sabato 13 febbraio 2021

Nuovi fascisti, cancel culture e del assolutizzare

Durante il regime nazista, io non c'ero, perciò non so come siano andate le cose, ma posso fare delle ipotesi.  

  

Il primo ebreo a sparire, non era un tipo  simpatico, anzi doveva stare sulle scatole a molti. Quelli bravi, sempre gentili e sorridenti, furono quasi certamente gli ultimi ad essere presi, quando ormai la cosa non faceva più impressione.  

  

Negli Stati Uniti i social ormai diventati il  "quinto potere" censurano presidenti e cittadini, perché scrivono e diffondono baggianate.  Intanto, gli studios di Hollywood licenziano attrici  ed attori  per motivi similari. Tutto ciò accade Con l'approvazione della pubblica opinione, che non riesce a capire che anche in questo caso è il principio che conta. Per censurare "altre cose" e disporre arbitrariamente delle persone gli basta aspettare quando non farà più impressione.  

 

Come diceva Nenni: "A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura". E continuando le citazioni, e buona cosa in questo argomento, tenere in mente anche la poesia di Niemöller,  specie l'ultimo verso: "quando verranno a prendere noi, non ci sarà rimasto nessuno a protestare". 

  

Una generazione di patetici individui, cresciuti solo biologicamente ma non maturati caratterialmente, troppo viziata ed egocentrica per riuscire a  tollerare che nel mondo esistono opinioni diverse dalle proprie, molto spesso contrastandi, sicuramente sgradevoli. Sta dando alle élite economico-finanziarie il potere di distruggere l'unica vera grande libertà che 

il regime democratico abbia introdotto: La libertà di pensiero e di parola. 

 

Una generazione dal incerto futuro, imbevuta di conformismo, convinta che i principi si valutano in base alle mode e come queste ridotte a fatto estetico, senza conseguenze profonde.  

  

Probabilmente anche questo post, che ha volutamente paragonato il nazismo, con la cancel culture e le porcate che le multinazionali commettono in suo nome, all'insegna del politicamente  

corretto, e a "rischio"  avendo appunto paragonato lo sterminio per antonomasia a dei fatticciuoli all'apparenza irrilevanti, senza rendersi conto che nel pretendere tutto ciò, stanno usando (e soprattutto stanno dando a poteri apolitici privati ed elitari il diritto di usare) metodi propri del 

nazifascismo e degli stati autoritari in genere. Questo  succede appunto per avere stereotipato i regimi totalitari e non esser più in grado di riconoscerli nel concreto, specie  se i nuovi fascisti sono loro stessi. 

  

Però al contrario di questi signori che preferiscono cancellarla, a me la storia piace ricordarla,  così posso spiegare loro,  che  anche questo assolutizzare  eventi del passato è una comoda strada per 

ripetere (in piccolo o in grande poco importa, in quanto spesso sarà il caso a decidere) le stesse porcate di ieri, evitando il disturbo di finire paragonati a precedenti scomodi.  

  

Un caso mi è sempre apparso emblematico a questo proposito,  visto che riguarda la chiesa, parlarne non sembra così sconveniente secondo il Bon Ton corrente, quindi concedetemi il togliermi questo sassolino.   Stavo alludendo alla assolutizzazione della passione di Cristo. 


In quanto evento cardine del vangelo, è  giustamente interpretato dalla chiesa come olocausto finale, la morte dell'ultimo agnello;  Dio stesso che si offre in sacrificio per redimere con la sua sofferenza i peccati dell'uomo.  Se qualcuno non ha chiaro quanto per la  

Cristianità  la sofferenza di Gesù sia importante nell'economia della salvezza, consiglio di guardare un film cattolico "la passione" diretta da Mel Gibson, dove il messia, più che un uomo sembra quasi un autobotte di sangue a giudicare dai litri che ne versa. Ecco detto questo a prescindere dalla teologia sulla pena di morte (condivisibile in ottica cristiana) ci si 

aspetterebbe almeno  che la chiesa nel far eseguire le sue sentenze ( non è mai la chiesa di prima mano che punisce il colpevole), adottasse  un atteggiamento leggero nelle pene corporali inflitte ai condannati. poi però…  

