fatto a casa dei "ladri" e chiamo come mio testimone Orazio. 

Non è cosa rara che un popolo nuovo si appropri di una cultura altra o parte di essa, anzi è un fenomeno abbastanza ricorrente nella storia. Ma solo la cultura che, per comodità, possiamo chiamare "occidentale" ha sviluppato una particolare capacità di sistematizzare e istituzionalizzare queste eredità, garantendosi una continuità storica che supera di molto le civiltà che vi hanno contribuito. Tutto ciò a cominciare dalla sua espressione spirituale poi importante, che si definisce appunto cattolica.


Ma stando così le cose, allora forse irritarsi con i cinesi per l'appropriazione culturale non è lo spirito giusto con cui affrontare la questione, tanto più che di questa eredità, oramai non sappiamo fare altro che incolparla di tutti i mali di cui soffre questo vecchio mondo. Proviamo invece a ribaltare la prospettiva, facciamo quello che non ha saputo fare il presidente americano e leggiamo la citazione di Xi come un ulteriore conferma di quell'universalità che da sempre è il vanto della nostra cultura. 



Operazione questa a mia opinione quanto mai urgente, non tanto per i cinesi, che citando gli antichi volevano forse solo ricordare quanto fosse giovane (e passeggera) l'America. Ma per noi stessi, che consapevoli o meno, così come i romani prima di noi, con le emigrazioni di massa e il crollo demografico, abbiamo scelto di passare il testimone di questa cultura ad altre genti. Qui non voglio questionare se questa strada sia giusta o sbagliata. Ma visto che la stiamo percorrendo, quantomeno cerchiamo di farlo con lo spirito giusto. 


venerdì 8 maggio 2026

Il cattivo giornalismo uccide

Prima di addentrarmi nel cuore del discorso sarà meglio esplicitare i miei bias, anche perché, rileggendomi, mi rendo conto che, fatto ciò, il senso del post vien fuori da sé senza bisogno di dilungarsi troppo: io sono un cosiddetto danneggiato da vaccino; la seconda dose mi ha procurato una fibrillazione atriale che, a sua volta, mi ha causato un severo scompenso cardiaco al ventricolo sinistro. Patologia alquanto sgradevole che, oltre a qualche settimana in terapia intensiva, mi ha quasi mandato all'altro mondo. Per fortuna, visto che il mio cuore è fondamentalmente sano, grazie alle giuste terapie adesso si è ripreso completamente.


Non ne faccio un dramma, a differenza di qualcuno che ancora oggi sostiene che i vaccini sono solo acqua di rose: sapevo che avevano delle controindicazioni; prima della messa in commercio, con una vaccinazione a tappeto, per un paese come l'Italia, alcuni esperti chiamati in causa stimavano circa settecento morti e varie migliaia di soggetti a rischio effetti collaterali gravi. In realtà, nonostante, come ci spiegano i giornali, "prestigiosi studi scientifici dimostrino che questo vaccino sia il primo della storia non solo privo di effetti collaterali, ma addirittura ad apportare benefici inaspettati sui soggetti vaccinati", solo chi ha le fette di prosciutto sugli occhi non si è reso conto che le aspettative complessive sulla sicurezza e sugli effetti collaterali si sono rivelate sin da subito piuttosto ottimistiche.


Comunque, dicevo, a differenza di molti, quando ho scelto di vaccinarmi sapevo grosso modo i rischi che correvo.


Sul piano geopolitico invece è diverso: intanto ho criticato, davanti al numero di morti sull'ordine delle centinaia giornaliere, il tergiversare dei politici europei sul vaccino russo, in attesa che fossero disponibili, anche per i cittadini di seconda categoria, i vaccini prodotti in Occidente. Una vergogna di cui ci si giustifica con la menzogna che lo Sputnik fosse in realtà inefficace, cosa falsa: dopo cinque anni possiamo ben dire che i dati successivi non hanno mostrato scostamenti clamorosi rispetto all’efficacia dichiarata; semmai meno efficace era il vaccino cinese, ma questa è un’altra storia. Ma soprattutto, a disponibilità ottenuta, fin da subito ho giudicato il cosiddetto green pass uno strumento di coercizione indegno e vergognoso.


