Io sono stato accusato di assumere un comportamento partigiano, filorusso e antiamericano. Ciò perché nel caso della guerra in Ucraina, oltre che schierarmi per le ragioni di Mosca ho sempre detto che quel conflitto i russi non potessero perderlo. Mentre nel caso dell'intervento in Iran già il giorno dopo ho definito l'attacco americano un "suicidio".
Prima di entrare nel merito però, vorrei far notare una questione davvero curiosa che penso sia degna di attenzione: per documentarmi meglio, ho fatto anche un giro tra i forum e la sezione commenti dei giornali che riportano notizie sulla guerra e mi sono accorto di come la gente, onesta a differenza mia, lurido putiniano. "Tifi Stati Uniti" non per ragioni concrete, ma per il semplice fatto che è convinta che vinceranno, per citare un utente di quei forum, "sono troppo forti per non vincere". Mussolini una volta disse che il popolo è "puttana" penso che questo sia un ottimo esempio di quanto, perlomeno quella volta, avesse ragione. Torniamo a noi.
Il fatto che mi pare molti non colgono è che le sorti di una guerra moderna non dipendono soltanto dalla forza bruta. Se fosse così effettivamente l'Iran non avrebbe scampo. Ma la questione è molto più complessa e per spiegarla voglio cominciare con una metafora; immaginate una sera mentre tornate a casa, vi si avvicina uno sbandato che vi minaccia con un coltello, quest'ultimo è completamente fatto, anche per questo non sarebbe un problema per voi, invece del portafoglio estrarre la pistola che avete in tasca e sparargli. Dico sparargli perché il tizio per come è combinato nel vedere l'arma non si lascerebbe dissuadere. Però, fatti i vostri calcoli nel portafoglio avete solamente pochi euro. Così decidete che alla fin fine conviene consegnarglielo, piuttosto che impelagarsi in una serie di strascichi giudiziari e rimorsi di coscienza. La verità è che in una situazione simile, mentre lo sbandato non ha nulla da perdere, voi rischiate di perdere tutto ciò che avete costruito. L'America in un certo senso, si trova in una condizione analoga: gli americani si sono cacciati in un conflitto dove per loro la vittoria sarebbe sì, un importante obiettivo strategico, ma dall'altro lato c'è un regime che lotta per la sua stessa esistenza. Se questo non bastasse, anche le condizioni di vittoria sono asimmetriche da un lato ci sono loro cui per vincere serve rovesciare il regime, o quantomeno trasformarlo in un governo accondiscendente. Dall'altra gli ayatollah, cui per vincere basta semplicemente rimanere al potere.
In tale contesto, per riuscire a raggiungere i rispettivi obiettivi gli iraniani sono cinquant'anni che si preparano all'evenienza di un conflitto, e adesso godono anche dell'appoggio russo e cinese. Mentre per gli americani, l'Iran fino a poco prima delle ostilità era più che altro un fastidio, che si perdeva dentro questioni molto più importanti, gestibile tramite sanzioni e intelligence.
Dissipiamo ogni dubbio: che gli americani siano arrivati poco preparati a questo conflitto non è solo un'ipotesi, ma qualcosa di già dimostrato: infatti considerate le varie dichiarazioni fatte sia da Washington che da Gerusalemme, tutto lascia pensare che il piano originale dell'amministrazione americana fosse quello di decapitare il regime e sostituirlo con una dirigenza più compiacente, magari grazie all'aiuto di una sollevazione popolare. Naturalmente, dopo la morte di Khamenei, non è successo niente di tutto ciò. Anche il fatto che gli americani non sappiano cosa fare adesso, se non continuare a bombardare e a tentare di far fuori altri pezzi grossi, è un fatto sotto gli occhi di tutti. Ma anche i bombardamenti a tappeto non mi pare stiano avendo molto successo, le principali città iraniane sono state duramente colpite, ma la popolazione, sarà perché memore della precedente dittatura filo americana, sarà per via della sua storia millenaria, non sta voltando le spalle ai suoi leader. Il regime resta saldo. Non si è attenuato nemmeno il lancio incessante di missili e droni contro obiettivi statunitensi, israeliani o verso i loro alleati nella zona. Cosa ancora più importante, i bombardamenti non hanno scalfito di un millimetro il controllo che gli iraniani mantengono sullo stretto di Hormuz.