  

.. Però Andando a rileggerci gli atti sulla morte di Giordano Bruno (per citare un personaggio conosciuto ai più non perché sia stato l'unico) e scopriamo che prima di bruciarlo vivo sul rogo la giustizia romana ebbe la brillante idea di inchiodare la lingua al palato in modo che non potesse proferire parole blasfeme, e se per questo nemmeno gemiti per sfogare un poco il dolore senza procurarsi ulteriori strazi.  Per non parlare di Ipazia che è 

stata letteralmente smembrata viva dai bravi fedeli alessandrini sotto incitazione del loro saggio vescovo. Se la crocifissione non fosse stata assolutizzata ma la si fosse lasciata ben inserita 

nella storia, ci sarebbe resi conto che  Fatti come quelli appena descritti, a mio avviso la banalizzano,  rendendola una atrocità fra le tante che l'hanno  preceduta e le altrettante molte che gli sono susseguite . E poco vale la formuletta dei tribunali ecclesiastici che nel consegnare i condannati alla giustizia secolare, raccomandava clemenza (nel senso di non 

infierire più del dovuto).  

  

Ecco se i bravi cristiani avessero preso più sul serio la morte di Dio e non gli avessero  appiccicato convenientissimi tabù forse avremmo commesso qualche bestialità in meno. Purtroppo il tempo passa e i potenti cambiano, ma gli errori soprattutto se comodi, sembrano ripetersi. 

mercoledì 10 febbraio 2021

Paura del futuro

In questi ultimi giorni, vi sono state delle belle giornate, un anticipo di primavera tiepida e piena di sole. Nonostante i 

negazionisti climatici, questa tipologia di giornate nell'ultimo decennio si sono fatte forse troppo comuni qui al nord. Ma non è di questo che volevo parlare. 

 

Questo anticipo di bella stagione, mi ha fatto sovvenire alla mente il ricordo di come da bambino adoravo la primavera, soprattutto il suo profumo di erba fresca e bagnata, anticipo di quell'odore forte e  avvolgente di fieno caldo appena tagliato delle serate estive. 

 

Quell'odore, era appunto la promessa di un altro odore, la constatazione fisica che un ciclo di cose inevitabilmente si sarebbe ripetuto.  Nonostante i particolari potessero variare, con tle tragedie piccole e grandi che questo inevitabilmente avrebbe comportato.         Il ciclo generale nel suo insieme, era percepito come positivo, la vita con tutte le sue angustie era cosa degna di essere vissuta, vissuta e donata.  

 

Oggi non è più così. E non mi riferisco a me stesso;  ma alla società in senso esteso. 

Questa società odia il futuro e cerca in tutti modi di procrastinare il divenire. Chiunque in questo paese tentasse di costruire qualcosa per il futuro viene sistematicamente scoraggiato, nel vano tentativo di vivere un eterno presente.

 

Ormai questa cosa è in atto da più di un ventennio e stanno nascendo dei memi culturali che  contribuiscono a creare un clima di vera avversione verso il domani:

 

Prima fra tutte il mito dell'eterno giovane,  

In Italia si è sempre giovani almeno fino al primo infarto per gli uomini ed alla menopausa per le donne. Come corollario a questa prima strategia troviamo il totem dell'indipendenza e delle libertà, che invitano la gente a non impegnarsi in legami stabili per non lasciarsi 

sfuggire le opportunità che li aspettano dietro l'angolo. 

 

Vi è poi il mito della carriera, importato grazie soprattutto al cinema e alla televisione dagli stati Uniti d'America, dove la morale protestante ha forgiato una civiltà  convinta che il conto in banca e la posizione sociale, siano la garanzia più sicura, una volta tirate le cuoia, che le porte del paradiso si apriranno per il defunto. Questa mentalità svuotata anche del suo senso escatologico, approdata qui da noi, ha creato una plètora di gente, cui unico bisogno sarebbe trovare un posto fisso; che si è convinta che il precariato sia una forma di lavoro smart, ed è prontissimo ad accoltellare il collega con moglie e figli al seguito, per ingraziarsi un capo che probabilmente settimana prossima scaduto il contratto non rivedrà 

mai più. 

