Mi è capitato oggi di leggere un post rigurgitante d'odio contro i nemici dell'elettrico, responsabili, a detta dell'autore del post in oggetto, di aver contribuito con il loro ostracismo a trascinarci verso un disastro energetico globale in caso la crisi dello stretto di Hormuz non si risolva rapidamente.
Sorvolando sul fatto che difficilmente le persone che si lamentano sui social e nei bar, possano influire in maniera significativa sulle scelte energetiche di un intero continente. Se proprio si vuole cercare un colpevole, sarebbe più giusto individuarlo nello stesso modello elettrico che, nonostante sia stato iper-pompato a livello di propaganda, fa affidamento su alcune tecnologie ancora premature per consentirne una diffusione di massa. Sì, lo so che la Spagna bla bla bla, però signori, il pacchetto è completo: se pretendete il modello energetico spagnolo, vi prendete anche il suo sistema industriale, perché con quel modello lì, di alimentare adeguatamente un sistema energivoro come l'apparato industriale italiano, potete scordarvelo.
In realtà però, incolpare la riconversione "verde", anche se con segno opposto, ci porta comunque nel cadere nella trappola della polarizzazione. La verità è che già ora molte soluzioni proposte da queste tecnologie sono efficienti. Semmai il vero problema è l'ideologia che identifica questo tipo di tecnologie come una panacea che funzionino bene dapertutto. Invece si dovrebbe sapere che questo tipo di soluzioni danno il massimo lavorando in sinergia con altre tecnologie. D'altronde, benché tutti continuino a ripetere a mo' di mantra: elettrico, elettrico, ma si sorvola quando c'è da chiarire da dove prenderemmo questa energia. Che io sappia non cresce sugli alberi e pensare che possa essere estratta esclusivamente da fonti verdi come il solare, è pura utopia.
In proposito mi piacerebbe vedere cosa ha votato il signore del post, nello scorso referendum sul nucleare. A scanso di equivoci, non sono uno di quelli che pensano che col nucleare si risolva tutto, in un paese come il nostro ad esempio anche il geotermico potrebbe essere una buona soluzione. Ciò che conta, e gli esperti lo dicono chiaramente, è che per garantire il funzionamento della rete elettrica, le energie rinnovabili vanno benissimo, ma serve in aggiunta una fonte che garantisca un afflusso di energia modulabile secondo le esigenze, altrimenti salta tutto.
Allora forse il problema non è tanto di spingere su questo o quel modello, quanto appunto quello di diversificare, d'altronde è la stessa natura che ci insegna, e su questo, c'è poco da discutere: la chiave del successo è la diversificazione.
Di questa "legge" applicata al nostro contesto e proprio il mondo dell'elettrico a darcene ulteriore prova. Perché se i combustibili fossili sono suscettibili alle turbolenze geopolitiche, di cui l'autore del post da cui siamo partiti giustamente si lamentava. L'elettricità (che comunque ripeto, è un vettore per sfruttare l'energia, non per crearla) soffre di altri tipi di turbolenze addirittura più imprevedibili. Avete mai sentito parlare degli eventi di tipo Carrington?
Sono delle tempeste solari di altissima densità capaci di distruggere una parte considerevole della rete elettrica del pianeta con non pochi rischi anche per le apparecchiature ad essa collegate, roba capace di riportare vaste zone del pianeta agli anni cinquanta del secolo scorso, con tutte le criticità che un evenienza simile comporterebbe. Non è argomento da complottisti, benché rari, non sono fenomeni eccezionali. nonostante i dati a disposizione siano incompleti, si stima che in media se ne verifichi uno dentro un range che va tra i 100 ai 500 anni a seconda dei modelli statistici. Fortuna vuole che queste tempeste non si propagano dal sole come delle bolle in espansione, ma più similmente a delle grosse nuvole modellate dall'energia solare. Dunque per investirci devono avere la giusta direzione, l'ultima che c'entrò la Terra fu appunto, quella studiata da Carrington. Visto il periodo in cui avvenne, non arrecò grandi danni , ma al giorno d'oggi?
Sarebbe un disastro di proporzioni colossali. Su cui, mi pare, nonostante oggi il mondo diventa sempre più elettronico e l'elettrificazione sia diventato il mantra di molte classi politiche, troppo poco si è fatto per proteggere le infrastrutture da evenienze di questo tipo. Pochi conoscono l'argomento e buona parte di quei pochi lo considerano roba da survivalisti e altri apocalittici della stessa specie. In realtà però come ben sanno coloro che studiano la questione, benché questo genere di fenomeni restino rari, la faccenda è più seria di quanto si pensi. Infatti in verità abbiamo mandato varie sonde a sorvegliare il Sole, come la SOHO o la DSCOVR.
Questi sistemi in teoria dovrebbero avvertirci in tempo, in modo da riuscire a ordinare lo shutdown di massa della rete, e salvare così i nostri manufatti elettronici o perlomeno gran parte di essi. A patto però, di trovare qualcuno che si prenda la responsabilità di dare un simile ordine. Comprese tutte le conseguenze nel caso i calcoli dovessero rivelarsi sbagliati. A proposito di ciò, voglio solo ricordare che dopo cinque anni, parliamo ancora dei danni del lockdown pandemico, una situazione le cui conseguenze in confronto allo spegnimento generale necessario in caso di una tempesta magnetica di queste dimensioni, apparirebero irrilevanti.
Non stiamo parlando di rischi remoti, tipo supervulcani o cose simili, per gli amanti delle coincidenze, ci siamo andati vicino nel 2012, quando la profezia dei maia sulla fine del mondo non si realizzò solo per un soffio; a parità delle altre caratteristiche, sarebbe bastato che l'eruzione solare si fosse verificata nove giorni prima, per fare sì che la tempesta magnetica che si verificò allora, investisse la Terra con la sua nuvola di particelle cariche. In teoria visto l'eruzione del 2012, possiamo dormire sonni tranquilli, almeno per un po' di tempo. In realtà però che io sappia non esiste nessuna legge fisica che impedisca al sole di dare due, tre scariche in tempi ravvicinati.
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