Prendo spunto da questo episodio, perché mi sembra perfetto per mostrare come una narrazione collettiva, se portata avanti da media e istituzioni in modo organizzato, possa diventare più forte della realtà stessa. Non è la prima volta che mi imbatto in questo tipo di fenomeno, ne ebbi esperienza già ai tempi del COVID, quando notai che chi dava retta ai vari giornali e telegiornali, iniziò a comportarsi come se ci trovassimo davanti a una nuova peste nera, mentre all'opposto, coloro che seguivano i siti per così dire complottisti, addirittura negavano del tutto il fenomeno, con bella pace della realtà in entrambi i casi.
Tornando all'episodio di prima, la narrazione economica ancora dominante, evidentemente a differenza di quella pandemica, fu fatta in un periodo in cui giornali e istituzioni erano reputati più affidabili. Infatti, in questo caso le critiche al post andavano tutte in una direzione: quella ordoliberista.
Così eccoci a leggere gente anche di una certa età, vale a dire persone che hanno vissuto i fatti in prima persona, spiegare che l'andazzo era insostenibile, l'inflazione galoppante, il debito pubblico alle stelle, per non parlare della debolezza della lira e tutto il resto del ciarpame. Ciarpame che però, dimentichi dell'alto tasso di dinamismo economico e sociale dell'epoca, ha dato giustificazione affinché scelte squisitamente politiche, quali l'indipendenza delle banche centrali, il contenimento dell'inflazione, il vincolo esterno, potessero essere vendute come necessità tecniche, con un tocco di giustizia morale per giunta! (Ricordate lo slogan "stiamo vivendo sopra le nostre possibilità").
La verità è che l'economia non è una scienza, nel senso comunemente inteso di questo termine. Le sue conclusioni non indicano destini, in realtà, data una situazione iniziale, nessuno sa davvero come realmente si evolverà la situazione (vi ricordo solo che a un mese dalla crisi del 2008 c'erano ancora economisti di primo piano che prospettavano situazioni rosee per il futuro).
Intendiamoci, non è che queste cose fossero un bene, anzi, è assolutamente vero che l'Italia del periodo avesse una politica economica molto "garibaldina", per non dir peggio. Ma la scelta di cambiare paradigma economico per risolvere queste criticità fu squisitamente politica.
Eppure coloro che commentavano il post, nel dare del periodo e degli sbagli commessi una descrizione che rientra perfettamente nei canoni di una teoria economica, precisamente della teoria ordoliberista appunto, erano genuinamente convinti di illustrare un dato di fatto: niente più che la realtà.
Teoria economica, che per inciso, non solo ha regalato al nostro paese vent'anni di stagnazione economica con l'impoverimento delle classi medie e basse, ma che proprio in questo periodo sta mostrando tutti i suoi limiti anche nel suo paese natale: la Germania.
Quello che mi fa più specie di tutta questa storia è il fatto che in questioni come il COVID, in fin dei conti certe dinamiche sono comprensibili: in fondo i virus sono esseri invisibili e finché uno non ne fa esperienza diretta, una persona normale fa fatica a quantificare se il pericolo sia reale o meno. Ma lo stravolgimento delle politiche economiche del paese, quello invece ha colpito tutti, il fatto che da un certo momento in poi i governi hanno preferito dare priorità alla stabilità monetaria, piuttosto che alla crescita, è qualcosa di talmente pervasivo che non può passare inosservato, qui bisogna proprio essere vittime di un lavaggio del cervello per non notare la differenza.
Lavaggio che, in un certo senso, anche evitando di evocare scenari distopici, pare proprio quello che è successo: solo per esempio, tra i commenti ne leggevo uno che ipotizzava che senza il passaggio dal vecchio paradigma al nuovo, saremmo finiti in una specie di medioevo tecnologico. Infatti continuava, ricordando quanto costavano i telefonini negli anni ottanta, e proseguiva concludendo che se oggi avessimo ancora la lira, questi gadget tecnologici sarebbero prodotti dai prezzi improponibili per il paese. Teoria ingenua, ma che ha suscitato una pioggia di like. Senza soffermarci sui motivi più astrusi del perché una conclusione simile sia come minimo rozza, l'idea che un paese come il nostro, fin da subito tra i più entusiasti nell'adottare questa tecnologia, adesso potrebbe vantare una propria industria nazionale, evidentemente a questi signori è completamente estranea.
Il punto non sta tanto nel difendere un modello rispetto ad un altro, euro vs Lira tanto per dire, visto il piano della discussione si può anche accettare l'ipotesi che l'adozione delle politiche ordoliberiste di cui l'euro è sigillo, fosse la scelta migliore per il paese. Quello che è profondamente sbagliato consiste nell'aver riscritto il passato, per far credere che questa fosse l'unica alternativa possibile, quello che mi appare profondamente insano e che una balla così colossale sia stata digerita da quasi tutti, per il solo fatto che tutti la ripetevano. Nonostante ancora adesso, qui e ora paghiamo il fatto che allora come oggi, questa fosse soltanto un'ipotesi.
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