domenica 28 marzo 2021

Russia e Cina

In questo periodo con le crescenti tensioni internazionali, viene da chiedersi se le cose potessero andare diversamente. Se per dire, gli Stati Uniti ed i suoi vassalli con l'ecclissarsi dell'impero sovietico, non si fossero fatti abbagliare dalle elucubrazioni di fukuyama e i suoi deliri sulla fine della storia, ed invece di adottare una politica di forza bruta, avessero continuato con il cosidetto: "soft power", ascoltando e rispettando le legittime esigenze e gli interessi delle altre nazioni, saremmo arrivati a questo punto? 


In particolare mi riferisco alla situazione cinese, nazione trattata fino ad ieri come una Potenza minore,  degna di poca considerazione e buona solo a fornire manodopera a buon mercato. Vista, com'era vista, incapace di esprimera una classe dirigente in grado di fare a meno della supervisione occidentale. Smantellatela adesso "la Fabbrica del mondo", se vi riesce.


E alla Russia del periodo  Él’cin, desiderosa di integrarsi con l'occidente e trattata invece come nazione sconfitta. Umiliata e lasciata in balia al più feroce e predatorio capitalismo, sia  interno che soprattutto esterno. Chissà se un trattamento più rispettoso della storia e cultura di un popolo, adesso ci avrebbe risparmiato di tutti i problemi e timori dell'era Putin 

giovedì 25 marzo 2021

Resistenza di ieri e di domani

Finita la seconda guerra mondiale, l'Italia in ambito internazionale come facilmente si può intuire, era vista con il fumo negli occhi, se De Gasperi insieme ad altri brillanti diplomatici (quali ad esempio Renato Prunas ), riuscì a farla reinserire in certi circuiti ed a  renderla in grado di acquistare una certa considerazione, al netto  della facile retorica ed una certa mitizzazione,  lo si deve in gran parte alla lotta e sacrificio del movimento partigiano, che contribuì  in maniera preponderante alla lotta di liberazione, riuscendo con i suoi sforzi a sostenere davanti agli occhi del mondo vincitore,  l'immagine di un Italia in ginocchio ma ancora indomita, che grazie anche  alle sue forze riuscì ad affrancarsi dal dominio nazifascista e non come una nazione che aspetto inerme la vittoria delle forze alleate per sapere del suo destino. 

Tutto ciò fu possibile grazie ad una debolezza intrinseca a tutti i regimi passati, cioè al bisogno per alimentare le proprie ambizioni, di cittadini nel senso pieno del termine,  quindi di uomini in armi pronti a difendere ed attaccare, se necessario o richiesto. Cosa che per essere vera oggi come ieri, ha come prerequisito una certa dose di addestramento.

Adesso mi chiedo in un mondo sempre più meccanizato, dove la popolazione non è più indispensabile  per difendere la nazione, ed è anzi, vista quasi con fastidio ( e la sovrappopolazione e solo un aspetto del problema), specialmente se capace di imbracciare le armi, al punto che l'obbligo di leva e stato abolito. Ecco in questo contesto mi chiedo; in che modo in un ipotetico futuro, nel eventualità del insediarsi di un regime tirannico, potrebbe nascere un movimento di resistenza, visto che la popolazione è  inerme e sprovvista non solo delle capacità pratiche,  ma perfino delle conoscenze teoriche in ambito di guerriglia?. 

domenica 7 marzo 2021

Mafia,scrittori e deviazioni culturali

Tempo fa, il noto Blogger Uriel Fanelli parlando di mafia, e del perché essa prospera nelle culture meridionali, scrisse una frase in cui accennava alla lettura del romanzo "i beati Paoli" che mi colpì molto; in questo momento non ricordo le testuali parole, ma il senso della frase faceva ben  comprendere che, la lettura dei beati Paoli gli era bastata, per capire sulla mafia tutto ciò che c'è da capire. 

Da siciliano, dicevo, mi colpì molto che un romagnolo avesse compreso così bene  questo aspetto della cultura meridionale, da essere riuscito ad esplicitare il tutto con una semplice frase allusiva; uno Sciascia che apprezzo, o un Saviano, che invece  disistimo, ad esempio, sono lontanissimi, nei loro scritti ( almeno nei molti che ho letto) dal far intendere di aver capito così bene, il perché della mafia, o almeno questa è l'impressione che lasciano al lettore più smaliziato su certi temi. Questo nonostante anche le loro opere siano pregne del tipo di legittimità che la mafia gode  nella società in cui prospera,  il sentire mafioso, a cui alludevo prima. 

