lunedì 19 gennaio 2026

Parliamo di bias



Avete mai visto un video sadomaso? In questo genere di esperienze erotiche lo schiavo, "slave" in inglese, spesso viene sottoposto anche a pratiche estremamente dolorose, che però gli procurano piacere. 

Piacere vero, perché il cervello del soggetto in questione ha una forma mentis che dentro un certo tipo di contesto, gli fa associare questo genere di trattamenti con l'erotismo vero e proprio.


Ho sempre trovato affascinante come il cervello riesca in qualche modo a scavalcare la realtà, semplicemente cambiandole di senso o addirittura non interpretandola del tutto. Anche dove questa si presenta davanti in maniera estrema, con sensazioni che in altri contesti, anche chi, nel caso prima descritto, ne trarrebbe piacere, non avrebbe dubbi a definire tortura.


A essere onesti, sebbene renda bene l'idea, il mondo BDSM è un po' un esempio limite, infatti per fare sì che il dolore si trasformi in piacere, più che una semplice forma di condizionamento, occorre una certa dose di predisposizione e tutta una serie di elementi collaterali che non staremo qui a spiegare. Invece senza paura di smentite si può tranquillamente affermare che questo genere di dinamiche si verificano un po' in tutti quei settori dove viene impartita un educazione, dalla scuola ai manifesti pubblicitari.
Se durante il processo di formazione si è appreso che una determinata dinamica funziona in un certo modo, nonostante in seguito ci si para davanti agli occhi una situazione che dimostra in maniera lampante che non è assolutamente vero quello che si è imparato. Semplicemente finiremo con non notare quel caso, oppure lo daremo per scontato, un'eccezione banale e risaputa. A proposito di situazioni del genere, mi è capitato ad esempio di guardare un documentario dove gli intervistati definivano un noto criminale come una brava persona. Quando l'intervistatore faceva notare loro che il criminale in questione avesse commesso molti omicidi, gli intervistati rifiutavano l'obiezione, sostenendo che si trattava di lavoro.

Giunti qui, forse qualcuno noterà che quanto descritto somiglia molto ad altri tipi di meccanismi mentali, in particolare al pregiudizio e l'indottrinamento. Attenzione però, perché nonostante i fenomeni siano imparentati  non sono la stessa cosa. Quando parlo di “pregiudizio” intendo un giudizio a priori, una scorciatoia mentale che semplifica la realtà e ci evita il fastidio di doverla analizzare. È un’opinione comoda, spesso basata su stereotipi, che non ci riguarda direttamente e che in molti casi non ci danneggia, perché ci consiglia semplicemente un comportamento che al massimo potrà farci perdere dei vantaggi. Un esempio è il pregiudizio sugli zingari: vero o falso, nella vita pratica suggerisce di evitare una situazione che potrebbe essere rischiosa. Considerato però, il numero di persone di altre etnie con cui un soggetto ha mediamente a che fare, difficilmente la diffidenza verso questo particolare gruppo potrà rivelarsi un handicap significativo.
Quando invece parlo di “indottrinamento” mi riferisco a un processo organizzato, che sostiene l’impalcatura di ideologie o religioni di massa (comunismo, islam, nazionalismo, ecc.). L’indottrinamento non è un semplice pregiudizio: è un sistema di convinzioni narrato e rinforzato da istituzioni, scuole, media e gruppi, spesso con l’obiettivo di plasmare la visione del mondo di un’intera nazione.
Il fenomeno che sto descrivendo qui non è né l’uno né l’altro. Non è una scorciatoia comoda e non è neppure una dottrina imposta dall’alto. È una cecità percettiva, quasi sempre in buona fede, che nasce dentro una comunità e che permette ai suoi miti di diventare “realtà”, perché l’ambiente circostante li conferma continuamente e neutralizza i fatti contrari.

 
Un esempio chiarificatore di quanto ho appena descritto era l'atteggiamento di molti comunisti verso l'unione sovietica, anche degli stessi dirigenti, che nonostante avessero visto con i loro occhi la realtà dei fatti, spesso semplicemente la ignoravano o la giustificavano, non per convenienza, ma in assoluta buona fede. 

Un altro esempio è il mito occidentale dei "giovani", descritti quasi sempre come ribelli pronti a opporsi a vecchi modelli e in lotta per cambiare il mondo. Che i giovani siano pronti a lottare, non c'è ombra di dubbio,  ma, per restare solo ai nostri tempi, partendo da tutti quelli che si arruolarono entusiasti allo scoppio della grande guerra, passando per la rivoluzione culturale cinese e arrivando al cosiddetto movimento woke. Non mi pare che i giovani lottino solamente per scardinare l'ordine costituito, anzi, molto spesso i giovani sono i più manipolabili. Cosa che d'altronde mi pare del tutto ovvia, visto che sono la categoria di esseri umani con meno esperienza, ovvero i più indifesi.


