lunedì 19 luglio 2021

Vaccini contro le cazzate

Prima la colpa era di chi correva solitario  al parchetto o in spiaggia.


Poi di chi dopo i mesi bui si è concesso una vacanza.


Dopo ancora  la responsabilità è finita sugli  studenti e i giovani in generale.


Adesso tutti a prendersela con i novax, dimentichi che quando si registravano 800, OTTOCENTO MORTI al giorno, i nostri governi erano troppo preoccupati da nefasti calcoli geopolitici ed economici per valutare altre opportunità, e modelli di distribuzione  vaccinali… 



Onestamente vorrei chiedere a tutti gli esperti d'odio di quando verrà il turno di prendersela con i veri responsabili di questo disastro; cioè chi ha ridotto il sistema sanitario in questo stato: La politica ultraliberista di; cito a caso: FORZA ITALIA, IL PARTITO DEMOCRATICO, LA LEGA NORD, nonché, tutta  la classe politica nata con la seconda repubblica, per restare in casa nostra.


Purtroppo penso di sapere la risposta: MAI


Infatti mentre scrivo, nella mia città si festeggia da un'anno per l'approvazione del progetto per "l'ospedale nuovo" che come ci spiegano gli esperti:  "è più piccolo di quello attuale, ma questo viene fatto, in previsione delle nuove capacità tecnologiche già in atto, che richiedono un minor numero di posti letto" e tutto ciò, non sto scherzando, veniva  detto seguito da applausi e festeggiamenti,  intanto che i rianimatori sommersi di malati di covid, scegliessero chi salvare e chi lasciar morire per mancanza di posti disponibili,  se state pensando che questa cosa sia una leggenda e che in realtà non sia mai successa; lasciatevelo dire siete degli ingenui. 


ADESSO PRENDETEVELA PURE CON CHI NON  SI VACCINA PERCHÉ FA NASCERE LE VARIANTI, senza pensare che ci sono miliardi di persone che essendo povere non interessano alle case farmaceutiche e li non spinge nessuno per una vaccinazione a tappeto, eppure vi ricordo che fino all'altro ieri la variante chiamata "delta" si chiamava INDIANA CHIEDETEVI PERCHÉ. 


IL COVID19 COME TUTTE LE CREATURE BIOLOGICHE SEGUE LEGGI PROBABILISTICHE ED EVOLUZIONISTICHE, NON CAZZATE PSEUDO SCIENTIFICHE. 


questo vaccino in termini di immunizzazione è stato un fallimento, in primo luogo perché non ci sono stati i tempi tecnici per produrne uno più efficace,  in seconda perché con una distribuzione carente ed egoistica, ultimo atto di una gestione quantomeno "fantasiosa" dell'emergenza su scala planetaria, si sta dando tutto il tempo al virus per adattarsi, ma questo non su scala continentale ma appunto GLOBALE, adesso si sta cercando di scaricare le colpe.


SCUSATE MA IO NON CI STO, VISTE QUESTE PREMESSE, CHI NON SI VACCINA HA TUTTE LE RAGIONI PER ESSERE DIFFIDENTE 



TUTTA LA COMUNICAZIONE RELATIVA ALL'EPIDEMIA DI COVID VERSO LA POPOLAZIONE È STATA GESTITA COME IL RESTÒ, CIOÈ  IN MANIERA TRUFFALDINA E PRESSAPPOCHISTA, ED ADESSO QUESTI STESSI SIGNORI STRILLANO CONTRO I COMPLOTTISTI.  



Ps

Il virus non è un demone assiro che vive dentro il nostro corpo. Se siamo vaccinati e non replichiamo il virus non possiamo nemmeno trasmetterlo, se lo trasmettiamo vuol dire che il virus si replica benissimo anche in chi è vaccinato,  il virus non è  l'alone viola di una celebre e nefasta pubblicità progresso di qualche decennio fa, attenzione ai memi che magari suonano bene, ma diffondono PALESI CAZZATE. 


PS 2 

no questo non è un post no vax  è  un post: NO COLONNA INFAME. Sulle cose serie non ci si schiera per tifo.

Una passegiata tranquilla

Il caldo estivo si era attenuato, fuori c'era una leggera brezza più fresca della norma, chiaro indizio che nei dintorni aveva tempestato, ma li con il cielo appena punteggiato di nuvole bianche, grassocce e dall'aria bonaria; della tempesta si risentivano solamente i vantaggi, quel venticello allegro e rinfrescante che invitava alla camminata per l'appunto.



Walter Donelli non era tipo da lasciarsi sfuggire simili occasioni, tanto più che da quando cinque anni fa era andato in pensione, aspettava quasi con la stessa ansia del suo cane la quotidiana passeggiata serale tra i campi, pazienza se oggi era più presto del solito; Buck, il suo meticcio non era tipo da protestare per questo genere di cose. La casa di Walter era una cascina ai bordi del paese, fino all'anno scorso, prima della malattia faceva un effetto veramente grazioso, adesso ad essere onesti iniziava a mostrare qualche segno di trascuratezza, Comunque solo un occhio esperto avrebbe scorto la cosa. usciti fuori della proprietà e proseguendo verso sinistra, dopo poche centinaia di metri sulla provinciale, per fortuna poco trafficata, visto che non c'era un vero spazio  riservato ai pedoni,  c'era la diramazione che si inoltrava per i campi. In ogni caso traffico o meno Buck, era un cane sveglio, sapeva ben stare a bordo strada e appena sentiva il rumore di un mezzo per precauzione si ficcava sulla parte erbosa della carregiata. Per quanto riguardava Walter, lui rispetto a Buck era meno tollerante per chi  percorreva la strada a spronbattuto, però conscio che la divinità più in auge del periodo fosse la velocità, si era rassegnato alla cosa, e da stoico aveva ben compreso che se si  voleva uscire incolumi da quel tratto di strada, piuttosto che dar fiato alla bocca in inutili rimbrotti, era molto meglio tenere le orecchie ben aperte e stare accorti ai rumori dei veicoli in avvicinamento.  



A Walter piaceva quel sentiero, che anche se solo in apparenza; appariva solitario e raccolto.  In realtà lo sapeva benissimo anche lui da forestiero, quella stradina sterrata era la vera arteria economica del paese, portando come faceva ai campi delle famiglie più facoltose della comunità, nonostante questa sua importanza,  però la stradina appariva placida e di poche pretese, forse perche conscia meglio dei paesani e dello stesso Walter della sua piccolezza, se rapportata a scale piu adatte alla vastita del mondo. In ogni caso imboccato il bivio dalla provinciale il sentiero della sua, proseguiva per qualche chilometro, per poi perdersi nei campi aperti, però per quei pochi chilometri che lo componevano era una strada abbastanza pittoresca e piena di vita; ad ogni pozza d'acqua c'era una rana, su ogni albero, sul piu misero cespuglio, cantava un'uccello, ed in mezzo all'erba una vera metropoli ricca di formiche, lumache,  chiocciole  ed ogni meraviglia che la natura ha saputo produrre, per quanto riguarda le specie vegetali poi... è incredibile di come quel verde che ad un primo acchitto sembra spoglio ed uniforme, riveli in realtà ad un occhio più accorto una sconfinata diversita… si! Quella stradina, almeno per chi come lui provenendo da fuori, non aveva l'occhio stanco al paesaggio,  appariva proprio meravigliosa e varia ad ogni stagione: d'autunno tutto sembrava  spoglio e sfinito, come due amanti dopo l'amplesso, troppo pochi erano in verità gli alberi, per ingannare gli occhi grazie ai  colori infuocati di quella stagione, di quanto in realtà la terra fosse stanca e bisognosa di riposo. In inverno invece tutto appariva tetro  e nebbioso, l'ambientazione ideale per certe novelle gotiche, da appassionato del genere quale Walter era gli veniva facile immaginarsi  specialmente dopo una nevicata, che in realtà le vicende del dottor Frankenstein e della sua creatura si fossero svolte nei paraggi.  ma in primavera! Come si trasformava il tutto, è incredibile come la natura anche in un ambiente cosi fortemente antropizzato riesca a sfruttatre anche i cantucci  piu minuscoli per manifestarsi  e rivelare la propria forza, e cosi se i campi iniziavano ad apparire ben lavorati e pronti per la semina, i margini a ridosso del sentiero erano ricolmi di denti di leoni, camomilla, margherite, viole e ancora un infinita di erbe selvatiche . Dall'altro lato poi il trionfo del selvaggio era completo! infatti confinando il bordo strada con un canale; il consorzio deputato sia alla sua bonifica, che alla manutenzione dei bordi addiacenti ,  era molto propenso ad assolvere i suoi doveri il minor numero possibile di volte è  perciò  prima  che  il consorzio sudetto si decideva ad inviare una squadra a tagliare  erbe, erbacce e cespugli, questi avevano tutto il tempo di raggiungere le dimensioni che più gli aggradavano. 