Non starò qui a riaprire vecchie questioni: ciò che voglio dire, in sintesi, è che non mi considero un negazionista, ma nemmeno un entusiasta della gestione della crisi precedente. Parliamoci chiaro: reputo scontato che in tutto ciò che è successo ci siano finiti in mezzo esperimenti sociali e che gli attori coinvolti abbiano cercato di approfittarsi, come meglio potevano, della situazione, ma questo è insito nella nostra specie, non serve immaginare piani ben studiati e grandi vecchi per giustificare questo tipo di dinamiche: se non fosse così, staremmo ancora sugli alberi, non mi interessa il giudizio morale. 


Ma con la stessa franchezza devo dire che, l'eccessivo accanimento verso i non vaccinati con tutti i costi sociali che questo atteggiamento ha comportato mi ha fatto nascere più di un dubbio. In particolare il sospetto che il virus possa essere stato ingegnerizzato; faccio fatica ad accettare che tutto quell’odio e quella discriminazione diretta verso i non vaccinati siano dovuti solo alla volontà di ripristinare più velocemente possibile il sistema economico. Però, ripeto, non sono un biologo il mio è solo un sospetto nato dall'osservare la rigidità dei governi verso una minoranza di popolazione tutto sommato esigua, e dal domandarmi quale tipo di scenario potesse giustificare una gestione così severa.


La cosa su cui invece non ho dubbi è la vergognosa gestione di questa crisi da parte degli organi di informazione. Un’incompetenza e una faciloneria che mi hanno lasciato allibito e di cui ho avuto riprova a seguito dell’inasprimento del conflitto in Ucraina nel 2022. Onestamente prima di allora non mi ero mai occupato di informazione o propaganda, ma, essendo per natura un tipo curioso, ho cercato di capire se quello che per ben due volte si era svolto sotto i miei occhi fosse una prassi comune o una peculiarità dei nostri tempi. Nemmeno qui voglio esprimere giudizi netti; per i più curiosi come me, consiglio di partire da due romanzi: Bel’Ami di Maupassant e Illusioni perdute di Balzac. Se siete svegli non penso vi servirà altro.


Comunque, per farla breve, il fatto è che il mondo dell’informazione è fatto di perfette nullità, capaci a volte sì di usare la penna, ma quasi mai il cervello; detto in altri modi, hanno poca dimestichezza con l'argomento di cui si occupano, e poco gli interessa acquisirne. Il loro pregio è di scrivere bene e il loro unico scopo è quello di mantenere la posizione che hanno raggiunto, difendendo chi può assicurargliela e screditando tutti gli altri.


Siccome alla fine della fiera noi esseri umani siamo delle scimmie autoaddomesticate, uno dei metodi più facili per raggiungere tale scopo con il minimo sforzo, è quello di creare gruppi, noi contro loro per capirci: ecco spiegati, semplificando il giusto, gli scontri tra vaccinati e no vax, tra i filoucraini e i putiniani e tutte le altre polarizzazioni di questi nostri tempi.


Non è difficile capire che una stampa che si è strutturata in questo modo è il sogno proibito di ogni sistema di potere, fosse pure il più giusto del mondo; purtroppo però tale modello di informazione genera sfiducia e la sfiducia, in tempi di trasporti veloci, alta densità di popolazione e democrazia, è una spada di Damocle che pende sulla testa di tutti.