 

Ed infine l'attendismo demotivatore dove per  il bersaglio di turno, qualsiasi sia il 

momento scelto per fare qualcosa e sempre  il momento sbagliato.



L'italia ( ma i segnali anche se meno forti si possono scorgere in tutto l'occidente) ha svuotato il futuro del suo valore salvifico e di progresso, ha cancellato qualsiasi epica di "cammino verso l'ignoto"  ed anche di quella ciclicità naturale, eterno ritorno cara agli antichi. Per gli uomini moderni, il futuro è visto dal punto di vista zoologico individualistico, da  animale intelligente che scorge davanti a sé solo una discesa verso il nulla, il disfacimento fisico, rallentato da qualche trovata tecnologico/scientifica. L'UOMO MODERNO ODIA IL FUTURO.


Ed odiandolo osteggia, qualsiasi iniziativa ho notizia sembra avvicinarlo.

Qui in Italia non si fanno più figli perché la società  odia il futuro, non nascono imprese innovative perché la società odia il futuro, lo stesso astio verso gli immigrati può in parte essere visto come l'odio verso persone che sperano nel futuro, la ricerca scientifica pura viene disprezzata in quanto carica di futuro, persino il fiorente senso ecologico ed ambientale impiega le sue energie nel  proporre un regresso dell'uomo,  piuttosto che una convivenza consapevole. Tutto quello che può scuotere il placido declino che la civiltà va percorrendo viene osteggiato. 

 

I cambiamenti non sono colti come opportunità per invertire la marcia, ma come fonti di instabilità, che possono accelerare il disfacimento. Senza fiducia nel futuro decade anche la fiducia 

nell'uomo, che viene visto sempre più come un rivale  pronto ad accaparrarsi  le poche risorse  ancora disponibili, ed ecco così morire anche la coscienza di classe e comunità. 


I motivi di questo declino sono tanti, ma c'è un fatto dove tutti questi motivi trovano forza ed è il fatto che L'italia e un paese vecchio governato dai vecchi, e i vecchi per definizione hanno una visione 

pessimistica del futuro.

domenica 7 febbraio 2021

Olocausto

 Adesso che il giorno della memoria è passato da un po' di tempo, volevo ribadire un pensiero senza cadere nello stucchevole, o peggio ancora nel ipocrita. Anche perché  una società che si infiamma per i morti passati, ma se ne frega bellamente di quelli presenti, è peggio ancora crea le premesse per nuovi orrori.  Di ipocrisia non è carente già di per sé. 

 

 

Una cosa dell'olocausto mi ha sempre colpito, al di là dei numeri, che come bene ci ha insegnato il compagno Joseph Vissarionovich Stalin, superata una certa soglia ci lasciano indifferenti, rientrando nella statistica più che nel dramma; troppo enormi per essere analizzati dal nostro cervello che in fondo era stato progettato per cose più banali. 

 

Non mi riferisco nemmeno alle torture indicibili che le vittime di quella immane tragedia hanno subito', il nazismo in una scala della follia è uno scolaretto fra tanti e nemmeno troppo ligio. 

 

Quello che davvero mi scuote sono i TATUAGGI, il vedere gente marchiata come bestie, lo scorgere la logica, la razionalità, dietro l'orrore.  

 

Come ci ricorda terenzio, siamo tutti esseri umani, e nulla di umano ci è estraneo. Ecco  per me quel tatuaggio sulla pelle, mi fa davvero capire cosa pensassero i nazzisti delle loro vittime, me lo fa capire più di mille parole. 

