domenica 20 giugno 2021

l'impossibile ritorno alla normalita che non esiste più


In genere in situazioni quali la guerra o la caccia, l'esercito più forte o il cacciatore nel secondo caso,  si guardano bene dal far capire all'avversario/preda che non vi sono più possibilità di fuga, perché come ogni bravo generale/cacciatore sa, se il nemico realizza che ormai non c'è più speranza di salvare la pelle viene a crearsi l'effetto che io chiamo "Termopili",  cioè lo sconfitto smetterà di combattere per la vittoria o comunque preoccupandosi di salvare la pelle, ma inizia a lottare al solo scopo di fare il massimo danno al nemico, costi quel che costi.


Ultimamente sento tantissima gente che confessa di essere stanca della situazione odierna e spera che le cose tornino presto come prima. Si, ma prima quando? Prima della pandemia? Della crisi del debito? Di quella dei mutui sub prime? O prima dell'11 settembre?  Forse prima dell'entrata in vigore dell'euro? 


In realtà è dall'inizio degli anni novanta che le cose in tutto il mondo occidentale sono via via peggiorate, e gli eventi sopra chiamati in causa, a mio avviso non ne sono i soli responsabili; sono disposto ad accettare che  in quanto eventi sistemici hanno forse accelerato ed acuito i problemi ma non ne sono la causa. Le pandemie si superano con un buon sistema sanitario, le crisi economiche grazie alle politiche sociali ed il terrorismo con una politica lungimirante.


Per quanto tutte queste cose in sé siano gravi e destabilizzanti non giustificano assolutamente il sempre più scarso tenore di vita delle classi medio e basse del mondo occidentale. Se vengono prese dai media e dalla classe dirigente che li controlla come capro espiatorio, è  per lasciare nella popolazione l'illusione che superato lo scoglio, tutto tornerà come prima ed evitare così di incorrere nella situazione descritta all'inizio del post. 



Archiviata l'epidemia come spauracchio,  sono abbastanza sicuro che il nuovo motivo per cui verrà chiesto alla popolazione di tirare la cinghia, probabilmente sarà il dover contrastare le politiche imperialiste e antidemocratiche dei Russi e Cinesi. Insomma l'occidente è  aperto al mondo ma fino a quando questo si presenta come manodopera, da sfruttare e con cui ricattare i locali  se questi pretendono troppo.  O in alternativa   da lasciare affondare insieme alle barcacce con le quali hanno tentato di raggiungerci,  se la situazione lo richiede. 


O magari ancora, i sacrifici ci verranno richiesti in nome del pianeta, la tanto sospirata svolta ecologica dell'umanità, dove anche se puo sembrare un paradosso; per essere rispettosi dell'ambiente dobbiamo buttare quello che possediamo,  per sostituirlo con modelli nuovi, probabilmente cosi ci ritroveremo piu amici di madre natura, di sicuro non ci sono dubbi che è un bel modo per mostrare quell'occhio di riguardo agli interessi del mercato, che non dispiacera sicuro a molti figuri. 


Io sono convinto che il vero motivo di questo generale decadimento delle condizioni di vita, e il concentramento delle ricchezze in poche mani sia una guerra ideologica, che vede scontrarsi il potere politico contro il potere economico finanziario.  Una guerra globale ma che vede in occidente intanto un precedente; quando il potere politico dovette scontrarsi per la predominanza sul potere spirituale. E non secondariamente l'affermarsi dell'economia come potere vero e proprio.


L'errore della politica occidentale  é stato a mio avviso il trasformare l'economia da mezzo a fine della politica. ll voler giudicare il valore di un governo con parametri quali il "pil"  ha suscitato negli elettori la falsa credenza che il compito primario della politica sia quello di assicurarsi che l'economia prosperi e poi il resto vien da se. Cioè la politica ha dato l'impressione di proporsi  come arbitro e non come giocatore. Ed adesso ne sta pagando le conseguenze, viviamo in una società ossessionata dall' economia, come mai prima nella storia, all'economia sacrifichiamo gli anziani ed i figli, all'economia abbiamo sacrificato la ragion di stato e l'interiorità personale, ogni aspetto delle moderne società é  finalizzato al solo ed esclusivo benessere economico, tutto il resto ci sembra Marxianamente subordinato ad esso.



Non so chi vincerà alla fine, se la politica riuscirà screditata com'è  a ricondurre la situazione a suo vantaggio,  ma se l'economia non viene riportata a instrumentum regni, la vedo dura pensare che le cose possano migliorare. Infatti se il potere religioso si preoccupa della salvezza spirituale e per questo si è  dato l'impegno di fornire un'etica ed una morale alla società, la politica in quanto potere puro si pone come obiettivo il mantenimento di questo potere mediando tra le varie istanze sociali e fornendo dei diritti/ doveri alla società, in modo almeno teorico che nessun aspetto prevalga su un altro.  



Il potere economico invece  ha come unico obiettivo l'aumento della ricchezza,il famoso motto: "io devo rendere conto solo agli azionisti", le persone in un sistema simile verranno valutate in base a quanto siano capaci di produrre ricchezza, e per perseguire questo obiettivo continuerà a creare bisogni e proporsi come unica istanza capace di esaudirli. 



In un contesto simile serve poco che 

la politica si metta ad urlare di essere l'unica che può garantire di preservare libertà di azione e di parola, senza il nuovissimo modello di iPhone con cui le persone possono manifestare le loro idee grandi o piccole ormai e secondario, è  ricevere in cambio qualche like di queste libertà non sanno che farsene per questo noi cittadini siamo sia vittime che volenterosi sostenitori di questo stato di cose.



Dispostissimi  magari a titolo di esempio a sacrificare famiglia, affetti, e sviluppo interiore, lavorando come bestie per 11 mesi e tot ma pronti però a sollevare sommosse se ci viene negata la vacanza per il pur misero periodo rimanente dell'anno. 


E che l'economia sia in netto vantaggio rispetto alla politica, mi è  gioco facile citare, il governo Berlusconi per quanto col senno di poi o meglio ancora semplicemente con buon sennò, l'uomo si sia rivelato poca cosa ( cosa comunque migliore di certe alternative), nel 2011 godeva di consensi plebiscitari eppure per farlo cadere é bastato alterare un parametro astruso ai più sino ad allora,  signori! Ma che fine ha fatto il famigerato spread, in nome del quale ci siamo piegati a riforme inique e deleterie, e no che nessuno provi a spiegarmi che il governo Monti ci ha salvato dal baratro, se non é  capace di spiegarmi in concreto come il suddetto figuro ci ha salvato, visto che i problemi di quell'Italia sono i medesimi forse più incancreniti dell'Italia di oggi. Ma in fondo perché tirare in ballo il passato attualmente il presidente del consiglio si chiama: Mario Draghi, sicuramente uno dei più bei nomi dell'economia e finanza internazionale , ma seriamente di politico ha ben poco.