Naturalmente i beati Paoli non sono un unicum e come già accennato  ed in parte vedremo, un po' tutta la letteratura meridionale e partecipe di questa legittimità implicita. Però in un certo qual modo ne sono l'emblema: per qualità e temi sono il romanzo di fondazione della sicilianità e contemporaneamente un manifesto del perché in questa forma mentis trova tolleranza e spazio il fenomeno mafioso; in un certo modo se la cultura che ha generato i beati Paoli, non avesse una certa  disposizione alla mafia il libro non sarebbe nato, o sarebbe diverso, i beati Paoli sono il frutto nobile dello stesso albero.

spesso si è detto che la mafia sia simile ad un cancro; il paragone e a mio avviso abbastanza azzeccato, però occorre tener conto che sia il cancro che la mafia, fanno parte di una sovracategoria che possiamo chiamare: sistemi parassitari, cioè entrambi sono organismi, sociali o biologici  poco conta, che per sopravvivere e prosperare hanno bisogno di sfruttare un organismo terzo. Perciò prima di procedere e bene aver chiaro; che la mafia  non intende sostituirsi alle istituzioni ufficiali.

Detto questo, cercherò di spiegare quali sono le cause che permettono al parassita di attaccarsi al ospite per sfruttarlo: se nelle bestiole propriamente dette, i fattori di rischio sono la frequentazione di luoghi malsani ed in generale la scarsa igiene, così come  nel cancro a favorirne la nascita e lo sviluppo, sono per lo più, stili di vita eccessivi ed/o  esposizioni a sostanze pericolose, per il nascere e prosperare dei sistemi malavitosi; quale causa scatenante si è di volta in volta parlato del sistema omertoso, come della povertà endemica, così come della corruzione e malcostume dello stato. In realtà queste sono semplicemente le condizioni che il parassita una volta impiantato si impegna a rendere vigenti, allo stesso modo in cui un cancro  una volta sviluppato provvede a creare una sufficiente rete arteriosa attua a nutrirlo. La causa reale del nascere e proliferare del  fenomeno mafioso a mia opinione si può osservare: quando  si fa largo ed acquista legittimità, tra la popolazione la convinzione che in determinate circostanze occorra una giustizia, più in alto e piú esemplare della giustizia stessa.


Per cercare di rendere chiaro cosa intendo con questa  affermazione e mostrare in che modo  la mafia trova posto e gode di una certa approvazione dentro la cultura meridionale, mi rifarò ora ad un'autore popolare e conosciuto come Andrea Camilleri:

C'è un romanzo dal titolo "il casellante", dove la moglie del protagonista viene abusata da un malvivente, il marito, per svariati motivi, invece che rivolgersi alle autorità, col implicito beneplacito del autore, preferisce rivolgersi all'aiuto di un terzo, per farsi giustizia da solo, ritenendo che lo stato non sia capace o sufficiente, a soddisfare il senso di giustizia di cui soffre la carenza. In camilleri questo senso di inadeguatezza in determinate circostanze, da parte dello stato, lo si può riscontrare  in tantissime altre opere, perfino nel suo personaggio più famoso: il commissario Montalbano, che nonostante sia un Funzionario di polizia, non esiterà a farsi giustizia da sé, quando riterrà che l'eventuale pena inflitta dallo stato  sia dubbia, o perlomeno non sufficiente. 

Possiamo ritrovare questa convinzione mentale, in molti autori meridionali; in Tomasi di Lampedusa, così come in Sciascia appunto; dove il senso di inadeguatezza che l'autore nutre per lo stato, viene mascherato dall'inefficienza che Sciascia gli addossa,  ma è implicito che anche se lo stato riuscisse a punire i malvagi, la punizione sarebbe inadeguata alle malefatte di questi ultimi, o comunque chi si oppone ad essi lo fa per interessi propri, più che per un vero senso di giustizia; i cosiddetti "professionisti dell'antimafia", ed allora tanto vale pensarci da soli ( né con lo stato né con le br, ricordate?). 


Questa impressione di non voler o di non esser in grado di fare abbastanza, che la giustizia legittima suscita, non deve essere reale,  per permettere la nascita di società di tipo mafioso, ma è quello che la popolazione deve sentire culturalmente.

Infatti Spostandoci oltre atlantico, lo stesso discorso, può essere fatto per un paese non certo inefficiente ( o per lo meno non a livello di inefficienza di cui si accusa lo stato italiano); gli Stati Uniti d'America, dove nonostante il sistema giudiziario contempli pene anche feroci, possiamo trovare, tra la popolazione italomericana cioè tra gli appartenenti a una sottocultura che già all'origine Nutriva forti pregiudizi sul efficienza dello stato nel sistemare determinate facende, il nascere e svilupparsi di cosa nostra; la più potente e ricca forma di crimine organizzato che la storia conosce.  Come controparte letteraria,  sono presenti romanzi come il padrino,  scritto appunto da un italomericano, dove la narrazione e ricca di personaggi vittimizzate, che non riuscendo ad ottenere, da parte dello stato, una giustizia equa al torto subito, si rivolgono a Don Vito. 