 

Se provi odio verso una categoria per qualsiasi motivo i tuoi freni inibitori cadono, vuoi massacrarli e basta, se poi il nemico è inerme tanto meglio " la pietà l'è morta". l'olocausto armeno,  a torto o ragione(?) fu pieno di odio, la resistenza partigiana aveva un capitale d'odio. Anche le foibe friulane furono uno sfogo d'odio. Gli stessi pogrom che fin allora si erano succeduti erano motivati dall'odio e dalla diffidenza verso il giudeo "strozzino e deicida". 

 

Per I nazzisti e diverso. Non provavano odio verso le proprie vittime. Se un odio c'era stato, adesso erano giunti,  ad un livello oltre. Non avevano più davanti PERSONE, ma COSE,  cose da smaltire nel migliore dei modi possibili. i forni crematori erano ai loro occhi  degli efficienti inceneritori dove eliminare scarti in modo asettico.  

 

Un effetto deleterio nel voler assolutizzare il male nazista è a mio avviso Il difetto di non far capire le ragioni del perché è successo ciò;  raccontata così, si ha  quasi l'impressione che i gerarchi siano stati degli stregoni della mente ed abbiano studiatamente condotto la popolazione germanica a non riconoscere il simile, grazie ad una serie di mosse preparate a tavolino inclusi nei piani per la "soluzione finale".



IL fatto su cui voglio attirare l'attenzione e il particolare che in tutto ciò non vi fu 

premeditazione la disumanizzazione delle vittime fu una cosa del tutto naturale, spontanea.


ecco e questo che  mi turba, in fondo siamo legati ad una parte zoologica, la violenza fa parte di noi anche il crimine più efferato se spinto dall'odio caldo dal "sottosuolo dostoevskiano", può trovare attenuanti. È la capacità di spersonalizzare,  la freddezza nel ridurre a numero l'altro, nel non riconoscere il simile, che mi inquieta. La banalità del male, che ci aspetta dietro l'angolo.

giovedì 4 febbraio 2021

Bispensiero

 Nei giorni scorsi è stata data molta enfasi che da quest'anno sono scaduti i diritti d'autore di un libro molto bello,  1984 di George Orwell.


Questo è un libro che consiglio molto di leggere con serietà, ed in eguale misura consiglio di smettere di nominarlo a sproposito.  Visto che perlomeno in lingua originale adesso sarà liberamente reperibile potrebbe essere una buona occasione.


Tra i tanti concetti affrontati da Orwell volevo scrivere del bispensiero: il bispensiero e quella capacità di certe categorie di credere fermamente in un idea ed agire in assoluta antitesi ad essa senza minimamente soffrire della contraddizione. 


Un esempio di bispensiero potrebbe essere, una persona che picchia la propria moglie affermando di amarla, o ancora chi si professa democratico, ma teme come la peste le libere elezioni.


È bispensiero essere andati alle urne quest'autunno per le comunali e gridare frabbiosi a chi lo propone, che votare per le nazionali  a primavera o magari in estate facendo precedere le elezioni da un governo di unità nazionale, sarebbe una catastrofe a causa della pandemia, e intanto ancora stringe in mano la bandierina, che festeggia la vittoria  elettorale di biden a novembre, o magari  ha appena finito di postare un commento di biasimo verso putin, che con la scusa del covid  arresta chi è sceso in piazza a protestare.


Cosí come può essere definito bispensiero, che un partito che rivendica con (poco)orgoglio la sua diretta discendenza dal partito comunista sia stato il centro di una coalizione che dieci anni fa sostenne Mario Monti , ed adesso fa altrettanto con Mario draghi. L'esponente di punta  e Non solo D'Italia, del capitalismo più feroce, quello finanziario.


Un altra peculiarità del bispensiero orwelliano, era la possibilità di cambiare la storia in maniera retroattiva e così gli abitanti di Oceania, si ritrovavano da un giorno all'altro alleati del nemico di ieri e nemici del vecchio alleato, senza scomporsi troppo.