Quindi no le cose non miglioreranno, in compenso però ci saranno fior di esperti, professori, ed opinion leader, che ci spiegheranno che:  "Si! La congiuntura economica impone sacrifici ma le prospettive sono rosee, e in fondo di che cazzo vi lamentate  non vedete come è cool il nuovo cellulare, c'ha un processore capace di pilotare una missione marziana e voi potete usare tutto sto ben di Dio di potenza, per poter elaborare il vostro selfie,  e nascondere quel inopportuno brufolo che vi é spuntato proprio durante la vacanza a Formentera" privilegi simili varranno pure la perdita di qualche diritto! 






mercoledì 16 giugno 2021

Intelligenti e furbi

Oggi vorrei fare una piccola riflessione di poche righe, d'altronde l'argomento e stato discusso in modo molto più consono da penne infinitamente superiori a questa, per meritare piu spazio.  Però siccome il fatto in questione è una realtà a cui più o meno giungiamo tutti, suppongo di non far nulla di male a dire anche la mia.


L''Italia non e un paese fatto per persone intelligenti che infatti quando vi nascono se né  hanno occasione emigrano all'estero, ed a scanso di equivoci dichiaro che non mi reputo appartenente a questa cerchia; come dimostra d'altronde il fatto che qui sono restato. l'Italia e un paese di furbi, e che non mi reputo neppure appartenente a questo clubs, lo prova il fatto che stia qui a lagnarmene. la differenza tra intelligenza e furbizia e la stessa che c'è fra nuotare e galleggiare;  visti da lontano i corpi sono entrambi sul pelo dell'acqua, ma chi nuota può spostarsi, chi sta semplicemente a galla; magari e convinto di fare meno fatica però resta in balia degli eventi e soprattutto non può fare avvicinare nessuno a se, perche appena lo toccano rischia di affondare.


Che l'Italia e un paese di furbi lo dimostra il fatto che l'italiano sacrifica sempre il domani all'oggi perché:  "Francia o Spagna basta che se magna" e poco importa che il vincitore dopo torni a chiedere il conto. L'italiano e quello che comincia una guerra con un alleato e la termina con un altro e ritenendosi troppo dritto pensa di averla fatta franca, nemmeno si accorge che il paese  è  diventato una colonia, e Non mi sto Riferendo all attuale occupazione da parte degli stati uniti d'America,  che si sono rivelati se non altro padroni cortesi, ma della costante storica abitudine dei vari potentati localistici di chiedere aiuto allo straniero, convinti che in seguito grazie alle loro personali abilità saranno capaci di scrollarselo di dosso, quando non  addirittura continuare ha manovrarlo per i propri scopi. E che questa "furbizia" è più millantata che reale ancora non c'è la fatto capire secoli di giogo straniero.


Il nostro paese ha talmente istituzionalizzato la furbizia che se ne potrebbe fare quasi uno studio antropologico, dispone infatti di una serie di proverbi, storielle e facezie  che sono un vero inno alla furbizia sia collettiva che individuale dal famoso: "chi si fa i fatti suoi campa cent'anni" motto cosi miticizzato nel meridionedel paese, che gode di tutta una filosofia a se dedicata: Il famoso concetto di "omertà" che in realta più che furbizia e "saper vivere", null'altro  è se non la vigliaccheria ed il calcolo meschino a denunciare il prepotente, ideologizzato e nobilitato per salvare  l'amor proprio.


 Potrei continuare scrivendo della geopolitica dell'ultimo secolo che approfittando della posizione geografica della nazione a vacillato sui due blocchi contrapposti cercando di trarre il massimo profitto da entrambi i fronti, facendo spazzare via un intera classe politica che ritenendosi troppo furba non e riuscita a capire che con la caduta di uno dei due blocchi i tempi erano cambiati.



Ma in questo post non volevo parlare di massimi sistemi, che benché altrettanto antipatici possono trovare loro legittimità, nelle circostanze è  nella ragion di stato, volevo parlare di quella furbizia pidocchiosa, quella che muove i caporali e giù andare fino all'ultimo lustrascarpe di quella malvagita che ammorba ogni singolo abitante del paese, e che non lo porta a gioire della felicita propria, ma delle disgrazie altrui. Ma visto che siamo un paese di furbi ho gia detto troppo. Tanto che senso ha perdere tempo a leggere uno che a priori si e tirato fuori dalla categoria.


martedì 15 giugno 2021

reddito di cittadinanza, nuovi schiavi e padroni del vapore

Vorrei fare una piccola riflessione sul reddito di cittadinanza che si sta trasformando nella bestia nera della destra e nell'incubo della sinistra. 



Innanzi tutto; sì il reddito  di cittadinanza serve e più avanti spiegherò perché penso ciò. Prima però voglio spendere due parole sull' atteggiamento di alcuni giornalisti che appena scoprono un disonesto percepire il sussidio scrivono articoli pieni di indignazione piagnucolando di come i soldi dei poveri contribuenti vengono sprecati per finire nelle tasche di tal genia. Io capisco che anche i giornalisti hanno da pagare il mutuo come si usa dire,  ma veramente  a leggere certi giornali, tra fare quel mestiere e la prostituzione, nella seconda scelta c'è mooolta più dignità, se poi vogliamo dirla tutta; mi chiedo  perche ci indignamo che i sudetti criminali percepiscono il reddito di cittadinanza e non invece quando hanno accesso al sistema sanitario, all' istruzione per i propri figli, o al diritto di voto tanto per dire. Articoli del genere sono solo uno scadente metodo per indirizzare l'opinione pubblica, e lisciare il pelo ai propri padroni un po' come invitare la gente a farsi asportare il sistema circolatorio perché vi è il rischio che qualche parassita vi si attacchi.  



Secondo gli esperti tra un massimo di quindici anni e un minimo di dieci la gran parte del trasporto sarà a guida autonoma, già adesso le casse automatiche funzionano egregiamente ed il commercio online va a gonfie vele, per non parlare dello smart working, e dell'intelligenza artificiale che minaccia di fare una strage nel terzo settore.  Adesso in un paese che fatica ad assumere giovani preparati, io mi chiedo senza reddito di cittadinanza, siamo sicuri che il sistema-italia sarà capace di convertire un  ESERCITO poco scolarizzato di: camionisti, piccoli impiegati, cassieri ecc, con un'età compresa tra i 45 e i 68 anni in personale altamente qualificato capace di gestire e mettere mano sulle  macchine ed algoritmi che li hanno sostituiti?  Chi conosce cosa vuol dire il termine "luddismo" sara d'accordo con me col dire che: no! Una tal massa di persone non è  gestibile e sono tutte fregnacce i discorsi di chi dice che col senno di poi l'umanità nel suo complesso c'ha guadagnato grazie alla rivoluzione industriale, col senno di poi si vincono le guerre, provate a spiegarlo a chi all'epoca vedeva i figli morire di fame o a tutti i ragazzini che per buscare due soldi ed aiutare le famiglie si impiegavano come spazzacamini  e morivano di cancro alle palle.  Faccio notare che rispetto alla prima rivoluzione industriale siamo appena qualche miliardo in più.