Detto questo mi sembra abbastanza ragionevole poter affermare che; tutte le volte che un cospicuo numero di persone, riterrà  che lo stato legittimo in un particolare caso: per concussione,  troppa indulgenza o impotenza, non sia il soggetto più adatto a fare giustizia, e per ciò saranno disposte ad accettare,  che in quel caso particolare sia meglio ricorrere ad una  giustizia privata, stiamo assistendo  alla formazione embrionale di un fenomeno di tipo mafioso, tutto il resto si genererà di conseguenza, a seconda che le condizioni lo rendano opportuno. 




venerdì 5 marzo 2021

a m'arcord delle piccole cose

 

  

  

Stavo dando una sistemata alla mia biblioteca, così mi è finito tra le mani un libro che avevo acquistato presso una libreria di Rimini durante una vacanza. Per i più puntigliosi;  "una vita così" di Walter Bonatti.  

  

Avevo letto la vecchia edizione in versione digitale e trovando questa ristampa riveduta è aggiornata, ad un buon prezzo, mi è parso che farlo mio fisicamente e rileggerlo, sarebbe stato un ottimo modo per passare il monotono e assolato meriggio  riminese, intanto che mogli e figli si godevano la spiaggia e il mare.  

  

Prendendolo tra le mani mi ricordai di non essere riuscito a finire di leggerlo, ed a sfogliarlo, trovai il segno lasciato prima di riporlo, quell'ultimo pomeriggio di lettura vacanziera.  

 

Quel segno, è un ricordo reale di un tempo tranquillo, piccolo e personale, un tempo dedicato al silenzio ed all'ozio. 

  

In questi tempi di covid, più che i grandi viaggi, mi manca Rimini.  Perché Rimini è il simbolo delle piccole cose, Rimini e il quotidiano;  La villeggiatura tranquilla, fatta di mare e piadine, intervallate da giri per la città e dintorni con i suoi resti antichi ed affascinanti, sepolti come a Pompei ma non dalle ceneri di un vulcano,  bensì dal turismo borghese e modaiolo, fatto di gente che va un po' di fretta. Luoghi Ricoperti dalle luci e dai suoni, dalla puzza di fritto che si mischia agli odori delle creme antisole.  

 

Rimini in questa geografia ideale rappresenta forse un approdo, dove si torna quando non si sa dove andare. 

 

In periodi come questi, dove appunto il Quotidiano ci è precluso  e  ci assale la malinconia per le piccole cose di prima, la mente galoppa e viaggia  per assonanza, ad un altro quotidiano;  quello della fanciullezza,  precluso anch'esso, ma stavolta dallo scorrere del tempo. In quel periodo, forse per le dimensioni nostre, le avventure apparivano grandiose, le scorribande in campagna che si trasformava in selva,  con lucertole assunte al ruolo di caimani e le bisce a quello di cobra o al più esotico mamba nero, scoperto da poco su un enciclopedia.  

 

Così finisce che  la malinconia per le cose di ieri si somma a quella per tempi ancora più remoti, ed aiutate dal  vacillare della memoria, nei ricordi si confondono e si mischiano; una carrettiera siciliana, dove un poco più in là spostato, un contadino sonnecchiante nella "sua robba",  ci offre vino e frutta mentre  intrattiene, con discorsi sul tempo, sulla politica e sui santi,  con un sentiero polveroso in val marecchia nascosto tra i filari di Sangiovese, che porta ad un eremo  che si erge su uno sperone sassoso. Dove chi lo occupa e impegnato nel silenzio. 

  

Son le piccole cose, le sensazioni semplici a far preziosa l'esistenza, e mi sembra che, Rimini in questo senso per me diventa   l'archetipo di quei momenti in cui si è stati felici,  senza particolare motivo se non il fatto di esistere.



I momenti alla Bonatti( per restare in tema) quando ci capitano sono come il sale che insaporiscono  la pietanza.   l'eccezione, l'evento irripetibile, è per l'appunto irripetibile, nel momento stesso in cui lo affrontiamo, sappiamo già che è per quella volta e basta. È se per assurdo si tentasse nuovamente l'impresa,  o un'altra similare  distruggeremo la magia, ed allora si entra nella routine, nel già provato e  non sarebbe più la stessa cosa.  