Nella gestione della precedente crisi pandemica, sono confluiti le rivalità geopolitiche delle tre grandi potenze mondiali oltre allo scontro tra l'establishment americano e l'amministrazione Trump. Ciò se restiamo al livello macro dell'osservazione, se invece scendiamo nei dettagli a tutto questo dobbiamo sommare anche le beghe e le rivalità locali. Per fare qualche esempio alcuni forse ricorderanno di come negli Stati uniti i grandi media democratici lodassero la gestione pandemica Italiana, solo perché il governo aveva scelto una strategia agli antipodi da quella scelta da Donald Trump. Da noi vi furono le girovolte della lega sulla necessità o meno dei lockdown. O ancora, le manovre di Renzi per fare saltare il governo Conte.  Nel raccontare tutto ciò i media hanno sviato dai retroscena, allineandosi pedissequamente alle versioni ufficiali che il potere forniva loro.  Per riuscirci hanno concentrato tutta l'attenzione su fenomeni che, almeno inizialmente, erano assolutamente marginali, come i negazionisti e i no vax.  mi dispiace dirlo ma anche gli esperti non fanno una migliore figura, visto come si sono prestati per un briciolo di notorietà, al ruolo di capi popolo rabbiosi e urlanti. 


Quanto finora descritto, ha contribuito a creare un clima di diffidenza e sfiducia, che ancora oggi cova sotto la cenere. Adesso capita che si prospetta il rischio di una nuova epidemia zoonotica. Stavolta il virus è conosciuto e considerato anche le modalità di trasmissione, difficilmente l'epidemia potrà evolvere in una pandemia. Però ha un tasso di mortalità estremamente alto, altri ordini di grandezza rispetto al COVID-19. Nel malaugurato caso che la minaccia dovesse concretizzarsi, faccio gli auguri a chiunque sarà chiamato a gestirla.



In realtà, secondo gli esperti, il vero pericolo di questo virus non è una nuova pandemia, quanto che diventi endemico. Probabilmente, considerato Il tipo di virus, le circostanze di diffusione, nonché tutto il resto, alla fin fine la questione, con tutto il rispetto per i morti, si risolverà in un non nulla. Però, lo ammetto senza remore, personalmente, visto i precedenti, considerato il disastro energetico che incombe sulle nostre società dopo la sciagurata aggressione statunitense all'Iran, il sospetto che tutta la storia, sia solo un pretesto per una serrata generale che imponga una restrizione ai consumi energetici, non mi è parsa un'idea così fantascientifica. Il fatto, tuttavia è che le zoonosi esistono e ogni tanto ci colpiscono, l'influenza spagnola è lì a dimostrarlo. Con il supporto delle moderne tecnologie, in caso di decisioni o comportamenti sbagliati presi grazie al clima che si è instaurato, il disastro ci aspetta lì, dietro l'angolo.

mercoledì 22 aprile 2026

L'ennesima emergenza del cazzo

"Emergenza giovani!", scrivono i giornali, intervistando professoroni e psicologi di grido. Si riferiscono naturalmente ai sempre più frequenti casi di violenza giovanile che stanno affligendo il Bel Paese.

Ecco allora che partono le grandi inchieste dei quotidiani e dei programmi TV. Gli specialisti interpellati parlano e spiegano, attribuendo la responsabilità ora a questo ora a quello. Alla fine quando si tirano le somme, concludono che è tutta colpa di un generico disagio giovanile. Disagio di cosa non si capisce bene, essendo queste le generazioni più privilegiate che la storia ricordi. 

Vero, io stesso denuncio che la nostra società sta vivendo un preoccupante declino. Adesso il futuro che ci si prospetta, sembra molto più minaccioso rispetto a come appariva solamente alcuni decenni fa. Ma bisogna anche contestualizzare. Ammesso e concesso che sia veramente così, perché lo è, comunque parliamo di standard di vita incommensurabilmente più agiati, di quelli in cui si viveva solo ottant'anni fa. 


È innegabile, ci avevano promesso un castello e ci ritroviamo in una villetta a schiera. Ma i nostri bisnonni vivevano sotto i ponti. C'è da arrabbiarsi, sicuro. Ma anche per il tipo di violenza che si sta manifestando non venite a parlarmi del disagio che questi esperti lasciano sotto intendere, anche perché basta fare una rapida ricerca per scoprire che la maggioranza di queste violenze viene commessa da immigrati di seconda generazione. 

