Pubblicità su un social: l'applicazione mostrava una serie di vecchie foto che ritraevano vari giovani durante i concerti. Sotto le foto, didascalie scherzose tipo: «Vedi questo ragazzo con la cresta? È il signor Rossi e oggi fa l'assessore al comune tal dei tali. Quest'altra, ritratta col solo reggiseno, invece è l'Erminia, diventata severissima professoressa di un liceo». E così via di questo passo. Quello che mi ha colpito sono stati i molti commenti rabbiosi contro la pubblicità: «Come vi permettete di immaginare che quella sia diventata una brava nonna e quell'altro un tranquillo ingegnere? E se invece sono rimasti ciò che erano allora?».
Insomma, per una buona parte dei commentatori immaginare che quella gente potesse essere cresciuta e maturata era un vero problema, qualcosa di addirittura offensivo. Loro, ad esempio, non sono mai cambiati e non cambieranno mai!
Effettivamente, solo uno che, invece del cervello, lascia parlare i suoi ormoni da adolescente può esprimere pensieri del genere. Quindi, sì, loro non sono cambiati, o meglio maturati. Non pensate che la stia facendo grossa. Perché quello che ho descritto di per sé sarà anche un episodio banale, ma mi pare un buon indizio per intuire i motivi per cui siamo finiti in una crisi demografica, il Paese va male e l'economia non prospera: noi siamo una società che non vuole crescere, la maggioranza di noi è soddisfatta della posizione che occupa e non ambisce a progredire di più, ma che anzi vede il maturare come una perdita di coerenza, addirittura un tradire se stessi.
Adesso è importante evitare un equivoco: quei commenti non stavano difendendo il diritto di singoli individui a perseguire una scelta, i tizi delle foto erano perfetti sconosciuti e a nessuno dei commentatori importava veramente qualcosa delle loro scelte, stavano invece difendendo una mentalità. Poi, per evitare di aggiungere confusione alla confusione, è meglio chiarirlo subito: il mio non è un inno alla carriera, che considero un falso e deleterio mito, ma la semplice constatazione che il tempo scorre e che l'essere umano, volente o nolente, è destinato al cambiamento. Far finta di poter rimanere sempre uguali non è una guerra contro il mondo, ma contro la propria biologia.
Non sto affermando neanche che certe cose, crescendo, andrebbero messe da parte. Semplicemente, nella maggioranza dei casi, con l'aumentare delle possibilità e dell'esperienza, certe passioni giovanili dovrebbero ridimensionarsi di per sé, per lasciare posto ad altre dimensioni della vita che meritano di essere provate.
D'altronde, è sempre stato così: la gioventù, da che mondo è mondo, da sempre è stata l'età delle massime energie, ma dal minimo potere. Proprio questa differenza tra energia e potere fa sì che in quel periodo della vita divampino le grandi passioni totalizzanti. Passioni che, mano a mano che si cresce e si acquista sempre più potere sul proprio destino e, in misura diversa, su quello della comunità, vanno raffreddandosi o evolvono in qualcosa di più costruttivo.
Niente da fare, pare che l'eroe simbolo di quest'epoca sarà il punk a bestia, che per pochi spiccioli accetta di farsi fotografare insieme ai turisti nei luoghi più iconici della capitale inglese. Sperando a furia di salti mortali di riuscire a fine giornata, con i pochi soldi guadagnati, a permettersi un panino, una birra e i pannoloni per l'incontinenza.
Questa generazione ha rinunciato al potere, non del tutto conscia che le energie le verranno sottratte lo stesso. Perché il potere risponde alla società, le energie fisiche alla biologia e, benché al diminuire dell'una aumenti l'altra, queste due dimensioni non sono inversamente proporzionali. Lo so, io sono un complottista, ma non posso fare a meno di pensare che questo equivoco faccia comodo a molti.
Dico questo perché mi accorgo di come le agenzie di validazione supportino tale mito, non negatelo, già vi vedo mentre, descrivevo il signor Rossi o la professoressa Erminia, anche voi ve li figuravate come due persone diventate anonime e insignificanti! Ma in realtà l'Erminia ha fatto il giro del mondo ed è un'esperta di alpinismo, mentre il signor Rossi fa immersioni subacquee e, per quanto riguarda la sua attività politica, più di un collega lo vede già in Parlamento.
Perché la verità è che, nella famosa canzone di Paoli, in realtà non erano gli altri amici ad avere svenduto l'ideale, ma era lui, un povero coglione, che, rimanendo seduto al bar a criticare quello che non va, è diventato solo un povero vecchio avvinazzato.