domenica 21 giugno 2026

Di corna ed altro

Primo episodio: conversazione con dei ragazzini, anzi con giovani uomini, visto che sono universitari, si parlava di cittadinanza e cose così. Ad un certo punto, per metterli alle strette, gli domando: "ma scusate, secondo voi, se domani a un'eschimese gli salta il grillo e sentendosi tedesco si trasferisce a Berlino, il governo tedesco dovrebbe dargli la cittadinanza, senza metterlo alla prova? "

Risposta corale: "certo, se uno si sente di quel paese, vive e paga le tasse li, è giusto che lo stato gli dia la cittadinanza."

Ascoltato ciò ribatto: "avete un concetto strano di cittadinanza, ma scusate, sempre secondo voi, un cittadino tedesco di questo genere, che non conosce ne la cultura ne la storia di quel paese, e probabilmente non ne condivide nemmeno le usanze. In caso scoppi una guerra, pensate che uno così, sia disposto a partire e rischiare la vita per quel paese, oppure non ci pensa nemmeno e se ne va da un'altra parte?"

Il più sveglio mi risponde: "che c'entra il combattere e morire. Normale che se scoppia una guerra faccia bene ad andarsene. Comunque per quello ci sono i militari."

Mi pare ci sia poco da commentare, è ovvio che per questi ragazzi, lo stato, la comunità, il popolo di cui "si fa parte", sono istituzioni alla stregua di una banca, un azienda di cui si usano i servizi finché conviene, quando non conviene più, si cambia fornitore del servizio e via. 

Secondo episodio: Leggo in rete, una storia con molta probabilità inventata: racconta di una donna che tradisce il marito e gode proprio nel fatto di tradirlo, al punto che durante  l'amplesso lo chiama al telefono. Un incauto lettore commenta: sono episodi del genere che spesso scatenano certi delitti passionali.

Naturalmente lo hanno massacrato.  D'altronde cos'altro c'era da aspettarsi?  In una società zoologica, a differenza della pratica, sono davvero eccezionali i motivi, per cui secondo i suoi membri valga la pena uccidere o morire. Tanto più che con buona probabilità, molti degli uomini e delle donne che hanno commentato, non sono così diversi dalla fedifraga, quindi per ogni evenienza - avranno pensato - meglio tutelarsi.

Fra i tanti, il commento che mi ha colpito di più è il seguente: " lei giustifica il femminicidio, si vergogni, esiste il divorzio", Non ce l'ho fatta e ho risposto: "il divorzio, esisteva anche per la suina", beh, forse sto riportando la citazione in maniera meno colorita rispetto l'originale. Comunque dubito lo stesso che avrebbero capito il senso della battuta; si chiederanno perché doveva essere la donna a divorziare, di fatto mica era lei che stava rimettendoci. Alla fine concluderànno che giustifico l'idea del delitto. Non c'è da biasimarli, Per capire perché doveva essere lei a divorziare, dovrebbero poter scorgere il nulla che è rimasto al posto di certi gesti estremi, dovrebbero capire che il matrimonio non è solo questione di istinti da soddisfare dopo aver stipulato un contratto fra le parti, che ancora più importanti sono i doveri reciproci, soprattutto i doveri morali.



Non vorrei spingermi così oltre da prendere una breve chiacchierata e dei commenti letti su internet (per quanto significativi) e assurgerli a paradigma del disfacimento della nostra civiltà. Ma certamente mi paiono utili per aiutarci a intuire il disastro esistenziale di questa epoca. concetti come la fiducia, l'onore, il dovere. Con il pretesto della sacralità della vita, sono stati marginalizzati, a tal punto che alcuni di questi concetti, oggi sono diventati socialmente sospetti, quando non addirittura disdicevoli. Ma avendo fatto ciò, svuotando di significato sociale i rapporti tra le persone, e in alcuni casi addirittura con sé stessi, stiamo privando la società stessa di significato riducendo la vita stessa in un qualcosa di non umano, istintivo, in ultima  analisi, in qualcosa di puramente animale, dove la sopravvivenza e la convenienza, prevalgono su quasi tutto. Per il resto, c'è il divorzio, non inteso come alternativa civile con cui terminare un rapporto, extrema ratio per gestire un fallimento nel modo meno distruttivo possibile, rispettando la dignità dell’altro.  Ma solo comodo strumento, con la quale la parte che si ritiene svantaggiata può scindere l'accordo.


Poco mi convince chi dice che il paradigma è cambiato perché finalmente abbiamo capito l'importanza, la sacralità, della vita umana. Che tale cambio di vedute è stato un progresso, perché con i vecchi valori la società tendeva a generare faide e arbitri emotivi. le faide, le vendette private, "la giustizia fai da te", non Sono il frutto di qualche ordine sociale tarato. Sono il risultato dell'incapacità della società, e in ultima analisi dello stato, di garantire adeguata soddisfazione alle parti lese. Tali generi di argomentazioni, sono soltanto la scusa con la quale, invece di attualizzare i valori si è preferito assassinarli.


No, non abbiamo finalmente capito la sacralità della vita umana, se non forse la nostra, quella dei più intimi, se altruisti. Abbiamo semplicemente dimenticato la sacralità di tutto il resto.
Ripeto: tutta questa voglia di buttare acqua sul fuoco, dipende solo dal desiderio di preservare uno status quo che appare comodo, Senza troppe turbolenze, 


La verità è che a spingere verso questo cambio di paradigma, non è stata una maggiore consapevolezza di quanto sia importante la vita umana. Ma l'iper-individualismo, alimentato dalla convinzione che non c'è null'altro al di fuori di quello che possiamo sperimentare con i nostri sensi o i nostri strumenti.
se questo genere di persone avessero la garanzia dell'impunibilità, non oso immaginare cosa farebbero per difendere i propri interessi. 

Un esempio per smascherare l'ipocrisia? Le belle parole di questi progressisti sugli immigrati; finché pagava lo stato, professavano l'accoglienza illimitata, quando il comune di Roma, in perenne ristrettezze, ha indetto un bando per fare ospitare i migranti, gratuitamente a chi avesse spazio, in tutto il territorio della metropoli, hanno aderito solo in quattro. 


Se davvero si auspica ad una rinascita della civiltà, Prima di tutto è  necessario auspicare la rinascita di un senso, di una ragione che ci ancori al mondo, non solo come passeggeri casuali. Ma questa ragione non può ne spuntare dal nulla, ne essere imposta per legge. Può solo essere testimoniata, vissuta, insegnata.
Perché in una società dove non c'è nulla per cui vale la pena mettersi in gioco se non addirittura morire, cosa ci darà la forza con cui continuare a vivere? 

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