Insomma, dovrebbe apparire chiaro che la questione non è solo un fatto di potenza bruta ma di carico bellico sostenibile. E in questo contesto, per i motivi che abbiamo evidenziato prima, gli iraniani possono permettersi di sopportare di più, mentre gli USA, similmente all'onesto cittadino della metafora iniziale, ad alzare il livello dello scontro sono quelli che hanno più da perdere.
Per cominciare nello scacchiere diplomatico: che diversi alleati degli americani non sono contenti di questa operazione è un fatto che non si riesce più a nascondere, nonostante le parole di circostanza, i politici non riescono piu a trattenere le preoccupazioni per lo shock energetico che l'Iran pare intenzionata a mettere in atto. Ci sono poi i paesi mediorientali che, a causa del loro posizionamento, hanno assistito al danneggiamento delle proprie infrastrutture petrolifere e l'interruzione delle esportazioni di gas e greggio. Oltre alla perdita dei loro investimenti nel settore turistico e di hub internazionali, settori a cui stavano puntando fortemente.
Legato alla diplomazia, ma non solo c'è il soft Power, l'immagine che l'America vuole proiettare di sé, sia verso se stessa che verso il mondo. gli Stati Uniti si presentano come l'impero del bene, per quanto i media possano essere compiacenti e per quanto realmente ci si impegni a fare il minimo dei danni collaterali possibili, una guerra è pur sempre una guerra, ogni vittima innocente di questo conflitto non solo danneggia l'immagine che il mondo ha dell'America, ma indebolisce anche la volontà dell'opinione pubblica interna di proseguire.
Poi ci sono i morti Americani: abbiamo già visto che il bombardamento dall'alto non sembra funzionare per destabilizzare il regime. L'uso dell'arma nucleare è pura fantascienza, il solo minacciare di usarla scatenerebbe un "liberi tutti" e una corsa alla bomba, che per l'America sarebbe addirittura meglio perdere male questa guerra che gestire simili conseguenze.
Dunque se si vuole vincere non rimane che inviare delle truppe di terra, ma gli iraniani hanno già fatto capire che non aspettano altro per fargli vedere quanto cara hanno intenzione di vendere la loro pelle. Se non bastasse la determinazione degli iraniani, c'è inoltre la morfologia del territorio in prevalenza montuoso, con un'estensione paragonabile a quella di tutta l'Europa occidentale ad assicurargli profondità strategica. Ho già scritto che un'operazione di questo genere farebbe apparire il conflitto Russo-Ucraino una scampagnata. Probabilmente alla fine gli USA riuscirebbero a portare a casa una vittoria simile a quelle raggiunte in Iraq o in Afghanistan, ma a costi umani, sociali e politici, altissimi. Costi che a differenza di russi e degli stessi iraniani, in un'operazione del genere non possono permettersi.
Questa, rispetto alla guerra in Ucraina per i russi, non è una guerra esistenziale per gli Stati Uniti. Nemmeno il più bifolco dei bifolchi sperduto sui monti Appalachi, potrebbe credere che l'Iran possa mettere in discussione il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Al contrario lo scontro in Iran ha le giuste caratteristiche per trasformarsi nella madre di tutti i conflitti del tipo che Trump aveva promesso che mai più avrebbero interessato gli Stati Uniti: quelli incerti, lunghissimi, dispendiosi, e dalla portata strategica tutto sommato limitata.
Gli Iraniani in questi cinquant'anni non si sono organizzati per diventare una superpotenza militare, non ne erano in grado. Più saggiamente, si sono strutturati per rendere il costo della vittoria insostenibile per gli Stati Uniti. E se una superpotenza non può permettersi il costo della vittoria, allora la guerra è automaticamente persa. E nelle condizioni attuali una sconfitta per gli Stati Uniti, se non è un suicidio, poco ci manca.
Per comprendere ciò, non serve essere antiamericani: semplicemente smetterla di fare come gli utenti dei forum di cui parlavo all'inizio e cominciate a fare una lettura obiettiva dei fatti. Con questo post ho provato ad esporre la mia interpretazione.