In questa mia ottica il reddito di cittadinanza è  il metodo più giusto per ridistribuire la ricchezza ed evitare che una generazione di lavoratori vada "perduta" con tutti i problemi che un evento simile può comportare. Cosa pero difficile da far capire ad un popolo che dopo un secolo di sistema previdenziale è  ancora convinto che con i contributi: "si stia pagando la propria pensione e  non quella di chi l'ha preceduto" specie poi se la cosiddetta "classe dirigente" ancora oggi negli spaghetti western fa il tifo per i confederati contro i maledetti yankee. 


Ed infatti sui giornali leggo; che gli industriali, accortisi che i loro cani, ops giornalisti non riescono a condurre il gregge dove vogliono, scendono in campo in prima persona a spiegare agli italiani che quei lazzaroni dei loro figli per colpa del reddito di cittadinanza non vogliono più lavorare, la faccia come il bronzo ci vuole! Praticamente stanno dicendo che lo stipendio che offrono per spaccarsi la schiena è  meno allettante di un sussidio di povertà e si lamentano pure che non c'è nessuno disposto a scambiare questo con quello.  Ed il bello di tutto ciò è  che la cosiddetta "sinistra" incalza pure con la storia degli: "immigrati che svolgono i lavori che gli italiani non vogliono più fare". No! Signori miei quella non è sinistra è  schiavismo e se i poveri non vi facessero così schifo scoprireste che è  una cosa abolita già da qualche secolo. La verità è  che  non è  che  la gente all'improvviso  non ha più  voglia di fare certi lavori, è  che non hanno voglia di prenderlo in quel posto intanto che li fanno, cosa che magari può non sembrare così tragica a chi scappa da guerre e carestie, cazzo! Non dico Marx ma almeno Gramsci leggetelo prima di rompere le scatole con "bella ciao" che per la cronaca  è  una canzone nata nel 1946/47 in piena età repubblicana, altro che resistenza! Con tutto il rispetto salutatemi, "la brigata maiella".



A mo' di post scriptum sfido io se c'è una, dico solo una persona; che con il solo ausilio dei contratti di lavoro che questi "capitani coraggiosi" sono disposti ad offrire, invitandovi a rischiare.  riescano prima dei 35/40 anni a costruirsi una famiglia. E no mi dispiace per voi nel frattempo non vi siete goduti la vita, vi siete lasciati fottere dalle pubblicità, che per vendere le loro carabattole e potervi sfruttare più a lungo, vi hanno illuso che siete ancora giovani. Non vi aspetta un futuro di rimpianti, ma sarà pieno di rimorsi.

lunedì 14 giugno 2021

La critica nella societa dell'estetica


Questo post vuole mettere in evidenza, un certo tipo di atteggiamento che ha preso piede tra chi scrive e commenta su internet, l'attegiamento di chi si prende troppo sul serio; "gente che scrivete sulla rete, per favore datevi una calmata, non siamo intellettuali e la maggiorparte di quello che scriviamo è molto probabilmente una "CAGATA PAZZESCA",  per citare un maestro vero, non conta niente che le nostre mamme dicono di essere tanto fiere di noi. Per scrivere qualcosa di realmente significativo serve studio, fatica ed elasticita mentale, internet e pieno di enciclopedie copia/incolla, la validità di una qualunque tesi si misura dallo studio che vi è dietro e dall'integrazione con altre branche del sapere, non dai follower". Detto questo veniamo al dunque. 



In questi ultimi tempi sto guardando la serie tv: Black Mirror, trovandola fantastica e volendo fare del male a me stesso, non pago delle ottime prime due stagioni più puntatona speciale, nonostante alcuni amici me ne abbiano sconsigliato la visione ho deciso di proseguire con le puntate targate netflix, o come diavolo si scrive, ed ecco iniziare la mia passione. 



Infatti nonostante le idee di fondo siano sempre ottime, queste ultime vengono sminuite da una realizzazione pessima, da imputare a mia opinione al passaggio della serie dalla tv britannica all'editore americano, che ne ha fatto scemare la qualita narrativa  per renderla piu digeribile ad un pubblico mainstream, in modo imbarazzante, sperando di sopperire la cosa con la sfarzosa realizzazione tecnica, dovuta alle generose finanze messe in campo. purtroppo questo, sempre a mio parere non basta a far digerire lieti fine forzosi ed incongrui, è  come se ciò  già  non bastasse ci ritroviamo dentro ogni puntata l'aggiunta di un pizzico di tutte quelle ideologie che con l'ascesa di Trump a modo di contrappeso hanno preso auge e vigore, in quel popolo di simpatici fanatici. Così una serie nata per disturbare le coscienze e far riflettere, si ritrova azzoppata in maniera penosa, con lo spettatore che invece di riflettere sul significato che l'episodio vuole trasmettere e costretto a cercare sotto una montagna di merdosa melassa, cosa gli autori abbiano voluto veramente dire.




Ma visto che io sono notoriamente uno stoico, ed oltre tutto come accennavo le idee di base di molte puntate restano interessanti e degne di riflessione, eccomi qui che mi ritrovo per capire il vero senso di quello che sto vedendo scevro della melassa di qui sopra, che prendo il mio fido cellulare ed intanto che uno dei comprimari prima di esprimere il suo orrore per essere stato trasformato in un alieno dalle orecchie a punta e dalla pelle verde e grinzosa, ci tiene a farci sapere che non nutre pregiudizi razziali e il suo disgusto è dovuto solo alla disabitudine ( puntata 4x01), a leggere su internet le opinioni degli appassionati, barcamenandomi sui vari; forum, vlog, blog ecc.




E qui mi si è dischiuso un mondo, un mondo ricco di gente che di mestiere reale fa il "pigliamosche", quando un mestiere almeno sono riusciti a trovarlo. Ma Sulla rete scrivono con una saccenza che Morandini in confronto e uno scolaretto,  che uno ci crede pure nel leggerli Disquisire; d'immagine, luci, tecnica stilistica, costumi ed altre idiozie simili. 


Dico idiozie perché dopo il primo abbaglio, si capisce subito che questi signori dell'argomento di cui stanno parlando capiscono poco, appena  il lato "meccanicistico" quello che si riesce ad apprendere dai manuali, non certo quel "quid" fornito dall'intelligenza o dal "mestiere", dalla pratica insomma, non c'è ne uno, dicasi uno che parli del messaggio che il media voleva veicolare, e se l'opera e riuscita nel proprio intento. Tutti concentrati sul tipo di inquadratura utilizata nella scena madre, ma nessuno che si interroghi sul significato che quella scena volesse trasmettere. la morte dei sentimenti, dell'io, sull' altare della tecnica. 




