IL BROGLIACCIO
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venerdì 11 settembre 2026
Documentari
giovedì 27 agosto 2026
Parliamo di pensioni
Stavo chiacchierando oggi con un cliente, a riguardo di uno degli spauracchi del moderno modello produttivo, ovvero il sistema pensionistico. Il mio amico (sì, non c'è niente di male a diventare amici con i clienti, a patto che non chiedano sconti), dovevo aspettarmelo, non ha perso tempo a tirare fuori la solita solfa sull'aumento dell'aspettativa di vita e bla bla bla.
Ammetto che mi ha fatto un po' specie constatare di come certe vere e proprie "credenze" abbiano fatto presa, anche in persone che in qualche modo dovrebbero avere le mani in pasta. Ma tant'è. Chiariamoci, io non ho ambizione di profeta, dunque, con questo scrittino non ho intenzione di convincere nessuno. Perché lo riconosco fin da subito: oggigiorno solo uno con la vocazione da Messia (o da martire) potrebbe mettersi a parlare di questi argomenti con la seria speranza di convincere qualcuno che tutta la narrativa sulle pensioni, sia un discorso fallato già in partenza. Almeno di non trovare qualcuno già sciroccato di suo, come ad esempio qualche comunista o altra gente del genere.
Il fatto è che, da ogni parte, c'è una vera e propria campagna a tappeto che continua a martellare sull'assioma che si vive sempre più a lungo, perciò bisogna rivedere la previdenza sociale e cose così. In forza di ciò, i governi, se un po' accorti, su questo argomento possono fare facilmente carne di porco con la buona speranza di suscitare tra la gente null'altro che qualche mugugno.
Per esempio, se non ho capito male, il nuovo sistema di conteggio pensionistico, senza le correzioni introdotte da provvedimenti come "quota 100", adesso calcolerebbe un aumento dell'aspettativa di vita media di tre mesi ogni anno. A sentire questi "esperti", tutti economisti, non medici, chiariamolo: "oggi tutti noi viviamo un decennio in più, ma con le energie di chi ha vissuto un decennio di meno", Prodi docet.
La verità è che l'aumento dell'aspettativa di vita è un vecchio spauracchio dei pensatori di stampo liberista e maltusiano per demolire il sistema pensionistico. Tanto per fare un esempio, già Einaudi ai suoi tempi prevedeva a breve il fallimento dell'INPS a causa di tutti quei Matusalemme che allora reclamavano la pensione. Sono passati più di settant'anni dai suoi tempi e, a parte qualche film di genere, non vedo tra di noi tutti questi immortali.
Il fatto è che questa gente ha gioco facile a improvvisarsi profeta; d'altronde chi, anche a costo di qualche sacrificio, non vorrebbe sentirsi rassicurare: "tu camperai a lungo". Purtroppo la realtà è un'altra; intanto a un aumento di aspettativa di vita non corrisponde un aumento della capacità di sostenere una vita economicamente lunga: un muratore, per dire, potrebbe vivere fino a duecento anni, ma questo non sottintende minimamente che possa essere capace di tirar di cazzuola fino a centosessant'anni o giù di lì. Ma il nocciolo vero è che con le nostre attuali conoscenze tecnico-scientifiche, a meno di non voler chiudersi sotto una campana di vetro, lasciando questo mondo con ancora su il cellophane, il picco, per quanto riguarda l'aspettativa di vita, è già stato raggiunto. Mettetevelo bene in testa: tutto quello che potete guadagnarvi di extra è solo affare vostro, a costo però di rinunce e con la speranza di aver avuto una discreta dose di fortuna genetica.
Allora, ipotizzando che sia rimasto qualcuno che non sia scappato scandalizzato dal fatto che sostengo il concetto che continuando a vivere ci si stia avvicinando alla morte e non si stiano invece guadagnando anni di vita, chiediamoci perché il sistema pensionistico sta diventando insostenibile? Cioè, se la durata media della vita è un dato grosso modo prevedibile, perché tutti si stracciano le vesti, manco questo fosse un cavallo imbizzarrito che non si può proprio sapere dove andrà a scalciare?
La risposta è semplice: non è l'aumento di aspettativa di vita media ad essere diventato un parametro fuori controllo, ma il sistema economico in sé, che si è sempre più strutturato in modo da non poter sostenere a lungo i soggetti improduttivi.
Faccio solo un esempio fra i tanti possibili, giusto per fare capire cosa intendo: se ricordate, almeno chi c'era, una volta le merci costavano più care, vero, però quel sovraprezzo garantiva una durata assai maggiore delle stesse. Solo per esempio, io sono un amatore della tecnologia anni 80 e possiedo impianti hi-fi e altri apparati dell'epoca che funzionano ancora benissimo con una manutenzione minima.
Una durabilità, quella di allora, perfettamente in grado di sostenere la vita e soprattutto il reddito di un pensionato, che, a meno di casi eccezionali, non può certo permettersi la sostituzione di televisione, frigorifero, lavatrice, stereo, eccetera ogni cinque o sei anni.
Prima le cose costavano di più ma duravano tanto, adesso costano meno, anche di molto, ma si rompono subito, oppure hanno bisogno di una manutenzione continua. Un sistema, questo, che può andare benissimo per un utente produttivo, ma assolutamente penalizzante per tutti gli individui che si ritrovano fuori dal giro.
