Intanto che le proteste di questi giorni divampano, mi fa un po' specie leggere le analisi degli amici di sinistra. Di quelli più lucidi e meno mainstream, intendo. Gli altri, lo sapete, li considero tutti una banda di sciroccati. Di certo non sono amici.
Dicevo, mi rattrista leggere le analisi di questi ultimi tempi, saturi di ideologizzazione e tesi preconfezionate. Penso che, in questo senso, ci sia stato un prima e un dopo Gaza. Strano, perché, a ben guardare, lo sdegno per quanto successo in quelle terre mi è parso quasi unanime. O forse strano mica per niente: il consenso generale probabilmente li ha illusi che anche chi partiva da altre posizioni sarebbe stato disposto a seguirli su strade francamente impercorribili, come una certa simpatia per Hamas. Non mi pare improbabile che questo può essere uno dei motivi della polarizzazione a cui sto assistendo anche tra i più preparati e riflessivi.
Comunque quale siano le cause, a mio modo di vedere le cose, quanto detto non li giustifica per l'atteggiamento assolutorio tenuto nei confronti delle proteste che in questi giorni stanno scuotendo il paese. Ho letto commenti di gente che reputo intelligente tirare fuori addirittura il putrefatto mito Rousseiano del buon selvaggio per giustificare certi episodi.
No, cari amici, la verità è che le proteste nascono sì da un reale sentimento di malcontento per tutte le crisi e le contraddizioni che dal 2008 in poi stanno investendo un po' tutto l'Occidente e in particolare i paesi più fragili come l'Italia. Ma, così come in Francia, fin da subito la regia di queste proteste vi è stata contesa da altri gruppi che esprimono una rabbia che travalica lo scontro di classe, perche si genera da tutt'altra storia. Ovvero dall'esasperazione degli immigrati di seconda generazione, che si percepiscono come una generazione in bilico, nati abbastanza benestanti per apprezzare il salto di qualità rispetto ai propri genitori, ma quasi indigenti se si paragonano ai nativi. Troppo occidentali per riconoscersi nei paesi di provenienza, ma anche troppo diversi per integrarsi nel nuovo ambiente.
Sono giovani in cerca di identità, di qualcuno che gli dica qual è il loro posto nel mondo. Ma non sarà la sinistra a farlo. Io vedo appunto tanti amici che gioiscono per un risveglio delle coscienze, chiudendo un occhio e magari due su quello che non coincide con questa narrazione. A me ricordano quei socialisti iraniani che nei Settanta gioivano per la caduta dello scià. Sappiamo tutti la fine che fecero.
Perché è vero: se si guarda alla storia, sono le forze di sinistra che appiccano il fuoco della rivolta. Ma sono sempre le peggiori destre a coglierne i frutti. Ancora è presto, per carità: sarebbe ridicolo farla tragica per qualche scintilla. Ma, in ultima analisi, continuando su questa strada, penso che anche questa volta non finirà diversamente: Houellebecq, nel suo libro Sottomissione, prospettava lo scontro finale tra un partito di ultradestra e uno di fondamentalisti islamici. Non penso si sia sbagliato di molto.
Sì, lo so, è una conclusione banale che potrebbe uscire dalla bocca di qualunque minchione con certe idee a cui viene la voglia di dare aria ai polmoni. Ma davvero non riesco a vederne di altre. Non è solo un fattore economico, bisogna capire che questa gente cerca uno status, un proprio ruolo nel mondo. Sono come alberi trapiantati che non vogliono nient'altro se non un terreno dove mettere giù radici profonde. Un terreno che la sinistra, col suo universalismo, la dialettica, il materialismo, non potrà mai offrirgli.
Nessun commento:
Posta un commento