Ma il periodo che piu stimolava Walter a percorrere quella strada era indubbiamente l'estate, verso il suo finire, quando la frenesia della primavera era passata e sia il mondo vegetale che quello animale, nonche quello dell'uomo, adottavano ritmi piu calmi e sereni. L'estate, che vedeva il tripudio di colori dei fiori diradarsi, ed a loro posto comparivano frutti placidi ad ingrassare il loro contenuto di semi e dolcezza  al sole, che benché ancora caldo, anche lui sembrava venire a più miti consigli ed accettare una tregua smettendo di tirannegiare sul mondo, ed anche il cinguettio degli uccelli si era oramai placato; non più quei versi assordanti che non concedevano riposo alle orecchie cosi avidi di cibo ed attenzioni, ma il gracchiare incerto, quasi timoroso a chiedere conferma ai genitori se era già giunto, davvero cosi presto il tempo di spiccare il primo volo. Anche il ritmo degli insetti, dei grilli e delle cicale in particolare, che proprio in quelle ore iniziavano il loro frinire si faceva più disteso.


Un discorso a parte merita il lavoro dell'uomo; lì nello specifico i campi erano coltivati a mais, ormai si era agli sgoccioli e mancava poco alla trebiatura, ma in quelle poche settimane in cui ancora i fusti di mais potevano alzarsi cosi in alto, passato il senso di monotona oppressione dei primi tempi, quando quei campi tutti uguali angosciavano l'animo, adesso quei campi immensi sembravano foreste selvagge ed impenetrabili ed anche grazie all'aiuto della fantasia, nonché a quello di Buck, che proprio oggi fiutava ossessivamente verso le piantaggioni, il tutto pareva promettere chissa quali avventure, quali prodigiose  cacce,  se fidandosi di queste suggestioni walter accettasse di lasciarsi  guidare  per quei campi fitti.


Fu proprio nel mezzo di quei pensieri, che il mostro uscì dal  mais dove era acquattato e con rabbia feroce si diresse verso Walter e inizio a sbranarlo, lui non ebbe il tempo di reaggire, troppa era stata la velocità del demone, che gli concesse forse solo il tempo di aver paura. L'uomo in mano teneva il guinzaglio di Buck, dopo un breve strattone, ormai prive di vita, le dita mollarono la presa, il cane emise un ringhio e si preparò ad attaccare la cosa, ma dopo un attimo di esitazione, intuendo che la bestia aveva ultimato il suo pasto e non era ancora sazia, emise un guaito di paura e voltandosi scappo via verso casa, veloce come mai prima di allora. 


giovedì 15 luglio 2021

L'incubo in attesa. racconto breve


Sciocchezzuola breve che è nata per rispondere ad una domanda: 

Cosa fanno i mostri nel tempo libero? 


Mi si perdonino gli errori da cafoni quali sono, hanno creduto di essere bene accetti in una pagina che racconta di orrori. 

Io sono il male. L'orrore demoniaco che si rifugia nelle tenebre in agguato, pronto per carpire le vostre anime.

Io sono lo spirito malvagio che intuite dimorare nelle vecchie case, che avvertite al crepuscolo in fondo alla via decadente, nei cimiteri. Gioioso testimone, dell'effimero tempo delle cose umane.

Io sono il mostro!, l'assurdo!, l'irrazionale!, sono ciò che produce i rumori nella notte, i fruscii e lo stridere indecifrabile che vi arriva labile ai timpani, trasportato dall'aria fetida,  mia complice  maligna.  Sono quel rumore nel silenzio a cui tendete l'orecchio, speranzosi di non udire nulla.

Io sono l'ombra intravista che nelle camminate autunnali tra le campagne o lassù nei boschi vi fa voltare di scatto, e ancora tremanti vi invoglia a benedire il Dio a cui indifesi, perché sazi non credete,  per la bontà  che vi ha dimostrato quando voltandovi impauriti, non avete scorto nulla.

Si! Io sono il terrore, il vostro compagno da bambini, l'amico indesiderato che vi raggiunge in solitudine e fa acuire i vostri sensi, sono quell'alito di vento che si beffa della finestra chiusa, per infrangersi sulla vostra schiena,  e che lasciandovi un brivido sulla pelle, vi abbandona  lì impietriti a desiderare di non percepire più nulla.  

Io sono i vostri brutti sogni, la causa dei sudori freddi e delle urla interrotte.  Io sono tutto ciò, ed anche molto altro, perche  sono le vostre inconfessabili paure, la chiave che disvela i vostri più  turpi desideri, io sono la bestia!, e vivo nell'angolo più buio del ripostiglio, lì dove avete pudore a indirizzare gli occhi. Ormai lo avrete capito;  io sono: il demone dell'armadio. 

Il mio mestiere nonché gran spasso è  rinverdire le vostre paure, specialmente nelle notti lugubri o nei giorni ugiosi, in amicizia vi confesso che é con estrema gioia e premura che mi appresto a questo compito, facendo cose come;  farvi udire quel suono sinistro nella stanza, appena un attimo prima che voi entrate e vi accingete ad aprire l'anta, oppure quel flash che intravedete di sfuggita non appena coricati vi decidete a chiudere gli occhi e che di già tutti tremanti vi costringe subito a dischiuderli, ed è  sempre opera mia quando sussultando credete di scorgere una faccia alla finestra del terzo piano. senza false modestie lo ammetto,  sono un maestro, specializzato in cose del genere, un vero artista! Però credetemi! Nonostante tutto questo, nonostante mi nutra dei vostri fremiti,  sono un vostro amico fidato, perché io sono colui che vi accarezza e vi fa palpitare il cuore, che anche nei momenti di maggior esaltazione vi trattiene, e vi ricorda che siete mortali. Perché io sono paura, io sono nato con la vita e senza di essa non sarei nulla, e la vita in tutta la sua indecente abbondanza, che da giustificazione al mio essere, ed è la vita che benché torturandola,  cerco di trattenere in questa realtà.

Eppure confesso che la mia esistenza non è in fondo così un grande spasso, anzi in realtà e assai banale: per controvalore a quegli attimi di sublime estasi il resto del mio tempo sono sempre solo, dannatamente solo, dimentico ad occhi che amano la luce, ad aspettare per infinite ore, chiuso nel mio anfratto, a bramare la vostra compagnia, specialmente nei giorni d'estate. 

Non oso rivelare, in quel tempo quali tormenti!, ad agognare  che la maledetta luce si rassegni all'assurdità dell'universo e ceda, finalmente sfinita il passo alle tenebre. In quei momenti giuro, ho persino pregato che uno di voi altri, fosse anche il più  misero e pavido,  venisse fiducioso verso il mio nascondiglio e che prendendomi per mano e consolandomi, mi spiegasse che lì fuori non c'è niente che possa farmi male, e sempre tenendomi stretto mi inviti ad uscire dal mio tenebroso eremo, e mi spieghi che il mondo del reale non è  nemica del mistero, del immagginato, del ignoto...

Però poi… finalmente il buio... Ed eccomi, allora, rinvigorito agettare via questi pensieri, queste deboli sciocchezze, pronto in agguato che qualcuno si avvicini e sia ben disposto a percepirmi...

Anche noi abbiamo un' esistenza, una storia… cosa credete! E la nostra esistenza non e solo l'estasi suprema di carpire un cuore palpitante, non e solo l'infinita noia ad aspettarvi per ore, giorni, anni! Non e la squallida delusione quando qualcuno di voi si avvicina troppo indaffarato, troppo preso per sentirci. La nostra esistenza è  anche molto altro.

Appena venuti al mondo per noi maligni la vita é bella; subito dopo trovato un armadio sicuro nel quale rifugiarci, passiamo quei momenti a macchinare straordinari piani per terrorizzare voi altri. Non che questo periodo non comporta qualche rischio, anzi! Molti giovani della nostra genia, travolti dall'eccitazione si rifugiano frettolosi in armadi ormai inutilizzati, così soli, sono destinati ad avvizzire, in una trepidante attesa, destinata a non esser soddisfatta.

Però se il colpo va a segno quale meraviglia!  Che anni fantastici quelli… quanti salti e sussulti, gridolini striduli e vero e prorpio pianto che instancabilmente noi vi procuriamo, purtroppo voi piccoli, mortali umani, vi abituate così presto a tutto, che così  per noi diventa sempre più dura terrorizzarvi  e salvo quei primi momenti senza fatica, dobbiamo spremerci fino all'osso per portare a segno i nostri scopi, fintanto che nulla più vi scuote, troppo duri e rotti ad ogni emozione, per ormai  cogliervi di sorpresa. 

Perciò non ci resta che diventare come parassiti ed approfittare di ogni vostro attimo di smarrimento e di debolezza per trascinarvi con noi nel mistero e nell'incubo. Ma man mano che il tempo passa  anche questi momenti si fanno più radi, imparate in fretta voi i nostri trucchi, che del resto  troppo presi da voi stessi come siete ignorate senza nemmeno farci caso, in quel tempo non possiamo fare altro che aspettare, aspettare  che una nuova generazione di voi altri ripopoli le vostre fila, ma non tutti noi abbiamo questa tempra.

