IL BROGLIACCIO
Il blog che non legge nemmeno la Cia!
lunedì 17 agosto 2026
Il falò delle vanità
domenica 16 agosto 2026
Progresso
lunedì 3 agosto 2026
Gita a Pavia
mercoledì 29 luglio 2026
No, no e ancora no; un Paese in guerra col futuro
domenica 19 luglio 2026
Gioielliere di Cuneo III post finale
venerdì 17 luglio 2026
Gioielliere di Cuneo parte II
giovedì 16 luglio 2026
Gioielliere di Cuneo
Così, alla fine, la vicenda del settantunenne gioielliere cuneese si è conclusa nel modo più prevedibile possibile, ovvero con la sua condanna al carcere e il conseguente risarcimento milionario ai parenti delle "vittime". Tecnicamente nulla di sbagliato, per carità. Non si può negare che ha rincorso e ammazzato due persone mentre scappavano, mica robetta.
Vedete, per un periodo ho avuto la passione per gli orologi vintage, non roba costosa, magari! Solo orologi vecchi, quelli da mercatino delle pulci per capirci. Ciò mi ha fatto entrare in confidenza con una coppia di anziani gioiellieri-orologiai, ormai defunti entrambi, del paese dove risiedevo prima, Busseto per essere precisi. E questi signori, si dà il caso, anni prima hanno subìto una rapina e, quando siamo entrati appunto in confidenza, tra le altre cose mi hanno raccontato anche tale esperienza.
Chiariamolo subito, non è roba da film. Intanto l'azione è terribilmente lenta, quei minuti non passano mai, l'adrenalina non accelera, rallenta. Poi i rapinatori non sono gentiluomini, ma menano, e menano forte. Menano ancora di più se hanno il sospetto che stai nascondendo i gioielli più preziosi, spoiler: lo sospettano sempre. Nel menare, l'adrenalina scatta anche in loro, e questo ne aumenta il sadismo, tu piangi terrorizzato e loro menano più forte.
Se poi dovesse capitare la sfortuna che il bottino sia sotto le aspettative, questi qua non è che vengano colti da un po' di empatia e magari dicano: «Stiamo rapinando un disgraziato come noi», tanto più che è una gioielleria di paese, mica Montenapoleone, ma si incazzano ancora di più e menano più forte, Intanto oltre a non saper se ne uscirai vivo, assisti impotente allo stesso trattamento rivolto a chi vuoi bene.
Anche in virtù di questa esperienza, il fatto, secondo la mia modesta opinione, è che la giustizia non può essere solo tecnica. In questo caso, ad esempio, quantomeno bisognava tenere un po' più in conto che Roggero non è andato a cercare rogne, ma sono le rogne che sono andate a cercare l'uomo.
C'è poi il fatto che il tizio in questione fosse alla sua quarta rapina, come vittima, intendo, dovrebbe significare qualcosa, non credete? Perché magari, dopo esperienze del genere, per giunta ripetute, nonostante quello che dice gente che invece considera un trauma tremendo l'essere chiamato con un pronome sbagliato, mi pare tutto sommato comprensibile che, arrivati a un certo limite, possa partire lo schizzo.
Ma poi mi ricordo che siamo in Italia e allora, proprio per il fatto che il Roggero si sia ritrovato così spesso in situazioni del genere e non abbia imparato nulla, se devo essere sincero, mi fa pensare che in fin dei conti gli stia bene, che si è meritato la pena che gli è stata inflitta.
Lo dico perché penso che, se uno è minimamente sveglio, dopo quattro rapine poteva anche arrivare a capire che forse l'apparato repressivo in Italia non serve a proteggere il cittadino, ma a ricordargli invece che esso è un suddito: perciò, in quanto tale, egli deve solo ubbidire e non rompere il cazzo. Ormai i casi sono centinaia, anzi, che dico, sono migliaia, troppi, per non comprendere che questo sistema conta sul fatto che il bravo residente ha troppo da perdere per ribellarsi. La morale che deve passare da questa storia, come altre simili, in fin dei conti è una e una sola: e cioè che, a Roggero, così come a chiunque altro al suo posto, sarebbe convenuto tacere e subire passivamente il torto, perché in tal modo avrebbe perso di meno.
