lunedì 9 febbraio 2026

Narrazioni


Qualche post fa, scrissi che i social sono un ottimo posto per osservare certe dinamiche sociali. Proprio in questi giorni mi è capitata una cosa curiosa: in una pagina dove si parla di anni Ottanta, il gestore ha fatto un post un po' malinconico ricordando le vecchie lire. Non vi dico gli insulti della gente.

Prendo spunto da questo episodio, perché mi sembra perfetto per mostrare come una narrazione collettiva, se portata avanti da media e istituzioni in modo organizzato, possa diventare più forte della realtà stessa. Non è la prima volta che mi imbatto in questo tipo di fenomeno, ne ebbi esperienza già ai tempi del COVID, quando notai che chi dava retta ai vari giornali e telegiornali, iniziò a comportarsi come se ci trovassimo davanti a una nuova peste nera, mentre all'opposto, coloro che seguivano i siti per così dire complottisti, addirittura negavano del tutto il fenomeno, con bella pace della realtà in entrambi i casi. 

Tornando all'episodio di prima, la narrazione economica ancora dominante, evidentemente a differenza di quella pandemica, fu fatta in un periodo in cui giornali e istituzioni erano reputati più affidabili. Infatti, in questo caso le critiche al post andavano tutte in una direzione: quella ordoliberista.

Così eccoci a leggere gente anche di una certa età, vale a dire persone che hanno vissuto i fatti in prima persona, spiegare che l'andazzo era insostenibile, l'inflazione galoppante, il debito pubblico alle stelle, per non parlare della debolezza della lira e tutto il resto del ciarpame. Ciarpame che però, dimentichi dell'alto tasso di dinamismo economico e sociale dell'epoca, ha dato giustificazione affinché scelte squisitamente politiche, quali l'indipendenza delle banche centrali, il contenimento dell'inflazione, il vincolo esterno, potessero essere vendute come necessità tecniche, con un tocco di giustizia morale per giunta! (Ricordate lo slogan "stiamo vivendo sopra le nostre possibilità").

La verità è che l'economia non è una scienza, nel senso comunemente inteso di questo termine. Le sue conclusioni non indicano destini, in realtà, data una situazione iniziale, nessuno sa davvero come realmente si evolverà la situazione (vi ricordo solo che a un mese dalla crisi del 2008 c'erano ancora economisti di primo piano che prospettavano situazioni rosee per il futuro).

Intendiamoci, non è che queste cose fossero un bene, anzi, è assolutamente vero che l'Italia del periodo avesse una politica economica molto "garibaldina", per non dir peggio. Ma la scelta di cambiare paradigma economico per risolvere queste criticità fu squisitamente politica.

Eppure coloro che commentavano il post, nel dare del periodo e degli sbagli commessi una descrizione che rientra perfettamente nei canoni di una teoria economica, precisamente della teoria ordoliberista appunto, erano genuinamente convinti di illustrare un dato di fatto: niente più che la realtà.

Teoria economica, che per inciso, non solo ha regalato al nostro paese vent'anni di stagnazione economica con l'impoverimento delle classi medie e basse, ma che proprio in questo periodo sta mostrando tutti i suoi limiti anche nel suo paese natale: la Germania. 

Quello che mi fa più specie di tutta questa storia è il fatto che in questioni come il COVID, in fin dei conti certe dinamiche sono comprensibili: in fondo i virus sono esseri invisibili e finché uno non ne fa esperienza diretta, una persona normale fa fatica a quantificare se il pericolo sia reale o meno. Ma lo stravolgimento delle politiche economiche del paese, quello invece ha colpito tutti, il fatto che da un certo momento in poi i governi hanno preferito dare priorità alla stabilità monetaria, piuttosto che alla crescita, è qualcosa di talmente pervasivo che non può passare inosservato, qui bisogna proprio essere vittime di un lavaggio del cervello per non notare la differenza. 

Lavaggio che, in un certo senso, anche evitando di evocare scenari distopici, pare proprio quello che è successo: solo per esempio, tra i commenti ne leggevo uno che ipotizzava che senza il passaggio dal vecchio paradigma al nuovo, saremmo finiti in una specie di medioevo tecnologico. Infatti continuava, ricordando quanto costavano i telefonini negli anni ottanta, e proseguiva concludendo che se oggi avessimo ancora la lira, questi gadget tecnologici sarebbero prodotti dai prezzi improponibili per il paese. Teoria ingenua, ma che ha suscitato una pioggia di like. Senza soffermarci sui motivi più astrusi del perché una conclusione simile sia come minimo rozza, l'idea che un paese come il nostro, fin da subito tra i più entusiasti nell'adottare questa tecnologia, adesso potrebbe vantare una propria industria nazionale, evidentemente a questi signori è completamente estranea.