Quando una civiltà, un'ideologia, una semplice azienda, declina e poi muore. Gli analisti esterni, magari rinforzati dal senno del poi, si chiedono come l'entità del loro studio, sia caduta in certi errori pacchiani, se i membri di quel organizzazione fossero diventati ciechi a non vedere certi sbagli. Francamente penso che la risposta giusta sia proprio quella proposta dall'iperbole: spesso le persone diventano veramente cieche nell'individuare le storture cognitive del proprio modello di mondo. 

Sciascia

Da sempre apprezzo Sciascia, il suo stile asciutto, così distaccato, quasi clinico, intervallato qua e là da qualche localismo. Sarà per la conterraneità, sarà per sua innata dote, ma spesso, per me la lettura di questo autore si trasforma in conversazione a quattr'occhi, anzi meglio: un ragionare insieme. 

Fatte salve le grandi storie ( Il contesto, Il giorno della civetta, A ciascuno il suo), l'opera che più apprezzo è questo Nero su nero. Un libro dove il ragionare insieme  spazia in mille argomenti e, senza imporsi, ti trasmette un metodo.

Che tristezza pensare che ai giorni nostri uno come Sciascia non potrebbe esistere. O meglio non è che non potrebbe esistere in senso lato, non stiamo parlando di Dante o Omero, quelli si unici è irripetibili. Meglio dire che non sarebbe apprezzato, probabilmente finirebbe per essere inserito nelle schiere dei complottisti, o forse peggio (immaginatevi l'effetto di un articolo come i professionisti dell'antimafia, oggi).


Una tristezza dicevo, ma personale, perché francamente se uno come Sciascia, vivesse al giorno d'oggi, di rimanere sconosciuto in questi tempi cretini, non so fino a quanto potrebbe dispiacergli.

martedì 6 gennaio 2026

Groenlandia



Ho seguito in un gruppo una discussione in merito a Trump. Si parlava naturalmente di ciò che è successo in Venezuela, ma soprattutto si discuteva di Groenlandia. Dal tenore dei commenti mi sono fatto però l'idea che in molti non abbiano una corretta percezione di ciò che una mossa simile vorrebbe dire.


Dalla tipologia dei commenti ho l'impressione che tanti considererebbero un'annessione statunitense alla stregua di uno sgarbo più che come altro. Mah sì! una coppia che litiga, allora lui per dispetto il giorno dopo esce di casa con la macchina della moglie lasciandola tutto il giorno appiedata, la sera un'altra bella sfuriata, ma in definitiva niente di serio: sono quel genere di cose che nelle dinamiche di coppia ogni tanto accadono, più per noia che per vero rancore. 

La Groenlandia è lontana, spopolata e fredda, forse queste caratteristiche influenzano la percezione generale sull'argomento. In realtà però l'isola è ricca di risorse e in prospettiva di un innalzamento delle temperature terrestri occupa una posizione strategica. già dal tempo della seconda guerra mondiale, l'isola ha assunto un ruolo cruciale, sia per la difesa del Nord America, sia per un eventuale attacco alla piattaforma euroasiatica. Una sua annessione da parte statunitense sarebbe un messaggio inequivocabile a russi e cinesi: gli Stati Uniti non sono disposti ad abdicare alla propria leadership così facilmente.



Questo il quadro generale, ma una sua eventuale sottrazione alla Danimarca Si porterebbe dietro tutta una serie di conseguenze sistemiche: la NATO, quantomeno ufficialmente, si è costituita nel 1949 per difendere i paesi membri, ma sarebbe più giusto dire che serviva a difendere le nazioni europee stremate dalla guerra, da eventuali appetiti espansionistici sovietici. La puntualizzazione sulla difesa reciproca e collettiva, serviva e serve a non umiliare l'orgoglio degli altri membri, in realtà, tutti sanno che la difesa delle varie nazioni era assicurata dagli Stati Uniti d'America. Risulta chiaro che se adesso fossero questi ultimi a mostrare mire di conquista verso gli altri membri, la NATO sarebbe bella che morta, anzi peggio: l'alleanza si rivelerebbe una trappola.


Non basta. Mettiamo che la NATO si sciolga dopo che gli americani si sono dimostrati inaffidabili. A questo punto gli europei, anche solo per riorganizzare le rispettive forze armate, o come deterrenza verso la Russia che negli scorsi anni l'Europa si è inimicata, dovrebbero fare una nuova alleanza. Alleanza che naturalmente escluderebbe gli Stati Uniti. Qui viene un altro problema, perché Paesi come l'Italia e la Germania hanno perso la guerra nel 1945, e benché spesso lo si scorda, da allora su questi Paesi sono rimaste forze americane, non sotto controllo della NATO, ma direttamente sotto controllo americano. Siamo sicuri che gli Stati Uniti permetterebbero davvero a queste nazioni di entrare in un'alleanza che li vede esclusi? Ricordate che fine ha fatto in Italia la via della seta e il governo che vi aveva aderito? 

