Premessa
12-01-2026
Dopo la pubblicazione di questo articolo, ho ricevuto da varie parti l'accusa di essere filotrumpiano. Ho deciso di inserire questa breve premessa per chiarire questo equivoco.
Semplicemente non lo sono e personalmente considero quello che è successo in Venezuela nei giorni scorsi un atto di bullismo internazionale. Molto più di quanto fatto dalla Russia in Ucraina, se non altro per il fatto che i russi, prima di passare alle maniere forti, hanno cercato di concludere un accordo in modo pacifico.
Ma questi sono giudizi morali e in questo genere di considerazioni lasciano il tempo che trovano. Per quel che mi riguarda, mi basta sia chiaro che quando dico che l'operazione di Trump in Venezuela è stata brillante, mi riferisco a cose come la sua efficacia (a mio giudizio) o la bravura operativa. Se poi quella stessa azione è qualcosa di criminale, il problema è degli elettori di Trump e degli altri stati suoi alleati. Che a dirla tutta dovrebbero essere abituati a certi metodi, visto che, esclusa forse la sfrontatezza, non sono un'innovazione di questo presidente.
Lo scopo di questo articolo è quello di dare una lettura strategica di ciò che sta avvenendo: quello che voglio far passare non è che Trump sia una specie di genio o ciò che fa sia giusto, ma che sia lui sia il gruppo di potere che rappresenta, la classe dirigente di cui è espressione, per intenderci, stanno portando avanti una strategia. Che poi questa strategia salverà l'America o ne accelererà il declino sarà il tempo a svelarlo. Ma in ogni caso è giunta l'ora di rendersi conto di questa verità di fatto. E per farlo occorre smontare due narrative opposte ma false entrambe. Quella dei trumpiani, che tendono a minimizzare ciò che è accaduto, così come altre mosse dell'americano. E quella di coloro che, rimasti fedeli ai precedenti gruppi di potere, vorrebbero far passare l'inquilino della Casa Bianca come un pazzo incompetente che agisce d'impulso, avulso a ogni forma di razionalità. Se nella lettura dell'articolo traspare nei confronti di Trump più entusiasmo di quanto fosse necessario, è solo per controbilanciare l'atteggiamento di superiorità e di disprezzo nei confronti dello stesso, con cui chi, in questi giorni, scrivendo su questa faccenda, ha adornato il nulla che ha capito.
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Meno male che Trump era solo un idiota: in mezza giornata si è ripreso il Venezuela, in barba a decenni di manovre russe e cinesi.
Per fortuna che l'America è ridotta allo sfascio. Nel frattempo ha messo a segno la più brillante "operazione militare" degli ultimi cinquant'anni. Pulita, veloce, risolutiva.
Lo stesso Putin, secondo gli analisti tra i leader più abili del nostro tempo, nel tentativo di raggiungere un obiettivo politico simile, si è ritrovato impantanato in Ucraina, come sappiamo. Sì, va bene, ci sono tutte le differenze del mondo in mezzo: scale di potere e di mezzi completamente diversi. Ma non riconoscere il punto è fazioso.
A proposito di Putin, dicevano anche che Trump fosse un pupazzo nelle mani del russo, e che questi ad agosto ad Anchorage fosse riuscito addirittura a calargli le braghe. La verità che emerge è che solo il tempo ci dirà cos'altro ha concesso il presidente russo per ottenere il permesso americano di riprendersi quel pezzettino di cortile di casa.
America is back, sbandierava l'osannato Biden, trascinandola nel frattempo in una serie di figuracce internazionali: figuracce vere, non del tipo gossip di cui certa stampa accusa Trump. Ma è stato proprio Trump, con questa operazione, che ha fatto capire a turchi, iraniani, coreani e cinesi chi è che comanda. Anche gli altri leader mondiali ricorderanno la fine di Maduro quando dovranno decidere con chi schierarsi. L'ha fatto mostrando il vero asso nella manica americano, la proiezione di potenza, l'ha fatto nel modo migliore possibile: ovvero senza remore, svelando che sono ancora loro ad avere in mano il bastone più grosso. A differenza dei suoi predecessori, l’ha fatto senza intraprendere operazioni megalomani, il cui esito è sempre incerto, come dimostrano i casi dell’Ucraina o del Medio-Oriente. Basta usare asset strategici come il dollaro, in maniera raffazzonata e rischiosa. Basta vuote minacce che alimentavano in più di un attore la tentazione di scoprire se quelle minacce fossero reali oppure un bluff.
Ditelo ancora che Trump è solo un buffone, prendetelo ancora in giro per la sua inadeguatezza, intanto che la nostra dirigenza, unica al mondo ha accettato supinamente e su tutta la linea la sua politica sui dazi. Mentre saldiamo il conto, ridiamo ancora un poco alle sue sparate.
Naturalmente un intervento così spregiudicato presenta anche molti rischi: per cominciare nello stesso Venezuela, l'operazione potrebbe rivelarsi meno risolutiva di quanto io stesso la sto valutando. Gli americani in questi ultimi anni si sono dimostrati maestri a destabilizzare paesi nemici, ma quando dopo si è trattato di rimetterli in piedi, hanno dato pessima prova di sé. Basta pensare all'Iraq, anche Bush l'indomani della cattura di Saddam cantava vittoria, sappiamo tutti come è andata a finire. Le dichiarazioni di Trump paiono far capire che anche le prossime mosse sarebbero state già pianificate e che tutto sia sotto controllo. La maniera brillante con cui ha disinnescato il conflitto tra Israele e Iran ci induce a concedergli fiducia. Ma è fiducia a credito.