Allora alcuni della mia razza perdono se stessi, e per rinvigorirsi,  per soddisfare la tremenda fame, smettono di cibarsi della sana  paura, la paura ardimentosa. Così si rivolgono ai rimpianti dei vecchi ed al terrore che molti di loro hanno di morire, ma questo è un cibo malsano che guasta chi se ne nutre come chi lo coltiva.

Io per mia fortuna  sono un "maligno medio" la mia esistenza tutto sommato può considerarsi fortunata benché non mi sia capitato di finire in un armadio di lusso destinato a servire per chissà  quante vite per quanti secoli..., ho trovato una dimora confortevole ed ho avuto la gioia di torturare sia i miei padroni che i loro figli ed infine i loro nipoti.  Passati questi tempi, ancora adesso, qui riposto in soffitta, posso nutrire  la speranza di non venir dimenticato finendo assieme alla mia casa come cibo per tarme, ma essendo le quattro assi che compongono la mia magione di un minimo pregio, posso permettermi di credere che un qualche revival di mode passate, mi pongano in condizione di godere delle paure di una, forse addirittura di due nuove generazioni. 

Ed e cosi che qui  riposto  aspetto. Aspetto che qualcuno di buona volontà si decida a prendere queste vecchie tavole e gli dia  una verniciata, e li sistemi in un angolo favorevole della casa. ed allora io riuscirò ancora col favore della notte a insinuarmi tra i loro pensieri e farli sussultare, allora io sarò pronto a ricordare a voi scimmie simili a Dei la vostra mortalità, la vostra  finitezza…

Immagino che adesso, povere bestie, vi stiate chiedendo perché un essere così potente come io mi illustro, non trasmigri semplicemente, in un luogo più consono al mio status. Poveri stolti umani, ancora non avete capito quello che è così lampante ai vostri occhi, che nonostante la vostra stoltezza rinvigorisce i vostri cuori, l'elemento che vi da gioia e vi fortifica e che così tenete poco in conto: la luce.

È la luce il catalizzatore delle nostre paure, la luce che come un cane da preda ci scova dalle nostre tane senza darci tregua,  perché essa  è  ciò che disvela la realtà, la realtà  che ci fa troppa paura, troppo orrore. Ciò che paralizza i nostri sensi e ci impedisce di avere  l'ardire di uscire là fuori, perché la realtà uccide sia le vostre che le nostre fantasie, la realtà ci misura, per quello che siamo, rivela i nostri confini e ci rende come voi:  finiti. E questo mi fa paura! Fa paura a tutti noi maligni, il dover uscire là fuori e fare i conti col reale, disvelato con la luce, ci terrorizza, perché la luce mostra il tangibile, la verità! E la verità è così terribile, così spaventosa, che preferiamo trascorrere tutta la nostra esistenza dentro il cantuccio di un armadio, e se il caso finire assieme a lui, piuttosto che uscirne fuori e fare i conti con essa. E voi poveri stupidi non capite che noi siamo demoni, demoni, che hanno rinunciato a tutto per non dover ammettere di non essere niente. 


lunedì 12 luglio 2021

In ginocchio, schiacciati dal quotidiano

Finita la grancassa degli europei, e le polemiche suscitate dal gesto di inginocchiarsi o meno, delle nazionali, polemiche che benché persone che stimo  ascolto e di cui riconosco i nobili ideali, non condividono la mia opinione, io continuo a considerare stupide e pretenziose. Non fosse altro per il semplice fatto che nonostante noi europei, in specie proprio noi italiani, ultimamente grazie al rimbambimento mediatico ci sentiamo tutti un po' come Alberto Sordi nel film: "un americano a Roma", certi contesti sono troppo legati al paese d'origine per essere esportati così volgarmente in giro per il mondo, in particolare, proprio  il gesto di inginocchiarsi che  vuole esprimere la duplice valenza di mimare la fine di George Floyd per soffocamento e in seconda battuta,  ma non meno rilevante chiedere perdono agli afroamericani da parte dei bianchi (a proposito  nessuno ha mai notato che non esiste il termine "angloamericani"?) Per aver costruito il paese grazie allo schiavismo.


A parte che trovo poco giusto di suo far ricadere addosso ai figli le colpe dei trisnonni, e che se la storia ci ha insegnato qualcosa è che se si perde il giusto mezzo le vittime sono fin troppo propense ad assurgere al ruolo di carnefici. In ogni caso riconosco che l'Italia ha molti scheletri nei suoi armadi, ma non mi risulta che il nostro precario benessere conquistato nello scorso secolo, sia stato costruito grazie alla schiavitù di neri, specie importati dalle americhe, semmai é il nostro declinio che viene puntellato anche dallo sfruttuamento di manodopera scura di pelle ( si sospetta africani, gente  poco di moda di cui  in realta non frega molto a nessuno) , come il poveraccio morto di sfinimento sotto il sole ( https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/25/brindisi-bracciante-muore-dopo-4-ore-nei-campi-sotto-il-sole-il-sindaco-vieta-il-lavoro-agricolo-dalle-12-alle-16/6241904) ma si sa c'è nero e ne (g) ro.


Se poi vogliamo soffermarci a parlare di "giustizia violenta" anche di quello se ci si accontenta di un basso e poco fashion indice di melanina il "made in italy" non deve invidiare proprio nulla; così su due piedi si può parlare di Aldrovandi, di Cucchi, o il casino di questi giorni sulle violenze nelle carceri, vergogna nazionale  che anche grazie alla vittoria europea presto scivolerà fuori dagli onori delle cronache, per farla breve, se proprio vogliamo fare gesti simbolici nel nostro caso penso che sia più opportuno mimare chi è ammanettato, oppure chi si piega a novanta gradi nell'atto di raccogliere pomodori sotto il sole per pochi euro orari….



Però non era di questo che volevo scrivere: in realtà il discorso che mi sta a cuore è un altro; oggi parlavo con una conoscente del come il suo titolare al minimo cambio di programma perda il controllo e' vada fuori di sé, in realtà su questo genere di eventi c'è poco da filosofare, capita a tutti che un imprevisto anche lieve coinvolga i nostri piani, direi che sono eventi del tutto banali, però è vero che sempre più gente non sopporta affatto questo genere di imprevisti, e perda la padronanza di sé di fronte ad essi, mia moglie per questa categoria di persone, di cui per sue vicissitudini personali ha grande esperienza,  ha coniato una definizione a mio modo di vedere geniale: " gente che non regge il quotidiano" .


Riportando questa espressione alla mia conoscente, riferendomi al suo capo, anch'essa cogliendo la veridicità dell'espressione ha contribuito, a mia opinione a chiarire meglio questo concetto, attribuendo l'origine  di questo comportamento alla stanchezza delle persone.


E anche su questo c'è poco da discutere, nella nostra società siamo così irregimentati che anche il minimo cambiamento rischia di far esplodere con infiniti contrattempi e fastidi, il meccanismo di cui facciamo parte, e per far funzionare questo meccanismo usiamo talmente tante energie che troppo poche ne restano per aiutarci ad assorbire gli scossoni del sistema. 


Con la scusa che la tecnologia ci risparmia fatica e tempo,  si richiede agli uomini di impiegare i propri sforzi su un numero sempre maggiore di compiti.  Per di più per  giustificare questo stato di cose si chiamano in causa le generazioni passate, ricordandoci di quanto quelle epoche siano state più grame per gli uomini del tempo  che ci vissero, stimolando in noi un fastidioso senso di colpa.


Trovo ingiusto chi applica questi metodi,   Intanto perché questo consumo di energie rispetto al passato, più che fisico é  psichico e se  anche meno tangibile e forse più pernicioso per "l'animale uomo"  in seconda perché la causa maggiore di tutto questo sconquasso é da attribuire al forse troppo repentino cambio di paradigma, di cui e stata soggetta la nostra specie; nel merito io ad esempio, possiedo un cane nello specifico: un bastardino Chihuahua , a mia opinione sarebbe ridicolo ed ingiusto pretendere da esso prestazioni simili a quelle di un lupo dal quale però indubbiamente discente, nel contempo però a discapito delle facoltà perse ha acquisito la capacità di comprendere quasi perfettamente le mie intenzioni nonché gli stati d'animo, da segnali quasi impercettibili, cosa che forse e più utile sia a me che a lui nel nostro relazionarci quotidiano . Per adattarsi a tutto ciò il cane ha impiegato più di diecimila anni, per  noi questo sconquasso  si è realizzato  in poco più di un secolo, forse per questo quello che serve è un po più  di comprensione verso noi stessi e un po' di tolleranza verso i nostri limiti, superabili senz'altro, ma con meno ansia di prestazione e ritmi più consoni con la nostra dimensione.


mercoledì 7 luglio 2021

Il culto del cargo


Durante la seconda guerra mondiale gli Americani, stanziati nelle isolette del pacifico per contrastare i Giapponesi, si curavano di ingraziarsi gli indigeni offrendo a quest'ultimi  molti e svariati doni per tutta la durata della loro permanenza. Una volta finita la guerra, andati via gli estranei ci si accorse che anche i generosi Dèi che questi avevano portato, erano spariti con loro. Fu così che gli abitanti di quei luoghi tecnologicamente primitivi, per ingraziarsi le divinità a forma di "uccelli di ferro" che lanciavano tutte quelle cose agli stranieri, e convincerli a tornare,  iniziarono ad emulare le pratiche dei forestieri, perciò  costruirono;  torri di controllo in legno, piste di atterraggio, caschi trasmittenti finti, ecc. una volta allestita questa messinscena, si misero ad imitare sacralizandole tutte le operazioni che i soldati dell'esercito Usa mettevano in pratica per prepararsi al lancio delle provviste e dell'equipaggiamento che lo stato maggiore si premurava di inviare. Naturalmente i risultati tra le due pratiche non  erano esattamente equivalenti… ma i nativi non demordevano, anzi erano convinti che impratichendosi nei culti sarebbero riusciti prima o poi a tornare in quella effimera età dell'oro. Tutto ciò è ampiamente documentato ed in antropologia e conosciuto sotto il nome di: "culto del cargo".

