martedì 6 gennaio 2026

Groenlandia



Ho seguito in un gruppo una discussione in merito a Trump. Si parlava naturalmente di ciò che è successo in Venezuela, ma soprattutto si discuteva di Groenlandia. Dal tenore dei commenti mi sono fatto però l'idea che in molti non abbiano una corretta percezione di ciò che una mossa simile vorrebbe dire.


Dalla tipologia dei commenti ho l'impressione che tanti considererebbero un'annessione statunitense alla stregua di uno sgarbo più che come altro. Mah sì! una coppia che litiga, allora lui per dispetto il giorno dopo esce di casa con la macchina della moglie lasciandola tutto il giorno appiedata, la sera un'altra bella sfuriata, ma in definitiva niente di serio: sono quel genere di cose che nelle dinamiche di coppia ogni tanto accadono, più per noia che per vero rancore. 

La Groenlandia è lontana, spopolata e fredda, forse queste caratteristiche influenzano la percezione generale sull'argomento. In realtà però l'isola è ricca di risorse e in prospettiva di un innalzamento delle temperature terrestri occupa una posizione strategica. già dal tempo della seconda guerra mondiale, l'isola ha assunto un ruolo cruciale, sia per la difesa del Nord America, sia per un eventuale attacco alla piattaforma euroasiatica. Una sua annessione da parte statunitense sarebbe un messaggio inequivocabile a russi e cinesi: gli Stati Uniti non sono disposti ad abdicare alla propria leadership così facilmente.



Questo il quadro generale, ma una sua eventuale sottrazione alla Danimarca Si porterebbe dietro tutta una serie di conseguenze sistemiche: la NATO, quantomeno ufficialmente, si è costituita nel 1949 per difendere i paesi membri, ma sarebbe più giusto dire che serviva a difendere le nazioni europee stremate dalla guerra, da eventuali appetiti espansionistici sovietici. La puntualizzazione sulla difesa reciproca e collettiva, serviva e serve a non umiliare l'orgoglio degli altri membri, in realtà, tutti sanno che la difesa delle varie nazioni era assicurata dagli Stati Uniti d'America. Risulta chiaro che se adesso fossero questi ultimi a mostrare mire di conquista verso gli altri membri, la NATO sarebbe bella che morta, anzi peggio: l'alleanza si rivelerebbe una trappola.


Non basta. Mettiamo che la NATO si sciolga dopo che gli americani si sono dimostrati inaffidabili. A questo punto gli europei, anche solo per riorganizzare le rispettive forze armate, o come deterrenza verso la Russia che negli scorsi anni l'Europa si è inimicata, dovrebbero fare una nuova alleanza. Alleanza che naturalmente escluderebbe gli Stati Uniti. Qui viene un altro problema, perché Paesi come l'Italia e la Germania hanno perso la guerra nel 1945, e benché spesso lo si scorda, da allora su questi Paesi sono rimaste forze americane, non sotto controllo della NATO, ma direttamente sotto controllo americano. Siamo sicuri che gli Stati Uniti permetterebbero davvero a queste nazioni di entrare in un'alleanza che li vede esclusi? Ricordate che fine ha fatto in Italia la via della seta e il governo che vi aveva aderito? 

Fin qui abbiamo parlato di NATO e dei principali problemi di stampo militare (considerando solo gli stati alleati, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli a pensare come reagirebbe per esempio la Russia, nel vedersi nascere dirimpetto casa un'alleanza di questo tipo). Poi viene l'Unione Europea, che oltre a queste gatte da pelare ne avrebbe altre di genere economico. Si dà il caso infatti che gli Stati Uniti sono ancora il nostro partner commerciale di riferimento, sia come esportazioni sia come importazioni. Per quanto riguarda le esportazioni, è facile capire cosa intendo, basta guardare le reazioni di panico e la resa totale alle pretese di Trump, per capire quanto dipendano i nostri commerci da quella nazione. Parlando di importazioni invece la questione è più sottile, il fatto è che quando si discute di questo genere di cose tutti pensano solamente alle merci. Ma provate a immaginare: se Alphabet, l'azienda dietro a servizi come Google, domani di punto in bianco smettesse di funzionare in Europa... Ma non sono solo i servizi a vederci arrancare. Un po' per i costi, un po' per le rivalità interne, un po' perché agli americani stessi faceva piacere così, l'Europa ha preferito concentrarsi su altri settori. In molti ambiti, quando si parla di tecnologie avanzate è rimasta indietro, preferendo limitarsi a normare mentre per il resto fare affidamento sull'amico americano.

