sabato 22 agosto 2026

Aggressione

Ricordo che quando ero ragazzo, quindici, sedici anni al massimo. Un pomeriggio qualunque, me ne uscii di casa vestendomi tutto agghindato: pantaloni neri, una polo dello stesso colore, cintura alla moda e una giacca verde marcio, le scarpe non ricordo. Probabilmente l'effetto che ispirava un abbigliamento del genere su un ragazzino della mia età era, in verità, ridicolo. Ma allora, in piena crisi ormonale, le si provava tutte per farsi notare dalle ragazze, anche se gli effetti non erano quelli sperati...

Ricordo che quel giorno in paese c'era un vagabondo. Quel pezzo di merda, vedendomi vestito così tutto tirato, cominciò ad insultarmi, scambiandomi probabilmente per il figlio fighetto di chissà quale borghese. Rotto dove non batte il sole, mio padre faceva il muratore! Datemi pure del codardo, ma mi spaventai, non solo di dover venire alle mani con sto tizio: a sedici anni qualche scazzottata magari uno l'aveva già fatta, ma all'epoca non c'erano tanti vagabondi rissosi in giro per le strade. Ma soprattutto, ciò che mi fece paura era il dover fare i conti con me stesso: era il periodo in cui mi avvicinai al comunismo, e dentro di me facevo una fatica boia ad ammettere che una persona emarginata potesse essere anche uno stronzo di merda.

Sì, perché adesso possiamo dirlo tranquillamente, il tizio in questione era un pezzo di merda; intanto perché tu, adulto, non te la prendi con uno sbarbato. Secondariamente, perché, disparità di esperienze o meno, se hai quel minimo di dignità, quel poco che basta a differenziarti da un animale, non cerchi di metter sotto uno che neanche conosci perché la fantasia ti ha detto di fare così.

Mi capitasse oggi una scena simile, se il senso di compatimento non dovesse prevalere, probabilmente sistemerei la faccenda con una chiave inglese. Però per il giovane socialista di allora fu una bella batosta, il fatto è che le ideologie, spesso, più che delle lenti per interpretare il mondo, sono dei veri e propri paraocchi, che non dividono solo la realtà in bianco e nero, ma spesso decidono cosa dobbiamo vedere e cosa no. Parlando di esseri umani, sono come delle coperte, sotto cui nascondiamo, facendone un unico mucchio, le persone in carne ed ossa.

Sì, perché il problema di allora non era il tizio in quanto tale, ma il fatto che con la sua pagliacciata aveva messo in discussione tutta la mia scala di valori adolescenziali.

Ero giovane, naturalmente ho resistito e diventai comunista lo stesso. Anzi, siccome un po' stronzo lo ero di già, catalogai quell'episodio tra le cose che mi facevano approvare il perché il compagno Stalin dovette operare certe volte in determinate maniere: servivano appunto per sistemare gente di quel genere.

Illusa gioventù! Dovevo ancora maturare, dovevo convertirmi, per capire che le persone hanno dignità singolarmente, proprio in quanto esseri umani, non per la classe o altro a cui appartengono. Ero lontano dal capire che i pezzi di merda si trovano in eguali proporzioni in ogni strato sociale. Ma soprattutto dovevo capire che se uno ti guarda storto, affossando la tua autostima, magari puoi tirargli un pugno in faccia, ma non puoi certo pretendere che finisca in un gulag! Sarà poco, ma personalmente, mi pare già un bel progresso.

PS 

Quella giacca non l'ho più messa. Era pacchiana.

PPS 

Sì, ricordo tutto, sono un tipo astioso.

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