  

No, solo a pochi, e forse millantatori  anch'essi e dato di avere malinconia dell'eccezionale. Per quel che mi riguarda personalmente, mi  manca il quotidiano. Gli uomini per inclinazione aspirano all'epopea, ma la loro dimensione e il racconto. E forse come dicevano i greci, la felicità consiste nel capire questa misura.

lunedì 1 marzo 2021

Romanzo è realta


Vorrei iniziare questo post con una favola:



"C'era una ragazza poverissima, che aveva ricevuto in dono tre ricotte, siccome era una ragazza arguta, penso bene di non mangiarle, ma di andare al mercato per venderle.  Nella sua testa  si disse; "le  scambiero con un pulcino. Quando il pulcino sarà grande mi farà delle uova che venderò, col ricavato, comprerò un coniglio, il coniglio mi farà i coniglietti che  vendendoli a sua volta, mi  frutteranno un bel gruzzolo che mi permetterà di acquistare una bella scrofa, che a sua volta farà i maialini con i quali potrò prendere una mucca, che farà i vitellini… così poi vendendo, uova, conigli, maiali e vitelli metterò da parte tanti soldi, che userò per farmi una casa e comprare bei vestiti. Cosí tutte le persone vedendomi passare vestita elegante, faranno un bell'inchino."  e mentre diceva l'ultima frase fece un bell'inchino, che purtroppo fece rotolare per terra le ricotte rovinandole tutte. Così la ragazza intraprendente resto con un palmo di naso.



Ho voluto riportare questa favola perché penso che se ben compresa riassume in modo splendido il contenuto di quello che voglio dire in questo post.

Infatti voglio parlare della differenza tra PROGETTARE qualcosa  e NARRARE qualcosa che vogliamo realizzare.



Vi è mai capitato di fare dei progetti  dettagliati fin nei minimi particolari, per poi passare al momento di realizzarli e vedere che tutto va a rotoli? Immagino di si, questo succede perché in genere gli esseri umani si sentono come i protagonisti di un film, cioè concentrano tutta l'attenzione su di sé.  Ed in questo  film appiccicano agli altri attori  particine secondarie e poco caratterizzate, con  gli stessi modi di vedere e le stesse aspirazioni che loro hanno.


Nell'escogitare come mettere  in atto le proprie fantasie, tutti sono concentrati a pensare fin nei minimi dettagli come dovranno muoversi, cosa fare per prima, con chi parlare ecc. Sono appunto come attori su un palcoscenico, dove le luci sono puntate tutte su di loro, mentre il resto della  scena fa solo da sfondo. 



Ma nella realtà lo sfondo non è un elemento fisso, messo lì ad abbellire il nostro spettacolo, nella realtà lo sfondo è il resto del mondo, pieno di altre persone che a loro volta si credono i primi attori e non comparse di un film, e da primi attori recitano la loro parte. Senza parlare poi  degli eventi casuali che possono col loro apparire, rovinare i nostri piani.


Progettare vuol dire immaginare in maniera realistica  il mondo, è chiedersi  come potersi inserire in questa immagine. Narrare vuol dire immaginare qualcosa e sognare di come il mondo si adatterà ad essa.


Un classico esempio di narrativa è quella pletora di gente che ha studiato per diventare insegnante, di solito in una materia di stampo umanistica, "per realizzare i propri sogni" e poi sta a piangersi addosso, perché: nonostante la brillante carriera scolastica, in un paese con una percentuale estremamente esigua di nuovi nati e di conseguenza  pochi giovani in età scolastica,  invece che fare l'insegnante, lavora in un call center.



Provate a ripensare, quando un vostro progetto non si è realizzato, se avete fantasticato su come vi sarebbe piaciuto che si realizzasse, o se al contrario avete riflettuto su come il resto del mondo avrebbe accolto la vostra idea, ed ancora nel caso foste sicuri che l'idea fosse buona e vincente, se vi siete impegnati nel farla capire ed accettare. Spesso proprio come gli spettatori di un film che hanno lo stesso punto di vista  e le stesse conoscenze del protagonista, noi pensiamo che il resto del mondo abbia compreso quello che stiamo per intraprendere, così non impieghiamo abbastanza tempo per farlo capire realmente.  Bisogna ricordarsi che la meta  è chiara solo dentro la nostra testa  e lì nessuno può guardare, immaginare di raggiungerla con un bel lieto fine è magari un romanzo interessante, ma non è la realtà. 