Io non so come mi sarei comportato al posto di Roggero in una situazione simile. A essere completamente sincero, penso ancora che non sarebbe stato giusto che se la cavasse con un'assoluzione piena dopo due omicidi a "sangue tiepido"; considerata anche l'età, un affidamento ai servizi sociali o qualcosa del genere sarebbe stato opportuno e giusto. Ma so per certo che, la condanna che gli è stata inflitta è una condanna educativa verso i molti che per un motivo o per l'altro "si fanno idee strane".
Perciò dico che personalmente se mi fossi trovato al suo posto dopo una vicenda del genere, non avrei perso tempo con la giustizia e i tribunali. Avrei cercato di disfarmi di tutto e presa la mia famiglia, me ne sarei andato lontano dall'Italia. È così che funziona il sistema ormai, e non si può più riformare, c'è solo da augurarsi che crolli su se stesso.
lunedì 13 luglio 2026
Pestaggi
Sta facendo scalpore in queste ore un video di un tesserato di futuro nazionale, che dopo aver invitato a liberare la strada che stava bloccando, avendo invece ricevuto insulti, malmena una persona di nazionalità straniera in evidente stato di confusione mentale.
Sì vabbè, non bisogna essere particolarmente intelligenti per capire che tutta l'operazione è un'evidente montatura mediatica, utile a suggerire a chi legge che per qualche non meglio specificata proprietà transitiva, se un tesserato del partito di Vannacci è così, lo sono anche tutti gli altri.
Infatti preferisco non commentare la vicenda in sé. Basta rivedere la scena per avvertirne tutto lo squallore. Quello che mi fa specie invece, sono certi commenti dei progressisti che si dichiarano e sono sinceramente scioccati dalla violenza di quanto accaduto. Il fatto è che questi sono spesso le stesse persone che sostengono che bisogna riarmarsi e "riscoprire le doti guerriere della nostra civiltà". Mi perdonerete se non sono riuscito a trovare di meglio che la citazione di certo Scurati, quale esempio esplicativo di tale linea di pensiero. Poi però, gli stessi, rimangono sconvolti nel vedere la violenza rientrare nel quotidiano. Ma cosa pensano? Che per difendersi dalle “autocrazie” basti organizzare un Pride sui campi di battaglia? Magari tracciando preventivamente un segno sui confini con gessetti rigorosamente colorati?
Se davvero si vuole riportare una cultura militare di massa in Europa, dovremmo tutti ricordarci che la guerra non è fatta da eroi tipo Hollywood: queste sono appunto eccezioni, ed è per tale motivo che li ricordiamo, eclissandone per giunta i molti lati oscuri. La guerra, il militarismo, quello serio, si nutrono di persone dure, violente e moralmente riprovevoli, perché sono proprio individui di questo tipo che hanno i requisiti necessari per affrontare la brutalità del combattimento. È gente così che alimenta le trincee.
Il difensore della democrazia, il soldato gentiluomo, l'eroe omerico. Sono solo delle idealizzazioni romantiche e false: in realtà Achille era uno stupratore, Agamennone un figlicida, Alessandro un ubriacone sporco del sangue dell'amico, Napoleone un macellaio, e tutti gli altri delle canaglie anche peggiori di quelli che ho nominato. la cavalleria quella vera, quella che ha plasmato l'Europa, fu un privilegio di pochi e per poco tempo. Per giunta non di rado nella vita dello stesso cavaliere fu un ideale appena intravisto, piuttosto che uno stato pienamente raggiunto. le Giovanna d'Arco, i Luigi IX, furono casi davvero eccezionali, e comunque a loro fianco combattevano i Gilles de Rais.
se davvero sperate che l'Europa faccia ancora propria la cultura della guerra, non fatevi illusioni è questo il mondo che vi aspetta.