Ecco, questo è il quadro, vista la situazione c'è da decidersi: se Trump un domani decidesse di prendersi la Groenlandia, l'Unione Europea preferirebbe conservare l'amicizia con il fastidioso, ma pur sempre vitale alleato, oppure schierarsi con il piccolo membro danese?

Nel primo caso i Paesi minori, che fanno da cuscinetto tra i grandi paesi europei, capirebbero che i loro interessi non sono minimamente tutelati. Ne conseguirebbe che sempre più spesso si domanderanno cosa ci stanno a fare in Europa. Nel secondo caso, non voglio nemmeno pensarci.


Nella sostanza una mossa come quella paventata da Trump sarebbe la fine dell'ordine internazionale come lo conosciamo, e noi ci arriveremmo completamente impreparati, similmente a un atleta che tutta una vita ha studiato da ballerino e poi si ritrova ad affrontare un incontro di pugilato. Il problema non sarebbe tanto che essendo piccoli stati non abbiamo le risorse per fare certi investimenti. Il problema è che per recuperare il gap, dovremmo investire in un lasso di tempo minimo tutto ciò che non abbiamo speso nei precedenti ottant'anni, e lo dovremmo fare intanto che tutti gli altri pesci dell'acquario tentano di mangiarci. Non solo si riaprirebbero vecchie ferite tra gli stati europei, ma i paesi extra UE verrebbero a presentarci i conti in sospeso da saldare, e fidatevi non basta una passeggiata in un giardino malconcio per convincerli a dilazionare i pagamenti.


Se gli Stati Uniti hanno già deciso di prendersi la Groenlandia, per l'Europa l'opzione migliore sarebbe quella di indire un referendum farsa, in modo di lasciare andare l'isola, senza essere costretti ad una rottura troppo brusca e preparare col tempo, uno sgancio più graduale. Tuttavia non penso che la dirigenza americana gli permetterebbe una tale via d'uscita, Trump pare abbastanza chiaro nelle sue intenzioni: considera l'Europa un nemico e preferisce trattare con i singoli stati. Mi pare giusto. Durante la guerra fredda gli Stati europei si guardarono bene di non 
Rompere mai totalmente con l'URSS, anche per evitare di trovarsi in situazioni simili. Gli sarebbe bastato leggersi un abecedario di storia, per fare sì che i traditori incompetenti che ci governano non finissero in un pantano simile.



Cos'è il rito

Come si chiamano nel girgentano quelle  casupole che ornano le campagne? 


A Girgenti quelle casupole si chiamano "A robba" nel senso che il Verga lega a questo termine, e sono fatte di calce e sassi. Mentre il soffitto è di canne legate insieme dal gesso, e nella stagione giusta in quei soffitti, ci trovi l'origano, fatto a mazzetti, appeso per seccare. 


E tu che vivi al nord, ogni anno di quei mazzetti te ne porti uno, per condire le pietanze. A ricordo delle estati assolate. Delle giornate senza tempo sulla tua isola. 

Finché non resta più nessuno che ti pensa così tanto da preparartene uno. 

Allora non rimane che un ultimo mazzetto, ma, invece di razionarlo come un tirchio, decidi di offrirlo al vento. Affinché la terra ne conservi la memoria.

domenica 4 gennaio 2026

Ancora qualche considerazione sul Venezuela



Meno male che Trump era solo un idiota: in mezza giornata si è ripreso il Venezuela, in barba a decenni di ingerenze russe e cinesi.

Per fortuna che l'America è ridotta allo sfascio. Nel frattempo ha messo a segno la più brillante operazione militare degli ultimi cinquant'anni. Pulita, veloce, risolutiva.


Lo stesso Putin, secondo gli analisti, tra i leader più abili del nostro tempo, nel tentativo di raggiungere un obiettivo politico simile, si è ritrovato impantanato in Ucraina, come sappiamo. Sì, va bene, ci sono tutte le differenze del mondo in mezzo: scale di potere e di mezzi completamente diversi. Ma non riconoscere il punto è fazioso.


A proposito di Putin, dicevano anche che Trump fosse un pupazzo nelle mani del russo, e che questi ad agosto ad Anchorage fosse riuscito addirittura a calargli le braghe. La verità che emerge è che solo il tempo ci dirà cos'altro ha concesso il russo per ottenere il permesso americano di riprendersi quel pezzettino di cortile di casa.