Fin qui abbiamo parlato di NATO e dei principali problemi di stampo militare (considerando solo gli stati alleati, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli a pensare come reagirebbe per esempio la Russia, nel vedersi nascere dirimpetto casa un'alleanza di questo tipo). Poi viene l'Unione Europea, che oltre a queste gatte da pelare ne avrebbe altre di genere economico. Si dà il caso infatti che gli Stati Uniti sono ancora il nostro partner commerciale di riferimento, sia come esportazioni sia come importazioni. Per quanto riguarda le esportazioni, è facile capire cosa intendo, basta guardare le reazioni di panico e la resa totale alle pretese di Trump, per capire quanto dipendano i nostri commerci da quella nazione. Parlando di importazioni invece la questione è più sottile, il fatto è che quando si discute di questo genere di cose tutti pensano solamente alle merci. Ma provate a immaginare: se Alphabet, l'azienda dietro a servizi come Google, domani di punto in bianco smettesse di funzionare in Europa... Ma non sono solo i servizi a vederci arrancare. Un po' per i costi, un po' per le rivalità interne, un po' perché agli americani stessi faceva piacere così, l'Europa ha preferito concentrarsi su altri settori. In molti ambiti, quando si parla di tecnologie avanzate è rimasta indietro, preferendo limitarsi a normare mentre per il resto fare affidamento sull'amico americano.

Ecco, questo è il quadro, vista la situazione c'è da decidersi: se Trump un domani decidesse di prendersi la Groenlandia, l'Unione Europea preferirebbe conservare l'amicizia con il fastidioso, ma pur sempre vitale alleato, oppure schierarsi con il piccolo membro danese?

Nel primo caso i Paesi minori, che fanno da cuscinetto tra i grandi paesi europei, capirebbero che i loro interessi non sono minimamente tutelati. Ne conseguirebbe che sempre più spesso si domanderanno cosa ci stanno a fare in Europa. Nel secondo caso, non voglio nemmeno pensarci.


Nella sostanza una mossa come quella paventata da Trump sarebbe la fine dell'ordine internazionale come lo conosciamo, e noi ci arriveremmo completamente impreparati, similmente a un atleta che tutta una vita ha studiato da ballerino e poi si ritrova ad affrontare un incontro di pugilato. Il problema non sarebbe tanto che essendo piccoli stati non abbiamo le risorse per fare certi investimenti. Il problema è che per recuperare il gap, dovremmo investire in un lasso di tempo minimo tutto ciò che non abbiamo speso nei precedenti ottant'anni, e lo dovremmo fare intanto che tutti gli altri pesci dell'acquario tentano di mangiarci. Non solo si riaprirebbero vecchie ferite tra gli stati europei, ma i paesi extra UE verrebbero a presentarci i conti in sospeso da saldare, e fidatevi non basta una passeggiata in un giardino malconcio per convincerli a dilazionare i pagamenti.


Se gli Stati Uniti hanno già deciso di prendersi la Groenlandia, per l'Europa l'opzione migliore sarebbe quella di indire un referendum farsa, in modo di lasciare andare l'isola, senza essere costretti ad una rottura troppo brusca e preparare col tempo, uno sgancio più graduale. Tuttavia non penso che la dirigenza americana gli permetterebbe una tale via d'uscita, Trump pare abbastanza chiaro nelle sue intenzioni: considera l'Europa un nemico e preferisce trattare con i singoli stati. Mi pare giusto. Durante la guerra fredda gli Stati europei si guardarono bene di non 
Rompere mai totalmente con l'URSS, anche per evitare di trovarsi in situazioni simili. Gli sarebbe bastato leggersi un abecedario di storia, per fare sì che i traditori incompetenti che ci governano non finissero in un pantano simile.



Cos'è il rito

Come si chiamano nel girgentano quelle  casupole che ornano le campagne? 


A Girgenti quelle casupole si chiamano "A robba" nel senso che il Verga lega a questo termine, e sono fatte di calce e sassi. Mentre il soffitto è di canne legate insieme dal gesso, e nella stagione giusta in quei soffitti, ci trovi l'origano, fatto a mazzetti, appesi per seccare. 


E tu che vivi al nord, ogni anno di quei mazzetti te ne porti uno, per condire le pietanze. A ricordo delle estati assolate. Delle giornate senza tempo sulla tua isola. 

Finché non resta più nessuno che ti pensa così tanto da preparartene uno. 

Allora non rimane che un ultimo mazzetto, ma, invece di razionarlo come un tirchio, decidi di offrirlo al vento. Affinché la terra ne conservi la memoria.

domenica 4 gennaio 2026

Ancora qualche considerazione sul Venezuela


Premessa
12-01-2026

Dopo la pubblicazione di questo articolo, ho ricevuto da varie parti l'accusa di essere filotrumpiano. Ho deciso di inserire questa breve premessa per chiarire questo equivoco.

