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mercoledì 7 ottobre 2026

Confessioni

Oggi, così per gioco, ho provato a far leggere una serie di pezzi di questa specie di diario a un'intelligenza artificiale, chiedendole poi di tracciare una specie di profilo, individuare i miei difetti e magari suggerirmi dei testi per mitigarli.

Precisamente l'ho fatto fare a due differenti modelli. Per cominciare, in questo genere di esperimenti se volete provare anche voi, vi sconsiglio DeepSeek, uso spesso questo modello ma per questo genere di cose non va proprio bene, visto che l'essere conservatori o avere certe posizioni è già di per sé un difetto da correggere.

Detto questo, devo dire che mi è parso utile come esperimento, sono emersi delle debolezze e dei difetti caratteriali o di mentalità, che anche se non me ne rendevo conto, adesso che mi sono stati fatti notare, ammetto di soffrire. Però entrambi i modelli erano d'accordo nel affibbiarmi due caratteristiche che respingo in toto.

La prima caratteristica è il mio presunto disprezzo per la mediocrità. Il considerare una vita ordinaria come una vita spesa male. Non è assolutamente vero. Anzi mi pare qualche anno addietro di aver pure scritto un elogio della normalità. Uno degli episodi storici che mi sono più cari è quello in cui i senatori vanno da Diocleziano per implorarlo di indossare ancora una volta la corona imperiale, e questo gli risponde che se loro vedessero come crescevano bene i broccoli nel suo orto, non farebbero simili richieste. So che il brano intende dire una cosa ben precisa ma a me piace interpretarlo in maniera letterale.

Per la mia vita non chiedo di meglio che un lavoro che mi renda indipendente, una casetta con un giardino (una passione che ho in comune con l'imperatore) la mia libreria, e l'opportunità di poter coltivare le mie passioni e i miei affetti.

Io non predico di vivere da eroe, ma di essere degni se il caso lo richiede di tale appellativo. Ma badate, l'eroe non è Rambo è quel signore che almeno ogni tanto, non tutte le volte perché è una cosa veramente difficile, lo so, ma almeno ogni tanto, riesce a vincere se stesso e non si volta dall'altra parte se vede qualcuno in difficoltà.

In un mondo dove sempre più si cerca di fare passare il messaggio di accontentarsi per ciò che si è, io urlo forte che bisogna guardare l'esempio più in alto, perché possiamo migliorare. E migliorare non vuol dire nient'altro di tentare di fare ogni volta con un po' di maggiore impegno ciò che si fa, di provare ad essere persone un po' migliori, Michelangelo che non era un pittore, ha dato il meglio di sé per la cappella Sistina, se ci avesse messo meno impegno, noi oggi probabilmente avremmo lo stesso un'opera che considereremo un capolavoro, ma grazie a Dio, Michelangelo è andato oltre. Se ieri passeggiando per strada salutavamo solo le persone amiche, oggi proviamo a salutare anche gli sconosciuti che incontriamo ogni giorno e domani quelli che vediamo per la prima volta. Questa è la mia idea di miglioramento. Se ieri non avessimo mai tradito un amico, oggi applichiamo lo stesso principio a uno sconosciuto e domani a essere corretti con un nemico.

Non disprezzo affatto chi non ci riesce io per primo mi rammarico spesso di non riuscire quasi mai a comportarmi come mi piacerebbe. Spesso mi vergogno a posteriori di certe decisioni. Però resto convinto che invece di dire va bene lo stesso, sia meglio lasciarsi ispirare dall'esempio più in alto, anche se non lo raggiungeremo mai. Quanto meno ci avrà aiutato ad alzarci un pochino.

La seconda accusa che mi è stata rivolta e che non mi riconosco è quella di essere cinico e poco empatico. Vedete io ho una debolezza: ho sempre paura di essere frainteso. Per questo, specie quando scrivo, mi piace parlare per quanto mi riesce il più chiaro possibile mischiando i registri, se lo ritengo utile e senza troppe contorsioni. Inoltre nonostante nelle piccole cose sia un bugiardo cronico, amo la verità; se per far felice una persona basta dirgli che il mio colore preferito è il giallo, non ho problemi a giurarglielo. Ma se vuole sentire da me che siamo vicini alla pace nel mondo, ha sbagliato persona.