Sto scrivendo questo post, perché io sono convinto che questo tipo di atteggiamento non sia proprio solo delle società primitive, che tentano così di spiegare portandoli nel mitico, fenomeni che non riescono a comprendere, ma insito nell'anima umana, un meccanismo forse di difesa, utile ad impedire, quando le reali condizioni di vita di una popolazione peggiorano in maniera troppo repentina,  di scoraggiarsi eccessivamente guardando in faccia la realtà.

Per dimostrare la mia tesi, prenderò in esame un caso in corso; nello specifico un paese moderno, ma in declino come L'Italia,  e cerchero di mostrare  come la popolazione che vi abita, é impegnata in tutta una serie di pratiche e credenze utili solo a impedire loro di accorgersi di stare regredendo sempre più.


L'italia moderna é profondamente impregnata dal culto del " bel vivere" mito che si fonda principalmente su quattro pilastri:

  • Il buon mangiare

  • Il bel abitare

  • Il life-style  

  • La socialità degli abitanti 

Vediamo queste credenze più da vicino:


Il mito del buon mangiare é forse il mito più radicato e universale del paese, a renderlo così vivido ha concorso anche un turismo di massa provinciale, che anche se posto nella condizione di potersi permettere  il soggiornare all'estero, é completamente disinteressato a documentarsi sulle usanze culinarie del posto, cosi nei ristoranti locali spesso scelti in base al prezzo, ordina piatti in maniera semi casuale per poi naturalmente restarne delusa,  e per saziare lo stomaco si ritrova costretta a ripiegare sulla piu famigliare cucina italiana, in genere pizza. Essendo quest'ultimo un prodotto estraneo alla cultura locale è  disponibile ad un prezzo esoso ed è inoltre realizzato in maniera approssimativa, cosa che basta a convincere del tutto i nostri giramondo che: " come si mangia da noi…".  

In realtà in italia è come minimo dagli inizi degli anni 80 che "il mangiare" almeno a livello casalingo ha via,via cominciato  a declinare , da principio  a causa dell'arrivo del benessere repentino,  che non concesse alla cucina di "tutti i giorni" di evolversi gradualmente causando in molti strati di popolazione la morte della dieta mediterranea dieta sana forse ma poco gustosa ( ed è bene ricordarlo alle origini prevedeva i piatti di cui ci vantiamo quali; lasagne, tortellini, ragù; cassate, paste al forno, cotechini ecc. solo per le feste comandate e solo se l'anno era stato abbastanza generoso)   e l'introduzione di un gran numero di prodotti alieni, usati in modo spesso improprio  ed eccessivo, (le penne alla vodka sono i portabandiera di quel periodo, ma rispetto a certe porcherie che si trovano sui ricettari dell'epoca possiamo considerarle "alta cucina", visto che a parte certi eccessi almeno erano mangiabili)  in seguito le cose peggiorarono ulteriormente col crescere delle nuove generazioni. Questo fatto é facile da capire, e logico associare col cambio di ruolo che interessò  chi materialmente si occupava del cibo, cioè le donne, man mano che la loro vita lavorativa diventava  stressante e piena come quella degli uomini, e trovando in questi ultimi una categoria che vedeva motivo di vanto il non saper cuocere un uovo, non disponendo più tutto quel tempo da dedicare al cibo hanno dovuto per forza di cose rivolgersi verso pietanze  veloci/già pronte.  Perciò  a parte una minoranza fortunata che ha trovato un compagno/a che considera il cucinare un hobby piacevole , il resto della popolazione col tempo si è dovuta accontentare di pranzi veloci, insalatine e roba confezionata, concedendosi il piacere del buon mangiare soltanto nelle uscite del fine settimana, siccome però al pari del saper leggere e del ascoltare buona musica anche il mangiare bene é un qualcosa che va coltivato e raffinato col tempo, sono abbastanza convinto che ormai a mangiare davvero bene sono solo pochi fortunati, il resto si accontenta facilmente di un piatto ben presentato esteticamente in un ristorante modaiolo. A prova di quanto scrivo la facile breccia che in questi anni hanno fatto i vari McDonald's, kfc, burger king Starbucks, ecc.  soprassedendo per pietà su quei rulli compressori che sono stati gli all you can eat cinesi.

Adesso io posso capire che in città di grosse dimensioni e cosmopolite fenomeni del genere trovino mercato,  ma la colonizzazione da noi  e stata così profonda e pervasiva nonche così ben accolta che delle due una: o in italia mediamente si mangiava di merda, e  l'apertura di grosse catene straniere che almeno rispettassero degli standard minimi è sembrato un progresso, oppure i paesi d'origine di queste multinazionali ci hanno minacciato militarmente di rinunciare al nostro buon cibo per farci ingozzare di hamburger,  pollo fritto e pesce crudo.



Il mito del Belpaese, questo mito  ha origini illustri, si deve infatti a Dante il conio di questo termine, termine effettivamente appropriato almeno sino agli anni 50 del secolo scorso, però, tralasciando che in questi trecentomila anni il resto dell'umanità  non si é limitato a vivere nelle caverne, girarsi i pollici ed invidiare i bei paesaggi e le architetture italiane, ma qualcosina  per fortuna si sono ingegnati a farla anche loro!

Comunque  In ogni caso  L'italiano nell'ultimo cinquantennio si è impegnato a sfregiare il territorio in modo sistematico,  lasciando  all'incuria, all'abusivismo, ed alla mancanza del benché minimo gusto estetico, la facoltà di operare impunemente. Degli architetti,  che avendo la fortuna di abitare nel paese dei mille campanili  tutti diversi qual' è il nostro, che invece di provare a rinnovare una tradizione estetica millenaria creando qualcosa di unico, da provinciali quali sono hanno preferito scopiazzare lo stile internazionale, senza la minima mediazione culturale ed in completo spregio di quello che li circondava, ho già scritto. Degli abusi edilizi che deturpano il centro sud sono piene  le cronache, abusivismo fin troppo ben tollerato e approvato dai locali in nome "dell'arte di arrangiarsi". Confesso che da meridionale quale sono ho sempre trovato disarmante il bispensiero dei miei conterranei,  che magari intanto che ti invitano ad ammirare le bellezze locali, contribuiscono ad offenderle buttando immondizia  per terra.

 Per similitudine è come se un venditore di tappeti intanto che ti mostra la sua merce, si pulisce su di essa le scarpe sporche di melma, ma tant'è, da quelle parti la bellezza é data per così scontata, come cosa dovuta e di poco valore, che pochissimi si curano di preservarla, e così le strade di ogni ordine e grado sono talmente ricolme di rifiuti che l'intero meridione va assomigliando sempre più ad una pittoresca discarica a cielo aperto. 

Per quel che riguarda il nord la situazione e solo apparentemente migliore, riempito  di parallelepipedi grigi i quali unici standard da rispettare sono economicita e... basta! Da quattro mura prefabbricate messe li cos'altro potete pretendere, bisogna sbrigarsi e quel che conta è lavorare, lavorare e basta. pensare che cent'anni fa in questi stessi luoghi si sapeva costruire siti industriali, capaci di diventare patrimonio unesco, Nelle campagne c'erano case coloniche costruite da ignoranti(?) contadini che sapevano cosi integrarsi col paesaggio sia d'estate che d'inverno da sembrare formazioni naturali, generate all'alba dei tempi, tanto si intonavano con tutto ciò che gli stava intorno,  Adesso molte di quelle casette sono state sostituite dai denarosi figli di quei contadini da graziate e spigolose villette, dai colori sgargianti che stonano come una macchia su un candido vestito, e se si ha l'ardire di far notare la cosa gli arguti proprietari si comportano come quei giovanottoni che compratosi a caro prezzo vestiti sgualciti, pretendono di essere eleganti esibendo lo scontrino fiscale che prova quanto cari abbiano pagato quegli stracci.  Per non parlare dell' inquinamento spesso doloso…  che da nord a sud appesta l'ambiente. 