Semplicemente non lo sono e personalmente considero quello che è successo in Venezuela nei giorni scorsi un atto di bullismo internazionale. Molto più di quanto fatto dalla Russia in Ucraina, se non altro per il fatto che i russi, prima di passare alle maniere forti, hanno cercato di concludere un accordo in modo pacifico. 

Ma questi sono giudizi morali e in questo genere di considerazioni lasciano il tempo che trovano. Per quel che mi riguarda, mi basta sia chiaro che quando dico che l'operazione di Trump in Venezuela è stata brillante, mi riferisco a cose come la sua efficacia (a mio giudizio) o la bravura operativa. Se poi quella stessa azione è qualcosa di criminale, il problema è degli elettori di Trump e degli altri stati suoi alleati. Che a dirla tutta dovrebbero essere abituati a certi metodi, visto che, esclusa forse la sfrontatezza, non sono un'innovazione di questo presidente. 

Lo scopo di questo articolo è quello di dare una lettura strategica di ciò che sta avvenendo: quello che voglio far passare non è che Trump sia una specie di genio o ciò che fa sia giusto, ma che sia lui sia il gruppo di potere che rappresenta, la classe dirigente di cui è espressione, per intenderci, stanno portando avanti una strategia. Che poi questa strategia salverà l'America o ne accelererà il declino sarà il tempo a svelarlo. Ma in ogni caso è giunta l'ora di rendersi conto di questa verità di fatto. E per farlo occorre smontare due narrative opposte ma false entrambe. Quella dei trumpiani, che tendono a minimizzare ciò che è accaduto, così come altre mosse dell'americano. E quella di coloro che, rimasti fedeli ai precedenti gruppi di potere,  vorrebbero far passare l'inquilino della Casa Bianca come un pazzo incompetente che agisce d'impulso, avulso a ogni forma di razionalità. Se nella lettura dell'articolo traspare nei confronti di Trump più entusiasmo di quanto fosse necessario, è solo per controbilanciare l'atteggiamento di superiorità e di disprezzo nei confronti dello stesso, con cui chi, in questi giorni, scrivendo su questa faccenda, ha adornato il nulla che ha capito.

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Meno male che Trump era solo un idiota: in mezza giornata si è ripreso il Venezuela, in barba a decenni di manovre russe e cinesi.

Per fortuna che l'America è ridotta allo sfascio. Nel frattempo ha messo a segno la più brillante "operazione militare" degli ultimi cinquant'anni. Pulita, veloce, risolutiva.


Lo stesso Putin, secondo gli analisti tra i leader più abili del nostro tempo, nel tentativo di raggiungere un obiettivo politico simile, si è ritrovato impantanato in Ucraina, come sappiamo. Sì, va bene, ci sono tutte le differenze del mondo in mezzo: scale di potere e di mezzi completamente diversi. Ma non riconoscere il punto è fazioso.


A proposito di Putin, dicevano anche che Trump fosse un pupazzo nelle mani del russo, e che questi ad agosto ad Anchorage fosse riuscito addirittura a calargli le braghe. La verità che emerge è che solo il tempo ci dirà cos'altro ha concesso il presidente russo per ottenere il permesso americano di riprendersi quel pezzettino di cortile di casa.

America is back, sbandierava l'osannato Biden, trascinandola nel frattempo in una serie di figuracce internazionali: figuracce vere, non del tipo gossip di cui certa stampa accusa Trump. Ma è stato proprio Trump, con questa operazione, che ha fatto capire a turchi, iraniani, coreani e cinesi chi è che comanda. Anche gli altri leader mondiali ricorderanno la fine di Maduro quando dovranno decidere con chi schierarsi. L'ha fatto mostrando il vero asso nella manica americano, la proiezione di potenza, l'ha fatto nel modo migliore possibile: ovvero senza remore, svelando che sono ancora loro ad avere in mano il bastone più grosso. A differenza dei suoi predecessori, l’ha fatto senza intraprendere operazioni megalomani, il cui esito è sempre incerto, come dimostrano i casi dell’Ucraina o del Medio-Oriente. Basta usare asset strategici come il dollaro, in maniera raffazzonata e rischiosa. Basta vuote minacce che alimentavano in più di un attore la tentazione di scoprire se quelle minacce fossero reali oppure un bluff.

Ditelo ancora che Trump è solo un buffone, prendetelo ancora in giro per la sua inadeguatezza, intanto che la nostra dirigenza, unica al mondo ha accettato supinamente e su tutta la linea la sua politica sui dazi. Mentre saldiamo il conto, ridiamo ancora un poco alle sue sparate. 