America Is back, sbandierava l'osannato Biden, trascinandola nel frattempo in una serie di figuracce internazionali: figuracce vere, non del tipo gossip di cui certa stampa accusa Trump. Ma è stato proprio Trump, con questa operazione, che ha fatto capire a turchi, iraniani, coreani e cinesi chi è che comanda. Anche gli altri leader mondiali ricorderanno la fine di Maduro quando dovranno decidere con chi schierarsi. L'ha fatto mostrando il vero asso nella manica americano, la proiezione di potenza, l'ha fatto nel modo migliore possibile: ovvero senza remore, svelando che sono ancora loro ad avere in mano il bastone più grosso. Basta usare asset strategici come il dollaro, in maniera raffazzonata e rischiosa. Basta vuote minacce che alimentavano in più di un attore la tentazione di scoprire se quelle minacce fossero reali oppure un bluff.

Ditelo ancora che Trump è solo un buffone, prendetelo ancora in giro, intanto che la nostra dirigenza, unica al mondo ha accettato supinamente e su tutta la linea la sua politica sui dazi. Mentre saldiamo il conto, ridiamo ancora un poco alle sue sparate. 

Naturalmente quest'ultimo intervento presenta anche dei rischi: per cominciare nel Venezuela stesso, l'operazione potrebbe rivelarsi meno risolutiva di quanto io stesso la reputo. Gli americani in questi ultimi anni si sono dimostrati maestri a destabilizzare paesi nemici, ma quando dopo si è trattato di rimetterli in piedi, hanno dato pessima prova di sé. Basta pensare all'Iraq, anche Bush l'indomani della cattura di Saddam cantava vittoria, sappiamo tutti come è andata a finire. Le dichiarazioni di Trump paiono far capire che anche le prossime mosse sono state già pianificate e che tutto sia sotto controllo. La maniera brillante con cui ha disinnescato il conflitto tra Israele e Iran ci induce a concedergli fiducia. Ma è fiducia a credito.

Poi c'è il fronte russo. Nonostante gli ucraini plaudano all'azione americana, questa operazione offre delle ottime giustificazioni all'operazione speciale russa. C'è da dire anche che il Venezuela era soprattutto un alleato cinese, che gli americani se lo siano ripreso non so fino a che punto infastidisca realmente Putin...

Dopo c'è appunto la Cina, il rischio è che esasperata dall'ennesimo colpo di mano avversario, si convinca a usare gli stessi sistemi per Taiwan. Sarebbe una catastrofe mondiale.

Ma soprattutto con l'attacco alla sovranità del Venezuela è scivolato l'ultimo velo che copriva la farsa del diritto internazionale. Non tanto nei confronti dei rivali che già  sapevano benissimo quanto vale questa particolare forma del diritto, ma verso i clientes, che dopo ottant'anni di egemonia americana un po' alla pantomima ci credevano. 

Le incognite sono tante, così come tanti sono i problemi che affliggono l'America. Oggi è finalmente giunto il momento di smontare la narrativa di un Trump raccontato solo come un incapace pallone gonfiato. Per i più riflessivi ci voleva poco, non si arriva dove è arrivato lui, così, per caso. C'è da stare attenti però a non fare l'errore opposto, cioè idealizzare troppo tale personaggio, in questo lui stesso ci aiuta, visto che non si è certo risparmiato a dare prova di tutti i suoi limiti. Resta comunque il fatto che a quanto sembra abbia capito, se non tutti, almeno alcuni dei principali problemi che affliggono l'America dei nostri tempi: la sovraestensione e la deindustrializzazione, che la classe dirigente di cui Trump è espressione, sappia davvero risolverli, rimane tutto da dimostrare. Mi pare però che quanto meno ci stiano provando.

Intanto, i russi sono ancora lì, fermi a cercare di pelare il gatto ucraino. Gli Europei soffrono la peggiore crisi di leadership di tutta la loro storia. Mentre i cinesi paiono statue impassibili, quegli altri dalla Siria al Venezuela, passando per l'Iran, malmenano i loro alleati, e il massimo di cui fino ad ora hanno saputo fare sfoggio sono state le dichiarazioni di protesta. 

E sul Venezuela in sé, cosa si può dire? Personalmente posso dire poco a essere sincero: ho conosciuto gente venezuelana che abitando ancora lì, mi ha spiegato che il problema del paese sono gli Stati Uniti con il loro embargo e i continui sabotaggi. Così come ho conosciuto venezuelani emigrati che accusavano il proprio governo di tutti i guai del paese. Quale dei due gruppi è più influenzato dalla propaganda lo lascio a voi decidere, di certo nessuna delle due fazioni ha influenzato le scelte che si sono compiute sulla testa del paese. Dal canto mio, quello che so è che sbagliano, sia chi pensa che adesso grazie all'America la nazione entrerà in una nuova fase di libertà e sviluppo, sia chi pensa che gli americani insedieranno un governo corrotto e repressivo. Ieri come oggi il futuro di quello stato è in mano ai suoi abitanti, che questo futuro sia guidato da un buon governo o da una manica di corrotti, non è cosa che importa agli americani, l'importante è che sia allineato ai suoi interessi. Cosa che ai tempi era vera anche con la stessa Cina, che ricordo, non fu considerata un rivale perché stava arricchendosi, ma perché pretese una propria autonomia strategica.