Il lifestyle, già che per esprimere questo concetto ci dobbiamo rivolgere a termini stranieri dovrebbe far sentire puzza di bruciato, riappropriandoci della nostra lingua e chiamandolo con  lo stile  di vita italiano che "il mondo ci invidia". Questo mito si divide in due tronconi:  lo stile di vita vero e proprio e il "made in italy" ( altro termine significativamente straniero), vediamo di descrivere i due tronconi singolarmente:

Il made in italy è quello strano fenomeno, per cui mettiamo per esempio un frutto che è nato e si è evoluto in sudamerica, per centinaia di migliaia di anni, come ad esempio il pomodoro, se importato, e fatto crescere in italia si viene a scoprire che tutta la sua storia evolutiva ed i suoi adattamenti non valgono niente e in realtà l'italico stivale é  il suo vero ambiente ottimale, dove grazie ad una minima variazione  si riescono a sfornare prodotti unici ed irripetibili, per i quali una civiltà,  come ad esempio quella cinese, capace di produrre lo stato dell'arte della tecnologia, nonché  terra natia di bestie quali il maiale ed il pollo, vegetali come i limoni le albicocche, le mele, ecc.  è  disposta a lavorare a salari da fame, in modo da  fornire a noi  il meglio che la tecnologia umana ha saputo produrre, in cambio dei suddetti pomodori. Sul serio!, almeno i piu furbi si sono buttati  su prodotti come gli  insaccati, e  sui derivati del latte dove almeno  c'è un lavoro di concetto, una filiera dietro, ma sul pomodoro… immagino che se i romani avessero scoperto il san marzano, il mondo non avrebbe dovuto rinunciare cosi presto  a quelle belle crocifissioni pubbliche. 

Per quanto riguarda lo stile di vita propriamente detto, l'italiano in realta è sempre di corsa, sempre in ritardo, é sempre incazzato, ha sempre cose serie e importantissime da fare,  però il locale culto del cargo impone di dire che la vita in italia non è frenetica,  anzi!, Quindi a difesa di ciò, qualsiasi indigeno scelto a caso é  pronto a giurare che la sua vita sarebbe bellissima  molto calma e rilassata, se solo il resto del mondo non fosse popolato da imbecilli di cui lui deve rimediare i disastri  per garantire il funzionamento di praticamente qualsiasi cosa, in pratica l'italiano medio si considera a causa delle mancanze degli altri, meno sostituibile di un chirurgo da campo subito dopo una violenta battaglia. Una mitologia del genere che tende a scaricare le colpe  di una vita infame sugli altri, naturalmente porta a provare rancore verso tutti indistintamente, perciò di conseguenza lo scopo principale di ogni italiano é cercare di restituire un po' dell' infelicità che lui crede che i cosidetti "altri" gli buttino addosso. Se in italia alla domanda "come va?"  Si risponde: "bene" possiamo stare quasi certi di esserci creato un nemico. Oltre  ciò é inutile girarci intorno il paese si sta impoverendo, la ricchezza é sempre più concentrata in poche mani, però cinquant'anni di machismo, con miti come quello:  "dell' uomo che non deve chiedere mai"  grazie anche all'ausilio  del rincoglionimento televisivo, ha convinto tutta la nazione che l'essere poveri  non é  un motivo per cui incazzarsi e mettersi a tagliare qualche testa, ma qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere addirittura,  un punto debole di cui gli altri potrebbero approfittare.  Ed é cosi che si salta la cena per non  farsi vedere rinunciare all'Apericena.


La socialità, è inutile negarlo molti altri paesi che come noi si definiscono occidentali, sono più rigidi e restii ai rapporti umani,  infatti tutti gli stranieri di quelle latitudini rimangono estremamente stupiti dalla socialità manifestata dal popolo italiano, il guaio e che gli stranieri finite le vacanze vanno via e non hanno tempo di vedere che in generale, gli italiani come sono veloci a dare la propria amicizia, sono altrettanto rapidi nel toglierla, l'amicizia vera in italia è qualcosa di raro, che forse l'italiano proprio a causa di questa sua ipersocialità che lo accomua ai popoli mediteraneei, ricerca spasmodicamente per poi restarne deluso (o deludere). La verità è che gli italiani hanno pochissimi amici e sono pieni di conoscenti e colleghi, gente cui prima di fare un favore c'è da pensarci cento volte se si riesce a ricavare qualcosa indietro, prima che tentino di pugnalarci alla schiena.  Se non  credete a quanto ho scritto provate a fare un giro sui profili di persone a caso, iscritte in un social abbastanza grosso come Facebook scoprirete che la loro bacheca é piena di memi rancorosi dove si inveisce contro conoscenti e falsi amici che: giudicano gli altri, non si fanno i fatti propri, sparlano alle spalle, peccano di irriconoscenza ecc. 

Naturalmente come tutti i miti, come bene sa chi studia queste cose anche questi non sono propriamente campati in aria, anzi! Semplicemente descrivono una realtà passata, mitizzando tutto questo e ritualizzandolo; chi pratica questi culti spera in qualche modo  grazie a questo rituale magico di riportarlo  in vita. Al pari dei culti del cargo, temo però che non ci sia da aspettarsi grandi risultati.








sabato 26 giugno 2021

FIOCCHI DI NEVE, UN RACCONTO

Era stata una giornata afosa, e l'avvocato Verdinois' pensò bene di approfittare della brezza che era salita col calar del sole,   tornando a casa a piedi, però non avendo in verità grande appetito, e volendo godere anche un poco della solitudine, intanto che chiudeva la porta dello studio e scendeva le scale, stava riflettendo ad un percorso alternativo per arrivare alla propria abitazione, correndo il minor rischio possibile di essere disturbato.

Non è che la geografia del paese in verità offrisse tutte queste alternative: o scendere dritto  e passare per il corso, con la seccante probabilità di essere fermato ogni quattro passi da un conoscente impegnato in una benefica passeggiata dopocena, intenzionato a scambiare due parole oziose; o prendere la via più lunga, attraversando prima la piazza, passare dietro san Domenico, e dopo zigzagare tra i vicoletti, fino a spuntare dirimpetto a Sant'Agostino, per passarlo a destra e immettersi così nello stradone principale, per poi imboccare subito via San Tommaso fino alla traversa San Francesco dove finalmente l'avvocato abitava.

Intanto che stava ripassando mentalmente questo itinerario; in parte topografico in parte martiriologico, che per brevità di parole potremmo fondere in martigrafico,  la piazza era bella che passata, senza troppi intoppi e dopo un inchino, un Pater Noster mentale, ed una preghiera a San Domenico, a cui era devoto, l'avvocato si era dileguato tra i vicoli cittadini che stretti e tortuosi erano stati lieti di inghiottirlo il più in fretta possibile.

Quella giornata Verdinois' aveva fatto tardi con le pratiche, ed infatti il sole aveva preso la strada che porta al tramonto già da un pezzo, e anche se un poco in ritardo per rispetto all'estate, anche la luce del giorno sembrava decisa a seguirlo, nonostante ciò, però i vicoletti brillavano di quel giallo della pietra di cui le case senza intonaco erano fatte, e che sembrava avessero rubato al sole il proprio colore, colore che dopo pochi istanti sarebbe stato esaltato ancor di più dai lampioni,  che una volta accesi avrebbero emesso una luce  della stessa intonazione. Per quanto il cielo stesse rinunciando all'azzurro per impreziosirsi di stqelle, il vento troppo cauto e gentile non riusciva a spuntarla sul caldo, e il caldo imperava esasperando i cristiani.  

Però l'avvocato, solo, a fantasticare con se stesso; in quel preciso momento aveva i brividi, brividi suscitati dalla malinconia, che approfittando del fatto di averlo trovato senza pensieri pressanti in testa, a camminare per quelle stradine senza fretta, gli si era messa accanto a tenergli compagnia, ricordandogli di quando ancora monello, per quei vicoli scorrazzava insieme alla sua banda tirando scherzi agli ignari passanti. 

"Quanto tempo era passato! Santo Iddio! i vecchi muri, le chiese, le case,  ci appaiono sempre uguali, così noi ci illudiamo di essere come loro, eppure se guardiamo meglio, quella casa lì a destra, è stata rifatta da poco, e lo spiazzo a sinistra avrà al massimo dieci anni,  "si certo! prima lì, ricordo benissimo, c'era la "sartoria Nicolazzi" con il negozio davanti e la parte posteriore sfruttata a magazzini, adesso l'hanno ristrutturata tutta, adibendo la struttura a stabile abitativo con un comodo posteggio per le auto davanti". Anche i luoghi cambiano, a volte invecchiano a volte si trasformano, altre volte muoiono addirittura, e per quel che riguarda noi; anche se fatichiamo ad ammetterlo; ci ritroviamo ogni anno con la testa un po' più bianca e la schiena un po' più curva".