Spero di non essere accusato di sabotaggio se umilmente faccio notare che  la sinistra  ha  trascorso, gli ultimi vent'anni a spiegarci a torto o ragione non so;  di come Berlusconi fosse il male assoluto ed in ordine sparso; mafioso, pedofilo, massone, corrotto, maschilista, e pure perché no un po' ignorante. La stessa sinistra che verso la fine degli anni 90 faceva la corte alla lega di bossi con promesse di federalismo, per scongiurare il pericolo Berlusconiano. La stessa sinistra che non si fa problemi a fare coalizioni di governo con quello stesso Berlusconi in nome della causa superiore di fermare la lega. 


Non fu solo Orwell in verità  a descrivere questo fenomeno, se ne occupò anche un autore italiano, meno ombroso dell'inglese, che riuscì a proporre in modo scanzonato e leggero lo stesso concetto, in una serie di indimenticabili vignette. Naturalmente sto parlando di Giovannino Guareschi ed i suoi trinariciuti.  Forse è bene dare una rilettura anche a lui. 


mercoledì 3 febbraio 2021

Classe indirigente

 L'italia non ha cattivi politici, nonostante possono apparire tali.


Un sistema di selezione come il nostro ( e non mi riferisco alle urne),  dove se non cammini spalle a muro, rischi una coltellata ad ogni dove non può accumulare quarant'anni di disastri.


Il motivo va cercato altrove; va cercato in quella affascinante metafora della linea della palma di Sciasciana memoria. La pura e semplice verità è che ai vari;  Politici, magistrati, giornalisti, a tutta quella che si potrebbe chiamare classe dirigente insomma, dell'Italia non importa un fico secco.


Non gli interessa minimamente se il paese prospera o declina, che abbia autorevolezza internazionale, o goda di dubbia fama. La classe dirigente di questo paese non ha il minimo amor di patria.


Ed è questa mancanza di senso dello stato che spinge un Renzi, per assicurarsi un futuro politico a cercare alleati oltre atlantico, o mandare messaggi nemmeno troppo velati agli industriali che se sarà sostenuto, farà  della classe operaia un carnaio.


 E sempre questa mancanza di senso dello stato che  spinge i giornali ( appena i cani hanno sentito che il vento è cambiato) ad una politica ferocemente  anti russa e in questo modo contribuendo a  chiudere le porte del  fornitore di "risorse naturali"  fisiologico del continente, in nome di un servilismo di convenienza verso un ex alleato, che per bocca di un suo presidente ha affermato che: "Lo sguardo del suo paese si è spostato dal atlantico al pacifico" 


Così come è sempre questa non curanza, che dall'altra parte rende ciechi del fatto che, l'Europa e l'unica possibilità seria ed attuabile per le nazioni del continente di continuare a contare ancora qualcosa nel futuro che si prospetta.


la questione ad una analisi frettolosa può sembrare banale. in realtà credo che la questione sia più perniciosa di quanto appaia; perché se un difetto di competenza e capacità può in fin dei conti essere corretto con una selezione ed un istruzione più adeguata, nel giro di una generazione.


Il riuscire a prendere una massa di individui e trasformarli in un popolo convinto e cosciente di incarnare un idea di civiltà ed essere testimoni dei valori che essa esprime, o quanto Meno di essere legati ad un indissolubile destino comune, a sentire personaggi come D'Azeglio sono ormai più di centosessanta anni che ci si prova e mi duole constatare  senza risultato.

domenica 31 gennaio 2021

Internet prima dei gattini

Internet prima dei gattini


Oggi  ho capito che sono vecchio, terribilmente vecchio; l'ho capito mentre stavo facendo un giro sulla rete ed all'improvviso, mi sono reso conto che tutto è cambiato ed internet da quel enclave di anticonformismo che era, si è trasformato in una versione ipertrofica della televisione. 


Ricordo ancora quando le cose non erano così e visto che lo ricordo con rammarico; questa cosa mi ha fatto capire di essere invecchiato. Era circa il novantasei e i computer erano visti come oggetti astrusi, potenti e complicati. Windows si era affermato da poco, come standard de facto, e i più anziani già guardavano con nostalgia i bei tempi andati, passati a smanettare sull'amiga.  Chi era cresciuto a pane e commodore, veniva visto come un patriarca, anche se non aveva ancora l'età per poter conseguire la patente. 