E per quanto riguarda l'Italia? Intanto chi adesso  sta accusando il governo di non prendere una ferma posizione di condanna, sta lavorando più per la poltrona che per gli interessi del paese, né più né meno di quanti lo esortavano ad essere più intransigente nei confronti della Russia. 

Per quanto riguarda tutti gli altri, può piacere o meno ma il paese è inserito dentro una certa alleanza e li dentro deve agire. Io sono il primo a dire che questo governo si è dimostrato troppo entusiasta nel condannare la Russia per l'invasione ucraina. Ma chi forse un poco per ripicca, un poco per ideologia, pretenderebbe lo stesso atteggiamento anche nei confronti degli americani, forse non ha capito quali sarebbero le conseguenze.

Per i più idealisti invece, ammesso e non concesso che la difesa dei principi sia faccenda di un capo di Stato, sicuramente non è con proclami e altri strumenti retorici che questi si difendono.

sabato 3 gennaio 2026

Venezuela lo specchio delle nostre ipocrisie

Tanto tuonò che piovve!  E per concludere Trump ha finalmente attaccato il Venezuela. Trumpianamente, si capisce: ovvero in modo da non capirci niente. Così si resta nel dubbio:  stiamo assistendo ad una guerra oppure a una scaramuccia tra bulli? Ma tant'è, come ci ha insegnato Barbero, oggigiorno le guerre si fanno ma non si dicono.

Che prima o poi sarebbe finita così lo dissi già ai tempi del Nobel per la pace alla Machado, era chiaro persino ai ciechi che dare un premio ad un oppositore del governo in questo periodo, voleva dire fornire un ottimo pretesto morale per portare avanti attacchi contro lo stesso. Ormai quel premio ha ben poco di prestigioso, serve solo a legittimare certe istanze, a coadiuvare la predisposizione nella gente affinché siano accettati determinati interessi.

Comunque sarà divertente adesso guardare l'Europa e i vari governanti; quelli ché fino a ieri blateravano di aggredito e aggressore nel caso della Russia. Poveretti, che arrampicata sugli specchi dovranno fare per giustificare l'intervento statunitense. Sugli Israeliani, sono stati ancora fortunati, che Tel Aviv abbia dato un aiutino, o meno, i nostri politici potevano sempre tirare in ballo il 7 ottobre per giustificare l'aggressione, ma qui non ci sono proprio scuse. Sono in arrivo sanzioni anche per Washington? Vabbè, a dire il vero, visti i livelli a cui siamo arrivati non mi stupirei più di tanto se la linea sarà: Zelensky è buono, Maduro cattivo. Probabilmente pochi contesterebbero tale lettura. 


Ma divertente è anche guardare l'indignazione degli antiamericani. Tutti a imprecare, a stramaledir (direbbe qualcuno), contro lo zio Sam. Che dal canto suo ha fatto (a quanto pare con più successo) né più né meno di quello che sta facendo la Russia in Ucraina: riaffermare un'egemonia dentro ciò che considera il proprio cortile di casa. Putin con la scusa del nazismo, in Ucraina. Trump con quello della droga, in Venezuela. Ognuno, non senza qualche ragione, si arrangia con ciò che può. È tanto per dirla tutta, il petrolio in questa storia c'entra fino ad un certo punto, le potenze attaccano per ribadire chi comanda dentro il proprio spazio vitale, non per ritagliarsi il ruolo del benzinaio. 


Mi dispiace un po' per i sognatori di entrambi i fronti, sia chi vede in Ucraina il sorgere di un mondo multipolare più giusto del precedente, sia chi spera che l'America libererà il Venezuela dall'oppressione di un governo autoritario. Però, concedetemelo, è un po' ingenuo addossare alle potenze finalità moraleggianti fino a tal punto. Signori, siamo discendenti di Roma! Almeno in Italia si dovrebbe aver presente che gli imperi si muovono seguendo logiche di interesse. Capisco che non sia da tutti leggersi i libri di Kissinger o interpretare nel giusto modo le azioni di un Biden, ma Trump l'ha detto chiaro e tondo: Make American Great Again.

giovedì 1 gennaio 2026

Fine anno coi botti



E anche il duemilaventicinque si è concluso, ma non si ferma la lunga lotta dell'Italia contro la felicità, in ogni sua forma ed espressione. Anzi, la notte di fine anno è uno dei fronti più avanzati di questa guerra.