E qui casca l'asino, direbbe Totò. Perché vedete, dinamiche analoghe si sono già verificate in Francia e nei paesi del Nord Europa, per esempio, ma in misura minore anche qui da noi, nel Nord Italia con l'emigrazione meridionale. Esattamente con gli stessi protagonisti: giovani immigrati di seconda generazione, e in questi casi le violenze si sono verificate in periodi e contesti dove le generali condizioni di vita erano in continuo miglioramento. 



Per tali ragioni, io mi ritrovo più in sintonia con quelli che spiegano questo fenomeno, attribuendo il nascere della violenza, al senso di rivalsa di questi giovani, che a differenza dei genitori stanno abbastanza bene e non conoscono le condizioni di vita dei luoghi d'origine, ma nel contempo si rendono conto che per la maggioranza di loro sono precluse le opportunità di vita riservate ai nativi.  

Capiamoci non è questione di razzismo, non solo perlomeno. sono dinamiche sociali difficilmente corregibili. sia per disponibilità economica, sia per differenze culturali, il fatto stesso di essere figli di emigranti è un fattore che favorisce l'emarginazione e la tendenza a ritrovarsi tra persone in condizioni simili o comunque altri emarginati. 


Sfatiamo subito le obiezioni più comuni; sì, finché nella comunità c'è solo Alì, magari si può fare una colletta e mandarlo in piscina tutte le domeniche insieme agli altri bimbi, ma se gli Alì diventano una decina...  Discorso simile per la questione culturale, se la famiglia d'origine ha già di suo una buona cultura e una certa elasticità mentale, il figlio sarà più avvantaggiato nell'integrarsi nel nuovo ambiente. Purtroppo di solito queste non sono quasi mai le caratteristiche delle famiglie che emigrano.

A questo punto gli obiettori di prima potrebbero ribattere che non le comunità, ma lo Stato dovrebbe occuparsi di risolvere la questione attraverso la scuola e i sussidi. Naturalmente non funziona così, per quanto specialmente negli ambienti di sinistra, si tende a considerare lo Stato quasi come un Deus ex machina. La verità è che lo Stato può mitigare certi fenomeni, ma non può eliminarli, prova ne è, che se fosse così semplice correggere certe dinamiche sociali, l'avremmo già fatto per alcuni tristemente famosi, quartieri di Napoli, di Palermo o di Bari vecchia. Ma per amor di speculazione, ammettendo che sia possibile correggere questi fenomeni aumentando la spesa nella scuola e nel sociale, forse lo si potrebbe fare con dei tassi di immigrazione fisiologici, ma con una popolazione straniera che oggi ha raggiunto il 10% del totale, è un'opzione sia politicamente sia economicamente insostenibile. 


Inoltre, come se i problemi culturali ed economici già di per sé non bastassero ad alimentare questi fenomeni di ghettizzazione e la conseguente nascita di gang tribali, ci sono poi le differenze etniche a favorire tali processi, Dal lato esterno alimentando i pregiudizi, dall'interno invece favorendo il senso di appartenenza e l'instaurazione di norme, reti e pratiche condivise. Anche qui non è una questione di pregiudizi razziali, ma antropologica, già i romani ebbero problemi di integrazione nonostante la classe dirigente del tempo, poco si curava di cosa pensassero i locali, e i loro migranti fossero alti e biondi. Solo il tempo e il bisogno di fare fronte comune contro nuove invasioni, ha permesso alle diverse popolazioni difondersi per diventare un tutt'uno. Ma fino a che il tempo non avrà fatto il suo corso le differenze fisiche restano.


Il problema non sono gli immigrati in sé, gli islamici, gli albanesi, i Rumeni, non sono portatori di particolari tare. Prima abbiamo fatto cenno al fatto che dinamiche simili anche se più limitati, si svilupparono anche ai tempi della grande migrazione interna, ma ancora gli italiani, assieme agli Irlandesi, agli ebrei, eccetera si sono fatti notare ai tempi delle grandi migrazioni verso gli Stati Uniti. La gravità di questi fenomeni e in verità, principalmente una  questione di numeri e gestione del problema. 