Ai tempi essere nerd non era cosa di moda e nemmeno l'uso di tutti questi anglicismi; si preferiva il termine più sobrio e italico: sfigato. I più colti tra i detrattori azzardavano a definirci sociopatici, ma in pochi capivano cosa intendessero, così  lo stigma di sfigato, li coglieva anche a loro e si ritiravano mestamente tra i loro polverosi tomi. 


Gratis ai tempi non era una parola di moda e si pagava tutto. Si pagava l'accesso alla rete, e se non c'erano i soldi ci si barcamenava con le offerte, allegate nelle riviste specializate, che davano un accesso libero per un mese, che non appena attivato c'era da correre in posta a mandare la disdetta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Che altrimenti il provider (infame) diceva di non averla ricevuta e ti addebitava in bolletta 300.000 lire per i restanti undici mesi, ed i tuoi, ti saccagnavano di botte, che per colpa tua dovevano accorciare le vacanze, per rientrare delle spese. Si pagava il tempo trascorso a navigare, ed anche lì c'era da ricordarsi, quando non effettivamente usata di disconnettersi, altrimenti gli scatti si accumulavano e quando arrivava la bolletta; un altra ripassata di mazzate, perché stavolta le vacanze erano saltate completamente. E comunque anche i più scrupolosi ed attenti  di noi, avevano in serbo la loro dose di legnate perché: il cliente/parente/amico, sono due giorni che prova a chiamare ma la linea per colpa nostra era sempre occupata. Si pagava l'host che ospitava la nostra casella email e il sito internet. Insomma si pagava tutto.



Quelli erano tempi pionieristici e davvero sulla rete si trovava gente parecchio strana: appassionati di videogiochi e giochi di ruolo, scambisti ed omosessuali; che organizzavano lì i loro incontri, senza che nessuno gli rompesse le palle, gruppi di preghiera in cilicio, gente convinta di parlare con gli alieni (erano i tempi di x files e gli alieni andavano forte. Avevano soppiantato, quasi del tutto fate e gnomi). Ricordo una volta di essere finito in una newsgroup di appassionati di biologia, che passavano  il tempo a raccogliere cacchine di insetti, nei parchi pubblici e poi le analizzavano e si scambiavano i risultati, per confrontare le abitudini alimentari, nei vari ambienti. 


Ma soprattutto internet, era un posto pieno zeppo di gente curiosa e volenterosa di dividere le proprie conoscenze col resto del mondo. Di quell'ambiente oggi resta poco, la rete è diventata una sacca di conformismo, ben farcito di pubblicità, l'alfabetizzazione informatica si è trasformata in una volgarizzazione informatica. Pubblicità!, Pubblicità dappertutto. Il web, si è ridotto in una specie di asilo per teste pigre.  E Tutti quei siti strapieni di informazioni, gestiti da appassionati; dove davvero si poteva ritrovare tutto, o quasi lo scibile umano; sono stati sommersi  da una miriade di siti, intasati di inserzioni, che per spiegare un concetto ti costringono a cliccare pagine e pagine di pubblicità. La narrativa eretica viene tacciata di fake news mischiando indiscriminatamente bufale in mala fede  e chi vuole manifestare un'opinione "altra", per stimolare un dibattito.  I social, sono in gran parte il regno del pensiero-nullo, ben irregimentato. Dove pochi feudi di discussione, libere dai pregiudizi resistono sempre più sguarniti, o per meglio dire sempre più infiltrati di gente pronta a stracciarsi le vesti e gridare allo scandalo, di fronte ad un pensiero diverso, troppo estraneo alle loro teste formattate. Sì,  sono vecchio; ricordo e rimpiango l'internet prima dei gattini. 


venerdì 29 gennaio 2021

Tra dostoevskij e hemingway

Stavo rileggendo un vecchio articolo del giornalista  Maurizio blondet; di quelli prima che prendesse la tangente.  