Nella realtà il lieto fine è un privilegio per pochi. Specie se tentiamo di appiccicargli il lieto fine dei nostri sogni. 




domenica 28 febbraio 2021

Crisi dei negozi, internet e negozi del domani

Negli anni novanta andavano di moda gli scooter di cilindrata cinquanta; io ero innamorato del Malaguti Firefox f15 (alla fine però presi l'nrg della piaggio che spaccava di brutto).  Ricordo che a quel tempo, passavo giorni interi dentro il concessionario a parlare di motori, marmitte ecc. Il concessionario a sua volta era un appassionato di moto e mi intratteneva volentieri, a volte spiegandomi nozioni tecniche e dandomi consigli sul mezzo che stavo per acquistare, altre volte parlando degli ottocento chilometri percorsi nella galoppata domenicale, o di come i giapponesi della Honda stavano per tirare fuori una linea...,  che avrebbe spaccato il culo a tutti. Ricordo anche un altro episodio all'incirca sempre in quegli anni, quando con mio papà decidemmo di acquistare una videocamera. Passammo un pomeriggio nel negozio di elettrodomestici a  confrontare marche e modelli assieme al venditore, e quando uscimmo, insieme alla nostra nuova fiammante telecamera, portammo con noi un discreto bagaglio di conoscenze su come fare;   primi piani, messe a fuoco, esposizione ecc.  



Ascoltavo ieri alla radio, che causa covid il 15% dei negozi di tipo tradizionale probabilmente non riaprirà. È brutto dirlo, ma in sincerità la mia reazione è stata;  " così pochi?" Intanto che io pensavo ciò, l'opinionista di turno, chiamato a commentare la notizia se la prendeva con i "giganti del web",  Amazon et simili, che grazie alla loro dimensione fanno prezzi bassi e Bla,Bla,bla. Ricordo  una decina di anni fa, che il problema era più o meno lo stesso, i piccoli e buoni, falcidiati dai grossi e malvagi, ma il nemico allora  era  la grande distribuzione.  Come vedete il cattivo  è cambiato, ma non sono cambiate le vittime, cioè i negozi, anzi! Sì!, sono cambiati anche loro, ma in peggio. 


Quello che voglio dire, è che  benché sia vero, che sia la gdo, che i negozi online, hanno peculiarità nefaste, che lo stato non ha regolamentato come avrebbe dovuto, e ciò si è trasformato spesso in una sorta di concorrenza sleale per la piccola distribuzione,    quest'ultima però a sua volta  ha sempre preteso, che essendo loro zoppi, lo stato azzoppasse gli altri concorrenti. 


Riallacciandomi al discorso iniziale,  il concetto che intendevo far presente, con le storielle che ho ricordato e che fino a qualche decennio fa, il negoziante mediava tra i prodotti che vendeva ed il cliente, cioè usava la sua competenza nel settore, per aiutare il cliente nella scelta del prodotto più confacente ai suoi bisogni o per lo meno dava l'impressione di farlo. In realtà molti erano solo bravi e motivati  a vendere, ma rispetto ad oggi è già qualcosa.


Come di sicuro molti avranno notato, gran parte del piccolo commercio negli ultimi anni si è limitato a vivere di rendita, contando  sulla posizione fisica del proprio negozio, ed al massimo se disponibile la propria storia passata, o in alternativa un look modaiolo. Senza capire che in questo modo si ponevano in una situazione parassitaria dentro lo scenario economico.


Se volessimo infatti ridurre all'osso  l'economia potremmo dire che consiste "nel passaggio di un prodotto dalla persona "a" alla persona "b",  nel modo più veloce e vantaggioso per entrambi gli attori".  In passato per soddisfare questa condizione, si sono aggiunti svariati soggetti terzi, man mano che le condizioni diventavano più sofisticate, così mettiamo per portare la seta dalla Cina all'Europa servivano, mercanti, marinai, assicurazioni,  banche ecc.  la storia del progresso economico in ultima analisi si può ridurre al modo in cui siamo riusciti ad accorciare  il numero di questi passaggi, in un mondo che diventava all'opposto sempre più complesso.  Per farla breve; tutti gli intermediari che si inseriscono tra la domanda è l'offerta, se non sono utili, o  capaci a rendersi tali, per soddisfare la definizione data prima, possono essere certi, che da qualche parte c'è qualcuno che sta pensando ad un modo su come eliminarli dal circuito per risparmiare costi inutili. 



Questo per farla ancora più semplice, vuol dire,  per un acquirente che comprare in un negozio dove il negoziante:


  • conosce poco il prodotto che vende


  • Non garantisce che il prodotto  sia di  qualità o comunque che rientri entro certi parametri richiesti dal cliente 


  • non ha tempo e/o voglia di fare servizio post vendita


  • Assume impiegati impreparati e poco motivati 


Rispetto che  comprare in una gdo dove sussistono le stesse condizioni, ma il prodotto costa indubbiamente meno e sicuramente non conveniente.


