domenica 16 agosto 2026

Progresso

L'ascidia è un simpatico animaletto marino con una caratteristica davvero interessante: alla nascita è fornito di un rudimentale sistema nervoso che gli serve per spostarsi e trovare un luogo dove stabilirsi. Però, progredendo nello sviluppo e raggiungendo lo stadio adulto, una volta fatto tutto ciò, prende il suo bel sistema nervoso e lo elimina, per così dire, lo "digerisce" in larga parte, perché non gli serve più. 



Sono emigrato dal mio paese d'origine ormai più di trent'anni fa. Ai tempi il mio paesino era una cittadina dalle dimensioni medie, grossomodo diecimila abitanti. Ricordo che quando ancora vi abitavo, il paese era fornito di tutto, cartolerie, ferramenta, supermercati, fruttivendoli, negozi di ogni tipo, persino alcuni di giocattoli. 

Questa vivacità commerciale, che nel nostro caso specifico si presentava forse in una forma particolarmente ricca, per l’epoca era comunque abbastanza comune in tutti i posti simili al nostro. Produceva un effetto collaterale tutt'altro che banale, perché rendeva la cittadina molto viva e socialmente attiva. C'era gente che andava a fare la spesa, altra che semplicemente usciva per guardare le novità alle vetrine, altra ancora veniva dai paesi limitrofi per sbrigare commissioni e così via. Il fatto è che tutta questa gente non sbrigava solamente il proprio daffare e poi via, ma sfruttava l'occasione soprattutto per incontrarsi, chiacchierare, organizzare cose e cose del genere, rendendo, appunto, ricca la vita sociale del borgo. 


Come dicevo, sono più di trent'anni ormai che manco e, ogni volta che mi capita di ritornare, mi rendo conto di come siano pian piano scomparse molte di quelle attività che permettevano l'esistenza di quella rete di relazioni sociali di cui spiegavo prima. Di fatto, a ogni mio ritorno, girando per il paese nei giorni normali, mi sono reso conto che quel brulicare di umanità che ricordavo si andava sempre più assottigliando, fino a diventare impercettibile per me, che sono "forestiero", e tanti negozi sono ormai chiusi. 

Fino a non molto tempo fa, ho sempre attribuito la colpa principale di tutto ciò al fatto di trovarci nel Meridione, lo spopolamento del Sud e cose del genere. Può darsi che in larga misura sia effettivamente così. Ma alcune dinamiche attive nella città in cui risiedo mi avevano già persuaso che in ogni caso, il male fosse più profondo. Oggi ho realizzato definitivamente che in effetti non era solo quello il problema. 


Stamattina presto, per questioni che non starò a dire, ho accompagnato mia moglie a prendere il treno alla stazione di Fidenza. Essendo molto presto e non avendo per la giornata granché da fare, ho pensato di approfittarne e fare, una volta partita la moglie, un giro per il borgo dove ho passato molti pomeriggi e tante domeniche della mia adolescenza. 

Adesso, dovete sapere che abitando io a Cremona, non mi capitano molte occasioni di andare a bighellonare a Fidenza, perciò, se non erano vent'anni, saranno stati almeno una quindicina d'anni che non facevo un giretto con calma per il centro della città.

Capiamoci, non è che in tutto questo tempo non ci avessi più messo piede,  però, sì, prendi una volta il treno alla stazione e ti accorgi che hanno rifatto tutta la piazza circostante e sono sorti dei modernissimi palazzi e tutto appare più bello e moderno. Sì, un'altra volta vai all'ospedale nuovo e vedi come è più comodo e bello rispetto al vecchio (per chi ha la macchina). Ancora, sì, un'ennesima volta  vai all'outlet e ti accorgi di tutto quello che gli hanno costruito attorno, così pensi che ormai il vecchio Borgo San Donnino sia sempre più una cittadina con tutti i crismi. Però, appunto, un giro vero e proprio per il centro della città erano minimo quindici anni che non lo facevo. 

L'ho fatto oggi e mi è morto il cuore. Quasi tutti i negozi "storici" sono spariti, quelli che ne hanno preso il posto mi sono parsi scialbi, sicuramente meno curati, meno da "centro". Comunque anche questi non erano molti, dove i locali non erano vuoti, una sovrabbondanza di negozi etnici (ma quanti kebab mangia la gente?), self-service e negozietti che riparano cellulari.

Capiamoci, non è che abbia qualcosa in particolare contro queste attività: il problema sarebbe esattamente lo stesso se al posto dei dieci kebab ci fossero dieci negozi di würstel bavaresi. Ma, a parte descrivere un dato di fatto, queste attività mi paiono semplicemente il segno più evidente del cambiamento. Quando al posto di decine di attività diverse, ciascuna con la propria clientela e la propria funzione, trovi sempre più spesso le stesse tipologie di negozio, le stesse che trovi in mille altri centri, il luogo perde inevitabilmente parte della propria identità.
 

Ho passato l'adolescenza a Busseto, che era ed è un gran bel paesone, ma per noi ragazzini dell'epoca, sul finire delle medie, Fidenza era un'altra cosa, quasi una città, un posto dove per quelli della nostra età si poteva trovare tutto ciò che poteva interessarci, musica, fumetti, videogame e un bel corso dove provare qualche approccio maldestro con le ragazze, lontano da occhi indiscreti di amici e conoscenti vari. Oggi mi sono reso conto che quella Fidenza non c'è più. E no, non è questione di nostalgia, non sto parlando di quello. Quello è un fenomeno normale e non starei qui a scriverne, ho provato a spiegarlo con l'esempio del mio paese: è lo scadimento della qualità della vita in quel luogo, quello di cui sto parlando; l'impoverimento del tessuto sociale.

E no, non vale che oggi era l'indomani di ferragosto, non so come spiegarlo, ma uno lo percepisce a pelle se qualcosa è legato al contesto o invece è qualcosa di più sistemico. Si nota l'abbandono, capisci se un luogo è meno frequentato di quando ci andavi tu, specie se appunto non lo vivi tutti i giorni. 

Ecco, qualcuno adesso dirà che è colpa dei centri commerciali, qualcun altro del commercio online, altri ancora faranno la colpa alle amministrazioni, che per eccesso di buonismo, hanno rinunciato a una politica di selezione e valorizzazione delle attività commerciali del centro, finendo così per consentire l’apertura di esercizi senza una vera valutazione della loro utilità per il tessuto commerciale e della loro capacità di contribuire alla vita del paese. 

Altri ancora diranno che questo è semplicemente il progresso e perciò bisogna adattarvisi, perché è così che vanno le cose. Ecco, io mi rivolgo proprio a questi. Ricordatevi dell'ascidia. Non tutto quello che è progresso è positivo per esseri pensanti. 


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