Con la democratizzazione della critica attraverso la rete, stiamo assistendo a quello che io chiamerei una sua, "sgarbizzazione" dove c'è un mucchio di gente pronta a disquisire per ore ed anche più su un dato argomento (preferibilmente in modo polemico e ricco di allusioni elitarie) senza spostare di una virgola la conoscenza dell'argomento stesso per i non adetti al settore, il puro trionfo del lato estetico della dimensione umana. 


Incuriosito dal fenomeno, stimolato dal mio stesso ragionamento ed interessato alla sua reale portata ho voluto approfondire la cosa, e davvero mi sono stupito di come tralasciando i nomi in qualche modo già affermati per meriti esterni alla rete e che magari ipotizzo:  già conosciuti come sono non temono di approfondire l'argomento invece che  soffermarsi solo sugli aspetti tecnicistici e di nicchia, per timore forse di suscitare risentimento e calo di ascolti (?). La rete è ricca di perfetti sconosciuti, pieni di boria incapaci di ironizare su quello che dovrebbe essere, visto i loro curricula un passatempo da "bar sport", un modo per coltivare una passione, ma che invece molti intravedendolo come possibile sbocco professionale ed in questo atteggiamento prendendosi troppo sul serio si lasciano ingessare diventando pedanti e didascalici. Ignorando che quegli argomenti possono si interessare una nicchia di piu curiosi,  ma solo dopo che si saranno sviscerati gli aspetti piu pressanti dell'opera; il suo significato appunto. Cattivi maestri che sfornano pessimi allievi, troppo abituati a capire cosa succede dietro le quinte per concentrarsi e capire quello che avviene sul palcoscenico.



Quello che mi premeva far notare di questa nuova categoria umana, è la loro sostanziale differenziazione dell'imbecille cui internet ha dato diritto di opinione al Umberto Eco, tanto per dire.  Qui stiamo parlando di gente che a modo loro  è veramente ferrata  del settore di cui discutono ma come delle monadi sono cosi chiusi in se stessi che come dicevamo per miopia di vedute o forse malafede ignorano tutto il resto che li circonda.


Sono i classici tipi cui dato un martello in mano tutto gli sembrera un chiodo, e nostro malgrado ritenendosi loro i migliori martellatori del mondo non accetteranno critiche da nessuno. Adesso io non mi azzardo ad esprimere un giudizio definitivo, se questo fenomeno é dovuto appunto alla mancanza di autoironia come dicevo o invece ad un "imputtanimento" della cultura che per riuscire ad essere popolare ed in questo modo monetizzare deve riuscire ad essere il piu inclusiva possibile evitando nel bene o nel male di stimolare  riflessioni serie ( e la polemica non è una riflessione seria é marketing) ma di certo è un fenomeno che negli anni a seguire man mano che le nuove forme di divulgazione prenderanno piede si fara sempre più pressante; l'era della cultura farisaica.

lunedì 7 giugno 2021

Crisi di democrazia o carenza di competenza?

Sempre più spesso ultimamente nei giornali, leggo di presunte crisi della democrazia, rispetto ad altre forme di governo più verticistiche ed autoritarie. 

Ritengo che i giornalisti che analizzano questo fenomeno siano in errore, errore dovuto alla malafede.


In errore perché a mia opinione più che di crisi della democrazia, io parlerei di scomparsa di competenza da parte di chi democraticamente eletto viene scelto a gestire la cosa pubblica. In malafede perché questa incompetenza è in gran parte  dovuta al modo in cui il sistema dei media, perciò anche chi denuncia il fenomeno,  presenta e pubblicizza  i vari candidati; cioè  privilegiando l'apparire all'essere. 


A validare la mia opinione basta prendere in esame due casi famosi, quello di Berlusconi e di Trump:


Iniziamo con Berlusconi; che da ottimo faccendiere ( a mio avviso non è mai stato un imprenditore, l'imprenditore era semmai Confalonieri, Berlusconi per sé si era ritagliato il ruolo di stringere rapporti, amicizie ed alleanze, il segreto del successo di Silvio Berlusconi sta tutto nell'essere stato capace nella vita, di saper valutare gli uomini e di circondarsi di quelli giusti ai suoi scopi ed evidentemente anche quello di sapersi serbare fedeli tali uomini, dandogli quello che richiedevano in cambio della loro fedeltà.) all'indomani di tangentopoli si improvvisa mediocre politico, ed a molti per giunta ha lasciato l'impressione che fosse più interessato a risolvere alcuni suoi fastidi personali, piuttosto che ritagliarsi un ruolo da statista. In ogni caso l'unica capacità accertata del soggetto e riconosciutagli unanimemente è quella di saper bucare lo schermo, oltre che fare gaffe internazionali, naturalmente. Ma nonostante questo scarso curriculum politico e le bordate dei giudici, riesce a dominare la scena italiana per vent'anni, facendo e disfacendo partiti suoi e d'altri, e solo ultimamente siamo riusciti a vederlo eclissarsi a causa dell'età, più che dagli avversari o dai successori, questi ultimi a dire il vero completamente inesistenti, come sembra suggerire il fatto che il suo partito appare destinato a scomparire con lui. Provate ad immaginare, adesso invece un Moro, un Andreotti o un Togliatti, quanto tempo ci avrebbero messo a sbarazzarsi di un rivale simile. 


Passiamo ora agli Stati Uniti d'America, dove il partito di Lincoln, di Teddy Roosevelt e di Eisenhower viene travolto e galvanizzato assieme a milioni di elettori da un parvenu volgare e poco capace (nel senso politico)  come Trump, ma in grado di tenere milioni di spettatori incollati allo schermo, come dimostra il successo del suo reality show. è il rivale storico, quel partito democratico già dell'altro Roosevelt, che non riesce  a trovare di meglio da contrapporre, di una signora in piena crisi di megalomania isterica prima, r di un anziano vicepresidente, portato in auge sulla scia del expresidente carismatico ( famoso a sua volta perché appunto carismatico e scuro) e dal fatto di  aver eccitato gli estremisti del perbenismo politicamente corretto scegliendo il vicepresidente(ssa) per il colore della pelle e per la specificità dei suoi organi riproduttivi, dopo. Praticamente si può affermare senza paura di smentita che il primo vero grande  promotore dei democratici sia stato il covid, ma tant'è. ad elezioni avvenute nonostante  l'indegno spettacolo di cui Trump si è ricoperto ( e che vi sia stato ficcato dentro o meno, poco importa, visto che la prima dote di un politico è "leggere il momento" ) cosa più unica che rara in quella democrazia, i repubblicani non riescono a scrollarselo di dosso e rimpiazzare lo scomodo leader, e  sfido i più vecchi a ricordare quando mai un candidato sconfitto di entrambi i due partiti americani,  finite le elezioni siano rimasti a guida della propria fazione, per fare un esempio; Al Gore che personalmente non mi piace  e considero mediocre, quando perse le elezioni con Bush i Democratici erano stati ancora capaci di sostituirlo, e lui allontanato  dalla politica è comunque riuscito a vincere un Nobel, tanto per dire.