 Cosí come  l'online che riesce ad abbassare ulteriormente i costi, lasciando invariate le stesse condizioni, quando non migliori, visto che riduce anche il fastidio dello spostamento (e non sto a parlare dell'eccezionale servizio post-vendita di Amazon) rispetto alla  grande distribuzione, stia soppiantando quest'ultima.


In altre parole:  i negozi fisici hanno man mano rinunciato, non aggiornandolo ed adeguandolo alle nuove situazioni,  il valore aggiunto, che la loro intermediazione rappresentava, grazie alla competenza nel settore di appartenenza  ed alla fiducia di cui godevano sia col  produttore,  che con  l'acquirente.  Hanno puntato invece  tutto, sul fatto di essere indispensabili come collegamento necessario tra le due parti.  Una volta che la tecnologia ha reso il loro ruolo superfluo, si lamentano che stanno morendo come mosche.



La domanda adesso è: "Qualcuno sopravviverà?" La mia risposta è: "Sì, stiamo vivendo ad un cambiamento di tipo darwiniano, i dinosauri sono destinati a sparire ma i sopravvissuti  cioè i più pronti a capire le nuove esigenze, e capaci ad adattarsi ad esse, alla fine riempiranno tutta la scena."



La cosa importante sarà capire quali caratteristiche avranno i vincitori. Io vorrei proporre un modello:


  • Il focus del commercio moderno si sta spostando sempre più,  dal prodotto al servizio 

 

  • L'online  sarà indispensabile sia nella fase di vendita che in quella post-vendita, ciò vuol dire che internet non deve essere visto come una vetrina del proprio negozio e nemmeno come un'estensione dello stesso. Internet e il modo in cui cliente è venditore si incontreranno e resteranno in contatto costante. 


  • Uscire di casa perché "serve" comprare qualcosa presto sarà un concetto obsoleto il nuovo paradigma sarà:  "ho voglia di divertirmi esco di casa e vado per negozi".


  • Il concetto di negozio di passaggio, man mano che il lavoro in mobilità prende piede è destinato a diventare marginale.

 

  • Vendere prodotti altrui almeno che non si tratti di prodotti con una ripida curva di apprendimento, sarà sempre meno conveniente, visto che ormai le stesse industrie possono vendere i loro prodotti, i nuovi negozianti dovranno offrire prodotti propri, o comunque un alto grado di personalizzazione alla merce venduta.


  • Ripeto è una scelta sbagliata, Puntare sul prezzo in un mondo dove le industrie stesse possono vendere quello che producono, o comunque la concorrenza movimenta un numero di pezzi sproporzionato,  sarà assolutamente necessario trovare qualcosa che dia quel valore aggiunto, che faccia preferire al cliente comprare lì piuttosto che rivolgersi altrove.



Provate a cercare tra i negozi che conoscete quelli che maggiormente soddisfano le caratteristiche elencate, ed avrete una lista abbastanza affidabile di esercizi che possono ancora sperare in un domani.



venerdì 26 febbraio 2021

i pensatori critici

Spesso si sente parlare, di come il mondo dell'istruzione abbia rinunciato alla missione di contribuire alla formazione di capacità di un pensiero critico negli studenti, e si limiti a riempire la testa di un sapere nozionistico. La cosa è senza dubbio vera, ma credo che in questa analisi si eviti di citare i nuovi media (tabloid, radio, internet e televisione), come corresponsabili dolosi del problema. 


Ho usato il termine doloso perché sono dell'opinione che il sistema scolastico, fa ciò per carenza di insegnanti validi, così come per ignoranza dei genitori che vedono la scuola come un posteggio per i

figli,  cioè in sintesi per incompetenza.  Invece è cosa risaputa e banale  che i media, cioè il potere, usano questa lacuna culturale scientemente per tentare di manipolare l'opinione pubblica.