Il punto non sta tanto nel difendere un modello rispetto ad un altro, euro vs Lira tanto per dire, visto il piano della discussione si può anche accettare l'ipotesi che l'adozione delle politiche ordoliberiste di cui l'euro è sigillo, fosse la scelta migliore per il paese. Quello che è profondamente sbagliato consiste nell'aver riscritto il passato, per far credere che questa fosse l'unica alternativa possibile, quello che mi appare profondamente insano e che una balla così colossale sia stata digerita da quasi tutti, per il solo fatto che tutti la ripetevano. Nonostante ancora adesso, qui e ora paghiamo il fatto che allora come oggi, questa fosse soltanto un'ipotesi.

venerdì 6 febbraio 2026

Epstein

Sto seguendo per quanto c'è permesso, il cosiddetto caso Epstein, che da ciò che si è potuto capire è molto più di un banale scandalo sessuale e molto meno di quello che i complottisti prospettavano.


Molto meno dicevamo, ma ancora abbastanza da far pensare che questi tizi, i quali fino a ieri prendevamo in giro raffigurandoli con in testa un copricapo fatto di carta stagnola, ultimamente ci stanno azzeccando un po' troppo.

Personalmente, mi trovo d'accordo con coloro che sostengono che si sta spettacolarizzando eccessivamente questa vicenda, alimentando più i pruriti che il senso di giustizia dei cittadini americani. Ma a patto che questa posizione non finisca per sminuire il caso in sé: ci sono state troppe morti sospette e si è scelto di sacrificare nomi troppo importanti perché essa sia solo un fuocherello di paglia. Il voler trasformare il tutto in gossip morboso, addirittura in un'occasione di business, magari sfruttando proprio la naturale tendenza al complottismo, oltre a essere favorito da un'inclinazione di quel popolo per la spettacolarizzazione, mi pare semmai un modo per disinnescare il tutto.


Pensatela come vi pare, ma se si lasciano cadere teste del calibro di Bill Gates,  allora forse l'urgenza è quella di salvare nomi più importanti, quantomeno a livello sistemico. Tra l'altro, il fatto che Gates in questo periodo abbia deciso di pubblicare le sue memorie mi suggerisce che la decisione di esporlo sia stata una scelta pensata e discussa, non improvvisa, e che tutta questa voglia di raccontarsi del miliardario sia in realtà un modo per parare il colpo, un tentativo di limitare i danni quanto più possibile.

Ma se i livelli coinvolti sono così in alto, possibile che i servizi segreti non abbiano provveduto a disinnescare prima una bomba del genere? Qui non stiamo parlando solo di un banale scandalo sessuale; le dichiarazioni che hanno accompagnato il rilascio di parte del materiale sono state abbastanza esplicite quando hanno specificato che si è preferito non divulgare immagini e filmati con scene di tortura e forse anche di peggio. Insomma roba da far accapponare la pelle.


Il fatto che tutto ciò non si sia potuto neutralizzare, dicevo, mi fa intuire che a essere coinvolti, non c'è solo qualche mela marcia, ma tutto un sistema. Tale conclusione spiegherebbe perché i servizi invece che combattere il fenomeno hanno preferito gestirlo. Alla fine dei conti la solita vecchia storia, il potere se riesce bada prima di tutto a conservarsi, con buona pace per le vittime.




Per concludere, quanto detto finora mi porta a fare due ulteriori considerazioni a carattere generale:

La prima è di natura più teologica: mi fa davvero specie vedere questi uomini di potere, molti atei dichiarati. Un po' tutti con un atteggiamento critico verso la religione e le sue "superstizioni". Tutti a parole amici dell'umanità. Ma in privato, una volta calate le tende si abbandonavano a riti che possiamo definire tranquillamente satanici. Che questi signori ne fossero consapevoli o fossero solo ubriacati dal hybris, c'è qualcosa di fortemente anticristico in tutto ciò.

La seconda considerazione riguarda l'internazionalità di questa gente. La parte del leone la fanno naturalmente gli americani, ma a partecipare a questi "festini" c'era praticamente gente di tutto il mondo. E questo più di ogni altra cosa dovrebbe rendere evidente che le classi dirigenti di molti paesi, specie in occidente, ormai si considerano "razza a sé". Appare chiaro che per questa gente non esistono più concetti come la destra, la sinistra, la nazione o le etnie. Per loro esiste solo l'alto dove collocano se stessi, a cui, nel privato, tutto è concesso. E il basso costituito da persone, anzi meglio "risorse umane", perfettamente intercambiabili, da gestire con promesse e belle parole. Anche in ciò, se me lo permettete, intravedo qualcosa di molto satanico.