Non voglio infierire  ancora ricordando come un Sarkozy, in una conferenza stampa prende in giro il primo ministro di un paese alleato. (ma non farà male però ricordare come certi paladini dell'intelligenza nostrana, invece che indignarsi e fare muro per il bene del paese, si genuflettono ossequiosi ad un personaggio simile, finito come tutti sappiamo.) O al suo successore che invece di badare agli affari di stato, scappava in scooter dal palazzo presidenziale per correre dall'amante, non dico l'integrità di un De Gaulle, ma almeno lo stile di un Mitterrand, per Bacco!


È inutile continuare con gli esempi, a questo punto non credo sia sbagliato affermare che la cosiddetta crisi della democrazia, come dicevo prima;  non sia dovuta ad una fallacia del sistema democratico in se stesso, ma piuttosto al sistema con cui si selezionano gli alfieri di questo metodo di governo negli ultimi decenni, che ci propone candidati a mio avviso, più adatti a rappresentare il ruolo che poi veramente rappresenteranno in un film hollywoodiano, ed in certi casi film comico, piuttosto che nella realtà. 


 

In un post precedente avevo scritto che i nostri politici non sono stupidi, e questa cosa la penso ancora, i nostri politici sono dei veri esperti dell'apparire; nell'età dell'immagine, del sempre connessi, questo è il requisito piu richiesto, però semplicemente non è il requisito appropiato per poi  gestire uno stato. Purtroppo però stando  così le cose vinceranno  sempre loro a discapito dei veri statisti. E questo è appunto secondo il mio parere colpa dei media, che rappresentano il fare politico in un ambito estetico ad un livello mai raggiunto prima e che totalizza la campagna elettorale a discapito di competenze e programmi concreti. E di questo non possono non essere consci, da qui la malafede.

 


venerdì 28 maggio 2021

Piccola escursione tra kissinger, Gattopardi e Viceré; un'elogio a Federico De Roberto


Durante un'intervista concessa nei suoi anni di gloria, Henry Kissinger tra il serio e il sornione disse che l'unico paese su cui non voleva esprimere opinioni  era l'Italia, questo perché, nonostante la sua riconosciuta esperienza, della politica italiana non riusciva a capirci niente. 




Se ne avessi l'occasione gli consiglierei, sempre che fosse interessato a sopperire a questa mancanza e riuscire a comprendere  qualcosa di più non solo su questo particolare tema, ma un po' su tutti gli aspetti che riguardano la vita comunitaria di questo strano paese, a cominciare dalla sua particella fondamentale, ovvero la famiglia, di leggere un libro di uno scrittore siciliano, un libro ambientato durante il risorgimento. Eh no, non mi sto riferendo all'inflazionato Gattopardo, quello, come aveva ben capito Sciascia (ma non solo lui) è un testo reazionario, scritto dall'elite per altre élite, non a caso per farlo digerire alle masse occorse la mediazione (il camuffamento direi)  di qualcuno proveniente dalla stessa classe sociale, ma passato dall'altro lato della barricata: il regista Luchino Visconti appunto. Il gattopardo in breve è  l'ultimo tentativo di  difesa di una classe al tramonto che per assolversi almeno un poco si propose; indubbiamente con buoni risultati, di spiegare un popolo, non la nazione. Quello, è un libro che tira bilanci, non fa previsioni.






Invece credo sia utile per capire meglio questo paese, senza malinconie partigiane o regionalistiche, ma ragionando e portando il ragionamento sulla strada che vuole seguire, affidarsi alla bella e colta penna di Federico De roberto e il suo "I viceré", anzi meglio ancora raccomando la lettura integrale della sua saga degli Uzeda. Grazie a quei testi, si riesce a decifrare davvero il potere, le sue connivenze, le motivazioni profonde, gli intrighi e le meschinità che lo muovono. Nelle parole di De roberto, ci viene svelato di come le classi dominanti non siano demoni infernali occupati ad ordire trame complicate, ma esseri umani, al massimo dei poveri diavoli pronti anch'essi a vendersi l'anima per soddisfare illusorie vanità, stupide ripicche e voglia di distinguersi. 






De Roberto, a chi capace di capire, chiarisce perché in italia gli ecclesiastici siano al massimo temuti, ma raramente amati, spiega perché un'uomo a suo modo integgerrimo e dotato di capacità non comuni, come Giolitti sia diventato il "ministro della malavita", fa intuire anche, per avvicinarci a questo nostro tempo, come mai uno come Berlusconi nonostante tutti i capitali di cui dispone, abbia passato i suoi ultimi anni a tribolare con la politica.






Le storie degli Uzeda ci spiegano per dirla con Totò; del perché questo è un paese sempre con meno uomini e più  caporali, di come la forse apocrifa frase di D'azeglio si sbagliava,  gl'italiani erano belli che fatti molto prima dell'italia stessa, e il caso forse sarebbe stato quello di disfarli, non di farli. Nell'opera di De roberto riconosciamo quel: " Lei non sa chi sono io!" Che se al giorno d'oggi raramente abbiamo pudore di gridare ad alta voce, è  sempre ben presente nelle nostre teste, specie quando ci accingiamo ad autoassolverci  delle piccole, o grandi furberie che ogni giorno commettiamo. 




Con un secolo di anticipo l'autore  è riuscito a presagire quell'individualismo che forse proprio da noi più  che da altre genti si è fatto estremo, e ci porta ad essere indifferenti mentre quella nave in comune che si chiama nazione, imbarca acqua,  perché trovandoci magari su un pezzo di legno ancora asciutto, non riusciamo a capire che se la nave affonda anche il cantuccio che ci siamo ritagliati per noi, farà altrettanto. Così allo stesso modo  facciamo finta di non vedere le tribolazioni degli altri e le storture che giornalmente accadono, perché come gli Uzeda  ci crediamo troppo furbi o troppo in alto  per finire intrappolati in certi meccanismi, salvo poi caderci rovinosamente dentro sotto gli sguardi impassibili degli altri, convinti a loro volta che tutto ciò non li riguarda.




De Roberto è assieme a Manzoni il più lucido e smaliziato analista del nostro spirito nazionale. I viceré non meno dei promessi sposi, è davvero il romanzo fondativo di questo paese, dove attraverso le vicende a volte gravi, a volte futili, di una grande famiglia, lo scrittore è riuscito ad illustrare il carattere di una nazione.




Per concludere, una postilla dedicata a Sciascia che avevamo nominato prima; anche lui si propose di interpretare la sua contemporaneità, con un'intrigante  metafora: una linea della palma che designa il limite massimo dove quest'albero riesce  ad acclimatarsi, linea che ogni anno sale sempre un poco più a nord trascinandosi  e facendo attecchire assieme ad essa, anche alcune cattive abitudini provenienti dall'areale d'origine dell'albero.  Ecco in parte di questa teoria dissento, in realtà anche al nord le palme c'erano già, altrettanto rigogliose in vero. Forse perché di altre specie, lo scrittore non riuscì a riconoscerle.