Il principale modo in cui si può limitare che qualcuno pensi é fornirgli pensieri già confezionati.  Il pensare infatti  è un'attività faticosa, forse la più faticosa del mondo moderno, perciò installare quello che è l'equivalente di un ascensore mentale per poter trarre le proprie conclusioni, è una soluzione troppo comoda, per non essere preferita.  Naturalmente, non sempre si può spiattellare direttamente cosa si debba pensare su un piatto d'argento, specialmente per le idee più nuove e radicali che si vogliono proporre, in questo caso e piú conveniente  indirizzare le persone  dove si vuole a piccoli passi, come sembra suggerire la cosiddetta "finestra di overton", che spiega appunto come funziona l'opinione pubblica (e che ne dicano gli scettici, capire il funzionamento di qualcosa ci permette anche di intervenire a proposito). Ciò avviene  ad esempio, in base al modo in cui descriviamo un fatto; così un omicidio può diventare; un reagire all'ennesima angheria, o un brutale assassinio a sangue freddo,  dipendentemente  che vogliamo alleggerire o aggravare la posizione di qualcuno.  Un altro metodo è  il principio di autorità; lo scrivere o essere intervistato, già di suo producono un senso di suggestione in chi ascolta, il titolo di studio adatto ed altisonante fa il resto, basta trovare un professionista favorevole alla tesi su cui si vuole spingere ed il gioco è fatto, se lo dice il professore, voi poveri ignoranti cosa volete ribattere?


Senza voler entrare nel merito, esempio tipo di tutto ciò è l'egemonia culturale gramsciana, che ha permesso si, che in Italia alcune idee e principi chiaramente di sinistra, venissero accettate e fatte proprie dalla popolazione, a tal punto che nemmeno i partiti più spiccatamente di destra le osano mettere in dubbio, ma anzi le  adottano come base comune per un corretto vivere civile.  


Fin qui ho detto cose abbastanza banali e risapute, cose che in fondo, magari con meno conoscenze sulla psiche si è sempre cercato di fare. Il problema grosso a mio avviso si pone e si fa preoccupante,  con la pervasività delle nuove tecnologie. Infatti prima dell'era informatica era materialmente impossibile arrivare così costantemente, così velocemente

ed  in maniera quasi personale, agli individui. Invece oggigiorno grazie a strumenti come gli smartphone  è vero proprio il contrario,  nessuno può permettersi il lusso di restare;  "solo

col proprio cervello"  mettendosi  davanti alla necessità fisica di usarlo, se non per altro che questioni minori e personali. Ormai un popolo semi-disabituato a pensare, si ritrova sempre più bombardato da informazioni corredate di opinioni "comode" o consigli che hanno valore di

moda.



Un'idea se espressa in maniera  continua, logica ed affascinante, può essere interiorizzata a tal punto che in pochi dubiteranno che il concetto: "è un qualcosa a cui si è sempre creduto, e si da retta al  personaggio tal dei tali solo perché riesce ad esprimerla meglio, tutto qui",  senza contare che

una persona disabituata ad un pensiero critico, si informerà esclusivamente attraverso fonti che avvalorano le idee apprese ed interiorizzate,  il cosiddetto  cherry picking.


Questo modo di procedere può portare almeno tre conseguenze gravi:


La prima è la più semplice, Il fatto cioè che chi controlla l'informazione può controllare la pubblica opinione come mai prima d'ora.


La seconda conseguenza è che un impigrimento del cervello e la facilità di trovare soluzioni in rete può creare una generazione incapace di scegliere autonomamente, addirittura cosa

mangiare a cena o come vestirsi per uscire, delegando anche le più banali scelte al signor google, o chi per lui.


La terza conseguenza è che individui o gruppi di individui capaci di eccitare le persone possono indottrinarle  a proprio piacimento e già adesso anche di quest'ultima abbiamo alcuni esempi nei complottisti;  gente come i no-vax capaci di credere che uno stato spende milioni di euro per farli ammalare per poi… spendere altri milioni di euro per pagare le cure.


In ogni caso già adesso siamo invasi di milioni di persone istruite e ben convinte di avere un'opinione su ogni dato argomento, quando in realtà la loro testa è  un enorme magazzino strutturato, per ospitare idee altrui.

martedì 23 febbraio 2021

democrazie egocentriche

C'è una cosa che mi induce a credere che  la democrazia, nella forma  in cui la conosciamo, stia per giungere al termine. Questa cosa è il guardare i ragazzi di oggi e vederli sempre più intrisi di egocentrismo ed individualismo. Vi è mai capitato di entrare in un'attività ed avere l'impressione che chi vi sta di fronte ha l'aria di uno che vi sta facendo un favore, a perdere il suo tempo per vendere qualcosa a voi?  O al contrario trovarvi da un cliente, che si comporta, come chi crede che la vostra unica ragione di esistere, si esaurisce nel  aspettare i suoi comodi?  Queste banali forme di maleducazione, insieme a tanti altri piccoli segnali, sono a mia opinione, la manifestazione di qualcosa di più profondo.