Mentre era intento in questi pensieri, guidato dai ricordi che lo portavano  a perdersi tra i vicoli, rinunciando cosi all'originale percorso "martigrafico" preferendo inseguire i fantasmi del tempo che fu', l'avvocato dovette brutalmente riscuotersi  alla realtà a causa della visione di una sagoma, sagoma che identifico quasi subito con Giacomino, lo scemo del paese che teneva in mano qualcosa, forse un libro, ma da là, lontano si faticava a decidere con sicurezza. Li per li fu perfino seccato che quello scocciatore fastidioso anche se involontario, immettendosi nel suo medesimo tratto di strada interrompesse la catena del suo fantasticare, ma poi da attento osservatore delle cose umane quale era, fu attratto dalla reazione altrettanto scomposta dell'altro e dall'aria indispettita che non riusciva a celare, aria, e lui da avvocato  poteva ben dirlo, di colpevole colto in flagrante.

Si, ma colpevole di cosa?  Che Giacomino  valeva poco, tutti potevano certamente affermarlo, ma con la stessa sicumera  si poteva ben dire che non avrebbe fatto male ad una mosca. Forse a causa di questa curiosità,  con una certa dose di  irriverenza, alimentata dal sapersi appartenere ad un'altra classe sociale più  elevata,  cosa che spesso porta a far credere di essere  immuni dalla maleducazione, quando si compie una scortesia verso gente che consideriamo di livello inferiore,  l'avvocato decise di avvicinarsi a Giacomino per sincerarsi di cosa stringeva tra le mani. E incurante del viso sempre più contratto di Giacomino, anzi! Ancora più intrigato da ciò, con non curanza continuò ad avanzare, accellerando addirittura l'andatura.  

Arrivato a pochi passi dall'intruso, salutò l'altro con disinvoltura e rivolse in maniera quasi scortese l'attenzione verso il voluminoso oggetto  che il povero scemo teneva tra le mani e cercava a causa delle dimensioni, maldestramente di celare.

No! Non si era sbagliato si trattava proprio di un libro,  per giunta di un grosso tomo di un autore Russo, la cui unica affinità che ad esser generosi si poteva sospettare con il proprietario delle mani che lo custodivano era nel titolo. Giacomino infatti, stava stringendo a se una copia "dell'Idiota"

"Salve Giacomino, bella serata non trovi?" Disse l'avvocato. "Bellissima davvero, peccato che si é fatto cosi tardi..." rispose Giacomino desideroso di troncare la conversazione. " Tardi? A quest'ora? Ragazzo mio tu vai proprio a letto con le galline! Tu che sei ancora giovane dovresti goderti un po' più la vita" disse l'avvocato in tono scherzoso. Giacomino lo guardò un po' sorpreso ma l'avvocato lo incalzò ancora e non gli diede tempo di ribattere, continuando con le sue domande: "Adesso ti sei dato alla letteratura, benedetto ragazzo, Attenzione ai mal di testa ..."    "Egregio avvocato, ringraziando il buon Signore, per concedersi certi piaceri, e non incorrere a malanni, non occorre essere ricchi o importanti, e tanto meno sbandierarli al vento."  rispose Giacomino un po' indispettito dal tono troppo canzonatorio dell'altro.

L'avvocato resosi conto dello scivolone,  tentò di rimediare, tornando ad un tono serio e un po' per riparare alla scortesia, un po' forse perché benché non del tutto cosciente della cosa, la curiosità persisteva invitò Giacomo ad unirsi a lui. Quest'ultimo visto che aveva svoltato per quella direzione, per evitare a sua volta di esser tacciato di sgarbatezza, si sentì costretto ad accettare. 

"Allora Giacomino come vanno le cose, come mai gironzoli da queste parti?"          "Caro avvocato non posso lamentarmi, non ho debiti e nemmeno debitori, ascolto tanto e parlo poco, di quello che ascolto se posso imparo, altrimenti dimentico". L'Avvocato restò un po' sorpreso dalla risposta, ma da uomo consumato non lo diede a vedere e continuò; "É molto tempo  che ti dedichi alle letture, o é una passione sorta di recente?"  Giacomo  aspetto` qualche attimo a rispondere e si guardò in giro quasi a voler scongiurare un agguato, poi un po' con aria rassegnata replicò; "No, non è una cosa di quest'ultimi tempi,  ho sempre letto, e mi è sempre piaciuto farlo, in casa possiedo una discreta biblioteca personale, per ciò fino ad oggi non ho mai avuto bisogno per soddisfare questo mio piacere di ricorrere all'aiuto del prestito, ne pubblico, ne privato…"  dette queste parole si fece pensieroso,  poi scoppiò in un risolino strano. L'avvocato lo guardò in maniera interrogativa, poi fece per aprire bocca ma giacomo lo interruppe: "Perdonatemi avvocato, dovete pensare che io sia un personaggio quanto meno strambo a mettermi a ridere così, ma vedete, nel giustificare i motivi che mi hanno portato in questo vicolo con questo libro in mano, perché ammettetelo purè é  questa la curiosita che vi ha spinto ad intavolare questa discussione con me, si é accostata nella mia testa la figura di un altro tipo umano che certamente nella vostra vita professionale dovete incontrare spesso; quella dell'assassino. Io mi immagino il soggetto: si é trovato sul luogo del delitto chissà quante migliaia di volte, e mai un'anima in vista,  un rumore che indicasse la presenza di un'altro essere umano, che dico! Di un altro essere vivente, che frequentasse il luogo. Poi succede l'imponderabile ed il vicolo, l'androne, la scala, quel che il destino ha scelto come luogo del crimine, si riempie di vita: l'uomo che porta a passeggio il cane, l'ubriaco in vena di chiacchiere, i giovani innamorati che si scambiano le ultime effusioni prima di separarsi, ed è così che il nostro assassino si ritrova perduto. Vede avvocato il destino mi ha messo in condizioni simili, e questo mi ha fatto riflettere sul criminale che magari ha escogitato il suo piano per mesi quando  non anni e poi si ritrova beffato dalla casualità, così  come il mascalzone improvvisato." L'avvocato lo scruto sospettoso, giacomo colse lo sguardo e si affrettò a chiarire le parole di prima: "Per carità! Avvocato, non mi guardi così! Io non ho certo ucciso nessuno, vede: quasi tutte le sere  pressappoco verso quest'orario, mi piace vagabondare per questi vicoletti senza una precisa direzione, se non quella che garba in quel momento alle mie gambe, per meditare e godermi un po' la città in solitaria, ed infatti in tutto questo tempo,  davvero mai mi é capitato di incontrare un conoscente e che questi volesse intrattenersi a parlare con me più che al massimo un cenno di saluto frettoloso. Queste, in genere sono strade, specie a quest'ora che si percorrono per uno scopo preciso. Come le ho già accennato disponendo di un eccellente biblioteca privata, di solito coltivo la lettura come piacere solitario, purtroppo, leggendo il titolo che ho qui in mano, giunto alla fine ho scoperto con grosso dispetto che mancavano le pagine conclusive, forse strappate addirittura da me bambino, per chissà quale ragione, forse per monelleria, una delle tante che si commettono in quel periodo della vita, ad ogni modo, per questo motivo  proprio stasera sono andato a casa di un amico fidato a chiedere che mi prestasse una copia del medesimo libro, per rimediare al fastidio, dopo di che nel tornare a casa non ho voluto rinunciare al mio solito giro, forte delle esperienze passate, che mi rassicuravano che difficilmente sarei incappato nell'interesse di qualcuno, invece  proprio stasera il caso ha deciso che dovessi incontrare voi e destare la vostra curiosità.  Come vede niente di delittuoso, una sciocchezzuola che dentro la mia testa  ne ha richiamata un'altra e così via.. "  

Intanto che le gambe dei due uomini guadagnavano strada, anche la frescura dell'aria notturna sembrava quasi per spirito di emulazione, prendere spazio alla calura del giorno, e a loro volta le membra dei due viandanti rinvigorite dalle temperature più sopportabili, sembravano rilassarsi rendendo i pensieri più sciolti e la lingua meglio disposta alla chiacchiera. 

"Capisco la coincidenza tra le due situazioni" disse l'avvocato, "Ma la lettura non é certo un vizio da nascondere, anzi!"  " Qui si sbaglia" rispose giacomo, " la lettura é un vizio pericoloso, tra i peggiori di tutti, peggio del bere che scioglie la lingua e ci induce a dire di noi quello che non vorremmo, infatti da quello che legge, si può capire il tipo d'uomo che ci si para davanti  o almeno farsene un'idea affidabile. E si dà il caso che magari a qualcuno può dare fastidio il farsi leggere, perdoni il gioco di parole, così profondamente dentro". 

"Le sue obiezioni, benché argute mi sembrano un po esagerate".

"Lei pensa avvocato?" 

" Si giacomo, lo penso, un uomo come lei non dovrebbe celare certe qualità".