Di numeri perché appunto più aumentano gli immigrati, meno saranno le risorse disponibili per integrarli, più fatica faranno i cittadini stessi ad accoglierli in seno nelle comunità, e ancora gli immigrati stessi saranno più propensi a ghettizzarsi con i propri connazionali.

Di gestione perché passare da periodi dove: "accogliamoli tutti!" A periodi dove: "dagli allo straniero", non e proprio il sistema giusto ne per una politica migratoria coerente ne per infondere nella popolazione la giusta disposizione d'animo, qualsiasi cosa si voglia fare.

Ma queste sono cose sapute e risapute, di cui non si vuole parlare seriamente perché come gestire il fenomeno immigrazione è  una decisione già presa e non si intende tornare indietro. Perciò non si farà altro che gridare all'ennesima emergenza del cazzo, a cui rispondere con provvedimenti del cazzo. 

Ricordo una quindicina di anni fa', forse qualcuno in più che l'emergenza erano gli incidenti stradali. I numeri dell'emigrazione di massa, aveva raggiunto una dimensione tale da cominciare a fare massa critica, insomma iniziavano a farsi notare. Si sa che l'alcol è storicamente lo strumento più usato dai poveri e dagli emarginati per consolarsi dalle loro pene, in più spesso queste persone erano di cultura islamica dove l'alcol è vietato, perciò con una limitata tolleranza verso lo stesso. Ciò comportò un considerevole aumento di gravi incidenti stradali dove erano coinvolti stranieri.



Precisiamolo, non erano solo gli stranieri a causare incidenti, noi siamo storicamente un paese indisciplinato alla guida, nell'italia di allora si contavano circa tremila morti l'anno. Ma Siccome gli incidenti dove erano coinvolti emigrati suscitavano indignazione ed effettivamente erano in aumento, i giornali martellavano su quelli. 


Dato che in democrazia le leggi devono essere uguali per tutti, il governo di allora che era dello stesso colore di quello di adesso, rispose con una riforma del codice della strada e una revisione del limite alcolemico consentito. Ciò scatenò il panico tra gli avventori e mise in grave difficoltà i piccoli ristoratori. Infatti questa norma contribui a cambiare le abitudini a tavola degli italiani che da sempre oltre al cibo in queste occasioni cercavano il piacere della convivialità e del bere in compagnia. 

Può darsi che mi sbaglio ma secondo la mia opinione l'inizio dei problemi di molte trattorie e il boom degli all you can eat, andrebbe ricercato lì. Non che la moda di questa tipologia di locali non avrebbe preso piede anche qui, ma essendo il nostro, un paese con una forte tradizione culinaria, con molta probabilità anche questo processo avrebbe avuto sviluppi simili a quelli che si sono registrati in paesi come la Francia. Invece la stretta sul alcol contribuì in maniera determinante alla trasformazione delle abitudini e nel modo di approcciarsi alla ristorazione degli italiani, il COVID ha fatto il resto.


Siccome alle destre evidentemente le norme punitive piacciono anche a questa nuova emergenza hanno risposto allo stesso modo: con una serie di norme che limitano enormemente la portabilità degli strumenti da taglio. Avevo quattordici anni quando iniziai a portare sempre con me il mio fidato Victorinox. Ne avevo venti invece, quando girando per controllare i vari palazzi gestiti della mia impresa, gli anziani che vi abitavano cominciarono a chiedermi qualche favore: cambiare una lampadina, svitare una mensola, eccetera. Da adesso in poi quando qualcuno mi chiederà qualche favore del genere gli dirò di rivolgersi a Salvini o alla Meloni. Per le escursioni nei boschi invece vedrò di organizzarmi a modo di trafficante d'armi. Così siamo ridotti.