Voglio un attimo fare un passo indietro, per spiegare meglio il mio ragionamento. Fino all'inizio del secolo scorso, la società era organizzata in maniera gerarchica. Ciò vuol dire che alle persone veniva attribuito un determinato valore in base al ruolo che occupavano nella comunità. Nel concreto significa che un contadino non valeva quanto un avvocato, che valeva meno di un cavaliere, che a sua volta valeva meno di un conte, e quest'ultimo veniva dopo un duca, ecc. In occidente questo modello iniziò a vacillare sotto la rivoluzione francese; che in fin dei conti si può affermare, tentò di portare sul piano materiale quei valori cristiani che fin ad allora valevano sostanzialmente in prevalenza per la dimensione spirituale, e fu per essere accantonato quasi del tutto  con la fine della seconda guerra mondiale, preferendo ad esso usare, appunto un sistema di organizzazione sociale più meritocratico, individuale ed egualitario. In breve; almeno come ideale, per l'uomo occidentale moderno, un avvocato ed il suo fruttivendolo hanno la stessa dignità di lavoro, la stessa dignità politica e la stessa dignità di espressione, le loro vite cioè, hanno lo stesso valore. Naturalmente entrambi i sistemi non sono così perfetti e rigidi, le eccezioni in questo senso  non mancano.  Però  in linea di massima possiamo affermare che; mentre il contadino del settecento riconosceva una certa superiorità, a livello materiale,  al dottore, e  non si sarebbe sognato di paragonare  il proprio reddito a quello dell'altro. Un contadino moderno, lo fa, eccome! Anzi, pretende pure  che entrambi i redditi,  sia il suo che quello del dottore, siano regolati in base a principi di mercato e di equità. 



Benché il secondo sistema sia indubbiamente più giusto per tutti, ed in fin dei conti a lungo andare più conveniente, in quanto assicura maggiore mobilità sociale e minori privilegi ereditari, deve fare i conti con un grosso difetto. Difetto  che consiste nel fatto che ognuno di noi in fondo, in fondo, è persuaso di saperla un po' più lunga degli altri. E nel valutarci globalmente, ci attribuiamo qualche punto in più, rispetto alla media. Questa pecca, nelle generazioni precedenti veniva mitigata dalle condizioni reali della maggioranza della popolazione, cioè: il fruttivendolo dentro se, aveva sì, il sospetto di essere migliore del macellaio e dell'avvocato messi assieme; purtroppo però quest'ultimo avendo avuto la fortuna di  aver studiato il "latinorum"  conosceva le leggi meglio di lui; perciò, onde evitare di essere gabbato da persone simili, gli conveniva sopportare il macellaio e riconoscergli gli stessi diritti che in fin dei conti tutelavano anche lui dai pesci più grossi.



Se consideriamo poi che il mondo in cui si viveva era intriso di Cristianesimo, che come accennato prima, benché sul piano materiale era perfettamente concorde con la gerarchizzazione della società, a livello spirituale, la sua dottrina riconosceva  tutti gli uomini come uguali. Oltre a ciò, era un mondo dove la povertà generalizzata, era sempre  pronta a ricordare ed a imprimere nella coscienza della gente, che si era tutti sulla stessa barca. Questo voleva dire per tornare al nostro fruttivendolo, che al macellaio ( sempre lui) in caso di difficoltà conveniva aiutarlo, perché domani non si sa cosa può succedere.



La società del benessere e sostanzialmente scristianizzata, ha invece eliminato tutto ciò.  


Questo ci porta al discorso iniziale. Le nuove generazioni istruite e (finora) assistite dallo stato sociale, da un lato  hanno sempre meno bisogno della famiglia in particolare, e della comunità in cui vivono in generale, visto che le funzioni che questi enti assolvevano sono stati relegati in gran parte allo stato, cosa che contribuisce a  rendere i giovani appunto, sempre più individualisti. Dall'altro i diritti e privilegi di cui  godono, alimentano l'egocentrismo che a sua volta li spinge a guardare le persone che li circondano in ottica esclusivamente utilitaristica, anteponendo sempre e a prescindere il loro  personale tornaconto a discapito di quello degli altri. Cioè sempre più frequentemente le nuove generazioni si considerano per privilegio di nascita, come fruitori di certi diritti,  che non sono disposti a riconoscere agli altri individui, in maniera altrettanto gratuita. Né tantomeno  sono propensi  a impegnarsi per far si che quei diritti vengano rispettati sugli altri.


Cosí facendo, però questa forma mentis ci riporta inevitabilmente ad una  società organizzata, ancora una volta in maniera piramidale. Purtroppo non credo che la punta sia così larga da ospitare tutti quelli che per intelligenza o per nascita, credono di meritare quella posizione.