Se sto parlando di fenomeni sociali o di masse, e devo dare un giudizio negativo su quel gruppo, Io lo faccio, non mi interessa niente che quel gruppo è formato da individui con storie e motivazioni anche razionali. Se come gruppo emerge un comportamento idiota, per me sono una massa di idioti. Gli italiani che nel quaranta entrarono nella seconda guerra mondiale erano una combriccola di idioti, presi nell'insieme il mio giudizio non può essere che tale. Poi so bene che ci furono singole persone e, non furono poche, che pagarono molto caro la loro opposizione al fascismo, se si scende al particolare, a loro tutto il mio rispetto la dignità individuale è un'altra cosa. Ma se rimaniamo sul generale, il giudizio non cambia. Dobbiamo ragionare così perché è il mondo che così funziona; quando caddero le bombe le case degli oppositori al regime furono colpite come tutte le altre. L'esempio principe di questo discorso sono i palestinesi. Adesso so benissimo che questi poveretti si sono ritrovati in casa un problema molto più grande di loro, so anche che ogni famiglia ha almeno un morto da ricordare e che gli israeliani non aspettano altro che un buon motivo per cacciarli via. Ma appunto perché so tutte queste cose penso che sono un popolo di teste di cazzo, perché dopo tutto questo tempo dovrebbero pur averlo capito che la loro strategia fatta di violenza è fallimentare e con molta probabilità i loro capi sono dei porci che si sono arricchiti con i finanziamenti delle altre comunità arabe, speculando sulla loro pelle. Invece loro no, nei primi anni duemila quando gli israeliani avevano fatto loro qualche concezione, votano Hamas. Se conosco gli Israeliani in quel momento hanno brindato a caviale e champagne, certi che dopo aver dato una mano, adesso potevano riprendersi tutto il braccio.

Sto usando un linguaggio troppo duro nei confronti di un popolo dove ogni giorno muoiono anche tanti bambini? Può darsi, ma su certe cose la penso come Funari: "se uno è un testa di cazzo, non puoi dirgli sciocchino, devi dirgli proprio testa di cazzo. Altrimenti può capitare che questo si faccia delle illusioni".

Però, non pensiate che non mi dispiace per quella gente: La mia non è mancanza di empatia è che se sto descrivendo una dinamica, perdermi nelle emozioni dei protagonisti secondo me spesso rischia di fare perdere il focus, se ti parlo di guerra e tu vuoi sapere cosa provano i singoli soldati ascoltati la guerra di Piero o leggiti un racconto. Io non nego l'esistenza di questi aspetti, affermo che inserirli in quello che ho scritto a meno che non ci sia un preciso motivo è inutile. Stessa cosa vale per i singoli: io posso anche comprendere perché tizio abbia fatto determinate scelte, ma non posso assolverlo dal giudizio sulle sue scelte.

Discorso a parte è il linguaggio politicamente corretto che va di moda oggi, lì, ad esagerare, lo faccio proprio di gusto, l'ultimo caso è stato il post su Beppe Grillo dove trattano con un certo disprezzo, le donnine che dopo vent'anni si ricordano di essere state stuprate. Adesso io non nego che sono successi dei veri abusi e a queste persone va tutta la mia solidarietà, però ciò non toglie che ci siano stati molti casi dove l'accusa di stupro erano false e sono servite o per rovinare la vita dell'accusato o per riavviare la carriera della vittima. Davanti a casi del genere non sono io che devo moderare il linguaggio per rispetto delle vere vittime. Ma quest'ultime che devono rincarare la dose per distanziarsi da tale schifo.

Con questo penso di aver detto tutto ciò che avevo da dire. Alla prossima.

domenica 4 ottobre 2026

I sempre giovani

Su un social mi capita di cliccare una pubblicità: l'applicazione mostrava una serie di vecchie foto che ritraevano vari giovani durante i concerti. Sotto le foto, didascalie scherzose tipo: «Vedi questo ragazzo con la cresta? È il signor Rossi e oggi fa l'assessore al comune tal dei tali. Quest'altra, ritratta col solo reggiseno, invece è l'Erminia, diventata severissima professoressa di un liceo». E così via di questo passo. Quello che mi ha colpito sono stati i molti commenti rabbiosi contro la pubblicità: «Come vi permettete di immaginare che quella sia diventata una brava nonna e quell'altro un tranquillo ingegnere? E se invece sono rimasti ciò che erano allora?».


