Quando arrivò al capitolo sulla peste che colpì Milano nel 1630, Manzoni si appassionò alle vicende di due presunti untori del morbo: Guglielmo Piazza e Gian Giacomo Mora, processati sommariamente e giustiziati con atroci torture. Al Mora fu anche distrutta la casa-bottega. Al suo posto, come monito venne eretta sulle macerie dell'abitazione una colonna infame.
Dicevamo che Manzoni si appassionò così tanto a questa vicenda, che alla fine per non appesantire troppo il testo decise di dedicargli una trattazione a parte, una sorta di appendice saggistica al suo capolavoro. Storia della colonna infame, appunto
Con quel testo il grande romanziere voleva smascherare un meccanismo mentale: quello dell'isteria collettiva che diventa giustizia.
Manzoni non era un illuso: sapeva che già centinaia di migliaia di persone prima di lui e dell'episodio raccontato, erano morti atrocemente, sotto gli occhi soddisfatti e bestiali dei propri simili. Il suo intento era distruggere i falsi alibi, cosciente che nemmeno dopo di lui sarebbe cambiato granché.
Ne danno brutale prova alcune reazioni all'ingiustificato attacco Statunitense alla repubblica islamica dell'Iran. Già, quanto meno per mio conto, quello che mi fa più impressione in queste ore non è l'attacco israeliano-statunitense di per sé. In un'ottica di potenza, benché la decisione del presidente americano non mi pare saggia, e comunque comprensibile. Anche la brutalità dell'attacco è un qualcosa a cui gli Stati Uniti ci hanno abituati, e così bene che tutti gli indignati per i poveri ucraini nemmeno ci stanno facendo caso.
Quello che mi fa veramente schifo sono i vari commenti degli imbecilli nostrani, che alle notizie di morte che arrivano da quel paese, festeggiano sui social. Gente che l'Iran non saprebbe trovarlo nemmeno sulla cartina geografica (ma forse nemmeno la propria nazione) che blatera di democrazia, cultura superiore, e altre fregnacce che gli sono state inculcate, tramite giornali e tv.
Sono i discendenti di coloro che gridavano festanti quando si giustiziavano gli untori, la stessa ignoranza, la stessa infondata opinione di saperla lunga. La stessa immonda bramosia di veder versare il sangue di coloro che nel bene o nel male si discostano troppo dalla loro limitata comprensione del mondo.
Faccio fatica a immaginare se questa mossa di Trump potrà aiutarlo a conservare la primazia occidentale o meno. Quello che invece mi chiedo è se davvero imbecilli simili si meritano il benessere di cui godono.
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