Naturalmente un intervento così spregiudicato presenta anche molti rischi: per cominciare nello stesso Venezuela, l'operazione potrebbe rivelarsi meno risolutiva di quanto io stesso la sto valutando. Gli americani in questi ultimi anni si sono dimostrati maestri a destabilizzare paesi nemici, ma quando dopo si è trattato di rimetterli in piedi, hanno dato pessima prova di sé. Basta pensare all'Iraq, anche Bush l'indomani della cattura di Saddam cantava vittoria, sappiamo tutti come è andata a finire. Le dichiarazioni di Trump paiono far capire che anche le prossime mosse sarebbero state già pianificate e che tutto sia sotto controllo. La maniera brillante con cui ha disinnescato il conflitto tra Israele e Iran ci induce a concedergli fiducia. Ma è fiducia a credito.

Poi c'è il fronte russo. Nonostante gli ucraini plaudano all'azione americana, questa operazione offre delle ottime giustificazioni all'operazione speciale russa. C'è da aggiungere anche che il Venezuela era soprattutto un alleato cinese, che gli americani se lo siano ripreso non so fino a che punto infastidisca realmente Putin...

Dopo c'è appunto la Cina, il rischio è che esasperata dall'ennesimo colpo di mano avversario, si convinca a usare gli stessi sistemi per Taiwan. Sarebbe una catastrofe mondiale.

Ma soprattutto con l'attacco alla sovranità del Venezuela è scivolato l'ultimo velo che copriva la farsa del diritto internazionale. Non tanto nei confronti dei rivali che già  sapevano benissimo quanto vale questa particolare forma del diritto, ma verso i clientes, che dopo ottant'anni di egemonia americana un po' alla pantomima ci credevano. 


Trump, salvo i modi, si sta rivelando un giocatore razionale. Resta da capire se, nel suo agire spregiudicato, abbia davvero tenuto conto delle carte in mano agli avversari. Le incognite sono tante, così come tanti sono i problemi che affliggono l'America. Oggi forse dovrebbe apparire chiaro che chi è stato eletto per risolverli non è solo un incapace sprovveduto. Per i più riflessivi ci voleva poco, non si arriva dove è riuscito ad arrivare Trump, così, per caso. C'è da stare attenti però a non fare l'errore opposto, cioè idealizzare troppo tale personaggio, in questo ci aiuta lo stesso Trump, visto che non si è certo risparmiato a dare prova di tutti i suoi limiti. Resta comunque il fatto che sembra abbia compreso, se non tutti, almeno alcuni dei principali problemi che affliggono l'America dei nostri tempi: l'ideologia globalista, la sovraestensione e la perdita di industrie. Che la classe dirigente di cui Trump è espressione sappia davvero risolverli, rimane tutto da dimostrare. Mi pare però che quanto meno, a modo loro, ci stiano provando.

Intanto, i russi sono ancora lì, fermi a cercare di pelare il gatto ucraino. Gli europei soffrono la peggiore crisi di leadership di tutta la loro storia. Mentre i cinesi paiono statue impassibili, quegli altri dalla Siria al Venezuela, passando per l'Iran, malmenano i loro alleati, e il massimo di cui fino ad ora hanno saputo fare sfoggio sono state le dichiarazioni di protesta. 

E sul Venezuela in sé, cosa si può dire? Personalmente, a essere sincero posso dire poco: ho conosciuto gente venezuelana che abitando ancora lì, mi ha spiegato che il problema del paese sono gli Stati Uniti con il loro embargo e i continui sabotaggi. Così come ho conosciuto venezuelani emigrati che accusavano il proprio governo di tutti i guai di quella terra. Anche tra gli esperti, quantomeno in quelli seri, non ho trovato giudizi più unanimi. Quale delle due correnti è più influenzata dalla propaganda lo lascio a voi decidere, di certo nessuna delle due fazioni ha influenzato le scelte che si sono compiute sulla testa del paese. Dal canto mio, quello che so è che sbagliano, sia chi pensa che adesso grazie all'America la nazione entrerà in una nuova fase di libertà e sviluppo, sia chi pensa che gli americani insedieranno un governo corrotto e repressivo. Ieri come oggi il futuro di quello stato è in mano ai suoi abitanti, che questo futuro sia guidato da un buon governo o da una manica di corrotti, non è cosa che importa agli americani, l'importante è che sia allineato ai suoi interessi. Cosa che ai tempi era vera anche con la stessa Cina, che ricordo, non fu considerata un rivale perché stava arricchendosi, ma perché pretese una propria autonomia strategica.

E per quanto riguarda l'Italia? Intanto chi adesso  sta accusando il governo di non prendere una ferma posizione di condanna, sta lavorando più per la poltrona che per gli interessi del paese, né più né meno di quanti lo esortavano ad essere più intransigente nei confronti della Russia. 

Per quanto riguarda tutti gli altri, può piacere o meno ma il paese è inserito dentro una certa alleanza e li dentro deve agire. Io sono il primo a dire che questo governo si è dimostrato troppo entusiasta nel condannare la Russia per l'invasione ucraina. Ma chi forse un poco per ripicca, un poco per ideologia, pretenderebbe lo stesso atteggiamento anche nei confronti degli americani, forse non ha capito quali sarebbero le conseguenze.