Insomma, per una buona parte dei commentatori immaginare che quella gente potesse essere cresciuta e maturata era un vero problema, qualcosa di addirittura offensivo. Loro, ad esempio, non sono mai cambiati e non cambieranno mai!


Effettivamente, solo uno che, invece del cervello, lascia parlare i suoi ormoni da adolescente può esprimere pensieri del genere. Quindi, sì, loro non sono cambiati, o meglio maturati. Non pensate che la stia facendo grossa. Perché quello che ho descritto di per sé sarà anche un episodio banale, ma mi pare un buon indizio per intuire i motivi per cui siamo finiti in una crisi demografica, il Paese va male e l'economia non prospera: noi siamo una società che non vuole crescere, la maggioranza di noi è soddisfatta della posizione che occupa e non ambisce a progredire di più, ma che anzi vede il maturare come una perdita di coerenza, addirittura un tradire se stessi.


Adesso è importante evitare un equivoco: quei commenti non stavano difendendo il diritto di singoli individui a perseguire una scelta, i tizi delle foto erano perfetti sconosciuti e a nessuno dei commentatori importava veramente qualcosa delle loro scelte, stavano invece difendendo una mentalità. Poi, per evitare di aggiungere confusione alla confusione, è meglio chiarirlo subito: il mio non è un inno alla carriera, che considero un falso e deleterio mito, ma la semplice constatazione che il tempo scorre e che l'essere umano, volente o nolente, è destinato al cambiamento. Far finta di poter rimanere sempre uguali non è una guerra contro il mondo, ma contro la propria biologia.


Non sto affermando neanche che certe cose, crescendo, andrebbero messe da parte. Semplicemente, nella maggioranza dei casi, con l'aumentare delle possibilità e dell'esperienza, certe passioni giovanili dovrebbero ridimensionarsi di per sé, per lasciare posto ad altre dimensioni della vita che meritano di essere provate.


D'altronde, è sempre stato così: la gioventù, da che mondo è mondo, da sempre è stata l'età delle massime energie, ma dal minimo potere, qui inteso come padronanza su se stessi, possibilità di scelta e di incidere sul mondo . Proprio questa differenza tra energia e potere fa sì che in quel periodo della vita divampino le grandi passioni totalizzanti. Passioni che, mano a mano che si cresce e si acquista sempre più potere sul proprio destino e, in misura diversa, su quello della comunità, vanno raffreddandosi o evolvono in qualcosa di più costruttivo.


Niente da fare, pare che l'eroe simbolo di quest'epoca sarà il punk a bestia, che per pochi spiccioli accetta di farsi fotografare insieme ai turisti nei luoghi più iconici della capitale inglese. Sperando a furia di salti mortali di riuscire a fine giornata, con i pochi soldi guadagnati, a permettersi un panino, una birra e i pannoloni per l'incontinenza.


Questa generazione ha rinunciato al potere, non del tutto conscia che le energie le verranno sottratte lo stesso. Perché il potere, salvo quello che deriva dalla nostra stessa consapevolezza e dalle nostre capacità, risponde in alla società; le energie fisiche, invece, rispondono alla biologia e, benché al diminuire dell'una aumenti l'altra, queste due dimensioni non sono inversamente proporzionali. Lo so, io sono un complottista, ma non posso fare a meno di pensare che questo equivoco faccia comodo a molti. 




Dico questo perché mi accorgo di come le agenzie di validazione supportino tale mito, e di come abbia fatto presa fra la gente: non negatelo, già vi vedo mentre descrivevo il signor Rossi o la professoressa Erminia, anche voi ve li figuravate come due persone diventate anonime e insignificanti! Ma in realtà l'Erminia ha fatto il giro del mondo ed è un'esperta di alpinismo, mentre il signor Rossi fa immersioni subacquee e, per quanto riguarda la sua attività politica, più di un collega lo vede già condurre le sue battaglie in Parlamento.



Perché la verità è che, nella famosa canzone di Paoli, in realtà non erano gli altri amici ad avere svenduto l'ideale, ma era lui, un povero coglione, che, rimanendo seduto al bar a criticare quello che non va, è diventato solo un povero vecchio avvinazzato.