Poi c'è il fronte russo. Nonostante gli ucraini plaudano all'azione americana, questa operazione offre delle ottime giustificazioni all'operazione speciale russa. C'è da aggiungere anche che il Venezuela era soprattutto un alleato cinese, che gli americani se lo siano ripreso non so fino a che punto infastidisca realmente Putin...
Dopo c'è appunto la Cina, il rischio è che esasperata dall'ennesimo colpo di mano avversario, si convinca a usare gli stessi sistemi per Taiwan. Sarebbe una catastrofe mondiale.
Ma soprattutto con l'attacco alla sovranità del Venezuela è scivolato l'ultimo velo che copriva la farsa del diritto internazionale. Non tanto nei confronti dei rivali che già sapevano benissimo quanto vale questa particolare forma del diritto, ma verso i clientes, che dopo ottant'anni di egemonia americana un po' alla pantomima ci credevano.
Trump, salvo i modi, si sta rivelando un giocatore razionale. Resta da capire se, nel suo agire spregiudicato, abbia davvero tenuto conto delle carte in mano agli avversari. Le incognite sono tante, così come tanti sono i problemi che affliggono l'America. Oggi forse dovrebbe apparire chiaro che chi è stato eletto per risolverli non è solo un incapace sprovveduto. Per i più riflessivi ci voleva poco, non si arriva dove è riuscito ad arrivare Trump, così, per caso. C'è da stare attenti però a non fare l'errore opposto, cioè idealizzare troppo tale personaggio, in questo ci aiuta lo stesso Trump, visto che non si è certo risparmiato a dare prova di tutti i suoi limiti. Resta comunque il fatto che sembra abbia compreso, se non tutti, almeno alcuni dei principali problemi che affliggono l'America dei nostri tempi: l'ideologia globalista, la sovraestensione e la perdita di industrie. Che la classe dirigente di cui Trump è espressione sappia davvero risolverli, rimane tutto da dimostrare. Mi pare però che quanto meno, a modo loro, ci stiano provando.
Intanto, i russi sono ancora lì, fermi a cercare di pelare il gatto ucraino. Gli europei soffrono la peggiore crisi di leadership di tutta la loro storia. Mentre i cinesi paiono statue impassibili, quegli altri dalla Siria al Venezuela, passando per l'Iran, malmenano i loro alleati, e il massimo di cui fino ad ora hanno saputo fare sfoggio sono state le dichiarazioni di protesta.
E sul Venezuela in sé, cosa si può dire? Personalmente, a essere sincero posso dire poco: ho conosciuto gente venezuelana che abitando ancora lì, mi ha spiegato che il problema del paese sono gli Stati Uniti con il loro embargo e i continui sabotaggi. Così come ho conosciuto venezuelani emigrati che accusavano il proprio governo di tutti i guai di quella terra. Anche tra gli esperti, quantomeno in quelli seri, non ho trovato giudizi più unanimi. Quale delle due correnti è più influenzata dalla propaganda lo lascio a voi decidere, di certo nessuna delle due fazioni ha influenzato le scelte che si sono compiute sulla testa del paese. Dal canto mio, quello che so è che sbagliano, sia chi pensa che adesso grazie all'America la nazione entrerà in una nuova fase di libertà e sviluppo, sia chi pensa che gli americani insedieranno un governo corrotto e repressivo. Ieri come oggi il futuro di quello stato è in mano ai suoi abitanti, che questo futuro sia guidato da un buon governo o da una manica di corrotti, non è cosa che importa agli americani, l'importante è che sia allineato ai suoi interessi. Cosa che ai tempi era vera anche con la stessa Cina, che ricordo, non fu considerata un rivale perché stava arricchendosi, ma perché pretese una propria autonomia strategica.
E per quanto riguarda l'Italia? Intanto chi adesso sta accusando il governo di non prendere una ferma posizione di condanna, sta lavorando più per la poltrona che per gli interessi del paese, né più né meno di quanti lo esortavano ad essere più intransigente nei confronti della Russia.
Per quanto riguarda tutti gli altri, può piacere o meno ma il paese è inserito dentro una certa alleanza e li dentro deve agire. Io sono il primo a dire che questo governo si è dimostrato troppo entusiasta nel condannare la Russia per l'invasione ucraina. Ma chi forse un poco per ripicca, un poco per ideologia, pretenderebbe lo stesso atteggiamento anche nei confronti degli americani, forse non ha capito quali sarebbero le conseguenze.
Per i più idealisti invece, ammesso e non concesso che la difesa dei principi sia faccenda di un capo di Stato, sicuramente non è con proclami e altri strumenti retorici che questi si difendono.
Gli eventi si susseguono, e tutto ancora può succedere, ma lo ripeto: una cosa deve essere chiara fin da subito: bisogna smetterla di guardare Trump dall'alto in basso, considerando tutto ciò che fa come una pagliacciata. Abbiamo avuto conferma già con l'amministrazione Biden: forse cambieranno i modi, ma è ingenuo illudersi che passato il ciclone Trump, il nuovo presidente tirerà un colpo di spugna e tutto ritornerà come prima.
Il fatto di non trovarci davanti a un novello Teddy Roosevelt, personaggio al quale tra l'altro Trump si ispira, era chiaro fin dalla sua prima campagna elettorale, ma altrettanto chiaro appare che malgrado l'imprevedibilità e i metodi eterodossi le azioni di Trump seguono una propria logica. E se l'Europa continuerà a fare finta di niente, sottovalutandolo, sarà proprio lei a pagarne il prezzo più alto.