Stavo chiacchierando oggi con un cliente, a riguardo di uno degli spauracchi del moderno modello produttivo, ovvero il sistema pensionistico. Il mio amico (sì, non c'è niente di male a diventare amici con i clienti, a patto che non chiedano sconti), dovevo aspettarmelo, non ha perso tempo a tirare fuori la solita solfa sull'aumento dell'aspettativa di vita e bla bla bla.
Ammetto che mi ha fatto un po' specie constatare di come certe vere e proprie "credenze" abbiano fatto presa, anche in persone che in qualche modo dovrebbero avere le mani in pasta. Ma tant'è. Chiariamoci, io non ho ambizione di profeta, dunque, con questo scrittino non ho intenzione di convincere nessuno. Perché lo riconosco fin da subito: oggigiorno solo uno con la vocazione da Messia (o da martire) potrebbe mettersi a parlare di questi argomenti con la seria speranza di convincere qualcuno che non sia già sciroccato di suo, come ad esempio qualche comunista o altra gente del genere, che questo non sia già in partenza un discorso fallato.
Il fatto è che, da ogni parte, c'è una vera e propria campagna a tappeto che continua a martellare sull'assioma che si vive sempre più a lungo, perciò bisogna rivedere la previdenza sociale e cose così. In forza di ciò, i governi, se un po' accorti, su questo argomento possono fare facilmente carne di porco con la buona speranza di non suscitare tra la gente nulla, sennò qualche mugugno.
Per esempio, se non ho capito male, il nuovo sistema di conteggio pensionistico, senza le correzioni introdotte da provvedimenti come "quota 100", adesso calcolerebbe un aumento dell'aspettativa di vita media di tre mesi ogni anno. A sentire questi "esperti", tutti economisti, non medici, chiariamolo: "oggi tutti noi viviamo un decennio in più, ma con le energie di chi ha vissuto un decennio di meno", Prodi docet.
La verità è che l'aumento dell'aspettativa di vita è un vecchio spauracchio dei pensatori di stampo liberista e maltusiano per demolire il sistema pensionistico. Tanto per fare un esempio, già Einaudi ai suoi tempi prevedeva a breve il fallimento dell'INPS a causa di tutti quei Matusalemme che allora reclamavano la pensione. Sono passati più di settant'anni dai suoi tempi e, a parte qualche film di genere, non vedo tra di noi tutti questi immortali.
Il fatto è che questa gente ha gioco facile a improvvisarsi profeta; d'altronde chi, anche a costo di qualche sacrificio, non vorrebbe sentirsi rassicurare: "tu camperai a lungo". Purtroppo la realtà è un'altra; intanto a un aumento di aspettativa di vita non corrisponde un aumento della capacità di sostenere una vita economicamente lunga: un muratore, per dire, potrebbe vivere fino a duecento anni, ma questo non sottintende minimamente che possa essere capace di tirar di cazzuola fino a centosessant'anni o giù di lì. Ma il nocciolo vero è che con le nostre attuali conoscenze tecnico-scientifiche, a meno di non voler chiudersi sotto una campana di vetro, lasciando questo mondo con ancora su il cellophane, il picco, per quanto riguarda l'aspettativa di vita, è già stato raggiunto. Mettetevelo bene in testa: tutto quello che potete guadagnarvi di extra è solo affare vostro, a costo però di rinunce e con la speranza di aver avuto una discreta dose di fortuna genetica.
Allora, ipotizzando che sia rimasto qualcuno che non sia scappato scandalizzato dal fatto che sostengo il concetto che continuando a vivere ci si stia avvicinando alla morte e non si stiano invece guadagnando anni di vita, chiediamoci perché il sistema pensionistico sta diventando insostenibile? Cioè, se la durata media della vita è un dato grosso modo prevedibile, perché tutti si stracciano le vesti, manco questo fosse un cavallo imbizzarrito che non si può proprio sapere dove andrà a scalciare?
La risposta è semplice: non è l'aumento di aspettativa di vita media ad essere diventato un parametro fuori controllo, ma il sistema economico in sé, che si è sempre più strutturato in modo da non poter sostenere a lungo i soggetti improduttivi.
Faccio solo un esempio fra i tanti possibili, giusto per fare capire cosa intendo: se ricordate, almeno chi c'era, una volta le merci costavano più care, vero, però quel sovraprezzo garantiva una durata assai maggiore delle stesse. Solo per esempio, io sono un amatore della tecnologia anni 80 e possiedo impianti hi-fi e altri apparati dell'epoca che funzionano ancora benissimo con una manutenzione minima.
Un'obsolescenza, quella di allora, perfettamente in grado di sostenere la vita e soprattutto il reddito di un pensionato, che, a meno di casi eccezionali, non può certo permettersi la sostituzione di televisione, frigorifero, lavatrice, stereo, eccetera ogni cinque o sei anni.
Prima le cose costavano di più ma duravano tanto, adesso costano meno, anche di molto, ma si rompono subito, oppure hanno bisogno di una manutenzione periodica. Un sistema, questo, che può andare benissimo per un utente produttivo, ma assolutamente penalizzante per tutti gli individui che si ritrovano fuori dal giro.
Ed ecco spiegato allora uno dei motivi per cui oggi dentro quel giro cercano di tenervici il più a lungo possibile. Non l'unico, certo, ma secondo me uno dei più emblematici per spiegare in maniera semplice il cambio di paradigma.
Nessun commento:
Posta un commento