Ma agli italiani evidentemente le norme restrittive indipendentemente dalla loro utilità, piacciono. Stavo guardando infatti su internet, una videorecensione di un coltello da bushcraft. Roba da appassionati di escursioni come me. Non vi dico il numero di commenti di rimprovero rivolti all'autore del video, che a detta dei commentatori pubblicizzava un'arma vietata dalla legge. Inutile ribattere che con giustificato motivo certe armi si possono ancora portare con sé. Questi amanti della libertà, replicavano proponendo di portarsi dietro gli utensili più improbabili per sostituire la pericolosa lama. 

Fortuna vuole, che per la tranquillità di questi solerti commentatori, a differenza di noi escursionisti, i giovani problematici sono rispettosi delle leggi. Leggevo infatti proprio l'altro giorno, che l'ennesima aggressione in cui ci è scappato il morto, è stata portata a termine con un cacciavite.

domenica 12 aprile 2026

Non di solo elettrico vive l'uomo

Mi è capitato oggi di leggere un post rigurgitante d'odio contro i nemici dell'elettrico, responsabili, a detta dell'autore del post in oggetto, di aver contribuito con il loro ostracismo a trascinarci verso un disastro energetico globale in caso la crisi dello stretto di Hormuz non si risolva rapidamente.

Sorvolando sul fatto che difficilmente le persone che si lamentano sui social e nei bar, possano influire in maniera significativa sulle scelte energetiche di un intero continente. Se proprio si vuole cercare un colpevole, sarebbe più giusto individuarlo nello stesso modello elettrico che, nonostante sia stato iper-pompato a livello di propaganda, fa affidamento su alcune tecnologie ancora premature per consentirne una diffusione di massa. Sì, lo so che la Spagna bla bla bla, però signori, il pacchetto è completo: se pretendete il modello energetico spagnolo, vi prendete anche il suo sistema industriale, perché con quel modello lì, di alimentare adeguatamente un sistema energivoro come l'apparato industriale italiano, potete scordarvelo. 


In realtà però, incolpare la riconversione "verde", anche se con segno opposto, ci porta comunque nel cadere nella trappola della polarizzazione. La verità è che già ora molte soluzioni proposte da queste tecnologie sono efficienti. Semmai il vero problema  è l'ideologia che identifica questo tipo di tecnologie come una panacea che funzionino bene dapertutto. Invece si dovrebbe sapere che questo tipo di soluzioni danno il massimo lavorando in sinergia con altre tecnologie. D'altronde, benché tutti continuino a ripetere a mo' di mantra: elettrico, elettrico, ma si sorvola quando c'è  da chiarire da dove prenderemmo questa energia. Che io sappia non cresce sugli alberi e pensare che possa essere estratta esclusivamente da fonti verdi come il solare, è pura utopia. 

In proposito mi piacerebbe vedere cosa ha votato il signore del post, nello scorso referendum sul nucleare. A scanso di equivoci, non sono uno di quelli che pensano che col nucleare si risolva tutto, in un paese come il nostro ad esempio anche il geotermico potrebbe essere una buona soluzione. Ciò che conta, e gli esperti lo dicono chiaramente, è che per garantire il funzionamento della rete elettrica, le energie rinnovabili vanno benissimo, ma serve in aggiunta una fonte che garantisca un afflusso di energia modulabile secondo le esigenze, altrimenti salta tutto.

Allora forse il problema non è tanto di spingere su questo o quel modello, quanto appunto quello di diversificare, d'altronde è la stessa natura che ci insegna, e su questo, c'è poco da discutere: la chiave del successo è la diversificazione.


Di questa "legge" applicata al nostro contesto e proprio il mondo dell'elettrico a darcene ulteriore prova. Perché se i combustibili fossili sono suscettibili alle turbolenze geopolitiche, di cui l'autore del post da cui siamo partiti giustamente si lamentava. L'elettricità (che comunque ripeto, è un vettore per sfruttare l'energia, non per crearla) soffre di altri tipi di turbolenze addirittura più imprevedibili. Avete mai sentito parlare degli eventi di tipo Carrington?  