Mi riferisco naturalmente ai fenomeni di contestazione contro i botti di Capodanno, che, partiti come legittimi movimenti di sensibilizzazione contro indubbie esagerazioni, causa ogni anno di diversi ferimenti, anche gravi. Ormai hanno assunto come scopo la volontà di stigmatizzare l'usanza in tutte le sue forme. Poco importa se si parla di botti di Kalashnikov oppure di un'innocente stella filante. Tant'è vero che in molte parti della penisola si vietano tout court questo tipo di pratiche.


Non a caso, tra i soldati più attivi in questa dura lotta troviamo i sindaci, che un po' per appecoronamento alla moda, un po' per farsi notare e un po' per evitare guai nella loro città. Emettono ordinanze sempre più restrittive, quando non di vero e proprio divieto. 

La scusa più comune di questi tempi è quella della protezione degli animali (ma sta facendosi largo anche la lotta contro l'inquinamento). All'apparenza una nobile causa, ma in realtà un furbesco pretesto: allora, premesso che sì, sono capitati casi di stormi, in genere piccioni, che per loro sfortuna ritrovatisi al centro dell'evento, finiscono con lo schiantarsi in massa oppure a morire di crepacuore. E ancora sì, esistono cani che hanno particolare timore di questo genere di rumori. Stiamo comunque parlando di davvero pochi casi, in realtà il fenomeno è di molto sovradimensionato dai media, dalle organizzazioni animaliste e dal passaparola. Per quanto riguarda i volatili, più che una particolare debolezza di cuore di questi pennuti, il problema è dovuto al loro sovrannumero dentro le nostre città. Per i cani e gli altri animali domestici, invece una delle cause per cui questi animali vivono male il capodanno è che non sono stati abituati ai rumori. Ma soprattutto, gran parte della paura che animali come i cani, manifestano in queste occasioni, più che ai rumori in sé è dovuta al senso di disagio e di pericolo che i padroni trasmettono loro.


Per quanto riguarda gli animali selvatici propriamente detti, il  problema è ancora più irrilevante. Chi se lo pone, probabilmente non ha mai assistito alla furia che si scatena durante un temporale estivo, così come ad altri fenomeni che sia per estensione, sia per intensità fanno impallidire i poveri botti di capodanno, quantomeno quelli legali. 

Ad ogni modo, il punto è che naturali o artificiali, esistono rumori molto più impattanti al benessere animale, rispetto ai bistrattati botti. Come, ad esempio, quello delle sirene, che per via delle particolari frequenze che questo genere di suono emette, sia per lo strumento che lo propaga: un mezzo che si va, via via, avvicinando. È molto più problematico per il benessere dei nostri amici a quattro zampe.

Anche riguardo i ferimenti e i danni provocati dai botti, a ben guardare, sono quasi tutti provocati da ordigni illegali e da altre pratiche sconsiderate. tragedie che esigerebbero appelli al buon senso, non allarmismi e divieti gratuiti.

Comunque sono cosciente che questa è una battaglia persa in partenza, finché posso mi godo i rumori, i colori e anche gli odori dei fuochi artificiali. Consapevole che non sarà ancora per molto. La logica non può nulla nel regno dell'ideologia. E qui, appunto, come scrivevo siamo in uno dei settori più avanzati nella quotidiana lotta dell'Italia contro la felicità. Un territorio ostile, dove si incontrano e si uniscono le forze di chi, perfettamente a suo agio nel ruolo di neotenia preferisce delegare anche le pur minime responsabilità. con quelle dello Stato, che non essendo in grado di censurare i comportamenti illeciti, preferisce tagliare la testa al toro e stigmatizzare il fenomeno in sé. E ancora le forze degli amministratori che alla prevenzione del rischio, preferiscono la sua totale cancellazione. E infine il supporto degli annoiati cronici, disposti a supportare qualsiasi battaglia purché gli garantisca un po' di epicità e di diversivo alla monotonia quotidiana.

Nel mio piccolo, io porto avanti la lotta, fedele all'imperituro esempio di Napoli, che incurante dei caduti, ogni anno è in prima fila contro chi vorrebbe spegnere definitivamente i nostri accendini.

Buon anno a tutti!