sabato 16 maggio 2026

Di Tucidide in Cina

È divertente leggere sui giornali, così come nelle pagine personali, i giudizi impietosi sul confronto tra il presidente Trump e il suo omologo cinese. Non prendetela col povero Trump: che il presidente Xi fosse un uomo di discreta erudizione, ne aveva già dato dimostrazione in una visita di Stato proprio qui in Italia. Anche allora se ne uscì con una citazione di un autore classico, dando così prova di conoscere bene la nostra cultura. Per gli americani invece, beh, io ricorderò sempre la visita degli Obama al cenacolo vinciano: era da poco scaduto il suo mandato presidenziale ed era venuto a Milano insieme alla sua famiglia per l'occasione di una conferenza. Visto il calibro del personaggio, l'amministrazione pensò bene di organizzare per gli ospiti una visita privata a Santa Maria delle Grazie. Naturalmente, quando l'ex presidente terminò la visita, i giornalisti si precipitarono sia per le consuete foto di rito, sia per cogliere l'occasione per porre qualche domanda. Fu così che quando un giornalista gli chiese cosa pensasse dell'immortale opera di Leonardo, il presidente rispose con un conciso "Beautiful".



Sarebbe semplice adesso partire da questi aneddoti e uscirsene con un pistolotto su come è facile far sembrare colto uno e superficiale un altro con due episodi scelti ad arte, non sarebbe in fin dei conti un discorso del tutto sbagliato, perché è indubbio che uno dei mali peggiori della nostra epoca sia proprio il fatto che i leader si scelgano per l'immagine e non per la sostanza. 

Però sono cose trite e ritrite, piuttosto mi è parso interessante tentare di capire i motivi del perché in questa occasione sia stato proprio tale episodio quello che ha indignato di più i molti. Bene, secondo me il motivo è che ci siamo sentiti defraudati da parte di Xi, il quale si è permesso di citare autori greci con davanti un Trump incapace di rivendicarne l'eredità. Insomma, Trump, non solo non è stato capace di ribattere, menzionando a sua volta un autore della tradizione classica cinese, ma nemmeno di riprendere la citazione di Xi e ampliarla rivendicandola così alla nostra tradizione.


Eppure ci sarebbe poco per cui agitarsi, dato che noi della civiltà greco-romana, in realtà siamo gli usurpatori non i figli. In un certo senso forse i cinesi hanno più diritto di noi a citare Tucidide, loro almeno lo hanno conosciuto. Ma in verità non sarebbe corretto nemmeno questo quadro interpretativo, se noi, discendendo dai barbari, abbiamo "rubato" qualcosa, lo abbiamo fatto a casa dei "ladri" e chiamo come mio testimone Orazio. 

Non è cosa rara che un popolo nuovo si appropri di una cultura altra o parte di essa, anzi è un fenomeno abbastanza ricorrente nella storia. Ma solo la cultura che, per comodità, possiamo chiamare "occidentale" ha sviluppato una particolare capacità di sistematizzare e istituzionalizzare queste eredità, garantendosi una continuità storica che supera di molto le civiltà che vi hanno contribuito. Tutto ciò a cominciare dalla sua espressione spirituale poi importante, che si definisce appunto cattolica.


Ma stando così le cose, allora forse irritarsi con i cinesi per l'appropriazione culturale non è lo spirito giusto con cui affrontare la questione, tanto più che di questa eredità, oramai non sappiamo fare altro che incolparla di tutti i mali di cui soffre questo vecchio mondo. Proviamo invece a ribaltare la prospettiva, facciamo quello che non ha saputo fare il presidente americano e leggiamo la citazione di Xi come un ulteriore conferma di quell'universalità che da sempre è il vanto della nostra cultura. 



Operazione questa a mia opinione quanto mai urgente, non tanto per i cinesi, che citando gli antichi volevano forse solo ricordare quanto fosse giovane (e passeggera) l'America. Ma per noi stessi, che consapevoli o meno, così come i romani prima di noi, con le emigrazioni di massa e il crollo demografico, abbiamo scelto di passare il testimone di questa cultura ad altre genti. Qui non voglio questionare se questa strada sia giusta o sbagliata. Ma visto che la stiamo percorrendo, quantomeno cerchiamo di farlo con lo spirito giusto. 


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