                                                              D. I.







… Ma la storia della nostra famiglia è piena di simili conversioni repentine, di simili ostinazioni nel bene e nel male... Io farei veramente divertire Vostra Eccellenza, scrivendole tutta la cronaca contemporanea con lo stile degli antichi autori: Vostra Eccellenza riconoscerebbe subito che il suo giudizio non è esatto. No, la nostra razza non è degenerata: è sempre la stessa.»




                                              F. De Roberto



venerdì 21 maggio 2021

il pd spiegato nuova versione

Premessa oggi 05-03-2023 ho ascoltato il bellissimo podcast: "La grande imboscata" di Gabriele Germani, che potete trovare a questo indirizzo:  https://anchor.fm/gabriele-germani/episodes/La-grande-imboscata-8-Intervista-a-Gianfranco-La-Grassa-su-Mani-Pulite--Tangentopoli-e-caduta-del-Governo-Berlusconi-e1vi0hr,  dove si parlava dell'argomento di questo post, cosi mi è venuta voglia di rileggere quanto io stesso avevo scritto sul tema. A questa rilettura ho trovato il post molto confuso e criptico, perciò nei limiti del possibile ho cercato di modificarlo per renderlo più chiaro, naturalmente non ho assolutamente modificato intuizioni esplicitate nel post, che dopo il podcast in oggetto o altre letture col senno del poi ritengo sbagliate o  imprecise, in questi casi mi sono limitato a fare delle notarelle per riportare anche la versione che adesso mi appare  corretta o comunque più plausibile.




Oggi voglio provare a scrivere una fantasia: 

C'è una cosa che gli elettori del ex partito comunista, ex democratici di sinistra ecc., non hanno capito o forse fingono di non capire, cioè che il partito democratico, dopo la caduta del muro di Berlino ha rinnegato tutta la sua appartenenza ideologica (ma non i suoi metodi), per passare a posizioni ultra atlantiste ed antieuropee, nel senso più profondo del termine, ovvero nel senso culturale; è diventato cioè quel partito radicale di massa precognizato da Del Noce in tempi non sospetti.


Per spiegare perché tutto ciò sia avvenuto,  voglio provare a tracciare una breve  "controstoria" di quel periodo, ma visto che per il momento non ci sono prove concrete a sostegno della mia tesi, vi invito come da frase d'apertura a considerare tutto il post come pura speculazione, un esperimento di fantapolitica, per così dire. 



Per iniziare torniamo con la mente agli  anni appena prima della caduta del muro di Berlino; chi c'era ricorderà che in Italia la situazione dei maggiori partiti dell'epoca era pressappoco la seguente:

  • Il P.C. agli ordini di Mosca, vista come casa madre nonché base ideologica.

  • La democrazia cristiana seduta a Roma ma con un piede in Vaticano e l'altro  al di là dell'atlantico, dove in verità veniva  mal tollerato a causa dei contrasti ideologici e la troppa intraprendenza politica di certi suoi membri.

  • I socialisti, finalmente con Craxi liberi dal complesso di fratello minore verso il P.C., smaniosi di fare vedere quanto valevano assicurando un posto al sole al paese (Sigonella, Ustica ecc, sono fatti legati a questi tentativi.), senza però volersi (anche perché impossibile) allontanare troppo dallo scomodo ombrello americano, potremmo dire che al momento aspiravano solo a ritagliarsi la libertà di poter dare al paese una bella tintarella. 


crisi di sigonella, uno dei tanti episodi mal sopportati dagli americani.


Con  la Caduta del muro e l'approssimarsi della fine della guerra fredda, socialisti e  democristiani (con quest'ultimo che fino ad allora era stato, come già detto, il principale referente degli USA), non capirono fino in fondo che alcune licenze che lo "zio Sam"  già mal tollerava, ma concedeva loro, sia per la posizione strategica che lo stato italiano ricopriva, sia per il fatto di avere in casa il più grosso partito comunista dell'occidente, adesso erano finite. Invece il partito comunista si rese subito conto*, che con il crollo del muro di Berlino, la rapida dissoluzione del blocco comunista e la morte della casa madre, non solo rimanevano senza protettori internazionali dentro un paese a "libertà vigilata", ma tutta la loro impalcatura ideologica cessava di avere giustificazioni materiali, quindi era necessario, per non finire ecclissati dai lanciatissimi socialisti e sparire assieme all'URSS, giustificare la propria esistenza , trovando un nuovo riferimento culturale di stampo progressista e storicamente affermato.


Fu così che dopo un repulisti all'interno del P.C.I.,  con il cambio di nome e la fuoriuscita degli elementi più impresentabili, i malumori americani verso gli alleati italiani e le esigenze comuniste, passati i primi momenti di confusione, parvero convergere, e con l'insediamento alla presidenza americana di un democratico; Bill Clinton, addirittura si fusero definitivamente insieme.


Come dicevamo questa è fantapolitica e perciò possiamo dare sfogo alla nostra fantasia; in questo modo con la "fantasia" intendo, è facile immaginare come certi poteri americani  ( si può dire o suona complottista?) Intenzionati a sbarazzarsi da un lato, di alcuni elementi fastidiosi, oscurantisti e di stampo papista presenti dentro la DC  e dall'altro dei troppo intraprendenti socialisti, stringessero un patto "scellerato" con l'ex nemico, adesso desideroso di impegnarsi a diventare il loro nuovo partito di riferimento, e forse già allora con l'implicita intesa che dà "partito comunista" già  PDS, diventassero nel tempo  "partito democratico". Mentre gli  apparati americani si impegnarono a loro volta a dare una "manina" per  fare piazza pulita degli avversari fino ad allora predominanti e facilitarne così la scalata ai vertici: ed ecco in questo modo spiegati i processi di mafia e tangentopoli, vicende che non a caso sfiorarono solo di striscio il P.C. e nel caso di tangentopoli videro come suo personaggio simbolo un individuo che era capace di parlare peggio di quanto io sia capace di scrivere :lol.  Per fortuna che a scombussolare almeno in parte questi piani ci penso la discesa in campo di Berlusconi...

Dicevamo che questo post è solo un lavorio di immaginazione ma siccome il vero spesso supera la fantasia, non deve stupire come tanti piccoli indizi nella realtà sembrano dare una qualche forma di plausibilità alla mia storia, parlo di cose come il fatto Che in Europa l'unica sinistra magioritaria a non derivare dal socialismo europeo ma da un partito marxista-leninista è appunto la "sinistra" italiana, o che in Italia l'unico partito sopravvissuto al crollo del muro di Berlino sia proprio il partito comunista, o ancora di come tanti fuoriusciti della DC (evidentemente considerati fedeli da qualcuno), trovarono dentro il partito ex avversario una sistemazione comodissima e di rilievo,  potrei continuare poi ricordando di come il governo italiano allora guidato da Dalema, si aggrego senza esitazioni alle operazioni di bombardamento NATO in Serbia, o ancora di come quel partito ripetiamo: ex comunista, nel tempo a teso sempre più ad avvicinarsi alle posizioni "liberals" americane, verità quest'ultima su cui vorrei soffermarmi un attimo, per dopo avviarmi a concludere il post.