"Vede avvocato, io sin da bambino mi sono fatto convinto che ogni essere  umano indipendentemente dal suo ruolo e dalla sua posizione avesse un grande valore, e quella cosa che gli da valore é  l'anima. L'anima non é come crede certa gente un altro pezzo del nostro essere che so' un  braccio o una gamba, l'anima, é  quella cosa che ci costruiamo vivendo, possiamo paragonarla ad una valigia vuota che noi riempiamo di esperienze, di ricordi, di sensazioni e di tutto quello che volenti o nolenti ci capita nella vita. Avvocato, onestamente che questa valigia sia qualcosa di eterno o di effimero per me poco importa per farmici attribuire un grande valore, così come quel valore é  indipendente dal che esista un Dio, e in confidenza io credo che esista, o ci  si considera i figli di una natura matrigna e indifferente,  io credo che tutta la libertà che ci è concessa o ci possiamo prendere  in questo mondo sta nell'attribuire, o meno valore all'anima, come un qualcosa di unico, come un fiocco di neve, che benché destinato a durare solo pochi attimi deve la sua grandezza al fatto di essere unico in mezzo a miliardi di altri fiocchi di neve, irripetibili a loro volta, e non serve nessuna discussione per capire ciò". 

"Certo che capisco il vostro pensiero, e lo trovo sublime direi, però perdonatemi, ancora non riesco a capire in che modo possa implicare con il fatto che tenete a serbare che siete un uomo che coltiva certe qualità"

"Per spiegarvi questo, se mi permette adesso prenderò proprio questa nostra discussione come esempio, ascoltatemi bene dunque: prima di scoprire questo mio vizio o qualità che dir si voglia, lei mi ha dato sempre del tu, adesso invece che ha scoperto questa mia chiamiamola inclinazione,  ha iniziato a darmi del lei, cosa strana visto che per certo, sicuramente converrà con me  che mi conosce meglio di prima. Adesso se io mi devo comportare come il tipo d'uomo che legge questo genere di libri e fa questo tipo di discussioni, dovrei offendermi.  Perché il tu che fino a dieci minuti prima mi dava, non era un tu di amicizia, ma il tipo di tu che si dà alle persone che si considerano poca cosa, come prova il fatto che adesso che in me ha scoperto qualcosa che fino a mezz'ora fa non conosceva, é passato a darmi del lei, perché mi sta studiando e vuole capire come collocarmi.  Adesso si da il caso che io la stimo e la rispetto, in primo come uomo, perché il signore Dio in cui come le ho detto credo, ci ha insegnato così,  in secondo come lei personalmente, perché la conosco e so che è una persona onesta e coscienziosa. Per ciò vede,  io personalmente preferisco non far sapere che sono un lettore assiduo ed altre cose del genere, in modo che quando vedo l'avvocato Verdinois`, ed altra bella e brava gente di uguale valore, possa sorridere ed esser lieto che mi onorano della loro amicizia al punto di darmi del tu, invece che offendermi, ed andarmene via rancoroso, perché conscio che quel tu in verità, magari senza una volontaria malizia, è il segno della mancanza di vicinanza umana verso chi ritengono distante da loro e poco utile ai loro scopi personali. In breve avvocato io mi voglio porre al di fuori di chi sceglie di mettere la propria anima un gradino sopra le altre, senza per questo però, visto che non mi attribuisco virtù da santo, mortificare la mia, e negli anni ho capito che il miglior modo è  di non capire proprio tutto e soprattutto non suscitare negli altri il sospetto che si possa aver capito. Per questo caro avvocato visto che siamo arrivati davanti al mio portone prima di salutarla, per quanto detto ed un'altra serie di validissimi motivi con i quali non voglio annoiarla, la prego di una cortesia: torni a darmi del tu e si dimentichi dei particolari di questa nostra chiacchierata, la servi tra le suggestioni che il passeggiare in questi vecchi vicoli suggeriscono  allo spirito sensibile e niente più di questo, detto ciò, buona serata, avvocato".

Dicendo così si infilò nel portone.  Intanto, l'avvocato che stava per rispondere stupito com'era dandogli ancora del lei,  a dar prova della sua abilità nel mestiere che praticava, si corresse prima che il fiato lo tradisse, e così  pronunciò  un più  adatto: "Ciao, buona serata a te giacomino" e si allontanò in fretta. 



lunedì 21 giugno 2021

La libertà d'opinione, ai tempi dei social media


Come avevo previsto, con la scusa  di Trump, i grandi  dell'alta tecnologia statunitense  stanno rivedendo le loro politiche inasprendo a poco a poco,  la censura per quanto riguarda  determinati temi.


Premesso che se non fossi cosciente del fanatismo e spirito di crociata che sta imperversando in occidente in questi tempi,  nutrirei più che qualche vago dubbio, sul fatto che dei giganti simili, conscio oltretutto dei milioni di dollari che spendono in immagine, siano così imbecilli da non capire che stanno inasprendo lo scontro, creando in questo modo antipatia verso gli argomenti su cui dicono di voler stimolare l'opinione pubblica,  e che in conseguenza a questo vago dubbio,  nutro un tenue sospetto che questi concentrati di potere, da interessati al controllo totale quali in effetti penso siano, abbiano il vero intento di schifare a tal punto i moderati da indirizzarli verso quei gruppi intransigenti e antidemocratici che all'apparenza dicono di contrastare, facendoli apparire in questo modo; come dei Davide che lottano per la libertà, contro i cattivi Golia,  ma in realtà con questo metodo avvantaggiandoli,  reputando forse questi partiti  più propensi a scendere a compromessi su certe questioni. 



Comunque, seguendo il principio di Occam ed accontentandoci dei fatti alla luce del sole, prendendo tutto per cosi com' è,  accantonando i sospetti sulle reali motivazioni di politiche simili (senza però  per questo far finta che non esistano), a mio parere ci stiamo per imbattere in un altro problema legato a questi fenomeni, abbastanza grave e dagli effetti perniciosi di cui volevo parlare in questo articolo. 


Provo a spiegarmi:  in questi ultimi anni ho visto il mondo della cultura in senso lato, spaccarsi letteralmente in due: da una parte la "cultura alta" riservata alle classi dirigenti  o comunque alle classi abbienti che a parte pochi timidi tentativi usa per propagarsi i mezzi classici ed ad ogni modo  linguaggi elitari.  Dall'altra il nascere di centinaia di "divulgatori"  che svolgono il loro lavoro anche con un discreto successo  e indubbie capacità, sui canali social.


Questi ultimi sono un fenomeno abbastanza interessante; in primo perché dimostrano che una fame di cultura proposta in maniera congrua é presente in tutti i livelli di popolazione, e un certo decadimento culturale  è più millantato e magari auspicato, da chi sta in alto che reale,  in seconda perché come diretta conseguenza di quanto detto prima in questo ultimo periodo stanno esplodendo diventando un fenomeno di vasta proporzione.



Però proprio qui sta il pericolo, nonostante l'altissimo seguito che queste persone hanno  e di conseguenza  la loro grande possibilità di influenzare l'opinione pubblica, a parte pochi veri grossi nomi che comunque devono sottostare a certe logiche , tutta la loro fortuna e reddito dipende dai social sui quali lavorano. Per questo motivo non potranno mai veramente trattare argomenti contrari alle politiche di quei social,  se non in un certo modo, pena il rischio  di essere bannati e dover dire addio alla loro posizione. 


Questo come facilmente si puo intuire ci porta che qualsiasi questione verrà irrimediabilmente affrontata "dall'interno"  cioè per essere banali: "in un social che sponsorizza gelati alla panna, potremmo al massimo disquisire se vogliamo più o meno zucchero  tra gli ingredienti, ma dire che ci piace di più il gusto fragola e consigliare marche che lo commerciano rischia di metterci fuori da quel social . 


Ciò non sta portando come si potrebbe pensare ad un conformismo di opinioni, ma semmai ad una radicalizzazione morbida  delle opinioni, dove le opposte fazioni eleggono le loro piattaforme di riferimento  e dentro di esse mimano quello che è un vero dibattito condannando irrimediabilmente chi ha opinioni diverse e discutendo fra loro di differenze minime. Impedendo così qualsiasi forma di discussione e rafforzando l'idea che il sistema appoggiato sia giusto, e se il fruitore non si ritrovi in nessuna delle posizioni espresse  ma  nutre dubbi e da ascolto a "quelli la'" è perche nell'inconscio probabilmente  coltiva pregiudizi sbagliati.


Ho chiamato questo tipo di radicalizzazione, morbida, perché come scritto nel precedente post, non credo che dietro i fini che spingono queste organizzazioni che sono sopratutto economiche, vi siano motivi ideali,  ma solamente la ricerca di un profitto.  Perciò gli alti ideali di cui si rivestono sono suscettibili di rimodellamento nel caso il mercato lo richieda. Al giorno d'oggi pensano che per meglio smerciare i loro prodotti sia utile una popolazione il quanto più uniforme possibile, se da domani gli esperti del marketing suggeriranno loro l'odio razziale come politica aziendale,  se il danno di immagine immediato non gli apparirà troppo alto, cambieranno  subito bandiera.  Cioè il pensiero non é piu soggetto a vincoli di discussione logica ma unicamente ai vincoli di mercato. 


Piccola prova di questo sono i simpatici loghi arcobaleno che più o meno  tutte le grandi firme hanno adottato dalle nostre parti, in cocomitanza con questo periodo dedicato all'orgoglio gay, ma rigidamente in colori tradizionali e monocromatici in lidi diciamo cosi: più omofobi, in modo da non irritare i pur sempre denarosi consumatori di quelle parti del globo.



