Ma da quando è che abbiamo smesso di meravigliarci? Su una pagina specializzata, mi capita di leggere i commenti a un articolo che parlava della presentazione della Tesla Roadster.
Lasciamo perdere i contributi completamente fuori tema; c'era pure «un buffone fatti processare», rivolto a Musk. Scritto evidentemente da qualche antiberlusconiano, tirato fuori dal coma ventennale per l'occasione.
Ma anche i pochi sani, quelli capaci di restare concentrati sull'argomento di discussione per più di tre minuti, con la loro mediocrità, mi hanno infuso una profonda tristezza. Quasi tutti hanno sminuito l'evento. Non è la prima volta che capita, anzi, quando si tratta di Musk, quest'uomo visionario, mezzo ciarlatano mezzo profeta, mi pare essere la regola.
Ricordo ad esempio, che simili atteggiamenti vi furono quando SpaceX riuscì a far riagganciare il booster di Starship sulla rampa di lancio. Ma non è solo lui il problema. Da un po' di tempo ho cominciato a fare caso alle reazioni sotto questo genere di notizie e mi sono accorto che sempre più spesso certe meraviglie della scienza o della tecnica vengono accolte con aria di sufficienza. Ciò che mi lascia più sconfortato da questa tendenza è il fatto che non sono i cosidetti boomers a scrivere certi impropri, questi semmai ricadono nell'altra categoria, quelli che non hanno proprio capito il focus dell'argomento di cui si sta parlando. Ma sono spessissimo generazioni più giovani della mia. Prendiamo il caso dei robot cinesi, a cui ho già accennato, per dire. Tutti i commenti dei giovani erano concentrati su quello che i sudetti robot non riuscivano a fare, piuttosto che ai progressi a cui erano giunti.
Non so se sto rendendo il concetto, ma parliamo di gente che quando per la prima volta da adulti, sono riusciti a infilare lo spazzolino in bocca senza prima cecarsi un'occhio, hanno chiamato i parenti per festeggiare. Eppure parlano con sufficienza, quando non con aperta ostilità di risultati che se non sfiorano la Magia, a ogni modo non hanno nulla da invidiarle.
Ciò nonostante a queste stesse persone appare tutto dovuto e banale. Allora torno a chiedermi: ma da quando abbiamo smesso di meravigliarci? Intelligenze artificiali, supercomputer nelle tasche dei pantaloni, il rilancio della conquista spaziale, tecnologia genetica, bioingegneria, comunicazione universale. E tutto viene preso e interpretato con quell'aria di già visto, di saputo.
Sì, lo confesso questa cosa mi tocca anche personalmente, perché mi costringe a fare i conti con lo scorrere del tempo. Perché certe cose mi sarebbe piaciuto non pensarle per ancora molto tempo, ma la realtà, volente o nolente ti costringe ad ammettere anche ciò che non vorresti; allora scriviamolo chiaro e tondo ai miei tempi era diverso e porca miseria, lo so che tutti i vecchi dicono la stessa cosa: ma ai miei tempi era davvero meglio, c'era entusiasmo per certi argomenti, c'era la sana ingordigia di volerne ancora di più. Per carità, l'entusiasmo non è stato certo un'esclusiva della mia generazione, i nostri padri e forse anche i nonni erano uguali.
I loro computer giganteschi e pesanti erano poco più che delle calcolatrici costose e delicate, eppure li si immaginava quasi vivi, dotati di opinioni e coscienza. La medicina, una superstizione snob, con qualche risultato in più solo grazie alle nuove norme igieniche . La meccanica una versione scadente dei lego. La conquista della luna sarebbe stato meglio se l'avesse girata veramente Kubrick, perché nella realtà e stata poco più che sparare un proiettile nello spazio.
Eppure tutto questo li riempiva di meraviglia e li faceva sentire partecipi di un futuro mirabolante di cui loro hanno avuto l'onore di scorgere la soglia.
Poi arrivammo noi, nati a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Quando le promesse di ieri parevano cominciare a dare davvero i loro frutti. Noi fortunati che nelle 40 colonne generate dal Commodore 64 su un monitor a fosfori verdi, riuscivamo a vedere più cose di quante un cazzo di schermo led a 8K riesca a trasmetterne nella testa di un ragazzino d'oggi. E gli stereo, le macchine, i cabinati, gli elettrodomestici, tutto in quel tempo si riempi di luci e pulsanti che promettevano un futuro di cui non riuscivamo ad essere sazi, ne volevamo ancora.
Eravamo erotomani di futuro e personalmente, ancora oggi non mi sento sazio. Perciò mi rattrista e mi dà rabbia vedere chi doveva ereditàre questa fiamma, somigliare più a un contadino medievale (perdonate il falso stereotipo): un uomo, senza grandi aspettative di cambiamento, perciò Indifferente a ogni innovazione. I ragazzi di oggi mi paiono uguali mentre scrollano con la stessa mancanza d'entusiasmo, l'ultima meravigliosa scoperta o l'ennesimo video sui gattini.
Si forse noi eravamo ingenui, ma oggi inventi il teletrasporto e questi qui lo usano solo per correre più velocemente in cameretta, quando gli gridi in faccia che sono delle teste di cazzo senza entusiasmo, che paiono vivere tutto da spettatori, sazi e disinteressati. Non accorgendosi che la meteora da tanti sognata, forse, sta passando proprio ora, mentre coloro che dovrebbero vederla più nitidamente sono occupati a rigirarsi i pollici.
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