Quello che gli elettori di quel partito non vogliono capire è che il partito democratico per conservare il potere, oltre ad essersi asservito totalmente a Washington con la stessa cieca e stupida fedeltà con cui sotto altro nome prima serviva Mosca,  ha fatto sue le ideologie radical-progressiste di quella nazione, quindi in linea con i suoi nuovi ideologi d'oltre oceano, ormai poco gli importa che il 90% delle risorse siano detenute dal 10% della popolazione. Quello che gli interessa e che in quel 10% siano rappresentati: neri, donne, gay ecc. 

Benché come premesso questa è solo una speculazione(meglio ripetere), chi mi legge Ammettera che se si guarda il partito democratico sotto questa lente, dopo risulta facile capire  perché con 3 operai morti al giorno, il dibattito di questi tempi all'interno di quel partito sia lo "ius soli" e il "ddl zan".  


Ma i nostalgici non disperino, qualcosa del vecchio partito è stato mantenuto e per accorgersene basta che qualcuno ad esempio non sia d'accordo con questa scala dei valori, magari perchè come da tradizione Europea, specie comunista, mette al primo posto la giustizia sociale rispetto ai diritti civili, vedrete allora come in un lampo questo dissidente si ritroverà contro tutto il pattume culturale ancora pesantemente egemonizzato, che lo etichetteranno come fascista o collaboratore dei fascisti, accusa  che come ai bei vecchi tempi, non si nega a nessuno, ne sanno qualcosa  perfino le "br"; qualcuno forse ricorderà ancora di come gli esponenti del P.C. inserissero il termine "cosidette" tra la parola brigate e la successiva rosse. Perché  quel partito come accennato prima, ha sì cambiato ideologia, ma non metodi e forma mentis,  perciò  non tollera chi "li supera a sinistra".


Come in tutte le storie di fantasia anche in questa mia c'è una morale: la morale di questo canovaccio di trama è che nonostante tutti i loro mali, acutizzati negli ultimi tempi, c'è  da apprezzare gli Stati Uniti, che ci concedono ancora la libertà di poter scrivere certe "speculazioni", purtroppo c'è  anche di che intristirsi, stavolta per determinati popoli, che alcune vicende del proprio passato, per comodità di vita le leggono appunto solo come fantasie.      


A comodità mia e di chi legge riporto una breve cronologia dei fatti più salienti del periodo in esame:

11 ottobre 1985 crisi di sigonella 

09  novembre 1989 cade il muro di Berlino 

03 febbraio 1991 nascita del PDS

08 dicembre 1991 fine dell'URSS  

30 gennaio 1992 sentenza definitiva maxi processo di palermo

17 febbraio 1992 inizia tangentopoli

23 maggio 1992 strage di capaci

20 gennaio 1993 insediamento di Clinton 

04  marzo 1993 processo andreotti

26 gennaio 1994 discesa in campo di Berlusconi 

Ps

Visto che siamo nell'anno Dantesco, se dovessi dare un seguito a questa storia, potrebbe essere una buona idea parlare di un fiorentino, che resosi conto che la scalata al partito di riferimento del deep state Americano in Italia è troppo ardua,  decide di fondare un partito ex novo per provare a scippargli il ruolo, come ai tempi loro lo scipparono alla democrazia cristiana,  magari per dare un tocco di esotismo alla cosa, inserirei anche qualche viaggio in Arabia.



*Update 05-03-2021 Il professor Gianfranco La Grassa data l'avvicinamento tra comunisti italiani e america non all''indomani della caduta del muro ma addirittura agli inizi degli anni settanta con  Berlinguer, che già persuaso delle difficoltà dell'URSS inizio a muoversi per trovare dei referenti internazionali oltreatlantico, mi pare abbia ragione lui, la caduta del muro probabilmente accelero solo dei processi già in corso. 


martedì 4 maggio 2021

Il bisogno di un etica forte

Ho anche altre pecore, che non sono di quest'ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.

                                                     Gv 10,16




L'essere umano, così come tutti gli altri esseri viventi, si è evoluto in un ambiente relativamente povero di risorse; questo fatto fisico ha dato origine ad un comportamento molto competitivo in ogni creatura del pianeta, in particolare nell'uomo; ciò  lo porta a mettere  egoisticamente se stesso sempre prima degli altri, a mentire, rubare, combattere e se necessario uccidere per raggiungere i propri scopi.


Tutti questi generi di comportamento, amalgamati da una discreta dose di crudeltà ( l'amare il male per il male) fanno parte di quello che la società tradizionale definiva: " peccato originale"  un lato bestiale ed oscuro insito dentro di noi, difficile da controllare. Essendo però gli umani una specie sociale, per porre un freno a questi istinti e potersi permettere una convivenza proficua e nei limiti del possibile pacifica con altri membri del proprio tipo; sin dai tempi più remoti gli uomini  si sono dotati di un'etica, civile o religiosa che sia per il nostro discorso poco importa, anche se è interessante far notare come un'etica di tipo religioso sia più per sua natura universale e facilmente esportabile, rispetto ad etiche di tipo civile, oltre che più solide, in quanto non rispondendo ai rappresentanti del potere di turno, non subiscono fluttuazioni in base al carisma di quest'ultimi, ma imporrà agli uomini di rendere conto alla divinità stessa.


Generalmente  l'avanzamento etico di una civiltà sopravanzava di molto il suo progresso tecnologico, questo fatto in tutta la storia umana ha permesso grosso modo che tutte le conquiste tecniche dell'uomo, venissero per così dire "domate" dal suo senso etico, per tutta la sua storia il fine ultimo dell'essere umano almeno a livello teorico era l'affrancamento e il riscatto di tutta l'umanità. Ed a questo punto e importante notare  come più le conquiste tecniche rendevano l'uomo potente materialmente, più il concetto di uomo si allargava da prima al clan, poi a tutta la città, poi ancora alla nazione, in seguito all'impero, e così via, e di come al contrario la dignità di essere umano si fa più esclusiva e stringente al calare delle capacità  tecnologiche e di sofisticazione culturale.