Nel nostro paese, sopra tutte le altre nazioni abbiamo in piccolo già vissuto e stiamo vivendo una situazione simile: con la cosiddetta "egemonia culturale", dove per definizione un argomentazione per essere ritenuta intelligente doveva provenire da sinistra ed al massimo c'era da decidere quanto a sinistra l'argomentazione stessa si collocava. Mentre tutto ciò che sorgeva da destra veniva etichettato a priori come retrogrado quando non fascista, chiudendo così il discorso dentro ghetti culturali,  prima che raggiungesse la popolazione.  



Al giorno d'oggi, forse  in questo modello da me descritto,  possiamo vantare un poco più di pluralità dove magari un algoritmo sapientemente impostato, ci saprà indirizzare su posizioni a noi affini.  ma scordatevi un confronto vero e proprio.   Perciò se siete curiosi su quale sarà il modello culturale egemone nel prossimo futuro, in questo stato di cose sono abbastanza convinto, che questo dipenderà quasi del tutto dalla potenza di fuoco del social che propugna questa  o quell'altra tesi, più che dalla validità delle tesi in se, ritrovandoci così con uno strato " alto" di popolazione che educata alla discussione da altre fonti, potrà dibattere dei piu svariati concetti più o meno come quel tipo di classi ha sempre fatto (in proposito ricordo che Galileo ha suscitato tutto il polverone che ha suscitato soprattutto perché ha scritto in volgare), e gli strati più bassi influenzati dalle esigenze del mercato ed al massimo radicalizzati in fazioni più o meno ampie a secondo di quanto questo o quell'altro leader, sarà disposto a pagare per averli. 








domenica 20 giugno 2021

l'impossibile ritorno alla normalita che non esiste più


In genere in situazioni quali la guerra o la caccia, l'esercito più forte o il cacciatore nel secondo caso,  si guardano bene dal far capire all'avversario/preda che non vi sono più possibilità di fuga, perché come ogni bravo generale/cacciatore sa, se il nemico realizza che ormai non c'è più speranza di salvare la pelle viene a crearsi l'effetto che io chiamo "Termopili",  cioè lo sconfitto smetterà di combattere per la vittoria o comunque preoccupandosi di salvare la pelle, ma inizia a lottare al solo scopo di fare il massimo danno al nemico, costi quel che costi.


Ultimamente sento tantissima gente che confessa di essere stanca della situazione odierna e spera che le cose tornino presto come prima. Si, ma prima quando? Prima della pandemia? Della crisi del debito? Di quella dei mutui sub prime? O prima dell'11 settembre?  Forse prima dell'entrata in vigore dell'euro? 


In realtà è dall'inizio degli anni novanta che le cose in tutto il mondo occidentale sono via via peggiorate, e gli eventi sopra chiamati in causa, a mio avviso non ne sono i soli responsabili; sono disposto ad accettare che  in quanto eventi sistemici hanno forse accelerato ed acuito i problemi ma non ne sono la causa. Le pandemie si superano con un buon sistema sanitario, le crisi economiche grazie alle politiche sociali ed il terrorismo con una politica lungimirante.


Per quanto tutte queste cose in sé siano gravi e destabilizzanti non giustificano assolutamente il sempre più scarso tenore di vita delle classi medio e basse del mondo occidentale. Se vengono prese dai media e dalla classe dirigente che li controlla come capro espiatorio, è  per lasciare nella popolazione l'illusione che superato lo scoglio, tutto tornerà come prima ed evitare così di incorrere nella situazione descritta all'inizio del post. 



Archiviata l'epidemia come spauracchio,  sono abbastanza sicuro che il nuovo motivo per cui verrà chiesto alla popolazione di tirare la cinghia, probabilmente sarà il dover contrastare le politiche imperialiste e antidemocratiche dei Russi e Cinesi. Insomma l'occidente è  aperto al mondo ma fino a quando questo si presenta come manodopera, da sfruttare e con cui ricattare i locali  se questi pretendono troppo.  O in alternativa   da lasciare affondare insieme alle barcacce con le quali hanno tentato di raggiungerci,  se la situazione lo richiede. 


O magari ancora, i sacrifici ci verranno richiesti in nome del pianeta, la tanto sospirata svolta ecologica dell'umanità, dove anche se puo sembrare un paradosso; per essere rispettosi dell'ambiente dobbiamo buttare quello che possediamo,  per sostituirlo con modelli nuovi, probabilmente cosi ci ritroveremo piu amici di madre natura, di sicuro non ci sono dubbi che è un bel modo per mostrare quell'occhio di riguardo agli interessi del mercato, che non dispiacera sicuro a molti figuri. 


Io sono convinto che il vero motivo di questo generale decadimento delle condizioni di vita, e il concentramento delle ricchezze in poche mani sia una guerra ideologica, che vede scontrarsi il potere politico contro il potere economico finanziario.  Una guerra globale ma che vede in occidente intanto un precedente; quando il potere politico dovette scontrarsi per la predominanza sul potere spirituale. E non secondariamente l'affermarsi dell'economia come potere vero e proprio.


L'errore della politica occidentale  é stato a mio avviso il trasformare l'economia da mezzo a fine della politica. ll voler giudicare il valore di un governo con parametri quali il "pil"  ha suscitato negli elettori la falsa credenza che il compito primario della politica sia quello di assicurarsi che l'economia prosperi e poi il resto vien da se. Cioè la politica ha dato l'impressione di proporsi  come arbitro e non come giocatore. Ed adesso ne sta pagando le conseguenze, viviamo in una società ossessionata dall' economia, come mai prima nella storia, all'economia sacrifichiamo gli anziani ed i figli, all'economia abbiamo sacrificato la ragion di stato e l'interiorità personale, ogni aspetto delle moderne società é  finalizzato al solo ed esclusivo benessere economico, tutto il resto ci sembra Marxianamente subordinato ad esso.



Non so chi vincerà alla fine, se la politica riuscirà screditata com'è  a ricondurre la situazione a suo vantaggio,  ma se l'economia non viene riportata a instrumentum regni, la vedo dura pensare che le cose possano migliorare. Infatti se il potere religioso si preoccupa della salvezza spirituale e per questo si è  dato l'impegno di fornire un'etica ed una morale alla società, la politica in quanto potere puro si pone come obiettivo il mantenimento di questo potere mediando tra le varie istanze sociali e fornendo dei diritti/ doveri alla società, in modo almeno teorico che nessun aspetto prevalga su un altro.  



Il potere economico invece  ha come unico obiettivo l'aumento della ricchezza,il famoso motto: "io devo rendere conto solo agli azionisti", le persone in un sistema simile verranno valutate in base a quanto siano capaci di produrre ricchezza, e per perseguire questo obiettivo continuerà a creare bisogni e proporsi come unica istanza capace di esaudirli. 



In un contesto simile serve poco che 

la politica si metta ad urlare di essere l'unica che può garantire di preservare libertà di azione e di parola, senza il nuovissimo modello di iPhone con cui le persone possono manifestare le loro idee grandi o piccole ormai e secondario, è  ricevere in cambio qualche like di queste libertà non sanno che farsene per questo noi cittadini siamo sia vittime che volenterosi sostenitori di questo stato di cose.



Dispostissimi  magari a titolo di esempio a sacrificare famiglia, affetti, e sviluppo interiore, lavorando come bestie per 11 mesi e tot ma pronti però a sollevare sommosse se ci viene negata la vacanza per il pur misero periodo rimanente dell'anno. 


E che l'economia sia in netto vantaggio rispetto alla politica, mi è  gioco facile citare, il governo Berlusconi per quanto col senno di poi o meglio ancora semplicemente con buon sennò, l'uomo si sia rivelato poca cosa ( cosa comunque migliore di certe alternative), nel 2011 godeva di consensi plebiscitari eppure per farlo cadere é bastato alterare un parametro astruso ai più sino ad allora,  signori! Ma che fine ha fatto il famigerato spread, in nome del quale ci siamo piegati a riforme inique e deleterie, e no che nessuno provi a spiegarmi che il governo Monti ci ha salvato dal baratro, se non é  capace di spiegarmi in concreto come il suddetto figuro ci ha salvato, visto che i problemi di quell'Italia sono i medesimi forse più incancreniti dell'Italia di oggi. Ma in fondo perché tirare in ballo il passato attualmente il presidente del consiglio si chiama: Mario Draghi, sicuramente uno dei più bei nomi dell'economia e finanza internazionale , ma seriamente di politico ha ben poco.


Quindi no le cose non miglioreranno, in compenso però ci saranno fior di esperti, professori, ed opinion leader, che ci spiegheranno che:  "Si! La congiuntura economica impone sacrifici ma le prospettive sono rosee, e in fondo di che cazzo vi lamentate  non vedete come è cool il nuovo cellulare, c'ha un processore capace di pilotare una missione marziana e voi potete usare tutto sto ben di Dio di potenza, per poter elaborare il vostro selfie,  e nascondere quel inopportuno brufolo che vi é spuntato proprio durante la vacanza a Formentera" privilegi simili varranno pure la perdita di qualche diritto!