Oggi, godendo di un po' di tempo libero insperato, ne ho approfittato per informarmi sulle ultime dal mondo. Bene ma non benissimo: intanto Putin, dopo il non aver proclamato la mobilitazione generale e il non aver attaccato l'Italia, la Spagna e la Francia con i droni dal mare, si preparerebbe a non fare uccidere i leader militari dell'Unione. In quest'ultima notizia il «non» lo aggiungo a titoli ancora freschi, sulla fiducia, ma potrei scommetterci la casa. Si parla di gente del calibro di Rutte e Kaja Kallas: il rischio che le sedie vuote prendano decisioni migliori sarebbe troppo grosso per Mosca.
Comunque, le notizie strampalate sulla Russia in questo periodo fioccano. Prima ho sorvolato, per esempio, sull'allarme peste polmonare, dove, oltre alla solita imminente distruzione della Russia, si profetava anche il pericolo di un ritorno qui da noi ai tempi del Boccaccio, perché, in fin dei conti, è stata soltanto una meteora. È evidente che la gente, dopo il COVID, su certi temi ormai è vaccinata.
Di solito alla Russia capitano le peggio cose, solo sulla carta, si capisce, la vigilia di qualche successo militare o diplomatico che non si può più tenere nascosto. Ecco infatti che Trump annuncia l'accordo sul Diesel. Quanto meno ci avevano avvisato prima. Alla faccia delle malelingue che affermano che gli americani non ci considerano: una pezza da piedi è sempre utile, sapevatelo!
Meno male che c'è la Cina e la sua corsa per dominare il mercato dei robot umanoidi (e non solo) a fornire qualche notizia interessante. Intanto che noi li prendiamo per il sedere perché i loro robot vanno a sbattere contro i muri, quelli fanno passi da gigante. Eppure, se uno volesse ridurre la storia umana in poche battute, si potrebbe affermare che gli asiatici vendono e gli europei comprano, coi mediorientali in mezzo a fare da tramite.
Nonostante ciò guardiamo quei popoli come si guardano dei reietti. Lo abbiamo fatto prima con i giapponesi, dopo con i coreani e ora con i cinesi; quando un prodotto di quelle parti arriva qui da noi, lo valutiamo con aria di compatimento e ci adagiamo sugli allori, fino a quando non ci superano e si prendono il mercato. Non dico la storia, ma a noi manco la cronaca insegna più nulla.
Sempre a proposito di Cina, ascoltavo giusto ieri una conferenza sull'intelligenza artificiale a cui partecipava una delle vicepresidenti della Camera (area PD, se siete curiosi di sapere chi è). Niente, tutto bene fino alla fine: la signora pareva anche abbastanza scafata su come funziona il mondo. Poi, all'ultimo, si mette a parlare del credito sociale in Cina. La battuta esigerebbe che io adesso scrivessi che, evidentemente, le uniche fake news a cui dobbiamo stare attenti sono quelle russe. Se sono i nostri politici a diffonderle, vanno benissimo. Il problema è che l'onorevole, nel raccontare le porcherie che fanno in Cina, mi ha dato l'impressione che la prima a crederci fosse lei, e questo mi preoccupa ancora di più.
Intanto si aspettano le elezioni di metà mandato, con una trepidazione che manco votassimo noi. Tutti a dire che Trump prenderà una severa batosta e questa sarà l'inizio della sua fine. Peccato che, se si guarda lo storico, gli unici presidenti ad aver vinto le elezioni di midterm fino a oggi sono stati Roosevelt, Clinton e Bush Jr. Su Roosevelt penso non ci sia nulla da dire; Clinton rappresenta l'apogeo dell'impero americano e, riguardo a Bush, le elezioni si tennero l'indomani dell'11 settembre. Detto in altre parole, se Trump perde è un fatto assolutamente fisiologico. Quello che dovrebbe dare da pensare è se dovesse vincere.
Restando a Trump, proprio in questi giorni, Danimarca e Stati Uniti hanno firmato l'accordo sulla Groenlandia. Adesso è ufficiale: gli americani da quelle parti potranno fare un po' come gli pare, i danesi pagheranno i danni. Proprio vero che la ruota gira: una volta questi accordi, utili solo a salvare la faccia, eravamo noi europei a imporli a gli altri Stati. Se non ricordo male, chiamavamo quel periodo colonialismo. Ma niente paura: Trump è un cretino, Putin un malato terminale e l'Europa non è mai stata così forte.
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