Per i più idealisti invece, ammesso e non concesso che la difesa dei principi sia faccenda di un capo di Stato, sicuramente non è con proclami e altri strumenti retorici che questi si difendono.


Gli eventi si susseguono, e tutto ancora può succedere, ma lo ripeto: una cosa deve essere chiara fin da subito: bisogna smetterla di guardare Trump dall'alto in basso, considerando tutto ciò che fa come una pagliacciata. Abbiamo avuto conferma già con l'amministrazione Biden: forse cambieranno i modi, ma è ingenuo illudersi che passato il ciclone Trump, il nuovo presidente tirerà un colpo di spugna e tutto ritornerà come prima.
Il fatto di non trovarci davanti a un novello Teddy Roosevelt, personaggio al quale tra l'altro Trump si ispira, era chiaro fin dalla sua prima campagna elettorale, ma altrettanto chiaro appare che malgrado l'imprevedibilità e i metodi eterodossi le azioni di Trump seguono una propria logica. E se l'Europa continuerà a fare finta di niente, sottovalutandolo, sarà proprio lei a pagarne il prezzo più alto. 

sabato 3 gennaio 2026

Venezuela lo specchio delle nostre ipocrisie

Tanto tuonò che piovve!  E per concludere Trump ha finalmente attaccato il Venezuela. Trumpianamente, si capisce: ovvero in modo da non capirci niente. Così si resta nel dubbio:  stiamo assistendo ad una guerra oppure a una scaramuccia tra bulli? Ma tant'è, come ci ha insegnato Barbero, oggigiorno le guerre si fanno ma non si dicono.

Che prima o poi sarebbe finita così lo dissi già ai tempi del Nobel per la pace alla Machado, era chiaro persino ai ciechi che dare un premio ad un oppositore del governo in questo periodo, voleva dire fornire un ottimo pretesto morale per portare avanti attacchi contro lo stesso. Ormai quel premio ha ben poco di prestigioso, serve solo a legittimare certe istanze, a coadiuvare la predisposizione nella gente affinché siano accettati determinati interessi.

Comunque sarà divertente adesso guardare l'Europa e i vari governanti; quelli ché fino a ieri blateravano di aggredito e aggressore nel caso della Russia. Poveretti, che arrampicata sugli specchi dovranno fare per giustificare l'intervento statunitense. Sugli Israeliani, sono stati ancora fortunati, che Tel Aviv abbia dato un aiutino, o meno, i nostri politici potevano sempre tirare in ballo il 7 ottobre per giustificare l'aggressione, ma qui non ci sono proprio scuse. Sono in arrivo sanzioni anche per Washington? Vabbè, a dire il vero, visti i livelli a cui siamo arrivati non mi stupirei più di tanto se la linea sarà: Zelensky è buono, Maduro cattivo. Probabilmente pochi contesterebbero tale lettura. 


Ma divertente è anche guardare l'indignazione degli antiamericani. Tutti a imprecare, a stramaledir (direbbe qualcuno), contro lo zio Sam. Che dal canto suo ha fatto (a quanto pare con più successo) né più né meno di quello che sta facendo la Russia in Ucraina: riaffermare un'egemonia dentro ciò che considera il proprio cortile di casa. Putin con la scusa del nazismo, in Ucraina. Trump con quello della droga, in Venezuela. Ognuno, non senza qualche ragione, si arrangia con ciò che può. È tanto per dirla tutta, il petrolio in questa storia c'entra fino ad un certo punto, le potenze attaccano per ribadire chi comanda dentro il proprio spazio vitale, non per ritagliarsi il ruolo del benzinaio. 


Mi dispiace un po' per i sognatori di entrambi i fronti, sia chi vede in Ucraina il sorgere di un mondo multipolare più giusto del precedente, sia chi spera che l'America libererà il Venezuela dall'oppressione di un governo autoritario. Però, concedetemelo, è un po' ingenuo addossare alle potenze finalità moraleggianti fino a tal punto. Signori, siamo discendenti di Roma! Almeno in Italia si dovrebbe aver presente che gli imperi si muovono seguendo logiche di interesse. Capisco che non sia da tutti leggersi i libri di Kissinger o interpretare nel giusto modo le azioni di un Biden, ma Trump l'ha detto chiaro e tondo: Make American Great Again.

giovedì 1 gennaio 2026

Fine anno coi botti



E anche il duemilaventicinque si è concluso, ma non si ferma la lunga lotta dell'Italia contro la felicità, in ogni sua forma ed espressione. Anzi, la notte di fine anno è uno dei fronti più avanzati di questa guerra.