Verso la seconda metà dell'Ottocento, con da un lato gli strascichi degli ideali napoleonici di stampo rivoluzionari-illuministici, dall'altro l'avvento della rivoluzione industriale, questo stato di cose iniziò a frantumarsi, e così possiamo osservare come alcune società umane, per la prima volta nella storia si ritrovano con capacità materiali che sorpassano il senso etico dei suoi membri,  ma in questo modo l'orrore con freni indeboliti a trattenerlo, si fa di massa. Se nei millenni addietro l'istinto al massacro dell'essere umano veniva in qualche modo ostacolato dalle sue possibilità tecniche,  durante gli ultimi secoli questo handicap decade, non credo sia un caso se  dall'Ottocento in poi i genocidi siano così numerosi.


Il caso emblematico di tutto ciò e naturalmente il nazismo, che approfittando di tutto l'avanzamento tecnico del popolo tedesco, e dello sconquasso di quella società, tenta di dargli una nuova etica pseudo scientifica e darwiniana, essendo però questa etica rozza e primitiva,  è assolutamente non adatta ai mezzi tecnici che la società tedesca possedeva, per ciò  li condusse sostenendolo all'olocausto della minoranza ebraica e di tutti gli individui considerati in qualche maniera inferiori.


Dicevamo il caso tedesco puo rivelarsi emblematico, ma non è certo l'acme del processo, infatti subito dopo grazie alla guerra fredda e la conquista delle armi atomiche abbiamo rischiato di raggiungere nuovi primati, in un'ideale classifica degli orrori, e per arrivare al succo del discorso; benché l'incubo di una guerra atomica oggi sia relativamente più remoto, sono convinto che il relativismo dei valori cui soffre la società attuale che si e acutizzato rispetto ai decenni passati, unito alle straordinarie scoperte scientifiche degli ultimi tempi, sia il pericolo più pressante che minaccia la specie umana. 



Il ritardo della dimensione etica nella nostra società ha portato ad un mondo dove ogni ideologia è diventata vera; ma un luogo dove tutto è vero e anche un luogo dove tutto è contemporaneamente falso,  le stesse verità scientifiche si stanno relativizzando, e l'uomo privo di un appiglio forte viene spogliato sia delle sue certezze, sia della sua spiritualità e ridotto cosi all'aspetto materiale e zoologico, l'unico possibile in quanto autoevidente.  Ciò ci a condotto a situazioni estreme, di cui un ottimo esempio sono certe ideologie verdi, dove  gli esseri umani che vi aderiscono, spinti anche da sentimenti senza dubbio benevoli verso un distorto senso ecologico, considera, riducendo ai minimi termini la questione,  come l'unica cosa che li distingue da altri esseri viventi;  la volontà di sopravvivere in quato specie che ha esperienza della morte  e la determinazione cosciente nel farlo, coscienza che spera affievolirsi nei propri simili a favore di benefici effetti sull'ecosistema e inconsciamente forse, a loro stessi, la volontà di potenza applicata alle amebe.


non è la prima volta che l'essere umano si ritrova ad un cambio di morale, l'egemonia romana, l'affermarsi del cristianesimo ecc. Però è senza dubbio la prima volta che questo stravolgimento si verifica senza la prospettiva di un sostituto "forte" valido,  e con l'avanzamento tecnico/scientifico che procede in maniera spedita. Ciò produce principalmente due problemi altrettanto urgenti e insidiosi:


Da un lato la negligenza dell'occidente che dell'avanzamento tecnologico e stato il principale artefice, ed ha esportato la sua potenza scientifica, ma non si e curato di fare altrettanto con un'etica in grado di domarla, ed in questo modo a consegnato un potere incontrollato in mani forse non preparate ad usarlo, e come esempio di ciò mi basta citare le violenze tribali dell'africa nera, rese ancora più feroci e vaste grazie all'uso delle tecnologie bianche. O ancora tutto il dibattito sull'eugenetica sollevato da alcune politiche e branche di ricerca condotte dalla società cinese, società che è bene ricordare avendo conosciuto l'Olocausto dalla parte delle vittime, se bene con altrettanta ferocia  per mano giapponese,  non ha però provato il rigore e l'ideologica determinazione tedesca, e ha quindi meno scrupoli ad intraprendere certe pratiche, rispetto ad un occidente che avendo in toto contribuito alla nascita ed all'affermarsi di quei fermenti malefici ed inumani, è meno intraprendente e piu cauto, ad autorizare le medesime pratiche.


Dall'altra appunto il barcollare dell'occidente stesso, che sprovvisto se medesimo, di un etica forte e condivisa, si ritrova  ormai  in balìa al relativismo più estremo, che lo vede attaccarsi come già detto, al più rozzo materialismo per cercare un qualche punto di riferimento, ma con ciò facendo si rischia di sminuire la condizione umana sino a ridurla ad un qualcosa di meccanicistico, replicabile e per sottinteso sostituibile, ed in questo modo autoalimentare quel odio di sé, alimentazione che consiste nel riconoscersi come specie senza un significato forte, tutto ciò trova ottimi modelli esplicativi nell'esempio di prima su un preteso ritorno alla natura dove quest'ultima e sempre benefica, giusta e protettrice, contrapposta all'uomo, meglio se bianco ed occidentale a cui si attribuisce il ruolo di prevaricatore, invasivo e venefico. O ancora nella moda dell'identitarismo, moda che in antitesi con quanto ho cercato di porre in evidenza alcuni paragrafi prima, sul progressivo ampliamento della dignità umana,  pretende di classificare e descrivere gli esseri umani in tutto il loro essere  per differenze minime e superficiali ( sesso, colore della pelle, religione) frammentandoli in un pulviscolo di sottogruppi e riducendoli di fatto in marionette predeterminate e conoscibili, pretendendo in certi casi per assecondare questi loro capricci infantili di "accomodare" quando non cancellare del tutto certe acquisizioni scientifiche, senza altra prova a supporto delle loro motivazioni che le loro credenze ideologiche stesse.  Oltre ai pericoli insiti di per sé in atteggiamenti del genere, che espongono la società, specialmente se democratica a cambi di ideali ed umori rapidi e repentini dell'opinione pubblica,  suscitate dall'emozione del momento piuttosto che da una ponderata riflessione, non e da sottovalutare nemmeno il rischio che gruppi di potere per interessi egoistici sfruttino queste incertezze per tornare anche grazie al uso accorto dei nuovi media  ad un concetto di verità come utile del più forte, riuscendo in questo modo a sfruttare le cospicue capacità che le nuove acquisizioni tecnologiche ci hanno permesso, come mezzi per ottenere i propri fini egoistici, incuranti delle aspirazioni e dignità dell'essere umano come specie. 

 

Non si tratta di limitare la scienza ma semmai di rimettere l'uomo al centro dell'esperienza umana, il riflettere che non siamo costruiti solo di materia razionale, ma anche il simbolo ed il rito se profondi nella nostra specie hanno valenza, e che sopratutto, quando l'uomosi ritrova  meccanizato esso stesso e deresponsabilizato delle proprie azioni diventa capace, come gli avvenimenti del passato ci hanno dimostrato, di compiere ogni male, specialmente se non si rende nemmeno conto di commetterlo.