Sono delle tempeste solari di altissima densità capaci di distruggere una parte considerevole della rete elettrica del pianeta con non pochi rischi anche per le apparecchiature ad essa collegate, roba capace di riportare vaste zone del pianeta agli anni cinquanta del secolo scorso, con tutte le criticità che un evenienza simile comporterebbe. Non è argomento da complottisti, benché rari, non sono fenomeni eccezionali. nonostante i dati a disposizione siano incompleti, si stima che in media se ne verifichi uno dentro un range che va tra i 100 ai 500 anni a seconda dei modelli statistici. Fortuna vuole che queste tempeste non si propagano dal sole come delle bolle in espansione, ma più similmente a delle grosse nuvole modellate dall'energia solare. Dunque per investirci devono avere la giusta direzione, l'ultima che c'entrò la Terra fu appunto, quella studiata da Carrington. Visto il periodo in cui avvenne, non arrecò grandi danni , ma al giorno d'oggi? 



Sarebbe un disastro di proporzioni colossali. Su cui, mi pare, nonostante oggi  il mondo diventa sempre più elettronico e l'elettrificazione sia diventato il mantra di molte classi politiche, troppo poco si è fatto per proteggere le infrastrutture da evenienze di questo tipo. Pochi conoscono l'argomento e buona parte di quei pochi lo considerano roba da survivalisti e altri apocalittici della stessa specie. In realtà però come ben sanno coloro che studiano la questione,  benché questo genere di fenomeni restino rari, la faccenda è più seria di quanto si pensi. Infatti in verità abbiamo mandato varie sonde a sorvegliare il Sole, come la SOHO o la DSCOVR. 

Questi sistemi in teoria dovrebbero avvertirci in tempo, in modo da riuscire a ordinare lo shutdown di massa della rete, e salvare così i nostri manufatti elettronici o perlomeno  gran parte di essi. A patto però, di trovare qualcuno che si prenda la responsabilità di dare un simile ordine. Comprese tutte le conseguenze nel caso i calcoli dovessero rivelarsi sbagliati. A proposito di ciò, voglio solo ricordare che dopo cinque anni, parliamo ancora dei danni del lockdown pandemico, una situazione le cui conseguenze in confronto allo spegnimento generale necessario in caso di una tempesta magnetica di queste dimensioni, apparirebero irrilevanti. 



Non stiamo parlando di rischi remoti, tipo supervulcani o cose simili, per gli amanti delle coincidenze, ci siamo andati vicino nel 2012, quando la profezia dei maia sulla fine del mondo non si realizzò solo per un soffio; a parità delle altre caratteristiche, sarebbe bastato che l'eruzione solare si fosse verificata nove giorni prima, per fare sì che la tempesta magnetica che si verificò allora, investisse la Terra con la sua nuvola di particelle cariche. In teoria visto l'eruzione del 2012, possiamo dormire sonni tranquilli, almeno per un po' di tempo. In realtà però  che io sappia non esiste nessuna legge fisica che impedisca al sole di dare due, tre scariche in tempi ravvicinati. 


domenica 5 aprile 2026

Buona Pasqua

Oggi, finito di mangiare avevo voglia di rilassarmi un pochetto. Invece, le mie care pargolette hanno deciso che quello era il momento ideale per fare una bella litigata. Non so per quale gioco, né chi l'avesse tolto a chi. 

Stufo di urla e pianti, decido di fare un salto alla casa che stiamo ristrutturando e dove speriamo presto di trasferirci. Faccio qualche lavoretto in giardino, mi godo un po' le mie piante quando, da un giardino vicino, si sentono delle urla. 

Erano due fratelli (il paese è piccolo, li conosco) che, ritrovatisi insieme per il pranzo pasquale, ne hanno approfittato per tirare fuori vecchi rancori e concludere la festa con una scenata. 