Mi riferisco naturalmente ai fenomeni di contestazione contro i botti di Capodanno, che, partiti come legittimi movimenti di sensibilizzazione contro indubbie esagerazioni, causa ogni anno di diversi ferimenti, anche gravi. Ormai hanno assunto come scopo la volontà di stigmatizzare l'usanza in tutte le sue forme. Poco importa se si parla di botti di Kalashnikov oppure di un'innocente stella filante. Tant'è vero che in molte parti della penisola si vietano tout court questo tipo di pratiche.


Non a caso, tra i soldati più attivi in questa dura lotta troviamo i sindaci, che un po' per appecoronamento alla moda, un po' per farsi notare e un po' per evitare guai nella loro città. Emettono ordinanze sempre più restrittive, quando non di vero e proprio divieto. 

La scusa più comune di questi tempi è quella della protezione degli animali (ma sta facendosi largo anche la lotta contro l'inquinamento). All'apparenza una nobile causa, ma in realtà un furbesco pretesto: allora, premesso che sì, sono capitati casi di stormi, in genere piccioni, che per loro sfortuna ritrovatisi al centro dell'evento, finiscono con lo schiantarsi in massa oppure a morire di crepacuore. E ancora sì, esistono cani che hanno particolare timore di questo genere di rumori. Stiamo comunque parlando di davvero pochi casi, in realtà il fenomeno è di molto sovradimensionato dai media, dalle organizzazioni animaliste e dal passaparola. Per quanto riguarda i volatili, più che una particolare debolezza di cuore di questi pennuti, il problema è dovuto al loro sovrannumero dentro le nostre città. Per i cani e gli altri animali domestici, invece una delle cause per cui questi animali vivono male il capodanno è che non sono stati abituati ai rumori. Ma soprattutto, gran parte della paura che animali come i cani, manifestano in queste occasioni, più che ai rumori in sé è dovuta al senso di disagio e di pericolo che i padroni trasmettono loro.


Per quanto riguarda gli animali selvatici propriamente detti, il  problema è ancora più irrilevante. Chi se lo pone, probabilmente non ha mai assistito alla furia che si scatena durante un temporale estivo, così come ad altri fenomeni che sia per estensione, sia per intensità fanno impallidire i poveri botti di capodanno, quantomeno quelli legali. 

Ad ogni modo, il punto è che naturali o artificiali, esistono rumori molto più impattanti al benessere animale, rispetto ai bistrattati botti. Come, ad esempio, quello delle sirene, che per via delle particolari frequenze che questo genere di suono emette, sia per lo strumento che lo propaga: un mezzo che si va, via via, avvicinando. È molto più problematico per il benessere dei nostri amici a quattro zampe.

Anche riguardo i ferimenti e i danni provocati dai botti, a ben guardare, sono quasi tutti provocati da ordigni illegali e da altre pratiche sconsiderate. tragedie che esigerebbero appelli al buon senso, non allarmismi e divieti gratuiti.

Comunque sono cosciente che questa è una battaglia persa in partenza, finché posso mi godo i rumori, i colori e anche gli odori dei fuochi artificiali. Consapevole che non sarà ancora per molto. La logica non può nulla nel regno dell'ideologia. E qui, appunto, come scrivevo siamo in uno dei settori più avanzati nella quotidiana lotta dell'Italia contro la felicità. Un territorio ostile, dove si incontrano e si uniscono le forze di chi, perfettamente a suo agio nel ruolo di neotenia preferisce delegare anche le pur minime responsabilità. con quelle dello Stato, che non essendo in grado di censurare i comportamenti illeciti, preferisce tagliare la testa al toro e stigmatizzare il fenomeno in sé. E ancora le forze degli amministratori che alla prevenzione del rischio, preferiscono la sua totale cancellazione. E infine il supporto degli annoiati cronici, disposti a supportare qualsiasi battaglia purché gli garantisca un po' di epicità e di diversivo alla monotonia quotidiana.

Nel mio piccolo, io porto avanti la lotta, fedele all'imperituro esempio di Napoli, che incurante dei caduti, ogni anno è in prima fila contro chi vorrebbe spegnere definitivamente i nostri accendini.

Buon anno a tutti!

martedì 30 dicembre 2025

Ancora sulla famiglia nel bosco

Ritorno al caso della famiglia nel bosco, ma non per parlare di loro. Come già chiarito, essendomi interessato al caso in maniera superficiale, penso di aver scritto già tutto ciò che di interessante potevo dire sull'argomento. Al massimo potrei smorzare l'ottimismo con cui chiudevo quel post: scrissi infatti che probabilmente alla fine per la famiglia le cose si sarebbero aggiustate e si sarebbe trovato un compromesso. Ahimè, non avevo calcolato che l'intervento di Salvini avrebbe polarizzato lo scontro. Così adesso sono scese in campo le tifoserie, che purtroppo per la famigliola non stanno solo sui social a sputare sentenze su persone a loro perfettamente sconosciute. Gente cui massimo traguardo della vita è stato aprire una pagina Facebook, che però pretende di spiegare agli altri qual è il giusto modo di vivere. Ma sono annidati tra la magistratura, gli ordini professionali, gli assistenti sociali, eccetera, Insomma in tutti quei settori che hanno vero potere decisionale sui destini di quella gente.