In questo articolo concludeva che: "l'occidente può fare a meno di hemingway, ma non può  

permettersi di fare a meno di dostoevskij".

Esprimendo in questo modo, le sue opinioni su quale dovesse essere la politica estera europea: 

meno dipendente dagli stati Uniti e piú  

inclusiva verso la Russia.  


Al di là del affascinante metafora, questa frase e indicatore di un certo a mio modo di vedere "snobismo continentale", su cosa si deve intendere per "cultura" e su come gli Stati Uniti hanno contribuito al pensiero moderno.  

I dostoevskij statunitensi  si chiamano: edison, wright, Franklin e  piú letterariamente Asimov, Dick, 

brandbury,  ecc.  

Uomini come si vede non utili per un indagine introspettiva ma esatti!  quasi manualistici, per capire ed agire nel mondo reale;  ed in questo senso anche su noi stessi. 


Gli Stati Uniti figli del pragmatismo inglese non sono il popolo del pensare ma del  

azione; non è un caso che il loro romanzo di fondazione sia moby Dick, quasi un non 

romanzo ma un "reportage" del viaggio del uomo verso l'ignoto e le sfide che esso gli 

riserva. 


 C'è una famosa scena nel primo film di indiana Jones dove un indigeno, evidentemente con cattive intenzioni  

da sfoggio della sua maestria con la spada; Jones dopo averlo studiato per qualche istante, senza scomporsi troppo estrae una pistola e lo abbatte.  

In quella scena c'è tutto il sunto del america, la sua irriverenza verso l'autorità,  il suo fastidio per i cerimoniali superflui,  

una certa spacconeria ecc; a onor del vero, c'è anche il suo materialismo spinto e  la sua visione poco  spirituale del mondo, in quanto  poco spendibile qui ed ora (ma questo non è l'argomento di 

questo post). 


L'Europa, complice i suoi trascorsi colonialisti ed  i suoi tanti incontri/scontri con culture, dovrebbe aver appreso, che per giudicare una mentalità "altra" due, sono i parametri che si devono considerare:  

Prima cosa:  gli ideali e obbiettivi che la cultura stessa si pone e ulteriormente se idonea a tali aspirazioni.  

In seconda: la sua efficacia nel far rimanere coesa e prospera la popolazione che la adotta nel suo contesto originario.  

aggiungerei io, la sua capacità di integrare e far propri senza snaturarsi concetti e  

applicazioni che gli giungono dal esterno ( esempio perfettamente riuscito di ciò era a mio avviso la cultura romana e nel mondo moderno la societa giapponese).  

In questa ottica pur con o suoi difetti, Cui abbiamo accennato, come si e visto la cultura statunitense non si può  

considerare " minore" rispetto alle sue sorelle europee; semmai è questa tourt-curt che deve  smettere di considerare il fare sempre inferiore al riflettere. 

D'altronde basta pensare alla 

complessità tecnica e alta preparazione richiesta dal mondo moderno ( cui gli Stati Uniti hanno contribuito non poco), per comprendere come  questa  contrapposizione sia ormai sciocca e fuorviante. 


Più interessante a mio avviso è  semmai  riflettere su  come,  nella cultura americana può essere osservato un complesso ambivalente, di sudditanza e di 

prevaricazione;  Motivato nel riconoscersi da una parte, come una cultura giovane e debitrice alla madre  europea; contemporaneamente però, nel vedersi come campione di un modello occidentale da contrapporsi in un mondo per lo meno bipolare alla "sorella bastarda" come possiamo considerare la galassia sovietica in primis;  secondariamente all affacciarsi delle esperienze orientali pregne di una storia millenaria dal altra. 


In base a queste considerazioni sono 

convinto che più che un inferiorità della cultura americana, si  ravvisa un decadimento. 