Ed ecco spiegato allora uno dei motivi per cui oggi dentro quel giro cercano di tenervici il più a lungo possibile. Non l'unico, certo, ma secondo me uno dei più emblematici per spiegare in maniera semplice il cambio di paradigma.
Quindi i problemi di cui soffre il sistema pensionistico, sono tutte "fregnacce"?
No, certo che no, i problemi sono reali e urgenti, a partire dalla crisi demografica che stiamo vivendo(comunque mitigata dall'aumento di produttività). Poi, a ogni modo ormai siamo dentro questo stato di cose e, finché vi restiamo, una pezza bisogna pur metterla. Quello che è importante capire però, è che la prospettiva con cui si guardano le cose, non solo fa sorgere nuovi problemi, come abbiamo visto, ma determina la scelta delle soluzioni ai problemi stessi. E come ho cercato di fare capire, il punto di vista che oggi ci viene offerto, non è affatto neutro. Quando ci viene detto, per esempio, che per rendere il sistema più solido bisogna alzare l'età pensionabile, e affidarsi, almeno in parte al sistema pensionistico privato. Non ci stanno offrendo delle semplici soluzioni da ragioneria, perché quelle soluzioni comportano, che gli individui siano costretti a restare nel processo produttivo per più tempo, e che il sistema pensionistico venga ancora di più integrato dentro l'attuale modello economico e le sue logiche finanziarie. E queste sono scelte anche politiche, scelte su cui, per carità, si può anche discutere. A patto però che vengano presentate per ciò che realmente sono e non come fossero un destino.
sabato 22 agosto 2026
Aggressione
Ricordo che quando ero ragazzo, quindici, sedici anni al massimo. Un pomeriggio qualunque, me ne uscii di casa vestendomi tutto agghindato: pantaloni neri, una polo dello stesso colore, cintura alla moda e una giacca verde marcio, le scarpe non ricordo. Probabilmente l'effetto che ispirava un abbigliamento del genere su un ragazzino della mia età era, in verità, ridicolo. Ma allora, in piena crisi ormonale, le si provava tutte per farsi notare dalle ragazze, anche se gli effetti non erano quelli sperati...
Ricordo che quel giorno in paese c'era un vagabondo. Quel pezzo di merda, vedendomi vestito così tutto tirato, cominciò ad insultarmi, scambiandomi probabilmente per il figlio fighetto di chissà quale borghese. Rotto dove non batte il sole, mio padre faceva il muratore! Datemi pure del codardo, ma mi spaventai, non solo di dover venire alle mani con sto tizio: a sedici anni qualche scazzottata magari uno l'aveva già fatta, ma all'epoca non c'erano tanti vagabondi rissosi in giro per le strade. Ma soprattutto, ciò che mi fece paura era il dover fare i conti con me stesso: era il periodo in cui mi avvicinai al comunismo, e dentro di me facevo una fatica boia ad ammettere che una persona emarginata potesse essere anche uno stronzo di merda.
Sì, perché adesso possiamo dirlo tranquillamente, il tizio in questione era un pezzo di merda; intanto perché tu, adulto, non te la prendi con uno sbarbato. Secondariamente, perché, disparità di esperienze o meno, se hai quel minimo di dignità, quel poco che basta a differenziarti da un animale, non cerchi di metter sotto uno che neanche conosci perché la fantasia ti ha detto di fare così.
Mi capitasse oggi una scena simile, se il senso di compatimento non dovesse prevalere, probabilmente sistemerei la faccenda con una chiave inglese. Però per il giovane socialista di allora fu una bella batosta, il fatto è che le ideologie, spesso, più che delle lenti per interpretare il mondo, sono dei veri e propri paraocchi, che non dividono solo la realtà in bianco e nero, ma spesso decidono cosa dobbiamo vedere e cosa no. Parlando di esseri umani, sono come delle coperte, sotto cui nascondiamo, facendone un unico mucchio, le persone in carne ed ossa.
Sì, perché il problema di allora non era il tizio in quanto tale, ma il fatto che con la sua pagliacciata aveva messo in discussione tutta la mia scala di valori adolescenziali.
Ero giovane, naturalmente ho resistito e diventai comunista lo stesso. Anzi, siccome un po' stronzo lo ero di già, catalogai quell'episodio tra le cose che mi facevano approvare il perché il compagno Stalin dovette operare certe volte in determinate maniere: servivano appunto per sistemare gente di quel genere.
Illusa gioventù! Dovevo ancora maturare, dovevo convertirmi, per capire che le persone hanno dignità singolarmente, proprio in quanto esseri umani, non per la classe o altro a cui appartengono. Ero lontano dal capire che i pezzi di merda si trovano in eguali proporzioni in ogni strato sociale. Ma soprattutto dovevo capire che se uno ti guarda storto, affossando la tua autostima, magari puoi tirargli un pugno in faccia, ma non puoi certo pretendere che finisca in un gulag! Sarà poco, ma personalmente, mi pare già un bel progresso.
PS
Quella giacca non l'ho più messa. Era pacchiana.
PPS
Sì, ricordo tutto, sono un tipo astioso.