Volevo parlare invece di un articolo di Open che conclude con questo pistolotto moraleggiante: "Naturalmente il pensiero che tutti gli scienziati che si occupano e si sono occupati di minori abbiano descritto pratiche di educazione dopo aver studiato per anni e le procedure dei tribunali siano affidate a professionisti non sfiora neppure chi parla di «diabolici disegni» dei quali, come succede spesso nelle narrazioni complottiste, non ci sono però mai i nomi e i cognomi di chi li avrebbe fatti. Un classico."  Qui l'articolo completo.


Bene, questa chiusa è il sunto perfetto della babberia che ci ha colpito e si è fatta palese ai tempi del COVID, ovvero l'idolatria dell'esperto. In realtà trattasi di un male antico, da sempre nella società esistono caste che pretendono di essere ascoltate e decidere perché detentori del sapere: gli scribi, i mandarini, i sacerdoti eccetera. Così come da sempre esistono gruppi che per interesse o ignoranza sono pronti a sostenere queste istanze. 



Il fatto è che l'occidente anche grazie a un personaggio per altri versi detestabile quale Lutero, dovrebbe essere vaccinato contro questo genere di cose. Invece no, non abbiamo fatto in tempo a liberarci dei preti -- che, anche se cattolico lo riconosco, troppo spesso inorgogliti dalla consapevolezza di possedere la verità ultima, hanno preteso di dire la propria anche su quelle penultime -- ed ecco che si fanno spazio gli scienziati.

Meglio ancora, presunti tali, perché, chiariamoci, il termine scienziato nella nostra lingua individuava una ben specifica categoria, mentre ultimamente si sta usando questo termine per definire un gruppo abbastanza ampio di studiosi. Ma a voler essere precisi il più delle volte ci troviamo davanti a studiosi di discipline che semplicemente utilizzano, o millantano di utilizzare il metodo scientifico.

Ma non è solo questo il punto, il punto è che questo genere di persone, che pretendono che tutti tacciano, quando parla la Scienza (rigorosamente in maiuscolo). Così come i loro antenati non avevano capito la religione, non hanno capito cos'è la scienza. Con la differenza che mentre quelli ubbidendo ai preti, magari potevano almeno sperare nel paradiso, questi qui rischiano solo di dare troppo potere a chi potrebbe farne un uso egoistico. Non serve scomodare il "complottismo" come ingenuamente fa il redattore di open, per giustificare tutto ciò, basta ricordare la naturale tendenza di ogni forma di potere a conservarsi e perpetuarsi.

Già, perché se parliamo di "scienziati" o genericamente di "esperti", stiamo comunque parlando di uomini, i quali sono sempre vittime di tentazioni, ideologie e pregiudizio. La tentazione è quella di agire in malafede per interesse personale. Le ideologie non sono solo di credo politico, ma anche e forse ancor di più di convinzione scientifica; la storia della scienza è piena di scienziati poco disposti ad abbandonare vecchi paradigmi (e fruttuose cattedre) per adottarne di nuovi. Per quanto riguarda l'esperienza personale, per restare al tema iniziale, facciamo un esempio di fantasia: provate ad immaginare l'esperto che deve decidere sul caso dei bimbi nel bosco, se magari da piccolo, durante le vacanze estive, fosse stato costretto dai genitori a lavorare controvoglia nella fattoria dei nonni. pensate che genere di opinione potrebbe avere di questa famiglia, che vorrebbe vivere insieme ai figli in un bosco per tutto l'anno! 

Ma al di là degli uomini. E la scienza stessa che non funziona così, nessuno scienziato serio pretende di essere portatore di verità universali, lo scienziato al massimo, ha modelli che funzionano, il suo regno è quello della probabilità e della statistica. Lui è simile ad un nuotatore, che ad ogni tuffo si immerge sempre più in profondità dentro l'abisso, ma con la consapevolezza che mai riuscirà a toccare il fondo.


Questo vuol dire che non esiste verità? un'opinione vale l'altra e il relativismo ha vinto? No, certamente no, lo scienziato, così come il mandarino (l'uomo di cultura), e lo stesso prete, nel loro ambito sono strumenti potenti e quasi sempre affidabili. Il problema è che nessuna di queste categorie, (così come di nessun'altra) possono arrogarsi il diritto di avere l'ultima parola, nella maniera nel contempo specifica e universale. Chiunque invita esplicitamente ad affidarsi a loro, a "lasciarli lavorare" acriticamente, in realtà, sta cercando solo di addormentare le coscienze, e questa è una strada diretta verso L'oscurantismo, non verso il progresso. 



In foto Egas Moniz, brillante medico premio Nobel 1949, per il perfezionamento della pratica medica della lobotomia.