Decadimento che può essere fatto originare da un preciso momento storico: cioè  all tempo della caduta del nemico atavico: l' URSS;  l'erronea convinzione  di aver sconfitto l'unione sovietica ( mentre la Russia  nata dalle sue ceneri interpreta questo avvenimento come un cambio di paradigma interno a se; una libera scelta piuttosto che una decisione imposta dal  esterno cosa che è bene 

rimarcare per comprendere molte tribolazioni degli ultimo tempi) e per ciò di aver salvato per ben due volte l'Europa; unità al fatto di non veder al orizzonte avversari realmente alla sua portata,

ha indotto gli Stati Uniti a considerarsi affrancati da qualsiasi debito o lezione da  

apprendere. 

Tutto ciò si può riassumere nel celebre articolo è poi libro di Francis Fukuyama.  

Purtroppo la disillusione di queste vedute in tempi recenti, ha portato il mondo statunitense da un lato, a radicalizarsi e chiudersi a riccio su se stessa,  dal l'altro a sottostimarsi; come nella deriva del  

politicamente corretto e tutte le tendenze che gli sono susseguite. 

Fenomeni che a mio avviso si fanno più accentuati man mano che il declino americano si fa più evidente e 

l'illusione di essere, " unica super potenza rimasta"  si rivela per quel che è. 


In conclusione, per tornare al esempio cinematografico precedente, un moderno indiana Jones in quella scena,  oggi estrarrebe un mitra e farebbe una strage tra la folla.

mercoledì 20 gennaio 2021

La soluzione

Un sensato adagio recita che spesso le soluzioni semplici sono le soluzioni sbagliate.

Eppure, io  sono certo di conoscere la soluzione a molti, anzi a tutti i problemi più pressanti che affliggono il paese,  se mi permettete uno slancio di immodestia oserei dire di tutto il globo.

Dicevo, la soluzione c'è ed  è semplice, però come controvalore richiede tempo, il tempo che siatene certi è la vera valuta del mondo moderno. E questo metodo,  ne richiede una discreta quantità perché i suoi frutti possano maturare a pieno.

Però posso garantire che gli effetti sono sicuri e nel giro di qualche decennio farebbe sparire problemi come ad esempio: il  razzismo, o ancora sarebbe capace di attenuare le crisi economiche, mitigare le pandemie, ridurre il  debito pubblico e con un po' di fortuna  anche cose come il riscaldamento globale e la sovrappopolazione. La soluzione a tutti questi mali è una sola:


         INVESTIRE NELLA SCUOLA


Ma prima, occorre anche cambiare paradigma  e creare una scuola in grado di incentivare a sviluppare una mente critica,  capace di analizzare i problemi e fornire competenze che possano aiutare  a risolverli.

Non certo una scuola vista come parcheggio per figli di cui il mondo moderno ci lascia sempre meno tempo di occuparci, o peggio impiego sicuro per insegnanti cui senso del dovere, quando presente, viene disincentivato ai massimi livelli.


Davvero penso che se una panacea per tutti i mali esiste il suo nome è scuola

Perché:


solo la scuola ci può dare le basi umanistiche  atte a vincere i razzismi.

Solo la scuola può far rinvigorire la scienza capace di risolvere problemi come il riscaldamento globale, l'inquinamento, le pandemie ecc.

Solo la scuola può formare ingegneri capaci di escogitare soluzioni tecniche in grado di migliorarci la vita o più banalmente con i loro gadget ravvivare l'economia.


Solo la scuola può trasmettere una corretta memoria del passato utile a non ricadere negli stessi errori.


Solo la scuola può creare quei letterati che con le loro opere rendono le vite un di più del semplice vivere animale, opere che infiammano nelle anime ardimento che spingono i più coraggiosi a varcare i confini dell'ignoto.


Ed infine perché solo la scuola è  l'unico investimento che assicura ai nostri figli di possedere moneta spendibile indipendentemente dalle varie crisi che incontreranno nelle loro vite.


Mi sento facile cassandra nell'affermare che: se nell'era dell'informazione i tagli alla sanita hanno prodotto tragedie, gli scellerati provvedimenti sulla scuola li pagheremo con catastrofi.