Adesso io sono certo che i motivi di questi contrasti ai loro occhi siano importanti e serissimi. Non sono un curioso, perciò non ho indagato le cause della discussione. Sono pero certo che anch'io avrei la stessa reazione se mi ritrovassi in una situazione analoga. So tutto questo, ma vedendo la scena non ho potuto fare a meno di pensare al litigio di prima delle mie figlie piccole. Anche per loro il motivo della lite era serissimo, importantissimo eccetera, ma io non posso fare a meno di guardare ai loro diverbi come alle monellerie di due discole. 

Chissà se qualcuno, lassù, guardando le liti, le faide, le guerre e tutte le altre brutture di cui siamo capaci, ritirandosi un po' contrariato, sospiri, nella sua infinita saggezza: «che monelli».


Buona Pasqua a tutti.

sabato 4 aprile 2026

Arrivederla Vittorio

Risveglio triste quello di stamane. Come al solito, intanto che aspettavo la moka, stavo spulciando le ultime novità attraverso il cellulare. Così apprendo della scomparsa di Vittorio Messori.


Messori, per me, è una figura importante, direi fondamentale per il mio percorso di conversione. Ai tempi, avevo da poco scoperto che la religione non era solo materia per Beghine, ma racchiudeva in sé anche una dimensione virile, fatto che mi spinse ad aprirmi all'argomento. Poi venne una gita (di piacere) a Siena: la chiesa di San Domenico, con la testa di santa Caterina lì bell'esposta, e il disagio per una religione che, sebbene, da un lato mi attraesse, dall'altro mi scandalizzava. Quel suo ostinato attaccamento ai feticci, alla materia, mi pareva concedesse troppo se non alla dimensione magica, superstiziosa, quantomeno a quella popolare. Fu poco tempo dopo che trovai, in un mercatino, per pochi euro, l'ennesima ristampa del suo libro "Ipotesi su Gesù". Una rivoluzione: attraverso quel libro compresi che la fede poteva essere affrontata anche partendo da basi razionali.

Non mi fermai lì; dopo passai alla serie vivaio, proprio allora la Sugarco li stava rieditando arricchendo l'opera di un nuovo volume. Dopo quelli, lessi tutto il resto. Naturalmente, tutto ciò non fu un percorso lineare e spontaneo. Così come Vittorio non fu il solo autore che lessi. Ma fu sempre Messori a fornirmi la mappa per quel mondo, per me così nuovo: fu lui, infatti, attraverso i suoi libri, a svelarmi quella logica dell'et et, del questo e quello, senza la quale certe dinamiche del cattolicesimo rischiano di sembrare folli.


Mi sarebbe piaciuto conoscerlo di persona. Sono stato anche diverse volte a Maguzzano, però, un po’ per contingenze, un po’ per altro, mi sono trattenuto. Non per timidezza, figurarsi, ma per rispetto: se c'è una cosa che traspare dai suoi libri, oltre alla fede naturalmente, è l'invito, spesso fermo, a concentrarsi sul tema, non su chi lo propone. Francamente, a parte i soliti convenevoli, poco avrei potuto dirgli che non gli avessero già detto altri prima di me. Una foto di cortesia, qualche stretta di mano: davvero, queste cose avrebbero potuto giovare a uno di noi due?


Il libro che meno avevo compreso del suo percorso fu proprio l'ultimo, quel "Quando il cielo ci fa segno", che, probabilmente, anche per il clima del periodo in cui uscì, suscitò in me più di una perplessità: ma come, un divulgatore così serio della fede, proprio adesso, "a fine carriera", ricorre a certi espedienti? Si mette a parlare di segni e miracoli quotidiani?


Strano il destino, ma proprio in questo periodo sto affrontando con approccio diverso quel testo, che adesso, comprendendolo meglio, mi appare come la conclusione più coerente di un percorso rivendicato fin dagli esordi e racchiuso in quell'et et che Messori aveva fatto proprio, assieme a un motto del suo caro Pascal: "L'ultimo passo della ragione è riconoscere che c'è un'infinità di cose che la superano".